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Azzardo e piaghe sociali

Gascoigne senza pace: un tribunale inglese lo condanna per frasi razziste

Massimiliano Guerra

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Non c’è pace per Paul Gascoigne. Dopo i noti problemi con l’alcool l’ex giocatore della Lazio ora è nei guai con la giustizia inglese. I fatti risalgono a quasi un anno fa: Gascoigne era sul palco di un locale di Wolverhampton quando,  con una battuta poco felice, si rivolse ad un buttafuori davanti a quasi 1000 persone, così: “Puoi sorridere per favore, perché non riesco a vederti?” giocando sul fatto che la sala fosse poco illuminata e sul colore della pelle del buttafuori. Una battuta che è costata cara al giocatore inglese perché il giudice distrettuale del Dudley Magistrates’ Court di Wolverhampton, Graham Wilkinson, lo ha condannato per frasi razzisti e gli ha imposto di versare 1000 £ come risarcimento a Errol Rowe, questo il nome del buttafuori vittima della battuta infelice di Gazza.

RAZZISMO STRISCIANTE- Il giudice Wilkinson ha anche elogiato il Crown Prosecution Service per aver portare il caso in tribunale, sostenendo che la battuta di Gascoigne è stato un esempio di razzismo “insidioso”, che doveva essere messo in discussione. Nella lettura della sentenza il giudice non ha lesinato parole pesanti e dirette verso quella che poteva sembrare un ennesima bravata ma che invece in Inghilterra viene vista come una prova di razzismo vero e proprio: “A causa di quella battuta il Signor Rowe è stato chiaramente umiliato davanti a quasi mille persone. Come società è importante che mettiamo in discussione il comportamento razziale aggravato in tutte le sue forme. E’ il razzismo strisciante, quello di basso livello che la società ha ancora bisogno di sfidare. Questo è un messaggio che deve essere inviato che nella società del 21 ° secolo in cui viviamo, tali azioni, tali parole non saranno tollerate “. Parole che non lasciano dubbi e che fanno capire come si alta l’attenzione oltremanica su questo argomento.

MEA CULPA- Gazza, quando fu raggiunto dalla denuncia, si dichiarò innocente, negando l’accaduto. Davanti alla corte del Dudley Magistrates’ Court di Wolverhampton, però, ha cambiato versione , forse consigliato dai suoi legali, ammettendo le sue colpe: “Non è accettabile cercare di fare battute e strappare qualche risata facendo questo tipo di scherzo. Questa è una macchia sul mio carattere, perché non sono razzista“. Un’ammissione di colpa che ha sicuramente aiutato Gascoigne nel subire una pena più “morbida” che magari data la severità delle corti inglesi su questo argomento, poteva essere ben più pesante. L’ex giocatore di Newcastle, Tottenham e Rangers è sembrato tutto sommato molto sereno e ben più lucido rispetto alle ultime foto risalenti a Marzo di quest’anno, che lo ritraevano ancora in grande difficoltà, totalmente trasandato e in stato confusionale sin dalle prime ore del mattino. Un giocatore geniale che nella sua carriera ha raccolto molto meno di quello che poteva avere  a causa del suo carattere completamente incontrollabile e del suo vedere la vita sempre al di sopra delle righe. Un talento che però è ancora molto amato in Inghilterra come testimoniano i tanti autografi firmati all’esterno del tribunale di  Wolverhampton prima della sentenza.

8 Commenti

8 Comments

  1. giovanni

    settembre 22, 2016 at 8:16 pm

    perché chiamate “io gioco pulito” una rubrica sportiva in cui vi occupate di tutto ???

  2. Marco

    settembre 23, 2016 at 4:17 pm

    Quella dei numeri 10 del regno unito mi pare un pò una “maledizione”: dotati di piedi sopraffini, fantasia e giocate da grandi del calcio, ma incapaci di vivere correttamente. George Best ha avuto problemi anche più gravi.

    • Alessandro

      settembre 24, 2016 at 2:58 am

      Meglio la maledizione dei 10 inglesi che quella del po’ accentato…

  3. turco

    settembre 23, 2016 at 5:10 pm

    Bello l’articolo.

    “l’ex giocatore della Lazio ora è nei guai con la giustizia inglese.”
    “L’ex giocatore di Newcastle, Tottenham e Rangers è sembrato tutto sommato molto sereno e ben più lucido”.

    Insomma, quello della Lazio è nei guai.
    Quello ex di tutte le altre squadre è sereno e più lucido.

    Non è un caso, vero?

  4. maurizio diana

    settembre 23, 2016 at 6:39 pm

    Condannare una persona con problemi enormi per una simile battuta è da inumani……!!!
    E quei loro politici che hanno fatto centinaia e centinaia di morti nelle guerre scorse ed attuali…..?!!

  5. Al

    settembre 26, 2016 at 7:47 am

    Eppure la battuta era simpatica.

  6. alan

    settembre 26, 2016 at 8:05 am

    Se una società per stare insieme ha bisogno di un tribunale che perda tempo per una frase detta in un battibecco, è messa molto male. Infatti il multiculturalismo non funziona.

  7. Max

    settembre 27, 2016 at 5:23 pm

    Neanche gli avesse dato del romanista

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Azzardo e piaghe sociali

Il grande inganno dei Bonus di Benvenuto: quando il “regalo” è utile solo ai Bookmaker

Emanuele Sabatino

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Sono messi in grandissima mostra, scritti grandi e con colori sgargianti, sono i bonus dei bookmakers attui ad invogliarci a iscriverci e puntare sulle loro piattaforme. In piccolo invece, molto in piccolo, talmente in piccolo che ci vuole o un monitor 60 pollici o una lente d’ingrandimento, troviamo scritto in un color grigio tristezza i “termini e condizioni” di questi bonus ed è proprio qui che scopriamo le cose più interessanti.

IL BONUS E LA FORMULA DO UT DES

Iniziamo con l’importo del bonus “fino a 100€ per te”. 100 euro di bonus ma per sbloccarlo ci vogliono altrettanti soldi. Ma questo è solo la punta dell’iceberg. Perché alcuni bookmakers sbloccano il bonus solo dopo aver giocato interamente il versamento iniziale. Quindi verso 100 e devo giocare 100 per avere i 100 di bonus. Non solo perché i problemi veri, la trappola, arriva dopo, una volta che il bonus è stato effettivamente accreditato.

LA TRAPPOLA DEL PRELIEVO CONDIZIONATO

Per prelevare bisogna giocare l’importo versato più quello bonus per un numero di volte prestabilito. Di solito più il bonus è alto e più il numero di volte in cui bisogna scommettere il tutto sale. Si va dalle 3 volte, passando alle 6, fino addirittura alle 8 volte. A questo punto il lettore/scommettitore potrebbe pensare: “Ok, nessun problema, mi gioco tutto su una partita live a 1.01 così sono sicuro che la prendo e dopo il numero di volte stabilito dal bookmaker posso prelevare”. Seeee, ti piacerebbe. I bookmakers sono aziende internazionali e non hanno mica “l’anello al naso e la sveglia al collo”. Se vuoi prelevare devi puntare in singola su una partita con quota minima di 1.5, alcuni bookmakers alzano l’asticella a quota 2. In multipla, invece, almeno una partita deve avere una quota pari o superiore a 1.5. Il vantaggio matematico in singola di un bookmaker italiano si aggira dal 5 al 10%, percentuale che lievita vertiginosamente nel momento che aumentiamo il numero di eventi. Facile quindi capire che giocare versamento + bonus per un numero considerevole di volte a quota minimo 1.5 sia il modo migliore, dal punto di vista matematico, di regalare i soldi alle agenzie di scommesse. Al mondo nessuno regala niente, specialmente i soldi, figuriamoci un’azienda internazionale. Il bonus di benvenuto è quindi una pubblicità, ai limiti dell’inganno e della truffa, atta ad intrappolarci il patrimonio, facendoci credere che quei soldi siano effettivamente nostri, per farcelo perdere piano piano.

LO SCIACALLAGGIO SUI BISOGNI PRIMARI DELLE PERSONE:

E’ come se fosse tutto un grande effetto domino: la crisi, la disoccupazione e la povertà portano alla disperazione, quando si è disperati non ci resta che sperare, e noi speriamo che la bolletta di due euro si tramuti in una vincita di 1000. Il problema è questo non avviene quasi mai e così i bookmakers si arricchiscono sempre di più investendo in altri tipi di giochi “invitanti” ma soprattutto in tanta tanta pubblicità che ormai è ovunque e a tutte le ore, formando un circolo vizioso indistruttibile. D’altronde una volta un saggio disse: “Il bookmaker è un borseggiatore che ti lascia fare tutto da solo”.

 

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Altri Sport

NeuroDoping: se l’Elettroshock è la nuova frontiera delle prestazioni sportive

Matteo di Medio

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Dimenticatevi flebo, siringhe e pasticche. L’ultima trovata per migliorare le prestazioni sportive di un’atleta riguarda direttamente il motore dei nostri movimenti: il cervello. Stimolazione cerebrale o Neurodoping per l’appunto. Una metodologia molto semplice che prende spunto dalla fortunatamente abbandonata pratica dell’elettroshock nei lontani anni ’50. In sintesi, la prassi è molto simile anche se il voltaggio è 500/1000 volte più basso: si posizionano due elettrodi ai lati della scatola cranica e si scarica corrente elettrica con l’intento di cambiare i livelli di eccitabilità dei neuroni da essa colpiti.

A portare all’attenzione questa nuova pratica è stata la partnership siglata lo scorso anno tra la squadra di ciclismo Bahrain Merida, per la quale corre il nostro Vincenzo Nibali, con il gruppo Cidimu dell’Istituto delle Riabilitazioni Riba di Torino. Ugo Riba è il Professore che presiede il gruppo ed è convinto che attraverso questa metodologia sia possibile intervenire sulla fatica ma anche sulla rapidità di esecuzione sportiva e recupero da affaticamento post gara.

La tecnica, nota come stimolazione transcranica a corrente continua (tDcs) era stata pensata per il recupero di alcune lesioni al cervello o al midollo spinale. Oggi, trova applicazione per stimolare quei centri neuronali che, già degli anni ’90, si era pensato fossero i responsabili dell’affaticamento e del movimento muscolare. A sperimentare la tDcs è stata la squadra di sci e snowboard statunitense (Ussa) per quanto riguarda il salto con gli sci e le prestazioni dopo 4 applicazioni per due settimane hanno mostrato un aumento della forza e della coordinazione.  Soprattutto per quel che concerne la fatica, e il ciclismo può essere considerato lo sport che più ne sente l’impatto, la stimolazione andrebbe ad intervenire sulla corteccia motoria che è responsabile di inviare segnali di affaticamento. Aumentando l’eccitabilità di quest’ultima, si ottiene una minore percezione cerebrale di sforzo, consentendo al corpo di ottenere performance atletiche più durature. E come ha detto Samuele Marcora, scienziato dell’Università del Kent al FattoQuotidiano.itoltre al reale impatto della pratica si aggiunge anche l’effetto placebo con risultati ancora più incoraggianti.

La stimolazione transcranica può trovare terreno fertile in molti settori anche non sportivi come i videogiochi dal momento che aumenta la concentrazione e la velocità di reazione. Non a caso l’azienda Halo vende già delle cuffie da collegare allo smartphone per un utilizzo fai-da-te. Le evidenze per adesso analizzate, però, non hanno portato a reali conclusioni definitive e, come dice sempre Marcora, non sempre gli esperimenti hanno dato risultati confortanti e ha anche messo in guardia circa i rischi di un utilizzo continuativo della stimolazione, non essendoci ancora studi conclusivi sugli effetti a lungo termine. E se proprio dovesse essere utilizzato, consiglierebbe un uso solo pre-gara e non in fase di allenamento.

Altro discorso sul quale si dovrà ragionare se tale pratica dovesse prendere definitivamente piede, è relativo al concetto di Doping. Ad oggi la stimolazione transcranica è assolutamente legale ma non è escluso che, agendo sulle performance dell’atleta, possa essere considerato alla stregua dei farmaci proibiti in quanto strumento di alterazione del corretto svolgimento di una gara. Ma al riguardo sembrerebbe difficile riuscire a dimostrare un suo utilizzo prima di una evento sportivo. Senza contare che già vengono assunte alcune sostanze, come la caffeina che in certi dosaggi è permessa, che di fatto influiscono a livello cerebrale.

Ma su questo sarà la Wada a dire l’ultima parola. Nel frattempo teniamoci forte, che il futuro è oggi. E non sembra un granché.

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Altri Sport

Doping e Scommesse, la dura vita “da cani”

Emanuele Sabatino

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Un allenatore è stato accusato di aver drogato il proprio cane con un cocktail di droghe tra cui la metanfetamina a cristalli per farlo correre più veloce. E’ stato arrestato.

Un uomo del Queensland (Australia), Anthony Hess di 44 anni, è stato indagato con 70 accuse di frode e possesso illegale di stupefacenti dove aver volontariamente dopato il suo cane per vincere le corse e approfittare delle quote molto alte.

I detective hanno dichiarato che il suo levriero Bonknocka Lass, è stato dopato principalmente con la metanfetamina in tre diverse gare. La prima, la più clamorosa datata il 2 agosto scorso, vide il levriero vincere la gare agevolmente nonostante la sua quota di partenza fosse addirittura di 44.70.

Secondo le analisi di laboratorio, il cocktail era principalmente a base di metanfetamina mischiato con pseudoefedrina e altri eccitanti. Ross Barnett, commissario dell’integrità per la corsa dei levrieri si è detto ovviamente shockato e ha sospeso immediatamente la licenza all’allenatore. Sospensione che con alta probabilità verrà resa definitiva.

Per ottenere la licenza di allenatore di levrieri bisogna mostrare ad una commissione apposita di essere in forma, avere una buona educazione e soprattutto avere il rispetto delle regole.  Al di là del singolo caso, il problema è sicuramente generale. Doping misto al maltrattamento sugli animali per fare più soldi con le corse. Tutto il marcio dello sport e della competizione in una sola frase. Chissà in altre parti del mondo, dove i controlli sono ancor più blandi e dove fanno scommettere gli “animali” sui combattimenti tra animali fino alla morte, quali sostanze diano ad essi per prendersi un vantaggio. E l’anfetamina, purtroppo, potrebbe essere solo la punta dell’iceberg.

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