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Azzardo e piaghe sociali

Calcioscommesse, Pm Di Martino: “Combine anche tra società. Sono stato lasciato solo”

Simone Nastasi

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Cinque anni dopo, l’inchiesta che la Procura di Cremona ha condotto sui casi di  calcioscommesse nel calcio italiano e che nel 2011 portò all’arresto di alcuni calciatori (tra i quali anche il laziale Stefano Mauri) è arrivata ad un punto cruciale. Giovedì 18 febbraio è stata infatti fissata l’udienza preliminare che si terrà davanti al GIP Pierpaolo Beluzzi. Le richieste di rinvio a giudizio, formulate dalla Procura lombarda sono 115 su un totale di 200 indagati tra calciatori e dirigenti. Spetterà adesso al giudice per l’udienza preliminare stabilire quale tra queste richieste potranno essere accolte o meno. E dunque, chi tra questi 115 dovrà subire il processo oppure, al contrario, ritenersi “salvo” (sempre che la Procura non presenti eventuale ricorso). I capi di imputazione vanno dall’associazione a delinquere alla frode sportiva. Alcuni indagati sono nomi eccellenti del calcio italiano come il CT Antonio Conte per il quale la Procura ha chiesto il rinvio a giudizio per frode sportiva. A pochi giorni dall’udienza preliminare, il procuratore di Cremona Roberto Di Martino accetta di rispondere alle domande a patto però, che si “giochi pulito”: non si entri troppo nel merito dell’inchiesta; non si facciano domande sugli indagati. Non sarebbe corretto dice il Procuratore, sia nei confronti del lavoro svolto dal suo ufficio che nei confronti degli indagati e dei loro legali. Insieme ad altri procuratori europei partecipa periodicamente ad incontri organizzati, nell’ambito di un programma portato avanti dalla Uefa per arginare il match fixing.

Buongiorno Procuratore. In tutti questi anni di inchieste, quali rapporti ha avuto con il mondo istituzionale del calcio e dello sport in generale?

Tavecchio mi ha telefonato una volta. Per un articolo che riportava la notizia che io fossi stato lasciato solo. Ma io non sono stato lasciato solo dalla Federazione

Si sente lasciato solo. Da chi?

“ La mia solitudine è di un altro tipo. E riguarda le richieste di aiuto che avevo avanzato al Ministero (della Giustizia ndr). Il ministero non si è mai preoccupato di inviare quelle risorse di cui invece avremmo avuto bisogno. Quando c’è stata la possibilità, qui a Cremona non è stato inviato alcuno del personale richiesto. In genere, in casi di processi questo tipo, si fornisce aiuto. Oggi, a pochi giorni dall’udienza preliminare, mi ritrovo con un carico di lavoro insostenibile”

Lei tra i magistrati attualmente in servizio è tra quelli ha indagato più a fondo sui problemi del calcio italiano. Alla luce degli elementi che ha raccolto in questi anni di indagini, secondo lei, il calcio italiano può essere ancora considerato uno sport credibile?

“Non posso rispondere a questa domanda in maniera precisa. Io ho fatto soltanto il mio dovere di magistrato. Non posso sapere quale sorte abbia la mia inchiesta. Posso soltanto dire che nel calcio attuale e non solo c’è sicuramente un problema”

Perché dice questo?

“Perché a prescindere dall’inchiesta penale, dal punto di vista sportivo, i fatti emersi da questa inchiesta come ad esempio le telefonate in cui si ascoltano persone parlare di questa o quella partita, restano fatti di rilievo. Inquietanti. A prescindere se siano o meno fatti rilevanti in sede di processo penale”

Perché dice non c’è solo nel calcio?

“ Io ho svolto indagini anche sul tennis. E posso dire che in quello sport, essendo uno sport individuale, le manipolazioni sono molto più semplici”

Questo problema di cui lei parla, come si può risolvere secondo lei?

“ Non posso essere io a fornire la risposta. Non è compito mio. Il problema andrebbe risolto in altre sedi rispetto alle aule di giustizia. Non è compito del magistrato trovare risposte diverse rispetto a quelle processuali. Però penso che qualcosa potrebbe essere fatto: si potrebbe agire sui giovani per esempio. Oppure in un’ottica di prevenzione, rivolgendo maggiore attenzione verso quelle partite più a rischio, come quelle di fine campionato. E ancora, sarebbe importante un’attività di moralizzazione. Non penso che queste persone, soprattutto tra i calciatori, abbiano bisogno di ottenere guadagni maggiori in modo illecito”

Alla luce delle indagini che ha svolto, quante potrebbero essere state secondo lei le partite manipolate?

Le partite finite sotto imputazione sono state circa 60. Ma le partite per le quali si dice qualcosa, anche di generico o fumoso, all’interno delle intercettazioni sono molte di più. Circa 150-200 e sono partite concentrate principalmente nel 2011 e che riguardano tutte il calcio italiano.”

Tra le categorie dei campionati italiani quale è il campionato più a rischio?

“Posso solo dirle che più il campionato è importante e più i controlli sono incisivi. E’ più difficile quindi che una partita venga manipolata quando si tratta ad esempio delle serie maggiori. Nelle serie minori l’attenzione è minore e di conseguenza anche i controlli sono meno incisivi. E le partite manipolate sono di più. E’ più facile ad esempio che in Lega Pro rispetto alla serie A un calciatore arrivi a manipolare una partita anche solo per poche migliaia di euro. Invece..”

Invece…

“Quello che può accadere sono gli accordi tra le società

Si spieghi, per favore. Come avvengono questi accordi?

“ Ci sono diversi livelli. Posso dirle quello che è emerso dalle indagini. E cioè che in alcune intercettazioni sono emerse situazioni in cui si è detto che alcuni dirigenti si erano parlati per mettersi d’accordo. Ma tuttavia nell’intercettazione non viene detto chi tra i dirigenti ha manipolato e di quale squadre. Dal punto di vista penale, quindi non sono pertanto stati elementi utilizzabili”

Da quello che lei ha avuto modo di apprendere, che genere di accordi hanno riguardato anche squadre di serie A?

“ Come abbiamo avuto modo di apprendere non dalle intercettazioni ma da altre fonti, ci sono stati accordi che hanno coinvolto anche squadre della massima serie. Nel corso delle indagini sono emersi casi come le partite della Lazio (nell’ambito delle quali sono stati coinvolti anche alcuni calciatori) oppure INTER-CHIEVO del 9/05/2010 dove il Chievo avrebbe chiesto di segnare almeno un gol. Ci sono poi state partite di serie A per le quali non siamo riusciti ad accertare se l’accordo abbia coinvolto tutte e due le squadre”

Nell’inchiesta, sono state avanzate anche alcune decine di richieste di custodia cautelare. Questi arresti che lei ha richiesto, hanno avuto gli effetti da lei sperati ?

In totale le custodie cautelari sono state circa una cinquantina. Posso dirle che non sono state richieste a caso perché la maggior parte di queste persone ha ammesso se non tutti buona parte degli addebiti che venivano mossi contro. Grazie alla collaborazione di una di queste persone (un singaporiano ndr), ad esempio, siamo riusciti a capire come funzionava lo schema

Di quale schema parliamo?

Dello schema attraverso il quale avvenivano queste manipolazioni. Che non è sempre lo stesso. Ci sono partite dove avviene una vera e propria corruzione diretta. E altre partite dove invece si sovrappone la presenza di più persone che facilitano il meccanismo illecito. In questo caso possiamo dire che ci sia stata una struttura piramidale, dove a capo ci sarebbero stati questi cosiddetti “singaporiani”. Personaggi provenienti da Singapore (dove la legislazione sulle scommesse è meno rigida rispetto a quella italiana) che hanno assoldato questa altra banda di slavi e ungheresi (anche detti gli “zingari”) che erano in contatto con i calciatori italiani. E’ emerso che questi “zingari” si recavano abitualmente con denaro in contanti sotto l’albergo dove alloggiavano i giocatori della squadra ospite, mostrando loro i soldi per indurli a manipolare la partita. Nel senso di conoscere quei calciatori o ex calciatori che sono facilmente avvicinabili e che come emerso dall’inchiesta sono state definiti da qualcuno “bandierine”. Nel senso di essere maggiormente propensi a vendersi una partita

Quando avvengono casi di illeciti sportivi, oltre alla giustizia ordinaria interviene anche la giustizia sportiva. L’impressione è che talvolta l’una e l’altra non camminino di pari passo. Addirittura che la giustizia sportiva arrivi a minimizzare il lavoro della giustizia ordinaria. E’ veramente così?

“Sono giustizie diverse. La giustizia sportiva ha un modo di raccolta delle prove diverso rispetto a quella ordinaria. E poi deve intervenire velocemente, con il rischio di non riuscire ad offrire le stesse garanzie che invece può offrire la giustizia ordinaria. Posso dire che ho avuto una strettissima collaborazione con il dottor Palazzi al quale ho trasmesso tutta la documentazione che avevo. Posso dirle che quando accendo la televisione la mia impressione è che il problema non esiste. Posso però lamentarmi del fatto che non ho mai visto prendere molto sul serio questo problema del calcio scommesse. Che è stato considerato come un problema che riguardava solo poche persone”.

Che cosa si aspetta da questo processo?

“Io sono quanto meno soddisfatto di aver sollevato il problema. Dal punto di vista penale, anche se molti hanno già patteggiato, bisognerà vedere che cosa stabilirà il giudice. Poi un altro risultato però l’ho ottenuto. Sono state inasprite le pene per coloro che decidono di manipolare una partita. Se prima il reato di frode era punito con una pena fino ad 1 anno, adesso arriva fino a 6. L’elevazione della pena consente inoltre ai magistrati di agire in maniera più incisiva anche dal punto di vista investigativo”

Mentre parla di questa inchiesta, trapela un po’ di rammarico in lei. E’ così?

“ Il rammarico c’è perché se avessi avuto l’organico pieno, questo processo sarebbe durato la metà. E tanti casi di partite non sarebbero andate verso la prescrizione”

FOTO: www.milano.corriere.it

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4 Commenti

4 Comments

  1. gianluca vusio

    febbraio 16, 2016 at 1:36 pm

    Caro pm tristemente multicolor, probabilmente si occupava di cose irrilevanti, com’è naturale che sia per posizioni come la sua.
    Se ne faccia una ragione e si cerchi un lavoro vero, se ne è capace.

  2. Stefano

    febbraio 16, 2016 at 2:35 pm

    A questa farsa non crede più nessuno. Di Martino si ritiri ha fatto una pessima figura.

  3. Luca

    febbraio 16, 2016 at 3:03 pm

    Io invece ritengo che abbia fatto un ottimo lavoro pur senza avere la struttura adeguata. Spero che chi debba pagare paghi ed anche salatamente. Non ritengo che giocatori di serie A abbiamo bisogno (etica ed onestà a parte) di manipolare una partita per avere ulteriori guadagni. Il nostro è un calcio malato e le numerose indagini che riguardano i vertici ne sono la conferma. Le scommesse rappresentano uno dei cancri del sistema. Spero che possano rappresentare un primo significativo passo verso una profonda pulizia del calcio italiano

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Il grande inganno dei Bonus di Benvenuto: quando il “regalo” è utile solo ai Bookmaker

Emanuele Sabatino

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Sono messi in grandissima mostra, scritti grandi e con colori sgargianti, sono i bonus dei bookmakers attui ad invogliarci a iscriverci e puntare sulle loro piattaforme. In piccolo invece, molto in piccolo, talmente in piccolo che ci vuole o un monitor 60 pollici o una lente d’ingrandimento, troviamo scritto in un color grigio tristezza i “termini e condizioni” di questi bonus ed è proprio qui che scopriamo le cose più interessanti.

IL BONUS E LA FORMULA DO UT DES

Iniziamo con l’importo del bonus “fino a 100€ per te”. 100 euro di bonus ma per sbloccarlo ci vogliono altrettanti soldi. Ma questo è solo la punta dell’iceberg. Perché alcuni bookmakers sbloccano il bonus solo dopo aver giocato interamente il versamento iniziale. Quindi verso 100 e devo giocare 100 per avere i 100 di bonus. Non solo perché i problemi veri, la trappola, arriva dopo, una volta che il bonus è stato effettivamente accreditato.

LA TRAPPOLA DEL PRELIEVO CONDIZIONATO

Per prelevare bisogna giocare l’importo versato più quello bonus per un numero di volte prestabilito. Di solito più il bonus è alto e più il numero di volte in cui bisogna scommettere il tutto sale. Si va dalle 3 volte, passando alle 6, fino addirittura alle 8 volte. A questo punto il lettore/scommettitore potrebbe pensare: “Ok, nessun problema, mi gioco tutto su una partita live a 1.01 così sono sicuro che la prendo e dopo il numero di volte stabilito dal bookmaker posso prelevare”. Seeee, ti piacerebbe. I bookmakers sono aziende internazionali e non hanno mica “l’anello al naso e la sveglia al collo”. Se vuoi prelevare devi puntare in singola su una partita con quota minima di 1.5, alcuni bookmakers alzano l’asticella a quota 2. In multipla, invece, almeno una partita deve avere una quota pari o superiore a 1.5. Il vantaggio matematico in singola di un bookmaker italiano si aggira dal 5 al 10%, percentuale che lievita vertiginosamente nel momento che aumentiamo il numero di eventi. Facile quindi capire che giocare versamento + bonus per un numero considerevole di volte a quota minimo 1.5 sia il modo migliore, dal punto di vista matematico, di regalare i soldi alle agenzie di scommesse. Al mondo nessuno regala niente, specialmente i soldi, figuriamoci un’azienda internazionale. Il bonus di benvenuto è quindi una pubblicità, ai limiti dell’inganno e della truffa, atta ad intrappolarci il patrimonio, facendoci credere che quei soldi siano effettivamente nostri, per farcelo perdere piano piano.

LO SCIACALLAGGIO SUI BISOGNI PRIMARI DELLE PERSONE:

E’ come se fosse tutto un grande effetto domino: la crisi, la disoccupazione e la povertà portano alla disperazione, quando si è disperati non ci resta che sperare, e noi speriamo che la bolletta di due euro si tramuti in una vincita di 1000. Il problema è questo non avviene quasi mai e così i bookmakers si arricchiscono sempre di più investendo in altri tipi di giochi “invitanti” ma soprattutto in tanta tanta pubblicità che ormai è ovunque e a tutte le ore, formando un circolo vizioso indistruttibile. D’altronde una volta un saggio disse: “Il bookmaker è un borseggiatore che ti lascia fare tutto da solo”.

 

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Altri Sport

NeuroDoping: se l’Elettroshock è la nuova frontiera delle prestazioni sportive

Matteo di Medio

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Dimenticatevi flebo, siringhe e pasticche. L’ultima trovata per migliorare le prestazioni sportive di un’atleta riguarda direttamente il motore dei nostri movimenti: il cervello. Stimolazione cerebrale o Neurodoping per l’appunto. Una metodologia molto semplice che prende spunto dalla fortunatamente abbandonata pratica dell’elettroshock nei lontani anni ’50. In sintesi, la prassi è molto simile anche se il voltaggio è 500/1000 volte più basso: si posizionano due elettrodi ai lati della scatola cranica e si scarica corrente elettrica con l’intento di cambiare i livelli di eccitabilità dei neuroni da essa colpiti.

A portare all’attenzione questa nuova pratica è stata la partnership siglata lo scorso anno tra la squadra di ciclismo Bahrain Merida, per la quale corre il nostro Vincenzo Nibali, con il gruppo Cidimu dell’Istituto delle Riabilitazioni Riba di Torino. Ugo Riba è il Professore che presiede il gruppo ed è convinto che attraverso questa metodologia sia possibile intervenire sulla fatica ma anche sulla rapidità di esecuzione sportiva e recupero da affaticamento post gara.

La tecnica, nota come stimolazione transcranica a corrente continua (tDcs) era stata pensata per il recupero di alcune lesioni al cervello o al midollo spinale. Oggi, trova applicazione per stimolare quei centri neuronali che, già degli anni ’90, si era pensato fossero i responsabili dell’affaticamento e del movimento muscolare. A sperimentare la tDcs è stata la squadra di sci e snowboard statunitense (Ussa) per quanto riguarda il salto con gli sci e le prestazioni dopo 4 applicazioni per due settimane hanno mostrato un aumento della forza e della coordinazione.  Soprattutto per quel che concerne la fatica, e il ciclismo può essere considerato lo sport che più ne sente l’impatto, la stimolazione andrebbe ad intervenire sulla corteccia motoria che è responsabile di inviare segnali di affaticamento. Aumentando l’eccitabilità di quest’ultima, si ottiene una minore percezione cerebrale di sforzo, consentendo al corpo di ottenere performance atletiche più durature. E come ha detto Samuele Marcora, scienziato dell’Università del Kent al FattoQuotidiano.itoltre al reale impatto della pratica si aggiunge anche l’effetto placebo con risultati ancora più incoraggianti.

La stimolazione transcranica può trovare terreno fertile in molti settori anche non sportivi come i videogiochi dal momento che aumenta la concentrazione e la velocità di reazione. Non a caso l’azienda Halo vende già delle cuffie da collegare allo smartphone per un utilizzo fai-da-te. Le evidenze per adesso analizzate, però, non hanno portato a reali conclusioni definitive e, come dice sempre Marcora, non sempre gli esperimenti hanno dato risultati confortanti e ha anche messo in guardia circa i rischi di un utilizzo continuativo della stimolazione, non essendoci ancora studi conclusivi sugli effetti a lungo termine. E se proprio dovesse essere utilizzato, consiglierebbe un uso solo pre-gara e non in fase di allenamento.

Altro discorso sul quale si dovrà ragionare se tale pratica dovesse prendere definitivamente piede, è relativo al concetto di Doping. Ad oggi la stimolazione transcranica è assolutamente legale ma non è escluso che, agendo sulle performance dell’atleta, possa essere considerato alla stregua dei farmaci proibiti in quanto strumento di alterazione del corretto svolgimento di una gara. Ma al riguardo sembrerebbe difficile riuscire a dimostrare un suo utilizzo prima di una evento sportivo. Senza contare che già vengono assunte alcune sostanze, come la caffeina che in certi dosaggi è permessa, che di fatto influiscono a livello cerebrale.

Ma su questo sarà la Wada a dire l’ultima parola. Nel frattempo teniamoci forte, che il futuro è oggi. E non sembra un granché.

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Altri Sport

Doping e Scommesse, la dura vita “da cani”

Emanuele Sabatino

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Un allenatore è stato accusato di aver drogato il proprio cane con un cocktail di droghe tra cui la metanfetamina a cristalli per farlo correre più veloce. E’ stato arrestato.

Un uomo del Queensland (Australia), Anthony Hess di 44 anni, è stato indagato con 70 accuse di frode e possesso illegale di stupefacenti dove aver volontariamente dopato il suo cane per vincere le corse e approfittare delle quote molto alte.

I detective hanno dichiarato che il suo levriero Bonknocka Lass, è stato dopato principalmente con la metanfetamina in tre diverse gare. La prima, la più clamorosa datata il 2 agosto scorso, vide il levriero vincere la gare agevolmente nonostante la sua quota di partenza fosse addirittura di 44.70.

Secondo le analisi di laboratorio, il cocktail era principalmente a base di metanfetamina mischiato con pseudoefedrina e altri eccitanti. Ross Barnett, commissario dell’integrità per la corsa dei levrieri si è detto ovviamente shockato e ha sospeso immediatamente la licenza all’allenatore. Sospensione che con alta probabilità verrà resa definitiva.

Per ottenere la licenza di allenatore di levrieri bisogna mostrare ad una commissione apposita di essere in forma, avere una buona educazione e soprattutto avere il rispetto delle regole.  Al di là del singolo caso, il problema è sicuramente generale. Doping misto al maltrattamento sugli animali per fare più soldi con le corse. Tutto il marcio dello sport e della competizione in una sola frase. Chissà in altre parti del mondo, dove i controlli sono ancor più blandi e dove fanno scommettere gli “animali” sui combattimenti tra animali fino alla morte, quali sostanze diano ad essi per prendersi un vantaggio. E l’anfetamina, purtroppo, potrebbe essere solo la punta dell’iceberg.

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