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Giannis Antetokounmpo: storia di un migrante clandestino diventato Superstar

Lorenzo Martini

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Giannis Antetokounmpo: storia di un clandestino diventato Superstar

Compie oggi 24 anni Giannis Antetokounmpo, fenomenale giocatore Nba dei Milwaukee Bucks, la cui storia è una lezione di vita per tutti quelli che sognano un futuro migliore. Ve la raccontiamo.

Ci siamo quasi messi alle spalle il periodo in cui l’Europa ha vissuto la peggiore crisi economica dal dopoguerra. Soprattutto le nazioni affacciate sul Mediterraneo hanno dovuto affrontare una disoccupazione e un malessere crescenti, che hanno provocato diverse proteste e scontri intestini. In Italia, in Spagna e soprattutto in Grecia la crisi ha causato lotte sociali sfociate nelle più  classiche “guerre tra poveri”.

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Il clandestino Giannis

La Grecia, la terra che ha dato i natali a Pericle, Socrate e Eschilo, la patria della democrazia, da anni piegata dalla congiuntura economica. E in una situazione così precaria sono affiorate tensioni sociali che hanno spaccato il paese in due, la disperazione ha spinto in molti a cercare un capro espiatorio a cui addossare la colpa. E quale miglior capo espiatorio se non l’immigrato extracomunitario venuto sulle coste elleniche solo per rubare il lavoro? 

 Ecco, è questo lo scenario in cui va inserita una famiglia nigeriana sbarcata in Grecia nel lontano 1992, vissuta nella clandestinità per vent’anni: la famiglia Adetokunbo, poi grecizzato in Antetokounmpo. Charles e Veronica, un uomo e una donna scappati dal proprio paese e rifugiati in territorio europeo, dove hanno potuto mettere su una bella famiglia: Francis, Thanasis, Giannis, Kostas e Alexis. Cinque figli, ma in una terra che forse non era pienamente disposta ad accoglierli.    

L’infanzia difficile di Antetokounmpo

Infatti, per le strade di Sepolia, quartiere periferico di Atene, la vita non è delle più facili. I cinque ragazzi si devono barcamenare tra un posto di lavoro e un altro e sono costretti a fare di tutto: si guadagnano qualche soldo facendo i babysitter,  vanno al cantiere a lavorare come manovali, oppure girano per strada da vucumprà ambulanti, vendendo borse, occhiali, scarpe, orologi, tutta roba taroccata di griffe famose. A volte per le strade non si vende a sufficienza, oppure la paga al cantiere è troppo bassa, e quelle volte il denaro a casa non è abbastanza neppure per avere un pasto dignitoso a cena.

A tutto questo si aggiunge il crescente odio razziale che accompagna i fratelli Adetokounbo fin da bambini. Ogni giorno vivono nel terrore che qualcuno nel quartiere, magari istigato dai movimenti xenofobi di estrema destra, li denunci alla polizia. Il che significherebbe il rimpatrio forzato in Nigeria, una terra a cui i cinque fratelli non sentono di appartenere, avendo sempre vissuto in Grecia.

Malgrado una situazione tutt’altro che semplice, due dei cinque fratelli riescono a trovare uno spiraglio che li allontani dalla vita da ambulanti. Thanasis e Giannis, due anni di differenza, sono dotati di un’altezza unica per la loro età e di mezzi atletici eccezionali, ed è per questo che vengono accolti in una delle palestre del quartiere. E’ così che, per la prima volta, entrano a contatto col mondo del basket.

Un talento cestistico naturale

I primi tempi non sono facili, i due fratelli non riescono neanche giocare insieme perché possono permettersi un solo paio di scarpe ma, al di là delle difficoltà iniziali, di lì in avanti la strada è tutta in discesa. Infatti, i due fratelli non si accontentano delle loro caratteristiche fisiche già di per sé straordinarie, ma si allenano come matti e continuano a crescere a vista d’occhio, finchè Thanasis non tocca i 2.01 metri, mentre Giannis arriva addirittura ai 2.11!

Ma a contare non è solo l’altezza, i due dimostrano di essere incredibilmente agili e coordinati, e soprattutto Giannis mette in mostra mezzi atletici sorprendenti.

Un famiglia di giocatori

Ed è così che, oggi, le loro vite sono radicalmente cambiate in positivo. Thanasis milita nel Panathinaikos dopo un periodo nei Westchester Knicks, squadra della D-League, ossia la lega in cui le squadre NBA decidono di far giocare i cestisti che devono ancora maturare e non sono ancora pronti al grande salto nella massima lega. In questa lega da quest’anno milita anche l’altro fratello, Kostas, nei Texas Legends, squadra satellite dei Dallas Mavericks.

Ancora meglio è andata a Giannis, che è diventato una vera e propria superstar. Infatti, nella stagione 2012-2013 era soltanto un emergente giocatore della serie B greca, poi nell’estate la svolta: i Milwaukee Bucks decidono di puntare su di lui e lo selezionano alle quindicesima chiamata del Draft NBA, sicuri che i suoi mezzi atletici  lo renderanno un giocatore immarcabile. E oggi il ventiquattrenne Giannis si può già affermare come uno dei prospetti futuri più forti della lega, grazie alla sua versatilità –può ricoprire sia il ruolo di ala piccola, che di guardia, che di playmaker – e alle sue mani lunghe, 26 centimetri e alle braccia che in piena estensione raggiungono i 222 cm, praticamente uno aereo.

Il passato non si dimentica

Ma Giannis, pur essendo diventato un’icona nel basket mondiale, ricompensato con stipendi faraonici, può aver dimenticato le sue origini, la sua vita per le strade di Sepolia? Certo che no. Infatti sono diversi gli aneddoti che danno l’idea di come il giovanissimo talento dei Bucks non abbia dimenticato nulla del suo passato.

Inizio stagione 2013-2014, mancano poche ore al match casalingo dei Bucks. Giannis  è appena uscito  da una filiale della Western Union, dalla quale ha inviato una grossa somma di denaro alla sua famiglia ad Atene, quando apre il portafoglio e si rende conto che ha spedito tutti i soldi che aveva con sé, senza tenersi neanche un dollaro per il taxi. Ha paura di fare tardi per la partita, il coach non glielo perdonerebbe, e allora preso dall’ansia inizia a correre. Le sue falcate e la sua velocità sono qualcosa di stupefacente, tant’è che chiunque per strada si ferma a fissarlo, finchè una coppia in macchina si avvicina e lo esorta a salire in macchina per portarlo a palazzetto in tempo. Ma Antetokounmpo è davvero stupito, quasi non ci crede: non si rende conto realmente del suo status di giocatore NBA, ancora si considera un ragazzetto di strada.

I valori umani di Antetokounmpo

Ancora più divertenti sono i siparietti tra il gigante greco e alcuni membri dell’ambiente dei Milwaukee Bucks. Singolare, ad esempio, la volta in cui per caso Giannis incontrò il suo ormai ex compagno di squadra Caron Butler intento a buttare un paio di sneakers usate: memore del paio di scarpe che condivideva col fratello, non esitò a bloccare Butler e a urlargli : “Ma queste sono buone scarpe! Non le puoi buttare!”.

Commovente anche la volta in cui il compagno di squadra Larry Sanders gli regalò un paio di scarpe Gucci. Al giovane Giannis tornarono alla mente i momenti in cui vendeva per strada scarpe taroccate simili a quelle, e nel vedersele lì davanti, autentiche, non poté fare a meno di rimproverare il suo amico per “aver speso troppo” e gli promise che le avrebbe conservate gelosamente e indossate solo nelle occasioni speciali.

Infine, è stato l’allora playmaker Brandon Kinght a raccontare una delle scene più esilaranti mai viste nella sua carriera. Infatti, in varie occasioni i Bucks, come qualsiasi squadra NBA, mettono a disposizione una sala in cui i giocatori possono rifocillarsi. Ed è proprio in quelle occasioni che Brandon raccontò che Giannis si presentava con delle buste enormi che riempiva di cibo a più non posso. Perché nella vita non gli era mai capitato di ricevere qualcosa di gratuito. 

 Tutti questi aneddoti non possono che far sorridere, ma in fondo rivelano anche la natura di un giovane cestista catapultato in un mondo per lui ignoto. Malgrado  la sua giovane età, malgrado le tentazioni di un mondo pieno di approfittatori, Giannis è rimasto fedele alle sue origini, al suo stile di vita sobrio, è rimasto legato indissolubilmente alla sua famiglia.

Ed è anche per questo che The Greek Freak – il Fenomeno Greco – è una persona davvero speciale.  

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