Connettiti con noi

Snooker

Con Maurizio Cavalli alle radici dello Snooker in Italia: dal Mondiale Pro alla Federazione Italiana Snooker (seconda parte)

Avatar

Published

on

Advertisements
Advertisements

Continua la nostra intervista a Maurizio Cavalli, massimo esperto di Snooker e voce storica di Eurosport. Con lui stiamo ripercorrendo le tappe che hanno portato questo Sport ad essere tra i più seguiti in Italia

COME E’ NATA IN ITALIA L’ IDEA DEL BILIARDO-SPETTACOLO?

Credo sia nata per soddisfare le esigenze di un pubblico pagante, a partire dai TORNEI DEGLI ASSI organizzati a fine anni ’70 al vecchio Club Quirinetta. Un filone ripreso e ampliato al Biliardo Palace, sempre a Padova, agli inizi degli anni ’80. Da presidente di quel circolo ho cercato di mantenere vivo l’ interesse dei frequentatori, organizzando a getto continuo sfide di cartello tra i migliori giocatori in circolazione. Il top lo abbiamo raggiunto nell’ estate del 1983 con le mitiche sfide tra i due divi dell’ epoca: l’ italiano Carlo Cifalà e il due volte campione del mondo, argentino, Nestor Gomez (1941-2018), di cui purtroppo abbiamo lamentato la perdita recentemente. Quelle sfide hanno generato enorme interesse tra gli appassionati del panno verde e ci hanno indotto a pensare che anche per i 5 birilli, come già era successo per lo snooker nel Regno Unito, potesse esserci un radioso futuro di biliardo professionistico in tv.

NEL REGNO UNITO C’ERA LA MATCHROOM DI BARRY HEARN A FARE SCUOLA. VOI A CHI VI SIETE ISPIRATI?

Ovviamente anche noi abbiamo tratto ispirazione dalla Matchroom, creando una società dal nome criptico, «MARFIL / ARMA DI RE», di cui facevano parte, con il sottoscritto, Gomez, Cifalà e il comune amico Renzo Grego, brillante uomo d’ affari con il pallino del biliardo e la passione per il panno verde in generale. A proposito, Barry Hearn l’ ho incontrato personalmente in Inghilterra nella fase organizzativa di una grossa manifestazione multidisciplinare (Pool, Snooker, Carambola a 3 sponde e 5 birilli da giocarsi sotto lo stesso tetto) programmata  per l’ estate del 1984, al Casinò di Venezia. Purtroppo, rispetto agli inglesi eravamo indietro di una quindicina d’anni a livello televisivo e, fatalmente, si è trattato di un gap troppo difficile da colmare. Non è servito spostare mari e monti nel nostro paese come in Sud America, Inghilterra e, in particolare, negli Stati Uniti dove avevamo trovato  un  partner di prestigio come la Big Fight di New York.

Una società con il controllo del pool televisivo negli USA, e allo stesso tempo impegnata con successo  nel mondo  del pugilato, avendo tra l’ altro nella sua scuderia anche un certo Mike Tyson. Alla fine, però, il vero problema per noi stava in Italia… Purtroppo non siamo riusciti a chiudere il cerchio con la Rai e con Canale 5 sostanzialmente per la mancanza di uno sponsor di alto livello che potesse aprire quelle porte che eravamo riusciti solo a dischiudere con tanta fatica. Un vero peccato perchè la MARFIL chiuse i battenti alla fine del 1984 e solo pochi mesi dopo la Federazione Italiana, ben allertata dalla piega presa dagli eventi, riuscì a chiudere un contratto pluriennale di sponsorizzazione con le distillerie Fratelli Branca. Di fatto l’ accordo che ha ha aperto le porte della Rai al biliardo. Il resto è storia.

MI PARE DI CAPIRE, CHE PUO’ ESSERE STATO PROPRIO DURANTE LA PARENTESI DELLA MARFIL CHE SI SONO CREATE LE CONDIZIONI PER L’ ARRIVO DEI PRIMI TAVOLI DA SNOOKER IN ITALIA.

Esattamente, perchè come attività collaterale avevamo pensato di importare tavoli originali americani per il pool e per lo snooker. E’ stato così che abbiamo siglato un accordo con la Gandy di Macon, in Georgia (USA), per l’ importazione di tavoli da pool di 4,5 piedi per 9 e di tavoli da snooker di 5 piedi per 10. In tal modo, di botto, sono entrati per la prima volta nel nostro paese sia i tavoli da pool sia quelli da snooker. Ne abbiamo piazzati un po’ qua e un po’ là – ovviamente anche al Biliardo Palace – ma senza grandi entusiasmi perchè la Marfil era prossima a chiudere i battenti.

L’operazione era andata troppo per le lunghe. I giochi, ormai, erano fatti.

ORA SI TRATTA DI METTERE A FUOCO ANCHE L’ ALTRO MOMENTO CHIAVE, CIOE’ QUELLO DELL’ ARRIVO DEI TAVOLI ORIGINALI INGLESI DI 6 PIEDI PER 12.

Barry Hearn ricordava benissimo quel contatto avuto con la Marfil/Arma di Re nel 1983 a Preston, in occasione del campionato del Regno Unito. Fu così che nel 1988, quando decise di «invadere» con le sue truppe l’ Europa continentale, il boss dello snooker pensò bene di fare tappa anche in Italia, a Milano. Gli altri tornei erano previsti a Bruxelles, Parigi e Montecarlo. Il circuito, va ricordato,  era riservato ai soli giocatori della Matchroom e, a Milano, fu il gallese Terry Griffits ad imporsi, battendo a sorpresa in finale il favorito Davis. Ma Davis , che era il campione del mondo in carica, ebbe modo di consolarsi  perchè quella sera, in collegamento diretto con la rete di Stato inglese, venne a sapere di essere stato eletto SPORTIVO DELL’ ANNO per la BBC, a dimostrazione di quanta considerazione godesse lo snooker nel Regno Unito, in quei favolosi anni ’80. La tappa conclusiva – sorta di playoff del circuito – si disputò a Montecarlo, al cospetto del Principe Ranieri, e salutò il successo del solito Steve Davis, che superò in finale il «povero» Jimmy White, assicurandosi un bell’ assegno di 100,000 sterline. Le finali di quei quattro tornei vennero proposte, sotto forma di highlights, da Telemontecarlo con il commento di Massimo Benedetti.

Per me una vecchia conoscenza – e un amico – con il quale avevo commentato, sempre a Telemontecarlo, il circuito professionistico (BWA) della carambola a tre sponde negli anni ’80 e, successivamente, anche la World Cup di 5 birilli della stagione 97-98. Mi pare giusto ricordare che per la tappa conclusiva di Montecarlo, Benedetti venne affiancato al commento da Mariano Maggio, noto biliardiere romano titolare della MBM, cui va riconosciuto il merito di essere stato, in varie vesti, una delle figure più rappresentative per la diffusione del biliardo televisivo in Italia. Al termine di quel circuito, Benedetti mi telefonò e mi disse di tenermi pronto perchè, sempre dal Principato di Monaco, stava per decollare un nuovo circuito dello snooker, con obiettivo principale quello di creare un mercato nell’ Europa continentale. Purtroppo, l’ iniziativa in qualche modo si arenò e così, come già successo qualche anno prima con la Marfil, sul terreno non rimase che una manciata di tavoli, anche se questa volta originali, inglesi, e da 6 piedi per 12.

DOVE SONO FINITI  QUESTI TAVOLI, SE LO RICORDA ?

Credo che uno sia finito a Milano, in Federazione. Un altro al circolo della MBM di Mariano Maggio a Roma. Mi ricordo anche di un bellissimo tavolo «Matchroom» installato al club «Lo Spaccone» di Padova, dove andavo di tanto in tanto ad allenarmi. Tra i contagiati dalla nuova ventata d’ interesse per lo snooker, anche un giovane veronese, Davide Coltro, che da cultore del pool decide comunque di collocare anche due tavoli da snooker nel suo circolo, il «King’s Club». La novità è che si tratta di due tavoli di costruzione italiana, realizzati dalla ditta Hartes di Milano. Con Coltro lo snooker trova un altro «visionario» – il secondo – nel nostro paese. Sarà lui che, a distanza di circa 20 anni da quell’ effimero momento di crescita della specialità, riuscirà a gettare le basi per fondare la Federazione Italiana di Snooker, sotto l’ egida della FIBIS. Si toglierà, tra l’ altro, la soddisfazione di fare qualche valida apparizione al commento, su Eurosport, in veste di spalla tecnica. Riuscirà inoltre ad ottenere, a seguito di quello già ottenuto con EBSA, l’agognato diploma di coach della WPBSA. Lui che, nella prima metà degli anni ’90, dopo un breve scambio di lettere era partito per l’ Inghilterra a prendere le prime lezioni dal guru Frank Callan, considerato l’ antesignano del coaching moderno.

PUO’ DIRCI COSA HA PENSATO QUANDO EUROSPORT LE HA PROPOSTO DI COMMENTARE LO SNOOKER?

Dico la verità, non ci pensavo proprio… Eurosport ha iniziato a trasmettere lo snooker con il commento in lingua italiana solo nel 1996. Senza una filiale nel nostro paese, l’emittente pan-europea con sede centrale a Parigi, si è affidata inizialmente ai commentatori RAI e, nel caso specifico, a Franco Trandafilo, che è stato la voce storica del biliardo nella rete di Stato, a partire dalla metà degli anni ’80. Franco lo conosco bene, anche perchè abbiamo commentato insieme la finale del Mondiale ’87 a Milano e quella dell ’89 a Chiasso, in Svizzera. Questo ovviamente nel campo dei 5 birilli. Tra l’ altro, Trandafilo, cui ho fatto recentemente gli auguri per il suo 80esimo compleanno, continua ad essere un assiduo telespettatore dello snooker. Ci ha fatto i complimenti in trasmissione – graditissimi, tra l’ altro – mentre con Andrea Campagna eravamo al commento della finale del Mondiale di Sheffield, pochi mesi fa.

Per quanto mi riguarda, nei primi 20 anni di carriera, a partire dal ’77, avevo commentato tutte le specialità del biliardo sui vari network nazionali. Mi mancava soltanto lo snooker…ma qualcosa evidentemente era nell’ aria. Ed ecco che un giorno, nell’ autunno del ’98, mi arriva a sorpresa una telefonata da Gianni Paolella, che era stato il produttore del biliardo a Tele +2, ai tempi del mitico Mondiale Pro. Mi disse che Eurosport aveva concluso il rapporto con la RAI e che lui, in veste di direttore della nuova sede di Milano, stava cercando di mettere insieme un team di commentatori per seguire in lingua italiana la programmazione della rete pan-europea sul satellite. Gli mancava un commentatore per lo snooker e aveva pensato da subito a me perchè ricordava che a Tele +2 i miei amici e colleghi Lotti e Liotta mi chiamavano simpaticamente (?) «IL TUTTOLOGO».

«Dimmi la verità, ma tu ci capisci qualcosa dello snooker?», buttò lì Paolella.

Credo che mi sia venuto da ridere… Era chiaro che qui veniva ad aprirsi un nuovo capitolo, perchè sarei andato presto a commentare la NBA del biliardo: il circuito più ricco, spettacolare e di maggior visibilità a livello planetario. Per me, una sorta di quadratura del cerchio a tanti anni di distanza da quel primo contatto virtuale con lo snooker alla Biblioteca Universitaria di Padova. Tutto, alla fine, aveva avuto un senso.

 

LEGGI LA PRIMA PARTE DELL’INTERVISTA A MAURIZIO CAVALLI

 

Clicca per commentare

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

uno + 9 =

Sito web realizzato da Why Not Web Communication | IoGiocoPulito.it è una testata giornalistica registrata presso il Tribunale Civile di Roma - Autorizzazione N° 184/2018 del 22-11-2018 - Direttore Responsabile Antonio Padellaro | Società Editrice Io Gioco Pulito srls | Mail: redazione@iogiocopulito.it |