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Storie dell'altro mondo

Daniel Evans, il ritorno del Bad Boys della racchetta

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Il calendario tennistico mondiale sta offrendo tornei e partite davvero spettacolari. Ma mentre gli occhi del mondo del tennis erano rivolti ai grandi palcoscenici, da tutt’altra parte è tornato a giocare un tennista che, nel bene e nel male, da anni fa parlare di sé. Al Challenger di Glasgow è ritornato nientemeno che Daniel Evans, un giocatore che in Italia in pochi ricordano, ma che in Gran Bretagna continua a far parlare di sé.

Se occorre trovare un modo per etichettarlo, Daniel non può che rientrare nella schiera dei bad boys. Di motivi ce ne sono tanti, ma basta citare l’ultimo, il più eclatante: uso di cocaina. Questa la ragione per cui il maggio dello scorso anno Evans è stato squalificato per un anno. Un vero peccato per un tennista che, nel 2016 e nei primi mesi del 2017, aveva messo in mostra un tennis spumeggiante. Una delusione immensa per la sua famiglia, il suo staff e i suoi tifosi.

 Va detto che “Evo” era il profilo del “tennista perfetto” per incappare in una storia simile. Fin da quando giocava a livelli juniores si era distinto come un giocatore tanto talentuoso quanto sregolato. Più volte, prima di match importanti, era stato pizzicato a far serate in pub e locali invece di riposare. Più volte sui campi aveva assunto atteggiamenti indecorosi , al punto che ad esempio nel 2006, a sedici anni,venne espulso dal torneo di Wimbledon per “comportamenti stupidi”. Ma anche personaggi come Borg o Federer da giovani erano stati scapestrati, per poi maturare nei primi anni da professionisti. Perché preoccuparsi più di tanto?

 Perché per Daniel questa maturazione tardava ad arrivare. Gli anni passavano, eppure la sregolatezza restava. E se in campo riusciva a mantenere un certo contegno, fuori non era in grado di contenersi: nottate intere passate nei pub, litri di birra, allenamenti ripetutamente saltati a causa di sbornie. Una vita che non passava inosservata, ma attirava gli occhi dei media. E in breve si ritrovò addosso l’ennesima etichetta: “biggest waste of talent”.

 Ma nel 2016 si accende qualcosa nella sua testa. Quella classe cristallina si rifiuta di non esplodere, tant’è che pian piano Dan scala il ranking ATP. L’incostanza resta un suo tratto distintivo, perché alle buone prestazioni spesso si susseguono match di basso livello tecnico. Ma le buone prestazioni fanno sempre più scalpore: nel 2016 a Wimbledon batte Dolgopolov (allora 30 al mondo), mentre a Flushing Meadows fa fuori la futura stella Alexander Zverev. Nell’edizione 2017 degli Australian Open arriva poi il capolavoro: dopo aver raggiunto la finale a Sydney la settimana prima, a Melbourne estromette nientemeno che Marin Cilic, issandosi fino agli ottavi di finale.

 Sembra arrivata la definitiva consacrazione. Finalmente Daniel ha zittito i giornali che l hanno sempre criticato, dando sfogo a tutto il suo talento. Un enorme motivo d’orgoglio per la sua famiglia: il papà idraulico, la mamma infermiera, le sorelle maggiori e la ragazza,tutti sono fieri di lui. La Gran Bretagna lo acclama.

Poi, nel maggio scorso, la doccia gelata. Quella conferenza stampa organizzata in fretta e furia, le accuse di abuso di cocaina, l’ammissione di colpevolezza. Giorni e giorni nell’occhio del ciclone, giornali che lo accusavano di tutto, la sua immagine ormai compromessa. Un senso di vergogna sempre più crescente.

 Per rimediare a tutto questo “Evo” decide di mantenere un profilo basso. Pochissime dichiarazioni, anonimato, solitudine nella sua casa. Dai circoli è bandito, quindi si dedica di tanto in tanto al golf, pur sentendo una forte mancanza per il suo sport. Nelle poche interviste rilasciate traspare una forte vergogna, unita ad autoconsapevolezza. Non si nasconde dietro giustificazioni, non trova scuse, ma si assume tutte le colpe (a differenza di quanto fatto da tanti tennisti in passato, come ad esempio Gasquet, che si inventò di aver baciato una cocainomane per giustificarne la sua positività). Non che questo lo esima da colpe, ma Daniel si rende realmente conto del danno causato, tanto a sé e alla sua famiglia quanto ai suoi tanti tifosi.

La scorsa settimana è finalmente tornato. Dopo aver ripreso ad allenarsi ed essere stato sottoposto a ben quattro controlli antidoping, gli organizzatori di Glasgow hanno deciso di concedergli una chance, facendolo partire della qualificazioni. Lui ha risposto più che bene, vincendo i due turni di qualificazioni e qualificandosi nel main draw, per poi perdere al primo turno contro Lucas Miedler.

 Di certo le condizioni fisiche non erano al meglio. Del resto non tutti tornano in campo come Roger nel gennaio 2017. Però Daniel ha dimostrato di credere ancora in se stesso. Il suo obiettivo ora è tornare in top 100, riacciuffando quella credibilità che lo scorso anno aveva perso rovinosamente. Ci riuscirà? Difficile da dirsi. Non sarà mai un esempio per le nuove generazioni, ma un tipo come lui, tanto talentuoso quanto schietto e istrionico, fa sempre bene nel mondo del tennis. Per questo, anche noi facciamo il tifo per lui.

 

Nato nella città eterna nei primi anni ’90, dopo essermi diplomato in studi classici mi sono iscritto a Matematica presso l’Università di Roma Tor Vergata, lasciandomi trasportare da un profondo interesse per la rigida astrattezza del mondo matematico. Da sempre appassionato di sport come il tennis e il basket a stelle e strisce, amante della scrittura di stampo giornalistico, sono riuscito a combinare queste due passioni in un’unica soluzione: scrivere di sport e di tutto ciò che regna dietro le quinte del mondo sportivo.

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