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Calcio

Dall’inferno al paradiso in due anni: il Palmeiras sul tetto del Brasile nell’ultima partita della Chapecoense

Matteo Luciani

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Nessuno, domenica scorsa, avrebbe potuto immaginare che molti calciatori della Chapecoense stessero vivendo la loro ultima partita sul campo del Palmeiras, il quale dopo 22 lunghissimi anni è tornato a gustare il sapore della vittoria in patria.

Un clima di festa, all’interno del rettangolo di gioco e sugli spalti dell’Allianz Parque, che certo oggi stride con quanto stiamo raccontando da giorni con un groppo in gola che non ne vuol sapere di scendere.

Tuttavia, grazie a Dudu, il club bianco-verde è riuscito in un’impresa veramente straordinaria e che merita di essere narrata, soprattutto se si pensa alla situazione del Palmeiras appena qualche anno fa.

Facciamo un piccolo passo indietro, innanzitutto, per ricordare brevemente quanto fatto dalla società di San Paolo nel corso della sua ultracentennale storia; una storia che lega a doppio filo il Palmeiras all’Italia per svariate ragioni.

La Sociedade Esportiva Palmeiras, infatti, viene fondata il 26 agosto 1914 da un gruppo di immigrati italiani dopo la tournée brasiliana del Torino e della Pro Vercelli. Negli anni successivi, il Palmeiras diventa una vera e propria polisportiva, aprendo al basket, all’hockey su pista, alla pallavolo e al calcio a 5.

Il “Verdão”, questo il soprannome della squadra, lentamente cresce e tra gli anni Sessanta e Settanta fa incetta di titoli, potendo, a tutt’oggi, vantarsi di aver conquistato almeno una volta tutte le competizioni nazionali che ha disputato; per questo motivo, il Palmeiras ha ricevuto il titolo di Campione del Secolo del calcio brasiliano prima dalla Federação Paulista de Futebol nel 1999, poi dal giornale O Estado de São Paulo, infine dalla Rivista Placar e dal giornale Folha de São Paulo.

Arrivano gli anni Ottanta, però, e per il Palmeiras tale decennio fa rima con fallimenti (eccezion fatta per un paio di ‘sussulti’ che comunque non conducono a vittorie di titoli in patria).

Negli anni Novanta, il club torna competitivo ai massimi livelli grazie ad un nuovo ‘incontro’ con l’Italia; la Parmalat di Tanzi, infatti, sigla un importante accordo di sponsorizzazione con il “Verdão”. E’ l’inizio della rinascita.

Nel 1993, il Palmeiras vince il campionato paulista, il Torneo Rio-San Paolo e il campionato brasiliano. L’anno successivo, poi, altre vittorie: di nuovo conquistati sia il campionato statale che quello brasiliano (l’ultimo prima dell’impresa compiuta quest’anno).

Nel 1996, inoltre, arriva la vittoria del campionato paulista mentre nel 1998 il Palmeiras si aggiudica la Coppa Mercosur e la Coppa del Brasile.

Ad ogni modo, è il 1999 l’anno d’oro nella storia della gloriosa società bianco-verde. Grazie ad un roster pazzesco (Edmundo, Evair, Zinho, Rivaldo, Alex, Marcos e César Sampaio, solo per citare alcuni nomi), il Palmeiras vince la Coppa Libertadores.

Nello stesso anno, poi, il “Verdão” il disputa la finale di Coppa Intercontinentale contro il Manchester United di Sir Alex Ferguson: nonostante una prestazione di livello, fatta di cuore ma anche di un buon gioco, gli inglesi si impongono 1-0 grazie ad un gol di Roy Keane. Finisce più o meno qui la nuova epoca d’oro del Palmeiras.

Si conclude l’accordo con la Parmalat ed il Palmeiras si ritrova a dover fronteggiare diversi problemi.

Nel 2002, il club subisce addirittura una clamorosa retrocessione nella serie inferiore. E’ un disastro.

Nel 2008, grazie ad un accordo di sponsorizzazione (stavolta con la Traffic), il club torna ad investire sul mercato vince il suo ventiduesimo campionato paulista. Il 2008, però, è un anno chiave anche per un altro motivo: vengono, infatti, avviati i lavori per la costruzione del nuovo stadio.

Si giunge, così, al 2012: praticamente ‘ieri’ dal punto di vista calcistico. Il Palmeiras, guidato da Luiz Felipe Scolari, vince la Coppa del Brasile battendo in finale il Coritiba. Sembra il momento giusto per spiccare di nuovo il volo ed invece tre mesi dopo l’allenatore lascia la guida del club aprendo una crisi di risultati che a fine stagione causano una nuova retrocessione in seconda divisione.

Nel 2013, il Palmeiras torna prontamente nella massima serie del campionato brasiliano, centrando l’obiettivo di partecipare alla Serie A nella stagione del centenario del club.

Il resto è storia di ‘oggi’. Nel 2015, il Palmeiras vince la sua terza Coppa del Brasile, mentre soltanto pochi giorni fa conquista un titolo incredibile. Un successo che solo ad immaginarlo appena un paio di anni fa avrebbe suscitato l’ilarità di molti.

Oggi, invece, è la realtà. Un po’ più triste, visti i fatti accaduti in casa Chapecoense, ma pur sempre realtà.

Nato a Roma sul finire degli anni Ottanta, dopo aver conseguito il diploma classico tra gloria (poca) e insuccessi (molti di più), mi sono iscritto alla facoltà di Lingue presso l'Università di Roma Tor Vergata per seguire una delle mie passioni: lo studio dell'inglese e di tutto ciò che riguardi il mondo anglosassone. Conclusi brillantemente (stavolta si) gli studi universitari, ho deciso di gettarmi a capofitto nell'altro grande amore della mia vita professionale: il giornalismo sportivo. A marzo del 2016, ho coronato il sogno di scrivere un libro tutto mio ed è uscito "Meteore Romaniste - Uomini che (non) hanno scritto la storia della A.S. Roma". Appassionato, sin dall'età più tenera, di sport, in particolare di calcio (più estero che nazionale), adoro raccontare le storie di 'pallone', quelle, per intenderci, che attengono strettamente al rettangolo verde e ai suoi protagonisti, sempre più sacrificati in nome di bilanci e plusvalenze. Il processo che porta il 'tifoso' a diventare 'cliente', o peggio ancora 'commercialista', probabilmente non riuscirò mai a digerirlo.

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