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Azzardo e piaghe sociali

Doping: 185.000 italiani assumono sostanze proibite

Simone Nastasi

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Lo aveva detto Libera, l’associazione di Don Ciotti. Occhio al doping in Italia. E’ un’altra piaga che esiste e contamina lo sport. D’altronde, i numeri legati al doping, diffusi proprio da Libera e ripresi dal quotidiano La Stampa in un articolo del luglio scorso, sono impressionanti: 100 inchieste giudiziarie ogni anno; 105 milioni di dosi farmaceutiche dopanti sequestrate dal 2000, per una media di 8 milioni di fiale l’anno; 185 mila invece sarebbero i “dopati”. Cioè coloro che per fare sport, e farlo ad un certo livello, farebbero uso di sostanze proibite dalla legge.

Numeri che spaventano e che confermano quanto già contenuto in un rapporto del Ministero della Sanità del 2014 nel quale veniva rilevato che la percentuale dei “positivi” ai test, tra chi pratica sport a livello dilettantistico, era addirittura raddoppiata, passando dal 4,4  all’8,8%. Con un picco massimo tra i praticanti body building (28,6%) e quello minimo dei tiratori con l’arco (9,4%). Nel 2014, l’Italia, secondo una classifica stilata dal sito “Totallyimpics”, ripresa sempre dal quotidiano torinese, era addirittura salita sul podio della classifica dei “dopati”. Piazzandosi in terza posizione, con 74 casi di doping accertati nell’anno.

“Meglio” dell’Italia avrebbero fatto soltanto la Russia e l’India. Italia e Russia che, guarda caso, sono anche due tra i Paesi coinvolti nell’ultimo grande scandalo legato al doping. Quello sorto in seguito, all’inchiesta della WADA (l’associazione mondiale antidoping) sull’atletica leggera, nata a sua volta da una denuncia fatta dall’emittente televisiva tedesca ARD sull’atletica russa. La WADA, nel suo rapporto dell’8 novembre scorso, aveva chiesto ed ottenuto la squalifica della Russia alle prossime Olimpiadi, dopo aver accertato che alcuni atleti russi avevano fatto uso di doping alle Olimpiadi di Londra del 2012.

Dopo la Russia, la scorsa settimana è toccato al Kenya. Adesso, purtroppo, tocca anche all’Italia. Tra gli atleti anche nomi importanti come Andrew Howe, Fabrizio Donato, Daniele Meucci e Daniele Greco. La Procura antidoping avrebbe infatti chiesto il deferimento con squalifica a 2 anni per 26 atleti italiani i quali avrebbero evaso i controlli, violando gli articoli 2 e 3 del codice Antidoping.

Come riporta, tra gli altri, anche il Corriere della Sera, l’inchiesta della Procura sarebbe nata in seguito ad alcune email inviate da un ex dirigente del reparto antidoping verso quegli atleti che erano stati “attenzionati”. La Procura, infatti, attraverso queste comunicazioni via email, richiedeva la costante reperibilità di questi atleti alle eventuali chiamate degli ispettori. Richiesta conforme alle norme del codice che prescrivono per ogni atleta, di alto livello, di comunicare ogni spostamento per essere in qualsiasi momento rintracciato dagli ispettori. Reperibilità che evidentemente non c’è mai stata.

Nonostante questo, la Procura avrebbe deciso (e non senza possibili strascichi polemici) di non sanzionare la mancata reperibilità, come invece disposto dall’articolo 2.3, per richiedere, invece, il deferimento nei casi più eclatanti di oltre le 4 mancate notifiche accertate.

Adesso la parola spetta al Tribunale nazionale Antidoping che però fino ad oggi ha quasi sempre accolto (nel 98% dei casi) le richieste della Procura. Insomma, si preannuncia la caduta di un’altra gigantesca tegola sulla testa dello sport italiano. Almeno 26 atleti (nella speranza che non ci siano altri) che, a causa del doping, rischiano fortemente di  essere squalificati. Tutto questo a 7 mesi dalle prossime Olimpiadi. Già, altri 26 che vanno a sommarsi ai 175 mila stimati da Libera. La domanda sorge spontanea: quanti altri ancora?

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Azzardo e piaghe sociali

Il grande inganno dei Bonus di Benvenuto: quando il “regalo” è utile solo ai Bookmaker

Emanuele Sabatino

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Sono messi in grandissima mostra, scritti grandi e con colori sgargianti, sono i bonus dei bookmakers attui ad invogliarci a iscriverci e puntare sulle loro piattaforme. In piccolo invece, molto in piccolo, talmente in piccolo che ci vuole o un monitor 60 pollici o una lente d’ingrandimento, troviamo scritto in un color grigio tristezza i “termini e condizioni” di questi bonus ed è proprio qui che scopriamo le cose più interessanti.

IL BONUS E LA FORMULA DO UT DES

Iniziamo con l’importo del bonus “fino a 100€ per te”. 100 euro di bonus ma per sbloccarlo ci vogliono altrettanti soldi. Ma questo è solo la punta dell’iceberg. Perché alcuni bookmakers sbloccano il bonus solo dopo aver giocato interamente il versamento iniziale. Quindi verso 100 e devo giocare 100 per avere i 100 di bonus. Non solo perché i problemi veri, la trappola, arriva dopo, una volta che il bonus è stato effettivamente accreditato.

LA TRAPPOLA DEL PRELIEVO CONDIZIONATO

Per prelevare bisogna giocare l’importo versato più quello bonus per un numero di volte prestabilito. Di solito più il bonus è alto e più il numero di volte in cui bisogna scommettere il tutto sale. Si va dalle 3 volte, passando alle 6, fino addirittura alle 8 volte. A questo punto il lettore/scommettitore potrebbe pensare: “Ok, nessun problema, mi gioco tutto su una partita live a 1.01 così sono sicuro che la prendo e dopo il numero di volte stabilito dal bookmaker posso prelevare”. Seeee, ti piacerebbe. I bookmakers sono aziende internazionali e non hanno mica “l’anello al naso e la sveglia al collo”. Se vuoi prelevare devi puntare in singola su una partita con quota minima di 1.5, alcuni bookmakers alzano l’asticella a quota 2. In multipla, invece, almeno una partita deve avere una quota pari o superiore a 1.5. Il vantaggio matematico in singola di un bookmaker italiano si aggira dal 5 al 10%, percentuale che lievita vertiginosamente nel momento che aumentiamo il numero di eventi. Facile quindi capire che giocare versamento + bonus per un numero considerevole di volte a quota minimo 1.5 sia il modo migliore, dal punto di vista matematico, di regalare i soldi alle agenzie di scommesse. Al mondo nessuno regala niente, specialmente i soldi, figuriamoci un’azienda internazionale. Il bonus di benvenuto è quindi una pubblicità, ai limiti dell’inganno e della truffa, atta ad intrappolarci il patrimonio, facendoci credere che quei soldi siano effettivamente nostri, per farcelo perdere piano piano.

LO SCIACALLAGGIO SUI BISOGNI PRIMARI DELLE PERSONE:

E’ come se fosse tutto un grande effetto domino: la crisi, la disoccupazione e la povertà portano alla disperazione, quando si è disperati non ci resta che sperare, e noi speriamo che la bolletta di due euro si tramuti in una vincita di 1000. Il problema è questo non avviene quasi mai e così i bookmakers si arricchiscono sempre di più investendo in altri tipi di giochi “invitanti” ma soprattutto in tanta tanta pubblicità che ormai è ovunque e a tutte le ore, formando un circolo vizioso indistruttibile. D’altronde una volta un saggio disse: “Il bookmaker è un borseggiatore che ti lascia fare tutto da solo”.

 

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Altri Sport

NeuroDoping: se l’Elettroshock è la nuova frontiera delle prestazioni sportive

Matteo di Medio

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Dimenticatevi flebo, siringhe e pasticche. L’ultima trovata per migliorare le prestazioni sportive di un’atleta riguarda direttamente il motore dei nostri movimenti: il cervello. Stimolazione cerebrale o Neurodoping per l’appunto. Una metodologia molto semplice che prende spunto dalla fortunatamente abbandonata pratica dell’elettroshock nei lontani anni ’50. In sintesi, la prassi è molto simile anche se il voltaggio è 500/1000 volte più basso: si posizionano due elettrodi ai lati della scatola cranica e si scarica corrente elettrica con l’intento di cambiare i livelli di eccitabilità dei neuroni da essa colpiti.

A portare all’attenzione questa nuova pratica è stata la partnership siglata lo scorso anno tra la squadra di ciclismo Bahrain Merida, per la quale corre il nostro Vincenzo Nibali, con il gruppo Cidimu dell’Istituto delle Riabilitazioni Riba di Torino. Ugo Riba è il Professore che presiede il gruppo ed è convinto che attraverso questa metodologia sia possibile intervenire sulla fatica ma anche sulla rapidità di esecuzione sportiva e recupero da affaticamento post gara.

La tecnica, nota come stimolazione transcranica a corrente continua (tDcs) era stata pensata per il recupero di alcune lesioni al cervello o al midollo spinale. Oggi, trova applicazione per stimolare quei centri neuronali che, già degli anni ’90, si era pensato fossero i responsabili dell’affaticamento e del movimento muscolare. A sperimentare la tDcs è stata la squadra di sci e snowboard statunitense (Ussa) per quanto riguarda il salto con gli sci e le prestazioni dopo 4 applicazioni per due settimane hanno mostrato un aumento della forza e della coordinazione.  Soprattutto per quel che concerne la fatica, e il ciclismo può essere considerato lo sport che più ne sente l’impatto, la stimolazione andrebbe ad intervenire sulla corteccia motoria che è responsabile di inviare segnali di affaticamento. Aumentando l’eccitabilità di quest’ultima, si ottiene una minore percezione cerebrale di sforzo, consentendo al corpo di ottenere performance atletiche più durature. E come ha detto Samuele Marcora, scienziato dell’Università del Kent al FattoQuotidiano.itoltre al reale impatto della pratica si aggiunge anche l’effetto placebo con risultati ancora più incoraggianti.

La stimolazione transcranica può trovare terreno fertile in molti settori anche non sportivi come i videogiochi dal momento che aumenta la concentrazione e la velocità di reazione. Non a caso l’azienda Halo vende già delle cuffie da collegare allo smartphone per un utilizzo fai-da-te. Le evidenze per adesso analizzate, però, non hanno portato a reali conclusioni definitive e, come dice sempre Marcora, non sempre gli esperimenti hanno dato risultati confortanti e ha anche messo in guardia circa i rischi di un utilizzo continuativo della stimolazione, non essendoci ancora studi conclusivi sugli effetti a lungo termine. E se proprio dovesse essere utilizzato, consiglierebbe un uso solo pre-gara e non in fase di allenamento.

Altro discorso sul quale si dovrà ragionare se tale pratica dovesse prendere definitivamente piede, è relativo al concetto di Doping. Ad oggi la stimolazione transcranica è assolutamente legale ma non è escluso che, agendo sulle performance dell’atleta, possa essere considerato alla stregua dei farmaci proibiti in quanto strumento di alterazione del corretto svolgimento di una gara. Ma al riguardo sembrerebbe difficile riuscire a dimostrare un suo utilizzo prima di una evento sportivo. Senza contare che già vengono assunte alcune sostanze, come la caffeina che in certi dosaggi è permessa, che di fatto influiscono a livello cerebrale.

Ma su questo sarà la Wada a dire l’ultima parola. Nel frattempo teniamoci forte, che il futuro è oggi. E non sembra un granché.

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Altri Sport

Doping e Scommesse, la dura vita “da cani”

Emanuele Sabatino

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Un allenatore è stato accusato di aver drogato il proprio cane con un cocktail di droghe tra cui la metanfetamina a cristalli per farlo correre più veloce. E’ stato arrestato.

Un uomo del Queensland (Australia), Anthony Hess di 44 anni, è stato indagato con 70 accuse di frode e possesso illegale di stupefacenti dove aver volontariamente dopato il suo cane per vincere le corse e approfittare delle quote molto alte.

I detective hanno dichiarato che il suo levriero Bonknocka Lass, è stato dopato principalmente con la metanfetamina in tre diverse gare. La prima, la più clamorosa datata il 2 agosto scorso, vide il levriero vincere la gare agevolmente nonostante la sua quota di partenza fosse addirittura di 44.70.

Secondo le analisi di laboratorio, il cocktail era principalmente a base di metanfetamina mischiato con pseudoefedrina e altri eccitanti. Ross Barnett, commissario dell’integrità per la corsa dei levrieri si è detto ovviamente shockato e ha sospeso immediatamente la licenza all’allenatore. Sospensione che con alta probabilità verrà resa definitiva.

Per ottenere la licenza di allenatore di levrieri bisogna mostrare ad una commissione apposita di essere in forma, avere una buona educazione e soprattutto avere il rispetto delle regole.  Al di là del singolo caso, il problema è sicuramente generale. Doping misto al maltrattamento sugli animali per fare più soldi con le corse. Tutto il marcio dello sport e della competizione in una sola frase. Chissà in altre parti del mondo, dove i controlli sono ancor più blandi e dove fanno scommettere gli “animali” sui combattimenti tra animali fino alla morte, quali sostanze diano ad essi per prendersi un vantaggio. E l’anfetamina, purtroppo, potrebbe essere solo la punta dell’iceberg.

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