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Conosci te stesso e diventerai un Campione: l’importanza del Mental Coaching nel Calcio

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Conosci te stesso e diventerai un Campione: l’importanza del Mental Coaching nel Calcio

Quanto è importante il fattore mentale nel calcio? Fondamentale. In uno Sport con un calendario sempre più intenso, il solo esercizio fisico non può bastare. E’ noto, infatti, che le migliori performance sportive siano il risultato di una serie di variabili che vanno tenute in grande considerazione e gestite in modo da massimizzare le potenzialità e l’allenamento del singolo atleta e quindi della squadra. Tra queste variabili, appunto, un ruolo centrale è assunto dalla componente psichica dello sportivo. Per questo ha assunto sempre più importanza il ruolo del Mental Coach, un esperto in grado di esaminare le particolarità mentali e psicofisiche dell’atleta e suggerire in modo tempestivo le attività da compiere, i correttivi e tutto ciò che è necessario affinché si possa sprigionare il massimo ottenibile da ciascuno. Per capire meglio come lavora un Mental Coach, abbiamo intervistato gli esperti di Nest Football, una delle prime agenzie di mental coaching in Italia che ha creduto fortemente nell’importanza dell’aspetto psicologico per raggiungere risultati sportivi ragguardevoli, focalizzata sulla cura e sul benessere dall’atleta. Pur se specializzata nel supporto psicologico, si occupa anche della preparazione atletica, pianificando programmi alimentari mirati a incrementare il rendimento dello sportivo.

Perchè un giocatore dovrebbe scegliere voi?

NEW ELITE SOCCER TALENT (NEST) è la prima società italiana che gestisce e sviluppa il talento calcistico attraverso un concetto avanzato di lavoro individualizzato . Grazie al nostro metodo , che nasce dall’attività di Mental Coaching e da tutto ciò che riguarda la sfera psicologica e comportamentale del calciatore, lavoriamo per soddisfare i BISOGNI dell’atleta e condurlo verso il miglioramento. La sua AMBIZIONE è la nostra AMBIZIONE.

Com’è la relazione con i preparatori atletici delle squadre e se ci sono difficoltà di dialogo?

Il dialogo fra preparatore atletico personale e della squadra di appartenenza dell’atleta è fondamentale per creare una sinergia di risultato aiutando l’atleta stesso e di conseguenza la squadra a raggiungere gli obiettivi.

Quale dieta suggerite per l’atleta? Ci sono maggiori difficoltà nell’entrare nella routine di calciatori di culture distanti dalla nostra?

È scorretto parlare solamente di dieta, in quanto sarebbe riduttivo. Infatti, il percorso che viene offerto è un percorso educativo finalizzato all’ottimizzazione della salute, della prestazione e della composizione corporea dell’atleta. All’interno del percorso nutrizionale l’obiettivo primario è educare l’atleta dal punto di vista alimentare al fine di fare capire l’impatto che un’adeguata idratazione, nutrizione e integrazione può avere sul miglioramento della performance e sulla prevenzione degli infortuni. Il continuo colloquio con l’atleta, le caratteristiche antropometriche e di composizione corporea, i dati di GPS e i risultati dei test prestativi sono alcune delle informazioni utilizzate per la programmazione nutrizionale. Ovviamente ogni atleta ha la propria cultura, il proprio stile di vita e i propri gusti alimentari. Per questo il colloquio interpersonale diventa ancor più importante per rendere il percorso più vicino a quelle che sono le abitudini per l’atleta, migliorando pertanto l’aderenza alla dieta e consentendo il raggiungimento degli obiettivi prefissati.

Ormai il calcio vive su ritmi forsennati, dal punto di vista dell’allenamento prendete spunto da altri sport tipo il basket NBA? Con l’uso maggioritario di High Intensity Interval Training, funzionale e palestra?

È nostra convinzione che oggi il preparatore atletico non possa limitarsi a preparare o pensare di preparare un calciatore dal punto di vista fisico senza tenere conto quale sia il suo profilo caratteriale e senza tenere conto di quali siano i compiti tecnici, tattici e cognitivi che deve affrontare in campo. Ancora oggi, in molte realtà professionistiche, si vede l’allenamento come una somma di scatole a comparti stagni in cui, ad esempio, il preparatore ha uno spazio in cui lavora una determinata capacità condizionale o coordinativa o preventiva indipendentemente da quello che è il reale contesto di gara e spesso senza sapere o tenere in considerazione di quelli che sono i reali obiettivi dell’allenatore. Oggi il ruolo di preparatore atletico è come quello di un professionista in grado di rendere il calciatore un atleta e quindi di renderlo competente su ogni aspetto legato alla prestazione. Deve aiutare ogni calciatore ad avere una composizione corporea idonea sia per quanto riguarda la percentuale di grasso corporeo che di muscolo. Deve far si che ogni atleta abbia una buona mobilità e flessibilità. Che conosca sia gli esercizi base per edificare la propria struttura muscolare e quelli funzionali per poter erogare la propria forza in maniera specifica a ciò che il contesto di gioco gli richiede. Il preparatore atletico deve allenare i calciatori ad essere resilienti sia dal punto di vista metabolico che cognitivo abituandoli a risolvere problemi tecnici e tattici in condizioni di fatica  organica, muscolare e cognitiva. Questo non si ottiene semplicemente con le ripetute o il lavoro a secco ma con l’integrazione dei vari aspetti performanti a seconda dell’esigenza.

Stiamo assistendo sempre di più all’ascesa della figura del mental coach. Perchè questi ragazzi hanno bisogno di un supporto psicologico per fare un lavoro privilegiato legato alla propria passione?

Pensiamo che molto sta nella competizione e nella volontà di eccellere: oggi per vincere non basta più quello si faceva una volta, le squadre sono sempre alla ricerca delle migliori strategie, delle migliori tecnologie o dei migliori allenamenti fisici. La cura del dettaglio è diventato maniacale proprio perché tutti si stanno muovendo in questa direzione. Ugualmente il calciatore sa che oggi non è più sufficiente allenarsi o prepararsi alla gara in maniera standard perché il gioco è in evoluzione e quello che viene richiesto al calciatore è uno sforzo fisico, mentale, tecnico, tattico elevato. Per questo lavorare con un Mental coach e avere un team personale permette all’atleta di sviluppare e incrementare prima degli altri le proprie abilità. In alternativa, altri atleti invece utilizzano il Mental coach  come supporto. Nelle ultime generazioni l’educazione che i genitori hanno impartito ai propri figli è cambiata radicalmente rispetto a generazioni passate. Questo ha influito tanto sulla capacità delle persone di fronteggiare le avversità. Pertanto anche nello sport oggi l’atleta frena sulle prime difficoltà poiché non trova nella sua formazione personale le strategie corrette per superare le problematiche. 

Quale giocatore del passato avrebbe avuto una carriera diversa se avesse avuto una dieta diversa e un allenamento personalizzato, e quale invece avrebbe fatto lo stesso con un aiuto di un mental coach?

È difficile dare una risposta non conoscendo a fondo il contesto del calciatore;ogni atleta ha le proprie dinamiche personali e il calcio è fatto di troppe variabili. Io non parlerei quindi di carriera diversa, ma di ridurre le percentuali del caso o di fallimento nel corso della carriera. In questa ottica chiunque avrebbe potuto fare qualcosa in più.

Quali progetti avete nell’imminente futuro?

A fine giugno partirà a Rimini un evento che permetterà ai nostri calciatori di prepararsi al meglio per la prossima stagione. Sappiamo quanto conta il primo approccio alla nuova annata calcistica per questo abbiamo creato un periodo di preparazione totalmente dedicata al singolo.

Quale è il messaggio che volete veicolare con questo evento e quali attività verranno svolte?

Attraverso questo evento vogliamo suggerire al calciatore nuovi strumenti di lavoro e nuovi punti di vista. L’atleta non lavorerà solo dal punto di vista fisico ma potrà scendere in campo per svolgere allenamenti sia di squadra che individuali, proverà altre discipline e ci sarà anche la possibilità di lavorare sulle proprie abilità mentali. Tutto questo per guidare il calciatore verso una conoscenza più profonda di se stesso e di conseguenza verso il miglioramento.

 

Nato a Roma nel 1990, anno dei Mondiali Italiani, nella culla dovetti subire le urla dei miei genitori per le reti di Schillaci in quelle famose "notti magiche". Giornalista iscritto all'albo, laureando in legge, opinionista televisivo, ho anche un trascorso da cestista. Appassionato di sport a 360º, da sempre la mia più grande passione è la scrittura, ragione per cui ho intrapreso questo mestiere così affascinante. Sono "ossessionato" dalla ricerca della verità, lo studio dei dettagli, l'inchiesta.

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