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Educazione Spartana: come si allenavano gli uomini più forti dell’Antichità

Nicola Raucci

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Educazione Spartana: come si allenavano gli uomini più forti dell’Antichità

La storia di Sparta è da sempre avvolta da una aurea leggendaria. Come affermato da Agesilao II, mitico re spartano, i suoi uomini ne costituivano le invalicabili mura. Guerrieri imbattibili forgiati dal radicale sistema educativo di Stato, la agoghé (ἀγωγή), di cui ci parlano Senofonte e Plutarco. L’allenamento dei ragazzi iniziava al termine del settimo anno, sotto l’autorità di un paidonómos. Uno stile di vita estremo: era proibito l’uso dei calzari per rafforzare i piedi in previsione del posizionamento in battaglia e delle lunghe marce e si riceveva un solo mantello all’anno per temprare  il  corpo  ad  ogni  condizione  climatica  e  marcare  l’uguaglianza  tra  pari.  Il  cibo era razionato. Licurgo, il principale legislatore spartano, riteneva che una dieta limitata favorisse l’altezza più di una ricca di cibo. Inoltre, ci si abituava a combattere efficacemente con un ridotto fabbisogno energetico. La agoghé mirava in particolar modo a sviluppare nei ragazzi disciplina e senso di appartenenza al gruppo; l’educazione scolastica era perciò di tipo utilitaristico. Oltre a ginnastica e giochi che implicavano i principi fondamentali del combattimento, si imparava a leggere e scrivere, la poesia, la musica e la danza. Si ritiene che sia proprio di origine spartana la pirrica, danza di guerra che aveva lo scopo di sincronizzare i movimenti da eseguire in battaglia.

I 12 anni costituivano uno spartiacque importante del periodo di formazione come poi successivamente i 18. Sulla soglia dei 20 anni, quando si diventava a tutti gli effetti arruolabili, si era ancora sotto gli ordini del paidonómos, la cui supervisione cessava solo al compimento del trentesimo anno di età. Fino ad allora gli uomini erano obbligati a sottoporsi a periodici controlli. Da Agatarchide sappiamo che ogni dieci giorni i giovani dovevano effettuare il controllo del peso in presenza degli efori, che ispezionavano le loro vesti e la biancheria anche con cadenza giornaliera.

Terminata la agoghé si era uno Spartiata in possesso dei pieni diritti e che avrebbe prestato servizio fino ai 60 anni. Nessuno scrittore antico riporta esplicitamente il regime di allenamento specifico seguito. Tuttavia, Senofonte ci informa sul fatto che la legge imponesse a tutti gli Spartani di praticare esercizi ginnici anche durante una campagna militare. Ciò suggerirebbe l’idea che i guerrieri si tenessero in continuo allenamento, consapevoli dell’importanza dell’esercizio fisico regolare per salute e morale, fattori indispensabili al successo sul campo di battaglia.

Quando immaginiamo i guerrieri spartani dobbiamo pensare a uomini dal fisico definito di circa 1,55-1,65m di altezza e intorno ai 55kg di peso. I muscoli più sviluppati erano in particolare quelli del collo, delle braccia e delle gambe. Gli allenamenti venivano eseguiti nella maggior parte dei casi a corpo libero focalizzandosi sul pieno controllo del corpo, sulla coordinazione e sulla resistenza. Alla base vi erano corsa, piegamenti, trazioni e addominali. Gli Spartani erano poi sportivi appassionati oltre che guerrieri. Le discipline di squadra erano particolarmente popolari, tra cui il gioco con una piccola palla di dura pelle imbottita con crine di cavallo: l’episkyros. Il gioco consisteva nella sfida tra due squadre composte solitamente da 14 giocatori l’una. Si tracciava una linea sul terreno a metà campo e una linea di porta dietro a ciascuna formazione. Le due compagini dovevano tentare di lanciare la palla con i piedi o le mani al di là degli avversari al fine di farli arretrare dietro la linea di fondo. Le partite potevano essere piuttosto violente; i rivali venivano fatti indietreggiare a forza di pugni. Non va dimenticata poi la passione per la caccia, utile, come affermava Licurgo, per sopportare la fatica del soldato. Attività più educativa che altro, dato che l’apporto proteico nella dieta spartana proveniva innanzitutto da legumi e pesce. In ogni caso, il pane era l’alimento principale in grado di sostenere l’apporto di carboidrati, mentre olio d’oliva e grasso animale garantivano le necessarie riserve. Frutta e verdura erano fonte di fibre e il miele di zuccheri.

Per quanto riguarda la condizione delle donne, allenamento e educazione avevano la stessa importanza vista per gli uomini. La popolazione femminile godeva di una maggiore libertà ed era in genere in migliori condizioni di salute rispetto alla media delle donne greche. Le Spartane, famose per la loro particolare bellezza, avevano il decisivo e importante compito di generare figli sani e robusti. Citando Gorgo, moglie di Leonida, solo le donne di Sparta erano in grado di generare veri uomini. Le ragazze potevano gareggiare pubblicamente accanto ai maschi nelle diverse pratiche sportive, compresa la  lotta. Inoltre, le atlete spartane erano le  sole donne a  cui era consentito partecipare ai Giochi olimpici antichi.

Parlando di Sparta realtà e mito sono talvolta indistinguibili, ma la storia dei suoi guerrieri è di continua ispirazione nella vita come nello sport, dove la sicurezza nei propri mezzi può permettere il raggiungimento di obiettivi ritenuti impossibili. Una sicurezza a tratti irrazionale e folle, tuttavia concreta, riassumibile nelle sprezzanti parole di Leonida alle Termopili nel 480 a.C.:

Ad un uomo, che lo informava di come migliaia di Persiani fossero ormai a ridosso dei pochi opliti a difesa del passo, il re spartano, dinanzi ai suoi trecento Spartiati schierati, rispose “Anche noi siamo addosso a loro”.

 

 

Nato nel 1989. Laurea triennale in Lettere e laurea magistrale in Culture Moderne Comparate all'Università degli Studi di Torino, oltre ad altre esperienze di studio in Polonia, Australia e Olanda. Insegnante di italiano e inglese e ricercatore indipendente, ho lavorato nelle scuole di Italia, Australia (Melbourne e Sydney), Russia (Čita e Kemerovo), Ucraina, Lituania e Giappone. Appassionato di linguistica, sport, metal e dei posti più remoti al mondo, dall'Outback alla Siberia, parlo cinque lingue (italiano, inglese, russo, francese e spagnolo).

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