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Fuga di piedi: la storia di Ivan D’ Adamo calciatore emigrato in Australia bloccato dal “sottobosco” del calcio italiano

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Fuga di piedi: la storia di Ivan D’ Adamo calciatore emigrato in Australia bloccato dal “sottobosco” del calcio italiano

Tra le tante cose che non funzionano nel nostro paese alla numero uno probabilmente troviamo la meritocrazia. Meritocrazia che non funziona negli ambienti normali figuriamoci nel mondo del calcio dove girano molti più soldi e molti più interessi.
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Oggi vi raccontiamo la storia di un calciatore che ha fatto una scelta diversa per continuare a seguire la propria passione dicendo anche no, e questa è una rarità visti i tempi che corrono, a programmi TV molto famosi, ambiti e gettonati.
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Il suo nome è Ivan d’Adamo, classe 1992, difensore centrale alto 191 cm molto dotato tecnicamente. Nato centrocampista viene impiegato spesso da difensore per la sua forza aerea e per la sua tecnica e precisione in impostazione che lo rendono un difensore moderno alla Bonucci. Ivan muove i suoi primi passi nel mondo del calcio tra il Savio, la Romulea, il  Tor Tre Teste e la Libertas, squadre da sempre  sotto osservazione di Roma e Lazio, dove negli anni tantissimi giocatori sono stati presi da queste compagini per portarli prima in Primavera e poi in prima squadra.
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Devo tutto ai miei due mister delle giovanili Zazzara e Iannilli che mi hanno insegnato tanto e hanno sempre creduto in me donandomi una grossa vetrina e visibilità”.
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Dopo sei mesi dove si mette in luce viene notato da: Pescara, Empoli, Inter e interessamenti anche da parte di Roma e Lazio. A questo punto non decide però lui dove andare ma decide ovviamente, per interessi economici, la società che detiene il cartellino che lo manda a Pescara: 
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 Il Pescara di quegli anni è un vivaio molto florido esempio più fulgido Marco Verratti. Qui Ivan ci resta 4 anni ma comincia a notare qualcosa di strano: la meritocrazia, il rendimento sul campo, vengono pian piano, giorno dopo giorno, sostituiti da un sistema clientelare, di conoscenze e di “incentivi”.
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Cetteo di Mascio mi ha voluto fortemente al Pescara. Lui ha scoperto, fatto esordire e spiccare il volo a giocatori del calibro di Massimo Oddo, Fabio Grosso e Marco Verratti. Purtroppo andò via durante la mia permanenza a Pescara e lì iniziarono i miei problemi”.
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La sua riluttanza a far parte di questo sistema e l’essersi messo contro determinate figure del calcio lo esclude da certi ambienti e inizia quindi a  girovagare per la penisola da nord a sud tra la Lega pro e le serie dilettanti.
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 Nel suo girovagare incontra posti fantastici e realtà che a vederle da fuori sembrerebbero delle oasi felici ma dove poi la realtà è ben diversa: società che falliscono e stipendi non pagati o pagati solo fino al girone di andata sono la normalità, basti guardare quante squadre non riescono a iscriversi ai campionati minori e quante partono con forti penalizzazioni a inizio stagione.
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E’ superfluo e inutile rimarcare che mentre i giocatori di Serie A sono miliardari, chi fa il calciatore di mestiere nelle serie inferiori non guadagni cifre stratosferiche e quindi nel momento che non si viene più pagati subentra, specialmente se si ha una famiglia da mantenere, lo spirito di sopravvivenza e per alcuni, non per Ivan, il pensiero di passare al lato oscuro della forza è molto forte. Ivan non ci sta e come un piccolo Jedi del mondo pallonaro rescinde i contratti prima che il tutto degeneri e toglie il disturbo per non essere coinvolto passando all’avventura successiva.
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 Ad un certo punto arriva la prima sliding door della sua carriera: c’è infatti un interessamento molto serio da parte del Notts County allora in League One (Serie C1 inglese). Ivan già sogna i campi perfetti inglesi e gli stadi gremiti ma soprattutto sogna gli incontri coinvolgenti e affascinanti in FA Cup contro le squadre più blasonate e forti del pianeta. Viene di nuovo bloccato per interessi economici da parte di quel sottobosco vivo e vegeto nel mondo del calcio.
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Oltre ad essere un ottimo calciatore Ivan è anche un bellissimo ragazzo.  Per questo, dopo vari tentativi viene convinto a fare un provino per Uomini e Donne. Una volta chiamato per andare effettivamente a fare il corteggiatore non se l’è sentita di mettere da parte la sua passione e professione, anche perché aveva da poco conosciuto la sua ragazza attuale Livia e, convinto della serietà della relazione, non voleva né metterla a repentaglio né tanto meno fingere, come fanno in molti, davanti alle telecamere. Chapeau.
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Proprio Livia sarà voce fondamentale per questa nuova avventura australiana. La ragazza infatti, fresca di laurea voleva andare fuori per apprendere meglio la lingua inglese e fare dei masters e così è riuscita a battere la riluttanza iniziale di Ivan e di comune accordo hanno deciso di lasciare il BelPaese per abbracciare questa nuova avventura dall’altra parte del mondo. 
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Da quest’anno milita nell’Adelaide Blue Eagles nella seconda divisione (Serie B) australiana. Sono primi in classifica con i in sei giornate.
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“Qui è un altro mondo. Pagano regolarmente ogni settimana e mi danno tutto. Sicuramente io ho fatto degli errori durante la mia carriera, di valutazione e di fiducia mal riposta, però ti accorgi che se non accetti e digerisci determinate consuetudini sia se giochi bene o sia se giochi male in Italia non sali di categoria. Sono caduto in depressione e avevo perso le motivazioni. In Australia si respira un’aria nuova mi sono ritrovato e con sorpresa ho scoperto di essere un giocatore diverso e più completo di quello che pensavo di essere. Sono tornato ad essere coinvolto e interessato anche al progetto sportivo e non solo al lato economico e voglio vincere la categoria ed essere promosso con questa squadra ripagandola per aver creduto in me quando forse neanche io lo facevo più”.
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Se continuerà così le offerte della categoria superiore non tarderanno ad arrivare e qualche rumors già gira.
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La storia di Ivan D’Adamo è la punta dell’iceberg di tanti giocatori molto talentuosi e promettenti che hanno visto i loro sogni infranti e la carriera rallentarsi a causa del sistema calcio che pensa solo a fare più soldi possibili. Lui ha avuto il coraggio di dire più volte no a proposte allettanti, specialmente fuori dal rettangolo verde di gioco, e di trovare il coraggio di andare molto lontano da casa in un campionato minore di una nazione emergente ma ancora agli albori del gioco dove però lo stesso ancora non è così “avvelenato” come dalle nostre parti.

Nato a Roma nel 1990, anno dei Mondiali Italiani, nella culla dovetti subire le urla dei miei genitori per le reti di Schillaci in quelle famose "notti magiche". Giornalista iscritto all'albo, laureando in legge, opinionista televisivo, ho anche un trascorso da cestista. Appassionato di sport a 360º, da sempre la mia più grande passione è la scrittura, ragione per cui ho intrapreso questo mestiere così affascinante. Sono "ossessionato" dalla ricerca della verità, lo studio dei dettagli, l'inchiesta.

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