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Gay Pride 2019: dai moti di Stonewall a Dutee Chand, l’atleta che corre per la libertà in India

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Gay Pride 2019: dai moti di Stonewall a Dutee Chand, l’atleta che corre per la libertà in India

Il 28 giugno 1969 avveniva quell’episodio passato alla storia come i “Moti di Stonewall”. Nella notte tra il 27 ed il 28 giugno di cinquanta anni fa, presso il bar gay Stonewall Inn di New York, ci fu una irruzione della polizia che si scontrò contro la locale comunità omosessuale che veniva spesso accusata di “atti osceni” .

Quanto avvenuto viene generalmente considerato simbolicamente il momento di nascita del movimento di liberazione gay moderno in tutto il mondo. Per questo motivo il 28 giugno è stato scelto dal movimento LGBT come data della “giornata mondiale dell’orgoglio LGBT” o “Gay pride”.

Nonostante siano passati così tanti decenni da quell’evento, ad oggi, nel 2019, in alcune parti del mondo la vita delle persone omosessuali non sembra essere migliorata di molto, anzi. In molti paesi, ad esempio l’Italia, la situazione delle persone gay e lesbiche continua, invece, a non fare ulteriori passi in avanti sotto nessun punto di vista a causa, in particolar modo, di alcune scelte politiche che, a parere di chi scrive, possono essere considerate parecchio arretrate.

Tale arretratezza sotto questo punto di vista, però, interessa anche altri paesi, la maggior parte dei quali rientra appieno nella categoria dei “paesi del terzo mondo”. In questo pezzo, noi di Io Gioco pulito, vogliamo raccontarvi una storia che spezza questo genere di catene e lascia uno spiraglio aperto per un futuro migliore.

La nostra storia ci conduce, per l’esattezza, nel villaggio di Chaka Gopalpur, facente parte dello stato indiano dell’Odisha, nella parte orientale del subcontinente asiatico. Proprio qui, infatti, è nata il 3 febbraio 1996 la velocista Dutee Chand.

Essa è una delle professioniste del settore più conosciute del grande stato asiatico visto che è campionessa nazionale nella categoria dei 100 metri dopo aver vinto la medaglia d’argento ai Giochi Estivi Aisatici del 2018. Chand, inoltre, è la terza donna dell’India che è riuscita a qualificarsi alla prossima edizione estiva dei giochi olimpici, quella di Tokyo 2020.

Dutee Chand è stata anche la prima atleta dalle parti di New Delhi a fare, lo scorso maggio, un coming out vero e proprio. In una intervista rilasciata al quotidiano nazionale Indian Express l’atleta ha dichiarato la sua omosessualità affermando che: “Essere innamorata non è un crimine. Sono orgogliosa di lei”.

Per questa sua decisione, la Chand, ha ricevuto molti appoggi anche da paesi esteri. Ad esempio si è schierata con lei Ellen De Generes, star della tv americana ed icona lesbica a livello mondiale. Questa sua fama internazionale raggiunta ha avuto conseguenze anche dal punto di vista giuridico. Nel settembre 2018, ad esempio, la corte costituzionale indiana ha depenalizzato l’omosessualità dando una qualche speranza alla comunità Lgbt locale.

Purtroppo la velocista indiana non ha ricevuto alcun tipo di supporto da quell’ambito che, in teoria, ti dovrebbe proteggere sempre e supportare in tutte le sue decisioni: la famiglia. Anzi, ad essere precisi, Dutee Chand è stata addirittura ripudiata dai suoi stessi familiari dopo questo coming out amoroso.

Molti pensano che tale chiusura mentale sia dovuta al fatto che si tratta di un fatto avvenuto in un piccolo villaggio dell’India rurale attuale. Troppo forti, infatti, sono ancora oggi le differenze culturali, soprattutto su temi delicati come questi, tra i grandi centri del subcontinente, come New Delhi e Kolkata, e le zone rurali.

La madre dell’atleta, sebbene dica di averla sempre appoggiata per la sua passione sportiva nonostante la povertà della famiglia, ammette che questa volta la figlia si è spinta troppo oltre.  Come si capisce bene dalle sue parole, infatti, si trova totalmente impossibilitata a sostenere la figlia visto che la famiglia vive “in una comunità tradizionale, che non permette queste cose, come facciamo ora a guardare in faccia i nostri vicini, i parenti, tutta la gente?”.

Ancora più duro è quanto affermato dal padre: “Immorale, ci ha distrutto, non posso perdonarla”. Tale presa di posizione, inoltre, ha fatto finire il nome di Dutee sulla bocca di tutto i paesani che non hanno risparmiato critiche feroci come questa: “Il villaggio era orgoglioso, ora siamo tutti umiliati. L’amore fisico può esserci solo tra uomo e donna, lei almeno non avrebbe dovuto aprire bocca, avrebbe dovuto solo correre in pista, ci ha portato la vergogna”.

Per tale decisione Dutee ha ricevuto delle vere e proprie minacce come da lei stessa spiegato: “Mi hanno ordinato di trovarmi un uomo, sposarlo e fare figli. Per questo ho dovuto parlare della mia vita privata. Ma non sono una bambina, so decidere da sola, passerò la mia vita con chi voglio, non con chi mi vorrebbero far stare i miei. Non so se la mia famiglia tornerà al mio fianco, ma io sono in pace con me stessa”. Insomma sembra proprio che la velocista abbia deciso “da che parte della barricata stare”.

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