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E-Sports: non solo match-fixing. Rischio altissimo di gamers dopati

Emanuele Sabatino

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E-Sports: non solo match-fixing. Rischio altissimo di gamers dopati

Avevamo parlato in un articolo precedente del fenomeno del match-fixing negli sport virtuali dove la criminalità asiatica riusciva e purtroppo riesce facilmente a corrompere giovani ragazzi che hanno fatto della loro passione, giocare ai videogiochi, il loro ben remunerato mestiere.
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Arriva il doping
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Gli sport virtuali mirano a diventare la perfetta copia di quelli veri e quindi oltre alle cose positive “apprendono” anche le pratiche che rovinano lo sport: il doping. Ecco quindi che arrivano nel mercato delle sostanze e medicinali, senza prescrizione medica, che questi giovani gamer usano per rimanere sempre vigili anche dopo 16 ore di gioco.
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Stupefacenti in testa
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Quale miglior sostanze degli stupefacenti per rimanere sempre svegli e affrontare meglio i lunghi tornei? Efedrina, Anfetamina e cocaina sono purtroppo il pane quotidiano di questi ragazzi che per guadagnare devono rimanere sempre al top e sempre concentrati. D’altronde il bacino di competitor è incredibilmente alto visto che non ci sono scremature di natura fisica e anche l’anagrafica non ha importanza: puoi essere un professionista a 10 anni come a 80. Anche la longevità dei campioni e professionisti è pressochè eterna e quindi per scavalcare i più forti molti cercano un aiuto supplementare ma fraudolento. Le statistiche ci dicono che il 90% dei gamers prende sostanze, compresi gli integratori legali, durante le sessioni di gioco ma che più del 50% di essi opta per sostanze stupefacenti.
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C’è un regolamento? 
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Per farla breve, No. Ci sono dei controlli campione dal 2015 ma il più delle sostanze vengono tollerate come integatori e vitamine mentre altre, come l’Adderall, brutto a dirlo, dipende se chi le usa è un campione o meno. Nel primo caso se la cava con un “stai attento che crea dipendenza” per non perdere sponsorizzazioni e pubblico presente agli eventi. Nel secondo caso, diciamo un mestierante del gaming, ha più possibilità di essere sospeso perchè così gli organizzatori non perdono soldi e anzi danno la dimostrazione, sbattendolo in prima pagina, che gli e-Sport siano puliti.
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Pugno duro contro le offese
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Se per il doping non c’è ancora un programma efficace, al contrario per le offese ingiuriose e soprattutto razziali il pugno è decisamente di ferro. I players che non si attengono ad una determinata condotta standard vengono puniti dagli organizzatori dei tornei e dagli sponsor stessi. Pagano le offese ingiuriose e razziali con l’esclusione dalla competizione e nei casi più gravi si sale a quella da un determinato gioco fino a quella prima di tutti i tornei organizzati in una nazione e poi in ultimo il ban a vita.
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Creati per essere in tutto simili allo sport classico, gli Esports stanno assimilando sempre più le cattive abitudini del loro fratello reale.

 

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