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Elia Lo Tauro: da sicario di Bond in 007 Skyfall, al “Divo Nerone” nei panni di Petronio Arbiter Elegantiarum

Angela Failla

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Ci sono incontri con artisti che spalancano finestre. Elia Lo Tauro è uno di questi. Siciliano, amante della sua terra, con un accento britannico invidiabile. Le sue espressioni dicono che è esattamente la persona che appare: forte, energica e determinata. Performer eclettico, si divide tra Italia e Regno Unito (Balletto di Sicilia, Teatro Stabile di Catania, RADA e Identity School of Acting, Londra). Passa, senza nessuno sforzo, dall’essere un sicario di Bond, nel ventitreesimo episodio della serie 007, a vestire i panni di Simone Zelota, il migliore amico di Gesù inJesus Christ Superstar”, al fianco del grandissimo Ted Neeley. E adesso sarà anche nel cast de Il divo Nerone – l’opera rock”, nei panni dell’amico più ammirato da Nerone, Petronio, che si distingue per grande cultura, raffinatezza ma anche per dissolutezza di costumi. Elia lo Tauro è questo: ballerino, cantante, attore, allure carismatica e una voce scioglighiaccio. E il suo curriculum, così variegato, gli vale un presente fatto di riconoscimenti. Un artista straordinario che vanta la qualità più grande: l’umiltà, racchiusa in un corpo che parla da solo. E mentre continua il suo tour europeo nell’eccezionale cast di Jesus Christ Superstar e si prepara al debutto ne Il divo Nerone – l’opera rock – dal 1 giugno in scena al Palatino – ci svela un suo desiderio. «Vorrei provare l’esperienza delle fiction. Un ruolo che vorrei fare tantissimo, e che non mi danno mai, è quello del buono. Faccio sempre il cattivo. E chissà che stavolta non mi capiti».

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Ballerino, cantante, attore. Come è iniziata la tua carriera?

«Sin da piccolo sono stato molto attratto da tutto quello che faceva parte del mondo dello spettacolo: canto, ballo e recitazione. Pensa che in famiglia creavo delle scenette che mi permettevano di trasmettere, attraverso la danza e il canto, le mie emozioni. Ho iniziato a fare danza a sei anni, ho proseguito con il solfeggio e poi, in un secondo momento è arrivato il canto e con esso la recitazione. E’ iniziato così quel lungo cammino, pieno di sacrifici e perseveranza, che mi ha portato fino a dove sono arrivato oggi. Nel nostro campo non si finisce mai di studiare. Devi sempre metterti alla prova e darti da fare per crescere come artista sia sul palcoscenico che fuori.»

Quindi hai lasciato l’Italia?

«Ho lasciato l’Italia nel 2000 perché mi scelsero per il musical: “Saturday Night Fever”. Sono stato l’unico italiano ad essere scelto in quella occasione. Interpretavo Caesar Rodriguez l’antagonista, diciamo, di Tony Manero, per intenderci. Ho fatto sei mesi in Colonia e poi, la regista dello spettacolo, mi chiamò per la tournée inglese. Di lì a poco mi presero per “The Lion King”, nel West End di Londra. Da lì è iniziata una sfilza di spettacoli e non ho più smesso.»

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Quali sono le opere più importanti che hai interpretato?

«La mia esperienza internazionale è stata abbastanza lunga. A parte “Saturday night fever”, ho fatto “The Lion King”, un’esperienza davvero importante perché, per due anni, ho vestito i panni di Banzai. Ho continuato con “Dirty dancing” nel ruolo di Jordan, poi ancora “Forever King of Pop” dove mi sono esibito come cantante solista (Teatro Nuevo Apolo, Madrid), “Carousel”, “Chess” e poi è arrivato il film “007 Skyfall”, dove ho interpretato uno degli scagnozzi di Javier Bardem. Prendere parte al ventitreesimo capitolo della saga cinematografica dedicata a James Bond, è stata un’esperienza fantastica! Poi ho recitato, per la BBC1, nella serie TV pomeridiana “Doctors” dove interpretavo Angel Catini, un italo-britannico. E, come ultimo lavoro in Inghilterra, ho preso parte a “Oedipe” con La Fura Dels Baus, una compagnia catalana famosissima. Lo spettacolo è andato in scena al teatro dell’Opera di Londra.»

Mi racconti l’esperienza sul set di 007 Skyfall?

«Beh, diciamo che essere preso in un film icona come 007 era impensabile per me, stentavo a crederci. Poi, affiancare due grandi attori come Javier Bardem e Daniel Craig, essere sul set con loro, imparare da loro, è stato assolutamente incredibile. Il mio è un ruolo non parlato, chiamato supporting  rule, molto importante. Il mio personaggio è un cattivo che viene ucciso da Bond. Ho imparato molto, soprattutto da Javier. E’ un attore dal talento incredibile. Ed essere un ballerino mi ha aiutato molto perché altrimenti non avrei mai potuto fare un ruolo di azione in James Bond, anzi, non mi avrebbero nemmeno fatto partecipare al cast. Ricordo che quel giorno eravamo 40 attori, dovevamo interpretare i sicari di Bond, ci hanno fatto fare un training di due settimane in cui ci buttavamo per terra, usavamo le pistole, facevamo capriole… E’ stata davvero un’esperienza incredibile.»

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E adesso, invece, interpreti Simone Zelota in “Jesus Christ Superstar”.

«Adesso sono in scena nel ruolo di Simone in “Jesus Christ Superstar”. Un’esperienza straordinaria in questo tour europeo. Simone è un ruolo a cui sono molto legato perché è il mio debutto come cantante solista a teatro. Vedi, io nasco come ballerino solista delle commedie musicali di Garinei e Giovannini al Sistina di Roma. Sono stato scoperto da Gino Landi. E poi Simone mi ha permesso di ritornare in Italia. Dopo “Jesus Christ Superstar” sarò nel cast di un altro grande progetto: “Il divo Nerone – l’opera rock”.

Mi parli di questo nuovo spettacolo “Il Divo Nerone – l’opera rock”?

«E’ un musical con musiche di Franco Migliacci, l’autore che insieme a Domenico Modugno scrisse “Nel blu dipinto di blu”, e Luis Bacalov. La regia è di Gino Landi, con le coreografie di Marco Sellati, mentre il premio Oscar Dante Ferretti si occupa delle scenografie, Francesca Lo Schiavo realizza gli arredi e le decorazioni e Gabriella Pescucci disegna i costumi. Nel Divo Nerone interpreto il ruolo di Petronio, l’amico di Nerone. Per l’occasione stanno creando un palcoscenico enorme ai Fori imperiali e il debutto sarà davanti alla Domus Aurea a partire dal 1 Giugno. L’opera sarà sia in italiano che in inglese.»

Quanto è difficile interpretare il tuo personaggio, Petronio?

«Petronio Arbiter Elegantiarum è uno degli amici più intimi di Nerone, è un personaggio fiero e beffardo, elegante nei modi e provocatore nelle parole. Il mio ruolo è sfaccettato, alterno momenti più seri ad altri più scherzosi. La cosa più difficile nell’interpretarlo è quella di portare in scena il personaggio esattamente com’era: molto ozioso e sarcastico. Io, non sono né uno né l’altro. Questo personaggio mi sta piacendo tantissimo perché è sia un aristocratico che un libertino. Forse la maggiore difficoltà sta, oltre ad immedesimarsi nel personaggio, nello studiare quel determinato periodo storico. Sia il ruolo di Petronio che degli altri personaggi, infatti, sono stati scritti in maniera molto minuziosa e corrispondono a quello che erano storicamente. »

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Prossimi progetti?

«”Il divo Nerone – l’opera rock” mi porterà via tutta l’estate. In questo momento della mia carriera vorrei spingere più per il cinema e la fiction. Mi piacerebbe prendere parte a qualche fiction tipo “Squadra antimafia” o “Ris”. Il ruolo che vorrei fare tantissimo – e che non mi danno mai – è quello del buono. Faccio sempre il ruolo del cattivo. E chissà che stavolta non mi capiti».

 

https://www.youtube.com/watch?v=dMxRB5SSZPE

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Terry Gilliam e il suo Don Quixote conquistano l’Ischia Global fest

Angela Failla

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Visionario, dal talento geniale. Una lunga carriera formata da grandi intuizioni intervallate a rovinose cadute, un cinema incantato e al contempo crudele. Questo e tanto altro è Terry Gilliam: regista, sceneggiatore, attore e all’occorrenza anche disegnatore, capace di creare nei suoi film piccoli mondi sospesi tra favola e realtà senza tralasciare il suo ecclettismo figurativo e quel suo personalissimo delirio poetico. Dall’apocalittico e distopico “Brazil” (che gli è valsa la candidatura agli Oscar come miglior sceneggiatura nel 1986) al Medioevo di “Jabberwocky”, attraversando la storia con i viaggi de “I banditi del tempo” e il beffardo “Le avventure del barone di Munchausen”. E poi ancora i bassifondi di New York in “La leggenda del Re Pescatore”, in viaggio per le strade di “Paura e delirio a Las Vegas”, nell’universo fiabesco e deformato dei “Fratelli Grimm”, senza tralasciare il faustiano “Doctor Parnassus”.

Finalmente, dopo quasi 30 anni di attesa, fatti di traversie inenarrabili, Terry Gilliam ha presentato quest’anno, all’Ischia Global Festival di Pascal Vicedomini l’anteprima italiana di “The Man Who Killed Don Quixote”.

«Ci sono voluti tanti anni per fare il mio “Don Quixote”, è stato un vero e proprio viaggio nel tempo, ma anche il mio primo western. Ho sempre amato e desiderato fare un western».

Ha esordito così Terry Gilliam raccontando quello che è il suo Don Quixote, liberamente ispirato all’opera incompleta di Welles, che l’autore di Bazil ha ambientato nell’epoca moderna.

«Ho sempre avuto il lavoro di Orson Welles in testa, probabilmente perché non è riuscito a portarlo a termine. Io sono stato, forse, più determinato. Mi piaceva molto la sua idea di portare Don Chisciotte nel XX secolo. Ma il mio progetto era diverso. Quando ho cominciato a lavorare al film, nel 1989, il problema principale che mi si è presentato è stato quello di spiegare al pubblico la differenza tra diciassettesimo e ventesimo secolo. Il film dell’epoca prevedeva un personaggio contemporaneo e la storia era ambientata tra XVII e XX secolo. Il mio film è completamente diverso perché è tutto ambientato nel XXI secolo. E sono davvero molto soddisfatto del risultato ottenuto».

Un Don Chisciotte diverso da quello che siamo abituati a vedere nell’opera di Cervantes e che, grazie a Gilliam si colora di chiaroscuri e debolezze umane. «La storia di Cervantes parlava di cavalieri ma anche di quel mondo che aveva corrotto la mente di Don Chisciotte. Più che sognatore lo definirei un pazzo con una visione confusa della realtà. L’immaginazione è il mezzo più potente che abbiamo e spesso mi ci perdo dentro. Per questo ringrazio mia moglie che riesce sempre a tenermi con i piedi per terra! A volte smarrisco completamente il senso del tempo».

E se Don Chisciotte è il protagonista indiscusso del libro di Cervantes, nel film di Gilliam assume una connotazione diversa e altri personaggi vanno alla ribalta.

«Don Chisciotte, a differenza di quanto si pensi, non è l’unico protagonista della storia. Accanto a lui c’è infatti Sancho Panza e tutti noi abbiamo dentro una parte dell’uno e dell’altro. Racconto questa storia attraverso gli occhi di Toby, il personaggio di Adam Driver».

Un film che diventa anche una denuncia verso quel mondo magico che travolge e spesso corrompe le persone. «Oggi è il cinema, con i suoi film, a corrompere la mente delle persone del nostro tempo. Ho fatto questo film per vedere  l’effetto che il cinema ha sulle persone e per mostrare cosa voglia dire realizzare un film».

Un lungo lavoro, durato quasi trent’anni, pieno di insidie. Una su tutte è stata, come racconta lo stesso regista, quella di trovare i finanziamenti per raggiungere il budget che serviva a completare l’opera.

«Non è facile, oggi, produrre un film a medio budget. Le difficoltà di finanziamento per produrre “The Man Who Killed Don Quixote”, sono state enormi. Avevamo 12 milioni e mezzo di dollari ma dovevamo arrivare a 16. Per fortuna ci è venuta incontro  una ricca signora che ha creduto nel progetto. Mi sembra ridicolo che oggi non si riescano a fare film a medio budget. E’ davvero una cosa assurda».

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Vite Spezzate

Patrizia Angelozzi

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Genova. Stavamo per augurarci questa mattina un buon ferragosto. Invece non sarà così.
Non lo sarà con l’ennesima tragedia che in moltissimi stanno seguendo in diretta per sapere se qualcuno, vicino o lontano, è vivo o no.
L’ennesima strage senza un perché.
Abbiamo imparato a restare inebetiti di fronte a un Paese che non funziona pi
, Ustica, l’irpinia, Rigopiano, il terremoto in Molise, la terra dei fuochi con tutti i malati di cancro…e molto altro.
Un’altra tragedia immensa dalla quale, insieme agli abitanti di questa nazione speriamo che questa Italia possa imparare a recuperare e tornare a vivere dentro la legalità dei controlli, dei collaudi, delle manutenzioni e non più garante di bandi da far gestire al minimo ribasso, perché stiamo pagando con la vita, tutto il fallimento di un Paese che crolla inesorabilmente. Mentre restiamo in attesa del numero delle vittime, allo stato attuale, sono 
440 evacuati e aumenteranno, 11 palazzi svuotati, in corso sopralluoghi…tra loro,un bambino di 10 anni. Solo dieci anni. E come lui, arriveranno nomi, facce, vite spezzate per incuria.
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La Casa del Futuro è qui. Ve la mostriamo in anteprima

Marco Fiocchi

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Dopo il progetto, i rendering, la grafica 3D, i modellini, finalmente entriamo fisicamente nella Casa del Futuro.

I lavori della Solar House del Team Sapienza presso il Centro Cefme-CTP di Pomezia sono terminati con successo. Siamo andati a visitarla dal vivo, prima che venga smontata e rimontata a Dubai, per  partecipare al Solar Decathlon ME 2018.

Gli studenti del Team, guidati dall’inossidabile Prof. Marco Casini, provati dal grande lavoro fin qui eseguito, possono essere fieri.

Più di 80 metri quadrati ricchi di comfort e soluzioni tecnologiche che rendono Restart4Smart, il miglior prototipo di casa intelligente del futuro.

In grado di adattarsi alle condizioni climatiche, sfruttando al massimo l’energia solare ed offrendo una dotazione impiantistica e domotica di ultimissima generazione.

Come potete vedere, la casa non è però un’astronave. Conserva tradizione (in primis, per ovvi motivi, quella araba) e canoni a cui siamo abituati. Esposizione, illuminazione e profondità, rispettando gli spazi e le misurazioni europee in ogni ambiente.

Dalle finestre alle camere da letto, dal living ai cortili. Parete verde e fontana a muro d’acqua. Tutto in un’armonia di design e lusso, considerando i materiali innovativi ed i sistemi di home automation, che ognuno di noi imparerà a conoscere ed usare un domani.

Riconoscimento facciale e dell’impronta, localizzazione e monitoraggio degli abitanti della casa, virtual house keeper, sensori di avvicinamento, Hololens, avanzato sistema di recupero e riciclaggio delle acque (Redi) ma soprattutto i PCM (phase change materials), le nanotecnologie isolanti come nei pannelli Aeropan, i tessuti per le tende I-Mesh che permettono un vero e proprio “impacchettamento” a protezione del sole senza rifiutare la sua preziosa luce naturale. E ovviamente l’incredibile copertura di pannelli solari che garantisce una totale, se non superiore, auto-efficienza. Tanto per citare solo alcuni dei gioielli che fanno di questa Solar House un diamante del panorama energetico e tecnologico.

In questa ultima settimana di luglio la Casa sarà sottoposta a diversi test di funzionamento e sarà allo stesso tempo aperta ai visitatori. Proseguiranno invece sino ad Ottobre i lavori di programmazione e messa a punto del sistema domotico con Microsoft, Softjam e Ilevia.


Dal 30 Luglio all’8 Settembre saremo impegnati nella fase di smontaggio ed imballaggio della casa nei container. Pronti per la “spedizione”. Con il supporto del partner Kuehne-Nagel la Solar House partirà dal porto di Napoli il 21 Settembre per arrivare al porto di Dubai circa 20 giorni dopo. Nell’Emirato, ci sarà il contributo di LC&Partners per tutte le operazioni di riassemblaggio dell’abitazione, che sarà sempre nelle competenti mani degli studenti e dei dirigenti del Team.

Il 16 Settembre è prevista l’ultima consegna documentale agli organizzatori, compreso il terzo video ufficiale che sarà proiettato a Dubai e sarà oggetto di valutazione della giuria internazionale.

La fase di montaggio della Solar House a Dubai avrà luogo dal 29 Ottobre al 13 Novembre. La competizione si svolgerà dal 14 Novembre (cerimonia di apertura) al 28 Novembre (cerimonia di chiusura e premiazione). Sono attesi oltre 500.000 visitatori. Il villaggio resterà aperto al pubblico sino al 1° Dicembre.

Nel corso della competizione sempre a Dubai si svolgeranno i due importanti eventi Big Five e Dubai Design Week con attività congiunte al Solar Decathlon.

Chiudiamo con un’informazione sul diario del Team Sapienza. Che sarà presente con un proprio stand di 16 mq al Maker Faire di Roma dal 12 al 14 Ottobre presso la Fiera di Roma, dove verranno esposti il progetto, i video, i componenti della casa, mixed e virtual reality, ecc, subito prima della partenza per Dubai.

https://www.instagram.com/stories/highlights/17962044205046916/

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