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Giochi di palazzo

Elezioni Milano: le proposte per lo sport di tutti i candidati

Lorenzo De Vidovich

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Nello scorso weekend lo sport ha regnato sovrano a Milano: la finale di Champions League ha portato in città fiumi di tifosi spagnoli (anche neutrali) e un vero e proprio oceano di calcio, allestendo nel centro storico una vera e propria kermesse made in UEFA, fra stand dei main sponsor e iniziative d’intrattenimento. Inoltre, la finale ha riportato al Meazza il tutto esaurito, dopo una stagione non certo esaltante per le milanesi. L’evento più importante del calcio europeo e non solo, è stato un’ottima vetrina per una città che ha sempre masticato sport: leader nel calcio sino a pochi anni fa, in lotta per lo scudetto nel basket, e squadre di anche hockey su ghiaccio, hockey inline, volley, football americano, senza contare gli sport individuali.  Con un capitale di risorse così ampio e, si può ammettere, non del tutto sfruttato, cosa propongono i candidati sindaco per lo sport? La corsa per il post-Pisapia a Palazzo Marino sembra sarà a due, tra il commissario di Expo Beppe Sala, vincitore delle Primarie del centrosinistra (caldeggiato da Matteo Renzi), e Stefano Parisi, già city manager durante la giunta Albertini nel 1997. Vi sono però altre sette candidature, dalle sinistre al M5S ai radicali, più varie liste civiche. Archiviata la Finale di Champions, ora si guarda al futuro, e come abbiamo fatto per Roma, andiamo a vedere quanto sport c’è nei programmi elettorali, anche in questo caso seguendo l’ordine ufficiale del Comune di Milano.

NICOLO’ MARDEGAN

La lista si chiama NoixMilano ma il simbolo interno del Popolo della Famiglia lascia intendere l’ideologia politica della candidatura di Nicolò Mardegan, avvocato trentatreenne che nelle righe finali della sua biografia riporta anche l’attività di allenatore nel CSI, svolta da più giovane, per i giovani, target delle sue proposte per lo sport, racchiuse in due punti: programmi di avviamento con possibilità di provare a costo zero varie discipline sul territorio comunale, e riqualificazione dell’Arena Civica per trasformarla assieme al Parco Sempione in tempio dello sport per giovani con strutture non-permanenti e sorveglianza «da parte di adulti e anziani». Il suo programma completo lo trovate qui.

NATALE AZZARETTO

Nello stoico Partito Comunista dei Lavoratori al grido «solo con la rivoluzione cambiano le cose» non corrisponde un programma elettorale in un pdf o indicato sul sito ufficiale. In un video di HabitamiTV Azzaretto affronta, mostrando una certa competenza, i temi della sostenibilità economica, efficienza energetica e urbanistica. Sport, però, non pervenuto.

MARCO CAPPATO

 «Tutta un’altra storia» quella di Marco Cappato dei Radicali (federalisti, laici, ecologisti). Il suo programma è diversificato in tre sezioni: per la città, per le istituzioni e per le persone. Cercandola anche in quest’ultima voce, che sembra la più calzante, non compare la voce sport, completamente assente da un’articolata proposta.

BASILIO RIZZO

Milano in Comune è la lista di chi si considera a sinistra del PD, con un solido riferimento alla Costituzione (un modo per dire No alla riforma). Nel programma (consultabile qui) squisitamente di sinistra, lo sport compare in politiche sociali, povertà, immigrazione e città multietnica, nel paragrafo non trascurare la gestione del Tempo Libero: avere più spazi accessibili […], maggiore interazione con le associazioni di disabili che curano le attività di svago tramite lo sport. Relegare lo sport a svago rischia di essere riduttivo per la città che ha appena decretato la squadra di calcio più forte d’Europa. Si può però andare più a fondo leggendo i programmi per le singole municipalità.

LUIGI SANTAMBROGIO

La lista civica Alternativa Municipale affianca lo sport ai temi dell’educazione e della salute, con due proposte ben precise: incentivare lo sviluppo dello sport amatoriale, favorendo la realizzazione di nuovi impianti sportivi sia pubblici, sia in project financing o privati, aumentando la disponibilità in tutte le zone; promuovere l’aumento delle opportunità per attività fisiche a prezzi controllati per tutti i cittadini.

GIANLUCA CORRADO

Il candidato (subentrante) del Movimento 5 Stelle, tocca tutti i temi possibili (la sintesi del suo programma è qui, ma la versione scaricabile è molto più approfondita). In due pagine Gianluca Corrado va a fondo della questione: Milano deve incentivare le attività sportive garantendo strutture adeguate, attenzione alle categorie deboli (disabili e anziani), dedicandosi più alla pratica sportiva di base che allo sport professionistico. Da qui elenca quattro principi, tra cui spicca un sistema di valutazione dell’uso delle strutture comunali per evitare sprechi. Una seconda parte di proposte presenta cinque punti introdotti da una riorganizzazione dell’assessorato allo sport, seguiti da associazionismo sportivo, razionalizzazione delle spese di MilanoSport, assegnazione dell’Idroscalo all’assessorato e, infine, un progetto ed analisi costi/benefici per un nuovo palazzetto dello sport.

MARIA TERESA BALDINI

L’unica candidata donna è la fondatrice di Fuxia People, partito vicino alla destra con cui il medico Maria Teresa Baldini si presentò nel 2012 in corsa per Forte dei Marmi. Allo sport dedica dieci righe per proporre: ristrutturazione delle palestre scolastiche, campi da basket per favorire aggregazione all’aperto, pari opportunità durante l’età giovanile nell’accesso agli sport, innovazioni e ricerche scientifiche per i disabili, anche in collaborazione con le università. Qui il programma intero.

STEFANO PARISI

L’uomo che è riuscito a mettere d’accordo tutto il centrodestra individua lo sport come motore fondamentale per il benessere dei cittadini, pur posizionandolo come ultima voce della sezione civismo e dell’intero programma. Al proverbiale richiamo all’associazionismo segue la proposta di un sistema di voucher e libera iniziativa della domanda e offerta di sport. Tra le voci successive se ne distinguono quattro: progettazione e realizzazione della cittadella degli stadi, grazie a investimenti privati con chiari riferimenti a calcio, basket, hockey inline e ghiaccio, assegnazione del velodromo Vigorelli alla Federazione Italiana Ciclismo, coinvolgimento del CONI nella gestione dell’Idroscalo, percorso ciclabile CardioMilano, e obiettivo finale di un Palazzetto dello Sport con investimenti privati.

GIUSEPPE SALA detto BEPPE

Per individuare un progetto concreto nel lunghissimo e studiato programma (150 pagine, qui) del candidato di centrosinistra bisogna aspettare la seconda parte, il clou di Milano, Ogni giorno un’idea, con il progetto Lo sport in ogni quartiere. Anche in questo caso sono centrali i temi di partenza dell’inclusione e benessere. Sala dichiara supporto a MilanoSport con una valorizzazione del centro sportivo Saini (nei pressi dell’aeroporto Linate). Per l’Idroscalo intende rinnovare la paesaggistica, per il Vigorelli un restyling, e attende quattro skate-park. Propone inoltre un percorso collaborativo con le scuole superiori, e il progetto Acqua Anch’io per quelle primarie. Ultimi punti: censire aree per nuovi spazi e snellire la burocrazia per organizzare eventi.

C’è un filoconduttore in diversi programmi, molte idee e molte intenzioni civiche di partecipazione e benessere, temi caldi senza distinzioni in tutte le candidature. Quello che forse manca, è un focus diretto su singole progettazioni, sport mirati o realtà da far crescere.

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Calcio

Mistero Bergamini: Cronaca di un suicidio che non è mai accaduto

Luigi Pellicone

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Avrebbe compiuto oggi 56 anni Donato Bergamini, il calciatore del Cosenza la cui misteriosa vicenda era tornata sotto i riflettori dopo che il procuratore Eugenio Facciolla aveva chiesto la riapertura del caso e la riesumazione del corpo del giocatore: l’ipotesi era che Bergamini fosse già morto prima di finire investito da un tir. La nuova perizia ha sancito che la morte avvenne per soffocamento, escludendo di fatto la pista del suicidio.“Io Gioco pulito” ricostruisce i passi salienti di una storia archiviata, ma non dimenticata. 

Sono le 19.00 del 18 novembre del 1989. Roseto Capo Spulico, Calabria, quasi Basilicata.  Sulla statale ionica 106, una delle strade più pericolose d’Italia, giace un corpo senza vita ai bordi della carreggiata. Non è una novità. Questa volta, però, c’è qualcosa di strano. Misterioso. Velenoso. Irrisolto.

Il corpo è di Donato, Denis, Bergamini. Calciatore talentuoso di un Cosenza ambizioso. Leader  tecnico e carismatico di una squadra che lotta per la promozione in serie A. Denis, talento destinato alla massima serie, con o senza il Cosenza, è esanime. Quel che resta, è a pochi metri da un autoarticolato dell’Iveco.

Bergamini si è suicidato. Si è gettato fra le ruote di un camion guidato da Raffaele Pisano. Che non può evitarlo”.

“Suicidio”. O omicidio?

La testimone è solo una. Si chiama Isabella Internò. É la ex fidanzata di Donato Bergamini. Una storia d’amore tormentata iniziata nel 1988. Lui 26enne, lei poco più che maggiorenne. Sullo sfondo, una gravidanza, l’accettazione del figlio, ma il rifiuto dell’uomo di sposarsi. E un presunto aborto. La storia finisce, divorata da incomprensioni. Una rottura dolorosa. Isabella racconta che Denis, dopo la fine della relazione, perde serenità. E decide di farla finita. Secondo la  sua deposizione, il calciatore, dopo l’ennesimo litigio, scende dalla macchina e si butta sotto un camion. Il mezzo lo avrebbe travolto e trascinato per circa 60 metri.

Ipotesi che non ha mai convinto né familiari, né compagni di squadra, né  amici del calciatore.

Anche perchè, nel primo pomeriggio del 18 novembre, Bergamini è al cinema: come sempre, prima di andare in ritiro. Strano, non viaggia mai da solo. Al termine della proiezione, riceve una telefonata.  Un appuntamento. Prende la sua macchina. E sparisce. É l’ultima volta che i compagni lo vedono vivo. Isabella dirà che voleva partire, lasciare tutto. Era diretto verso Taranto, per poi partire verso la Grecia. Strano. Da Taranto, non si parte per la Grecia. Al massimo, da Bari. E comunque, difficile che Bergamini volesse fuggire senza bagaglio e con pochissimo contante….

Il giallo”  prosegue: entra in scena il professor Francesco Maria Avato.  La sua relazione autoptica consta di 25 pagine. É consegnata un mese e mezzo dopo la morte del ragazzo, il 4 gennaio 1990.  “La causa della morte va riferita all’ emorragia iperacuta connessa alla lacerazione pressoché totale dell’iliaca comune destra”. Sul corpo, “fratture multiple del bacino, in particolare del pube e il reinvenimento dei testicoli estrusi dallo scroto, pene parzialmente solidale con i tessuti legamentosi della radice”. Avato sostiene che Bergamini fu schiacciato da una sola ruota del camion quando era già steso sull’asfalto.

Non certo, insomma, trascinato per 60 metri.

Brividi: tutto lascia pensare, oltre all’ ”arrotamento lento”, alla sceneggiatura di un suicido-omicidio.

Qualcuno sapeva. Forse, due magazzinieri del Cosenza: “scompaiono” il 3 giugno 1990 in un incidente stradale sulla statale 106. Strane coincidenze. E la sensazione di una punizione macabra, quanto simbolica, risalente a una Calabria arcaica. A una questione d’onore. Risolta attraverso l’evirazione e il taglio dei testicoli di chi ha “sbagliato”.  E la messa a tacere di chi sapeva troppo.

L’atto firmato dal dottore Avato non è preso in considerazione dal procuratore capo di Castrovillari, Franco Giacomantonio che non giudica incidente probatorio. “Le ferite sono quelle, ma non sono mai emersi fatti che facessero pensare ad un’azione voluta o ad un atto consapevole”. 

La famiglia Bergamini non si arrende. Vuole chiarezza. É innaturale, per un genitore, seppellire un figlio. Se poi alla morte si aggiunge il mistero, diviene insopportabile. Eugenio Gallerano, l’avvocato che si occupa del caso, non molla.

Passano dodici anni.

Il 29 giugno 2011, il caso è riaperto dalla Procura di Castrovillari. L’ipotesi cambia. Cosi come il reato di accusa. Si ridisegna la scena del suicidio.

Il 22 febbraio del 2012 i Ris di Messina depositano presso la Procura della Repubblica di Castrovillari una nuova perizia.

La tesi è che Bergamini non sia stato investito dal camion. E che il corpo sia stato lasciato lì, già esanime. Emergono ulteriori interrogativi. Inquietanti. Se Bergamini si fosse gettato fra le ruote dell’autoarticolato così come ha sempre sostenuto la fidanzata, perché le scarpe sono pulite? Perché catenine, vestiti e orologio sono intatti?  Eppure, un corpo trascinato da un autoarticolato per 60 metri, avrebbe dovuto subire danni consistenti. Invece è pressoché intatto. E pulito. Per la cronaca: quel 18 novembre pioveva a dirotto. Sul corpo di Bergamini, non una traccia di fango.

Il 15 maggio 2013 Isabella Internò è raggiunta da un avviso di garanzia per omicidio volontario.

Nel dicembre 2014 la magistratura chiede l’archiviazione del caso. Non vi sono indizi sufficienti, né assolute certezze per istruire un processo per omicidio volontario. La tesi del suicidio è sempre più debole. La famiglia Bergamini non molla. Prosegue la ricerca, anche se la strada della verità, è sempre più difficile da percorrere. La nuova perizia dona in parte giustizia ai suoi cari. E la storia di Denis è nuovamente ancora tutta da scrivere.

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Calcio

I benefici del Fair Play Finanziario: il calcio europeo vola

Emanuele Sabatino

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Per la prima volta il calcio europeo è in attivo. Nel 2017 il ricavo del mondo pallonaro ha superato i 20 miliardi di euro secondo i dati forniti dalla UEFA.

Le alte sfere della massima federazione calcistica europea hanno ovviamente attribuito questo dato positivo al Fair play finanziario che proprio ieri ha compiuto 9 anni dalla sua introduzione. La regola del pareggio del bilancio, invece  introdotta nel 2011, in quell’anno il calcio europeo subì una perdita di 1.7 miliardi di euro.

Un aumento dei ricavi totali superiore di 1,6 miliardi di euro rispetto all’anno precedente per un profitto, dopo trasferimenti e costi di gestione, parti a 600 milioni di euro. Il calcio europeo ha 711 clubs contando solo le massime serie divise in 54 nazioni, e 27 di esse, pari proprio al 50 % sono in profitto.

Il Fair Play Finanziario è stato introdotto proprio con il proposito di limitare le spese folli dei club ed evitare che i proprietari ricchi potessero comprare il successo distorcendo il mercato trasferimenti. Su questo punto però la strada è ancora molto lunga.

Grazie a questa regola i club che non rispettano le regole rischiano di essere escluse dalle competizioni UEFA, proprio come era successo in prima battuta al Milan, poi riammesso dopo il cambio di proprietà.

Su questi dati si è pronunciato il presidente Ceferin:Il calcio europeo non è mai stato più sano di così. Le regole da noi imposte funzionano alla perfezione. Il Fariplay finanziario previene i piccoli problemi sul nascere prima che diventino gigantesche catastrofi. La Uefa è in prima linea per valutate ed aiutare i club ad uscire dalle difficoltà e rispettare le regole.”

Regole più strette come ad esempio quella che non tutti conoscono che ogni club che spende più di 100 milioni di euro in una finestra di mercato entra automaticamente sotto stato di osservazione.

La Premier League è ovviamente il torneo con più ricavi pari a 5,34 miliardi di euro, con un incremento pari a 452 milioni rispetto alla stagione precedente. Il loro profitto netto è il più alto con  1.19 miliardi di euro.

Il calcio nostrano, la nostra Serie A, ha avuto un incremento dei ricavi pari al 3,7 percento rispetto alla stagione precedente e per la prima volta dopo sette anni consecutivi in perdita è riuscita ad andare in profitto anche se di pochissimo. I ricavi sono pari a poco più di due miliardi di euro, di cui solo il 10% dai botteghini che dovrebbe farci non solo interrogare sullo stato del calcio italiano, su quello degli stati fatiscenti e di proprietà comunale ma soprattutto sulla strategia dei prezzi in netta contrapposizione con la realtà reddituale e lavorativa attuale.

 

 

 

 

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Calcio

Non solo De Laurentiis: quando il presidente fa collezione di squadre

Matteo Luciani

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Nei giorni scorsi, attraverso un articolo di un quotidiano sportivo croato, è rimbalzata anche da noi la notizia che Aurelio De Laurentiis, il vulcanico presidente del Napoli, dopo il recente acquisto anche del fallimentare Bari, sia interessato a rilevare un altro club, questa volta straniero, l’Hajduk di Spalato, gloriosa squadra croata che naviga in acque burrascose travolto da problemi finanziari. Per adesso non c’è niente di concreto, se non una dichiarazione dello stesso AdL che non chiude la porta. Il numero 1 partenopeo non è il solo in Italia, e all’estero, ad essere proprietario di più squadre. I casi più recente sono sicuramente quelli della Red Bull e del gruppo Suning. Il Toro Rosso oltre al Lipsia (del quale formalmente è solo sponsor) e al Salisburgo, è proprietario anche dei New York Red Bulls mentre il colosso cinese al Jiangsu ha aggiunto l’Inter, pur rimanendo il presidente Thohir, già proprietario del Dc United americano e in cordata della proprietà dei Philadelphia 76ers della Nba. Ma la lista dei multiproprietari nel mondo del calcio è molto lunga.

In Italia, per quanto concerne i casi di multiproprietà di squadre militanti in diversi campionati più vicini temporalmente a noi, si staglia la figura di una famiglia su tutti: i Gaucci, proprietari fino al 2001 di Perugia e Viterbese e poi di Perugia e Catania (fino al 2004).

Personaggio decisamente importante nel calcio di casa nostra tra gli anni Novanta e Duemila, anche Franco Sensi fu proprietario di ben tre club: Roma (che condusse allo storico Scudetto del 2001), Palermo (seppur con presidenza lasciata a Sergio D’Antoni) che portò dalla serie C1 alla serie B e poi cedette a Zamparini, ed, infine, Nizza.

Oggi, il caso più eclatante riguarda certamente Claudio Lotito, patron della Lazio dall’estate del 2004 e della Salernitana (condotta, dopo il fallimento, dalla serie D alla serie B) dall’estate del 2011.

Le storie di questo genere, come dicevamo, sono veramente tante. Eccone alcuni esempi.

Prima del clamoroso crac finanziario avvenuto nel 2003, la Parmalat del presidente del Parma Tanzi aveva anche il controllo del Palmeiras, in Brasile dove militò per un periodo uno dei calciatori simbolo dei gialloblu degli anni d’oro: Faustino Asprilla.

Attualmente, invece, in Europa, c’è la ‘nostra’ famiglia Pozzo, proprietaria di Udinese, Watford e, fino a pochi mesi fa, del Granada (ceduto, poi, ai cinesi di Desport).

Un caso che in Inghilterra ha fatto discutere, invece, è quello del proprietario del Manchester City, lo sceicco di Abu Dhabi Mansour, comproprietario di una franchigia della MLS (New York City FC), di una squadra in Australia (Melbourne Heart) e proprietario del 20% di un club giapponese (Yokohama). La causa scatenante delle polemiche riguardò uno dei calciatori più importanti degli ultimi anni: Frank Lampard. Questi, infatti, dopo essere stato scaricato da quel Chelsea in cui aveva trascorso praticamente l’intera vita calcistica, accettò la proposta di New York; qualche mese dopo, però, tornò in Premier League, proprio al City, in prestito dai NYFC. Per molti, in primis il tecnico dell’Arsenal Wenger, si trattò di una furbata per aggirare le regole del Fair Play finanziario e di una mossa pericolosa, che avrebbe potuto aprire scenari preoccupanti per eventuali altri club satellite in futuro (su questa scia, vedasi il caso, mai chiarito del tutto, Chelsea-Vitesse).

La stessa Red Bull è proprietaria di altre due squadre nel mondo: i New York Red Bulls e Red Bull Brazil; ma le multiproprietà nel calcio toccano il proprio apice in un altro territorio: America settentrionale e centrale.

Negli Stati Uniti, anno 2004, viene fondato il C.D. Chivas dallo stesso proprietario del Chivas de Guadalajara messicano e del Deportivo Saprissa in Costa Rica.

In Messico, TV Azteca ha acquistato l’altra squadra di Guadalajara, l’Atlas, che risulta essere la seconda squadra di sua proprietà dopo il Monarcas de Morelia. Televisa, altro colosso televisivo del medesimo paese, è invece proprietario del Necaxa e dell’America. Alle società già citate, si aggiunge America Movil, proprietario del 30% del Grupo Pachuca, che controlla Leon e Pachuca.

Infine, trattasi di partnership e non di multiproprietà per Atletico Madrid e Fiorentina che ‘controllano’ indirettamente squadre indiane (rispettivamente Kolkata e Pune) o per il Parma con l’NK Gorica sloveno.

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