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Azzardo e piaghe sociali

Euro2016 a porte chiuse: quando il Terrorismo vince a tavolino?

Matteo di Medio

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L’Europa ritorna a tremare di terrore. Bruxelles si è svegliata con i boati delle due esplosioni all’Aeroporto e una alla stazione della metropolitana a due passi dalla sede della Commissione Europea, pochi giorni dopo l’arresto del ricercatissimo Salah Abdeslam. Il continente, colpito nel suo cuore istituzionale dagli attentati rivendicati dai seguaci dell’ISIS nella capitale mittel europea, si trova a dover fronteggiare un nemico quasi invisibile e la situazione riporta alla cronaca l’ipotesi, fino a poco tempo utopistica, di dover disputare gli Europei di calcio previsti in Francia nel periodo estivo, in un clima da barricate e coprifuoco.

Con le immagini dello Stadio Saint Denis ancora vive nella memoria, quello che potrebbe manifestarsi è uno scenario desolante e impensabile: la reale possibilità di programmare misure drastiche e strategie indirizzate alla sicurezza del pubblico e dei partecipanti alla manifestazione calcistica. Partite a porte chiuse, spostamenti improvvisi degli eventi e città blindate da forze dell’ordine e corpi speciali.

Il Belgio, vera roccaforte dei jihadisti in Europa, è terra molto vicina al paese transalpino e, in un flusso di persone così ingente, come previsto per un appuntamento del genere, risulterebbe facile oltrepassare controlli alle frontiere e pianificare nuovi attacchi con sanguinose conseguenze per coloro che si dirigono a Parigi e dintorni per sostenere i propri colori nazionali. E’ da secoli finito il tempo in cui le Olimpiadi fermavano le guerre. Siamo nell’epoca in cui le battaglie si combattono subdolamente, sfruttando persone comuni, insospettabili, costrette da un lavaggio mentale che poco ha a che fare con la vita reale.

Ma la questione non è circoscritta solo al Belgio. La voglia di sacrificarsi in nome di Allah è viva anche all’interno dello stesso stato francese. Pensare che il rischio di strage sia presente solo nei territori confinanti con il Belgio al nord della Francia, dove sono previste partite del girone e ottavi di finale, come a Lille e a Lens, è un errore che gli 007 francesi sanno di non poter commettere e non basterà chiudere le frontiere. Gli Europei, infatti, avranno luogo in molte città con grande presenza Islamica come del resto lo è la Francia tutta, da sempre meta finale da parte dei migranti provenienti dalle ex colonie. Tolta Parigi, con il Parco dei Principi e lo Stade de France, che si è mostrata neanche 5 mesi fa impreparata e difficilmente difendibile da attacchi non convenzionali, anche le restanti sedi ospitanti il torneo sembrano essere ad alto rischio terrorismo. Bordeaux, Tolosa, St. Etienne e Lione hanno, nelle loro periferie, per molti già tristemente note per le rivolte delle Banlieue, una grande presenza araba e nord africana e non è complottistico pensare che negli anfratti della moltitudine si possano nascondere miliziani estremisti e programmare attacchi combinati verso gli stadi locali, sfruttando il clima di confusione e gestione della folla, propria della manifestazione continentale. Stesso discorso per Marsiglia che, oltre ad una radicata concentrazione di cittadini di fede islamica (è la città con la massima percentuale europea) deve fronteggiare, con lo sbocco sul Mar Mediterraneo, anche l’emergenza immigrazione, terreno fertile per infiltrare combattenti tra la massa di disperati in fuga.

Quindi Europei a porte chiuse e assenza di tifo per una manifestazione che doveva essere lo specchio di un continente in cerca di unione non solo politica ma anche sociale. Tralasciamo, poi, il danno economico. Per adesso rimane solo un’ipotesi, un palliativo alla situazione che sembra sfuggire dalle mani di coloro che devono fronteggiarla. Un’ipotesi è vero, ma che è già realtà: partite in assenza di pubblico rappresenteranno probabilmente una direttiva che non sarà necessario adottare in un presente dove le persone hanno già paura e non si sentono al sicuro. Dove l’ultima cosa a cui si pensa è un viaggio in Francia ad inizio estate per tifare il proprio Paese tra migliaia di uomini, donne e bambini, stipati in coda o riunitisi vicino agli stadi. Gente che potrebbe trasformarsi in un attimo in bersagli inconsapevoli. In questo, nella paura, il Terrorismo sta vincendo a tavolino.

LEGGI ANCHE: Euro2016: Lo spettacolo deve continuare e non può essere altrimenti

FOTO: www.ilprimatonazionale.it

Azzardo e piaghe sociali

Il grande inganno dei Bonus di Benvenuto: quando il “regalo” è utile solo ai Bookmaker

Emanuele Sabatino

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Sono messi in grandissima mostra, scritti grandi e con colori sgargianti, sono i bonus dei bookmakers attui ad invogliarci a iscriverci e puntare sulle loro piattaforme. In piccolo invece, molto in piccolo, talmente in piccolo che ci vuole o un monitor 60 pollici o una lente d’ingrandimento, troviamo scritto in un color grigio tristezza i “termini e condizioni” di questi bonus ed è proprio qui che scopriamo le cose più interessanti.

IL BONUS E LA FORMULA DO UT DES

Iniziamo con l’importo del bonus “fino a 100€ per te”. 100 euro di bonus ma per sbloccarlo ci vogliono altrettanti soldi. Ma questo è solo la punta dell’iceberg. Perché alcuni bookmakers sbloccano il bonus solo dopo aver giocato interamente il versamento iniziale. Quindi verso 100 e devo giocare 100 per avere i 100 di bonus. Non solo perché i problemi veri, la trappola, arriva dopo, una volta che il bonus è stato effettivamente accreditato.

LA TRAPPOLA DEL PRELIEVO CONDIZIONATO

Per prelevare bisogna giocare l’importo versato più quello bonus per un numero di volte prestabilito. Di solito più il bonus è alto e più il numero di volte in cui bisogna scommettere il tutto sale. Si va dalle 3 volte, passando alle 6, fino addirittura alle 8 volte. A questo punto il lettore/scommettitore potrebbe pensare: “Ok, nessun problema, mi gioco tutto su una partita live a 1.01 così sono sicuro che la prendo e dopo il numero di volte stabilito dal bookmaker posso prelevare”. Seeee, ti piacerebbe. I bookmakers sono aziende internazionali e non hanno mica “l’anello al naso e la sveglia al collo”. Se vuoi prelevare devi puntare in singola su una partita con quota minima di 1.5, alcuni bookmakers alzano l’asticella a quota 2. In multipla, invece, almeno una partita deve avere una quota pari o superiore a 1.5. Il vantaggio matematico in singola di un bookmaker italiano si aggira dal 5 al 10%, percentuale che lievita vertiginosamente nel momento che aumentiamo il numero di eventi. Facile quindi capire che giocare versamento + bonus per un numero considerevole di volte a quota minimo 1.5 sia il modo migliore, dal punto di vista matematico, di regalare i soldi alle agenzie di scommesse. Al mondo nessuno regala niente, specialmente i soldi, figuriamoci un’azienda internazionale. Il bonus di benvenuto è quindi una pubblicità, ai limiti dell’inganno e della truffa, atta ad intrappolarci il patrimonio, facendoci credere che quei soldi siano effettivamente nostri, per farcelo perdere piano piano.

LO SCIACALLAGGIO SUI BISOGNI PRIMARI DELLE PERSONE:

E’ come se fosse tutto un grande effetto domino: la crisi, la disoccupazione e la povertà portano alla disperazione, quando si è disperati non ci resta che sperare, e noi speriamo che la bolletta di due euro si tramuti in una vincita di 1000. Il problema è questo non avviene quasi mai e così i bookmakers si arricchiscono sempre di più investendo in altri tipi di giochi “invitanti” ma soprattutto in tanta tanta pubblicità che ormai è ovunque e a tutte le ore, formando un circolo vizioso indistruttibile. D’altronde una volta un saggio disse: “Il bookmaker è un borseggiatore che ti lascia fare tutto da solo”.

 

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Altri Sport

NeuroDoping: se l’Elettroshock è la nuova frontiera delle prestazioni sportive

Matteo di Medio

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Dimenticatevi flebo, siringhe e pasticche. L’ultima trovata per migliorare le prestazioni sportive di un’atleta riguarda direttamente il motore dei nostri movimenti: il cervello. Stimolazione cerebrale o Neurodoping per l’appunto. Una metodologia molto semplice che prende spunto dalla fortunatamente abbandonata pratica dell’elettroshock nei lontani anni ’50. In sintesi, la prassi è molto simile anche se il voltaggio è 500/1000 volte più basso: si posizionano due elettrodi ai lati della scatola cranica e si scarica corrente elettrica con l’intento di cambiare i livelli di eccitabilità dei neuroni da essa colpiti.

A portare all’attenzione questa nuova pratica è stata la partnership siglata lo scorso anno tra la squadra di ciclismo Bahrain Merida, per la quale corre il nostro Vincenzo Nibali, con il gruppo Cidimu dell’Istituto delle Riabilitazioni Riba di Torino. Ugo Riba è il Professore che presiede il gruppo ed è convinto che attraverso questa metodologia sia possibile intervenire sulla fatica ma anche sulla rapidità di esecuzione sportiva e recupero da affaticamento post gara.

La tecnica, nota come stimolazione transcranica a corrente continua (tDcs) era stata pensata per il recupero di alcune lesioni al cervello o al midollo spinale. Oggi, trova applicazione per stimolare quei centri neuronali che, già degli anni ’90, si era pensato fossero i responsabili dell’affaticamento e del movimento muscolare. A sperimentare la tDcs è stata la squadra di sci e snowboard statunitense (Ussa) per quanto riguarda il salto con gli sci e le prestazioni dopo 4 applicazioni per due settimane hanno mostrato un aumento della forza e della coordinazione.  Soprattutto per quel che concerne la fatica, e il ciclismo può essere considerato lo sport che più ne sente l’impatto, la stimolazione andrebbe ad intervenire sulla corteccia motoria che è responsabile di inviare segnali di affaticamento. Aumentando l’eccitabilità di quest’ultima, si ottiene una minore percezione cerebrale di sforzo, consentendo al corpo di ottenere performance atletiche più durature. E come ha detto Samuele Marcora, scienziato dell’Università del Kent al FattoQuotidiano.itoltre al reale impatto della pratica si aggiunge anche l’effetto placebo con risultati ancora più incoraggianti.

La stimolazione transcranica può trovare terreno fertile in molti settori anche non sportivi come i videogiochi dal momento che aumenta la concentrazione e la velocità di reazione. Non a caso l’azienda Halo vende già delle cuffie da collegare allo smartphone per un utilizzo fai-da-te. Le evidenze per adesso analizzate, però, non hanno portato a reali conclusioni definitive e, come dice sempre Marcora, non sempre gli esperimenti hanno dato risultati confortanti e ha anche messo in guardia circa i rischi di un utilizzo continuativo della stimolazione, non essendoci ancora studi conclusivi sugli effetti a lungo termine. E se proprio dovesse essere utilizzato, consiglierebbe un uso solo pre-gara e non in fase di allenamento.

Altro discorso sul quale si dovrà ragionare se tale pratica dovesse prendere definitivamente piede, è relativo al concetto di Doping. Ad oggi la stimolazione transcranica è assolutamente legale ma non è escluso che, agendo sulle performance dell’atleta, possa essere considerato alla stregua dei farmaci proibiti in quanto strumento di alterazione del corretto svolgimento di una gara. Ma al riguardo sembrerebbe difficile riuscire a dimostrare un suo utilizzo prima di una evento sportivo. Senza contare che già vengono assunte alcune sostanze, come la caffeina che in certi dosaggi è permessa, che di fatto influiscono a livello cerebrale.

Ma su questo sarà la Wada a dire l’ultima parola. Nel frattempo teniamoci forte, che il futuro è oggi. E non sembra un granché.

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Altri Sport

Doping e Scommesse, la dura vita “da cani”

Emanuele Sabatino

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Un allenatore è stato accusato di aver drogato il proprio cane con un cocktail di droghe tra cui la metanfetamina a cristalli per farlo correre più veloce. E’ stato arrestato.

Un uomo del Queensland (Australia), Anthony Hess di 44 anni, è stato indagato con 70 accuse di frode e possesso illegale di stupefacenti dove aver volontariamente dopato il suo cane per vincere le corse e approfittare delle quote molto alte.

I detective hanno dichiarato che il suo levriero Bonknocka Lass, è stato dopato principalmente con la metanfetamina in tre diverse gare. La prima, la più clamorosa datata il 2 agosto scorso, vide il levriero vincere la gare agevolmente nonostante la sua quota di partenza fosse addirittura di 44.70.

Secondo le analisi di laboratorio, il cocktail era principalmente a base di metanfetamina mischiato con pseudoefedrina e altri eccitanti. Ross Barnett, commissario dell’integrità per la corsa dei levrieri si è detto ovviamente shockato e ha sospeso immediatamente la licenza all’allenatore. Sospensione che con alta probabilità verrà resa definitiva.

Per ottenere la licenza di allenatore di levrieri bisogna mostrare ad una commissione apposita di essere in forma, avere una buona educazione e soprattutto avere il rispetto delle regole.  Al di là del singolo caso, il problema è sicuramente generale. Doping misto al maltrattamento sugli animali per fare più soldi con le corse. Tutto il marcio dello sport e della competizione in una sola frase. Chissà in altre parti del mondo, dove i controlli sono ancor più blandi e dove fanno scommettere gli “animali” sui combattimenti tra animali fino alla morte, quali sostanze diano ad essi per prendersi un vantaggio. E l’anfetamina, purtroppo, potrebbe essere solo la punta dell’iceberg.

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