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Finale Europa League in Azerbaijan, tante ombre su un’organizzazione misteriosa

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Finale Europa League in Azerbaijan, tante ombre su un’organizzazione misteriosa

Che la finale di Europa League sarebbe stata segnata da questioni geopolitiche era ben noto già alla vigilia, ma probabilmente non fino a questo punto.

Infatti, la scelta di Mkhitaryan di non prendere parte alla trasferta di Baku per ragioni politiche ha fatto in poco tempo il giro del mondo, in un clima di solidarietà che tutti gli appassionati hanno voluto manifestare all’attaccante dell’Arsenal.

Egli, di nazionalità armena, aveva maturato la decisione di non giocare la finale perché preoccupato per la propria sicurezza, essendo ancora molto tesi i rapporti tra il suo stato e l’Azerbaigian, a causa del conflitto che tra i due paesi perdurato dal 1992 e il 1994.

Il riemergere di vecchi attriti geopolitici sembrava essere già di per sé sufficiente a criticare la scelta della UEFA di Baku come sede per l’ultimo atto dell’Europa League, ma proprio durante la finale ci si è resi conto che in realtà i punti oscuri dietro l’organizzazione dell’evento sono molteplici.

In primis, appare controverso che solo qualche settimana dopo l’assegnazione della sede della finale, tre membri azeri del Consiglio d’Europa siano stati coinvolti in un caso di corruzione, volta probabilmente proprio a favorire, tra le altre cose, anche la candidatura di Baku.

E’ inoltre paradossale come la UEFA abbia deciso di disputare all’interno dell’Olympic Stadium, principale impianto sportivo di una nazione in cui non è garantito il rispetto dei diritti umani, non soltanto l’Europa League, ma anche quattro match degli Europei itineranti che si giocheranno nel 2020.

Di fronte a questi episodi diviene perciò evidente ancora una volta come le campagne della FIFA, a favore della tutela delle minoranze e del rispetto reciproco, non siano altro che slogan privati della loro efficacia pratica.

Ulteriore aspetto decisamente poco chiaro di tutta questa vicenda è la pochissima trasparenza della UEFA nelle comunicazioni circa i dati dei botteghini. Se infatti i due club londinesi hanno dichiarato fino a poche ore dall’inizio della partita di non essere riusciti a vendere gran parte dei seimila biglietti che avevano rispettivamente a disposizione, al contrario la federazione europea ha annunciato più volte il sold out dello stadio. Resta difficile credere a quest’ultima versione, date le difficoltà logistiche nel raggiungere Baku da Londra, e vista la particolare situazione sociopolitica in cui si trova la capitale dell’Azerbaigian-

La verità, emersa poi dalle riprese televisive di tutto il mondo, è che una buona quantità di sediolini dell’Olympic Stadium è rimasta deserta, nel dispiacere di tutti coloro che si aspettavano che l’evento potesse rappresentate un ottimo spot per il calcio internazionale.

A rendere ancora più amara la serata ci hanno pensato tutti quei tifosi che, molto legittimamente, si sono lamentati sui social della scarsa visibilità dei posti a loro assegnati, molto lontani dal campo vista l’imponente pista di atletica dell’impianto sportivo. La frustrazione è comprensibilissima se si considera che la trasferta è costata in media duemila sterline ai supporter londinesi.

Chissà se proprio questi ultimi, tanto nella sponda Gunners che in quella Blues, siano stati favorevoli o contrari alla Brexit. Ciò che è comunque certo è che dopo serate del genere il sentimento europeo di ciascuno non può che essere affievolito.

 

Ho studiato al liceo classico. Lì mi sono appassionato all'arte delle parole e ho iniziato a vedere lo sport come uno strumento di scambio fra popoli e culture. Studio relazioni internazionali all'Università degli studi di Milano e provo ad essere attento su ciò che avviene nel mondo. Mi piace scrivere.

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