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Caos Palermo, punta di un iceberg chiamato calcio italiano

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Caos Palermo, punta di un iceberg chiamato calcio italiano

Universalmente, giustizia e ingiustizia sono due componenti della vita umana.

Spesso sono però proprio le volte in cui esse convivono in un unico corpo, anziché essere distinte parallelamente l’una dall’altra, a mettere in crisi la moralità di ciascuno.

E’ probabilmente in questo stato di caos che il popolo palermitano e gli appassionati di tutta Italia vivono le vicende delle ultime ore.

L’atmosfera attorno alla richiesta di retrocessione del Palermo è infatti allo stesso tempo carica di speranza e rassegnazione, di rabbia ma anche di sfinimento per l’ennesima vicenda giudiziaria che entra a gamba tesa nel campionato.

Infatti, proprio quando una delle stagioni più travagliate dal punto di vista organizzativo della Serie B volgeva al termine, ecco scoppiare un nuovo scandalo che sembra avere tutti i requisiti per essere definito “ad orologeria”.

La sentenza del Tribunale Federale della FIGC, poi suggellata dalla decisione del Consiglio direttivo della Lega di B, evoca infatti molte perplessità sia per la sua natura molto singolare che per i tempi in cui è stata prodotta. Proprio perché l’illecito amministrativo contestato alla società siciliana risale alle stagioni precedenti, era difficile alla viglia della sentenza aspettarsi che la giustizia avrebbe penalizzato il Palermo per l’annata appena trascorsa, non essendo stata questa contrassegnata da particolari irregolarità.

Ciò che poi suscita altro clamore è che la decisione produca i suoi effetti contro una dirigenza nuova, innocente e del tutto diversa da quella accusata, nella quale erano presenti Maurizio Zamparini e l’ex presidente Giammarva, inibito per cinque anni; è stata invece dichiarata inammissibile la richiesta di deferimento per l’ex patròn friulano.

Appare allo stesso modo insolita la scelta della Lega di B di non aspettare l’esito del secondo grado di giustizia e di decretare al contrario l’immediata retrocessione dei siciliani e la non sospensione dei playoff ai quali essi si erano qualificati. Il comunicato della stessa Lega stabilisce inoltre l’annullamento dei playout per la stagione in corso, che perciò delinea la retrocessione diretta del Foggia, salvando invece il Venezia e la Salernitana del presidente Lotito. 

Non è perciò difficile comprendere quali siano state le ragioni che hanno spinto i campani a votare il provvedimento all’interno del Consiglio direttivo, analogamente agli altri cinque club rappresentati con diritto di voto, tra i quali il Perugia, compagine subentrante al Palermo nei “nuovi” playoff.

La squadra siciliana, che ha già annunciato la presentazione del ricorso tramite il suo presidente Alessandro Albanese, non solo vede sfumare ancora una volta la possibilità di promozione in A, ma vede anche vanificarsi i buoni risultati sportivi raggiunti durante la stagione, che avevano fatto finalmente presagire l’esistenza di un progetto a lungo termine.

Il Direttore Sportivo Rino Foschi ha infatti espresso tutto il suo rammarico per l’accaduto, intervenendo telefonicamente durante la puntata del 13 Maggio di Monday night, trasmissione di Sportitalia: “Hanno giocato sul lavoro professionale della città di Palermo, hanno penalizzato i tifosi e tutto il lavoro che c’è stato durante l’anno; andiamo a vedere chi sono coloro che hanno deciso questa cosa in Lega, senza aspettare nemmeno il secondo grado e annullando i playout. Mai vista in Italia una cosa del genere…”.

La situazione che si sta delineando per il campionato è comunque ancora provvisoria; se questo venerdì infatti venisse accolto il ricorso presentato dal Foggia, retrocesso anche a causa dei 6 punti di penalizzazione (inizialmente erano 15), la classifica subirebbe un nuovo stravolgimento e si profilerebbe un’estate ancora piú calda, con la Salernitana a questo punto sopravanzata dal club pugliese in classifica e quindi retrocessa in Serie C.

A generare molta delusione negli appassionati è probabilmente la consapevolezza che certi giochi di potere del calcio italiano non siano stati debellati con Calciopoli, come parte dell’opinione pubblica si è ostinata per anni a fare credere, essendo al contrario ancora protagonisti delle vicende di cronaca.

D’altronde è proprio quest’ultimo caso a svelare come molte volte le decisioni della giustizia sportiva abbiano un risvolto politico, colpevole di creare sempre più disaffezione nel prodotto calcio.

La sua credibilità infatti è stata raramente lesa come nella stagione appena trascorsa.

 

Ho studiato al liceo classico. Lì mi sono appassionato all'arte delle parole e ho iniziato a vedere lo sport come uno strumento di scambio fra popoli e culture. Studio relazioni internazionali all'Università degli studi di Milano e provo ad essere attento su ciò che avviene nel mondo. Mi piace scrivere.

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