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Azzardo e piaghe sociali

Esperimento Fallito

Lorenzo Contucci

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I dati numerici delle presenze allo Stadio Olimpico di Roma dimostrano – come del resto era ampiamente prevedibile – il fallimento del progetto pilota che intendeva costruire un nuovo modo di vivere il calcio cambiando la cultura del tifoso.

Lazio/Udinese di Coppa Italia: 1.970 spettatori, Roma/Spezia: 7167, di cui circa 2000 liguri ed entusiasti.

Mantova/Feralpisalò ne ha avuti 1948, ed è stato il peggior dato stagionale per la società virgiliana, che naviga nei bassifondi del girone A di Lega Pro.

Già, perché il tifoso da stadio si divide in due grandi categorie: quello che si mette seduto a vedere la partita, e che però “pretende” o a cui comunque piace un ambiente caloroso, e quello che l’ambiente caloroso lo crea.

In fondo è molto semplice.

Quando manca l’atmosfera, lo spettacolo è persino inferiore rispetto a quello che può offrire la televisione che, fino a prova contraria, costa meno, ti fa vedere la partita in comodità e ti offre diverse prospettive del match, senza rischiare il daspo se ti sposti da un divano a un altro.

Ciò detto, è evidente che se – per ragioni come abbiamo già visto in un mio precedente articolo – del tutto pretestuose, si crea un ambiente ostile non tanto per la violenza, ormai assente all’interno della curva, quanto per la creazione dell’atmosfera, l’effetto che si ottiene è paragonabile a quello di piantare in un campo semi di granturco e auspicare che venga fuori una quercia.

I burocrati sperano di sostituire il pubblico delle curve, come in effetti avvenuto in alcune città europee, dove lo stadio è pieno e, visivamente, offre un discreto colpo d’occhio.

Però nell’acquario, sia pur splendido, di Barcellona, chi si è fatto sentire – creando l’atmosfera – sono stati i 4mila impavidi e vincitori di nulla romanisti e non certo i 90mila plurititolati blaugrana.

Il tentativo è quindi destinato a fallire e non sorprende che ancora non lo abbiano capito, visto che non riescono a rendersi conto che dove passano loro non cresce più l’erba: non esiste, a Roma ma anche nelle altre città d’Italia, un pubblico destinato a sostituire allo stadio chi lo ha abbandonato o lo sta abbandonando e se oggi le società capitoline consentissero l’ingresso gratis lo stadio sarebbe comunque semivuoto.

E non esiste perché quel tipo di pubblico appartiene alla fascia più moderata, che allo stadio non va perché il divano è infinitamente più comodo ed economico. L’unica speranza per i burocrati è che si formi un pubblico “rinnovabile”, vale a dire quel tipo di pubblico che si rinnova partita per partita, senza una vera fidelizzazione. La famiglia che va allo stadio una volta l’anno spendendo 500 euro come a Disneyland, e che il turno successivo viene sostituita da un’altra famiglia.

Ciò, però, rende necessario un bacino di utenza enormemente maggiore rispetto a quello attuale e, soprattutto, stadi di nuova generazione che noi non abbiamo e che sembra impossibile costruire.

Se, quindi, il “nuovo pubblico” allo stadio non va e se il “vecchio” pubblico, che creava l’atmosfera e che tutti ora rimpiangono, pure non va perché gli è stato inserito nel cuore un divisorio ma anche perché i burocrati hanno preso a multare per il mancato rispetto del posto (solo ai locali e solo ai frequentatori di curva beninteso) e ad instillare tanti altri motivi dissuasori per accedere all’Olimpico, preferendo andare in trasferta dove si può persino fare il tifo, ecco qui svelato il mistero del vuoto.

Chi ha una certa età, ma non occorre andare troppo indietro nel tempo, ricorderà come anche in partite disastrose di Coppa Italia c’era pubblico e se vi erano 5mila presenze, comunque la  Curva Sud era piena e vociante, al pari della Nord per i laziali.

Non si tirino in ballo, quindi, i magri risultati sportivi, il terrorismo e cretinate simili: il giorno dell’abbattimento delle Torri Gemelle lo stadio era pieno, così come pieno era il settore ospiti dello stadio Olimpico di Torino dopo il Bataclan e, più in generale, nei giorni della sconfitta.

Già perché quei ragazzi che hanno ferocemente insultato i giocatori a Roma/Fiorentina della scorsa stagione, sono gli stessi che a Barcellona sullo 0-6 ancora cantavano.

E’ la passione, fatevene un ragione.

E se non li volete più, tenetevi il vostro acquario, sperando che altri pesci abbocchino.

Sarà difficile, perché nell’acqua torbida l’amo non si vede.

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3 Commenti

3 Comments

  1. Pingback: Esperimento fallito | gazzettagiallorossa.it

  2. Marco Petra

    dicembre 23, 2015 at 3:39 pm

    la cosa più incredibile è che ogni volta che inquadrano una curva colorata (ormai quasi sono all’estero) i commentatori ne esaltano lo spettacolo, peccato che sono gli stessi che poi appoggiano la repressione inutile

  3. Fabrizio

    febbraio 18, 2016 at 8:42 pm

    D’accordissimo. Il progetto cliente tifoso che in inghilterra ha funzionato abbastanza bene, in italia puo solo fallire. Non c’e’ la domanda e neanche la commodita’ nel senso di stadi adatti, per farlo.

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Altri Sport

Esports: quando truccare le partite è un (video) gioco

Emanuele Sabatino

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Qual è il fine a cui tendono gli e-sport? La risposta è molto semplice: emulare nel modo più accurato possibile le stesse situazioni, le stesse dinamiche, della vita reale. O almeno, esclusi i giochi di fantascienza, è quello il proposito dei giochi sportivi e di guerra.

Purtroppo però quando si tenta di emulare al massimo qualcosa, si prendono sia i lati positivi sia quelli negativi. Ed eccoci al punto dolente. Nello sport una delle piaghe più importanti, insieme al doping, è quella del match-fixing, ovvero delle partite truccate.

 Eh sì, anche il mondo virtuale dei joystick e dei mouse e tastiera è entrato nel mirino dei criminali nel settore del match-fixing. Il motivo è sempre lo stesso ed è valido per tutti gli ambiti della vita. Dove girano soldi, tanti soldi, qualcuno vuole prendersi un bel vantaggio aggirando le regole, arricchendosi e trasformando quel mercato e quell’ambiente in marcio.

QUANTI SOLDI VENGONO SCOMMESSI SUGLI E-SPORT?

La domanda che molti, io in primis, mi sono domandato è stata la seguente: “Ok, ma quanti soldi potranno mai generare le scommesse legate agli e-sport?” La risposta è talmente incredibile che ancora oggi fatico a digerire la risposta. Le scommesse abbinate agli e-sport, solo nel 2017 sono state pari a 696 milioni di dollari.

Tantissimi soldi ed il motivo è molto semplice. In tutto il pianeta ci sono 385 milioni di persone che interpretano tre ruoli contemporaneamente: Giocatori, spettatori e scommettitori. A questi vanno aggiunti quelli che scommettono solamente, tra cui le organizzazioni criminali, che muovono tantissima moneta.

L’industria dei videogiocatori si è ampliata, è cresciuta, è diventata lucrosa. In Asia è una realtà già da tempo ed in Europa sta crescendo sempre di più grazie anche all’aiuto di Federazioni, come la Ligue 1 francese che ha istituito la versione virtuale della lega calcistica dove ogni settimana si giocano le stesse partite in programma negli stadi in modo virtuale, e altre squadre che hanno assunto dei pro-player per disputare le partite sotto la propria bandiera.

COME FUNZIONA LA CORRUZIONE

Esistono sono due tipi di corruzione, entrambe fanno leva sul fatto che questi ragazzi ritrovatesi di punto in bianco in auge e in un mondo molto ricco, non sono stati formati per essere professionisti e senza nessuna istruzione dal punto di vista etico. Il primo modo di essere corrotti è se vogliamo “di sopravvivenza”. I pro-player si vendono le partite per auto-finanziarsi l’iscrizione a tornei successivi. Il secondo invece è quello “associativo” dove ci sono dietro le organizzazioni criminali che vanno dai player e li convincono a vendersi le partite dietro lauto compenso.

Ian Smith, commissario per l’integrita della Esport Integrity Coalition (ESIC) ha dichiarato che il giro di scommesse clandestine ed illegali sulle competizioni virtuali si aggira intorno ai 2 miliardi l’anno.

COME SI PUO’ COMBATTERE?

Le quote vengono rilevate in tempo reale, quindi lo stato di allerta si genera subito intorno all’evento. Come per gli sport normali, più si va lontano dalla scena professionista main-stream più il rischio combine diventa concreto.

IL PROBLEMA DELLE SKIN:

Se per combattere le scommesse il vantaggio è quello di avere gli alert delle quote in tempo reale e poter vedere chi ha scommesso seguendo i flussi di denaro. La cosa  che rende più difficoltosa la scoperta e cattura dei giocatori corrotti è il fatto che essi sono internet-addicted, ovvero conoscono molto bene internet ed il mondo dell’informatica e sanno come celare la propria identità. Proprio per questo per ricevere la “mazzetta” per truccare una partita, utilizzano le SKIN. Le skin sono oggetti che vengono usati dai personaggi nei videogiochi. Può essere un’armatura o una spada o anche altro. Più è potente e più è costosa.

Vengono trasferite e vendute anche nel fuori dal gioco nel mercato nero quindi succede uno scenario simile a questo: Criminale vuole corrompere un giocatore. Compra una spada ed un armatura per un importo di 10.000 euro e poi la passa al giocatore da corrompere per perdere la partita. Il corrotto, può rimonetizzare la skin vendendola a sua volta per soldi ad un terzo giocatore.

ARRESTI ILLUSTRI

Nel 2016 il mondo e-sports venne scosso dall’arresto di Lee Seung-Hyun, uno dei giocatori più forti di tutti i tempi di Starcraft 2 che per essersi venduto due partite si è beccato 700.000 KRW di multa, pari a 532 euro, 18 mesi di carcere, 3 anni di spospensione e ban a vita dagli e-sport coreani.

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Azzardo e piaghe sociali

SLA: un colpevole silenzio

Luigi Pellicone

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Ieri, 16 Settembre 2018, si è svolta in Italia la Giornata Nazionale della SLA, la malattia degli sportivi. Una patologia di cui purtroppo si parla sempre poco malgrado le evidenze scientifiche sottolineano costantemente rischi rilevanti.

Ma che cos’è la SLA e che correlazione c’è con il calcio?

SLA: Sclerosi Laterale Amiotrofica. Tre lettere. Una condanna a morte. Le cause che scatenano il processo neurodegenerativo non sono chiare. Cosi come è impossibile guarire chi ne soffre. Di SLA, nel calcio, non si parla quasi più, nonostante i tanti calciatori che si sono ammalati. Troppi. A tal punto da interrogarsi: il calcio e questo male sono correlati?

Stefano Borgonovo la apostrofava come “stronza”. Il procuratore Raffaele Guariniello, invece, si pone delle domande. E nel 1998 apre un’indagine giudiziaria sul mondo del calcio, alla luce di numeri evidentemente “sospetti”: il rischio di SLA nei calciatori è elevatissimo rispetto alla media.

Si commissionano le perizie. La prima è di Adriano Chilò, neurologo dell’Università di Torino. La seconda di Stefano Belli, epidemiologo dell’ISS. Chilò indaga su 7325 calciatori professionisti (serie A e B) che hanno giocato fra il 1970 e il 2001. L’Istituto Superiore di Sanità invece opera a largo raggio: 24.000 giocatori dal 1960 e il 1996. Inclusi anche quelli delle serie minori. Il tutto è pubblicato nel 2005.

I numeri sono impietosi: dallo studio di Chilò emerge che la frequenza di SLA è 7 volte superiore rispetto alla media. L’ISS, allarga il “cluster” (gruppo) e scopre che il valore sale addirittura a 11. In entrambi gli studi, fra l’altro, emerge un’insorgere precoce della malattia che di solito si manifesta dopo i 65 anni. Qualche esempio: Giorgio Rognoni muore a 40 anni. Narciso Soldan ne ha 59. Albano Canazza, compagno di squadra di Borgonovo  nel Como a inizio anni Ottanta muore a 38 anni. Guido Vincenzi,  ne ha appena 35 anni.  Signorini, 42. Come  Ubaldo Nanni, 42. Lauro Minghelli,  il più giovane, 31 anni. L’ultimo Paolo List, del quale vi avevamo parlato tempo fa.

Cosa scatena la SLA?  Di certo l’utilizzo sovradimensionato  di antiinfiammatori, amminoacidi ramificati per endovena, antidolorifici, potrebbero essere fattori di rischio. I numeri anomali nel calcio potrebbero essere figli di una combinazione di eventi: l’abuso di farmaci e una predisposizione. Potrebbero contribuire anche i traumi a testa e gambe. Nè si possono sottovalutare i fattori ambientali: l’uso di pesticidi e diserbanti sui campi. Non a caso la SLA colpisce, sebbene in misura ridotta, gli agricoltori, i golfisti, i rugbisti. Sport e lavori su erba.

Il lavoro e le ricerche, da un punto di vista squisitamente scientifico, restano valide: la relazione fra calcio e SLA esiste. I calciatori italiani si ammalano e muoiono di più di Sclerosi Laterale Amiotrofica rispetto al resto della popolazione. La Medicina, intesa come scienza, suona l’allarme. Una categoria risulta “più esposta” se l’incidenza di casi supera 2-3 volte la media. (1.35 uomini, 1.10 nelle donne). Nel calcio, si è a + 7 e + 11. Alla stregua di un “malattia professionale”: perché, dunque, di SLA se ne parla sempre poco?

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Altri Sport

L’apparenza prima di tutto: DNP, la pillola “magica” che fa dimagrire…e uccide

Emanuele Sabatino

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DNP è l’acronico del 2,4-dinitrofenolo, nitrocomposto derivato dal fenolo. È un composto tossico per l’uomo e per gli animali; l’avvelenamento da dinitrofenolo provoca un brusco aumento del metabolismo, sudorazione intensa (con cui il corpo cerca di dissipare calore), collasso e quindi può portare alla morte.

E’ famoso del mondo del fitness per i suoi miracolosi effetti dimagranti tant’è che, neanche c’è bisogno di dirlo, è una sostanza molto famosa nel mondo del bodybuilding in fase di cutting – definizione.

Chi l’ha provato giura di aver sentito una sensazione di forte bruciore all’interno del corpo, come se il corpo “si stesse cuocendo dall’interno”, questo perché non c’è un limite massimo all’aumento di temperatura corporea che può comportare questa pillola. Una percezione sgradevole, unita a tachicardia, palpitazioni e forte sudorazione. In un articolo precedente abbiamo parlato dell’efedrina come metodo rischiosissimo per dimagrire, quest’ultima aumenta dal 3 al 10% il tasso metabolico a riposo, il DNP del 50%. Percentuali pazzesche che però devono far riflettere sulla possibile, anzi molto probabile, letalità di questo “veleno”.

Scoperto agli inizi del 1900, inizialmente il suo scopo principale era quello di detonatore della dinamite TNT, nel 1931 degli studi scientifici videro le incredibili proprietà dimagranti e il DNP venne introdotto in tantissimi integratori alimentari. Venne bandito due anni più tardi da una giovanissima FDA (Food and Drug administration).

Tra il 2007 e il 2013 sono stati registrati quasi sessanta casi di reazioni mortali dei quali si sospetta la causa sia l’assunzione di pillole a base di DNP. Ultimo dei più eclatanti quello di una ragazza inglese, Eloise Parry, morta dopo aver ingerito otto pillole di DNP.

La Food Standard Agency britannica ha preso molto sul serio la minaccia per la salute del DNP e ha lanciato una campagna per prevenire altri drammi causati da esso. Gli effetti collaterali della molecola sono oggi noti e non ci sono dubbi circa la sua pericolosità: si va dal vomito al mal di testa alle difficoltà nel respirare fino febbre molto alta (che può superare i 43°) al coma e, come spesso è successo nella storia del DNB, alla morte. Il problema è che una volta innescata la reazione che “velocizza il metabolismo” questa non si arresta.

Vietato ufficialmente, come spesso accade, il DNP è facilmente reperibile sul mercato nero. Il problema però è che i laboratori che lo producono, privi di ogni licenza, spesso mentono sulla grammatura di una singola pillola, aumentando quindi il rischio di letalità esponenzialmente. Anche i costi variano tantissimo ed una confezione di DNP va dai 180 ai 2000 euro.

La BBC ha intervistato una ragazza che ha assunto dinitrofenolo ma è riuscita a sopravvivere: “All’inizio senti un po’ di energia in più, ma poi quando pensi che questa energia svanirà non succede ed il corpo comincia a surriscaldarsi sempre di più. Ho avuto la sensazione di essere ricoperta dalle fiamme e sentivo la mia pelle bollire. E’ stato terribile, il mio cuore batteva così forte che temevo potesse esplodere o fermarsi da un momento all’altro. E’ stata la peggior esperienza della mia vita”.

In una società dove l’apparenza e la perfezione fisica viene intesa come chiave del successo, dove le persone, anche consci dei rischi, sono pronti a prendere di tutto pur di perdere un chilo di grasso, questi veleni altamente pericolosi avranno, purtroppo, sempre una grandissima fetta di mercato ed una clientela numerosa.

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