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Azzardo e piaghe sociali

Bufera doping sul City di Guardiola: la decisione della Football Association

Matteo Luciani

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Possibili (comunque minimi) guai in vista per il Manchester City di Pep Guardiola. Il motivo? La società mancuniana è stata incriminata dalla federcalcio inglese per non aver fornito ai funzionari anti-doping informazioni precise su dove si trovassero i propri giocatori per ben tre volte nel corso di un periodo pari a 12 mesi.

Cosa comporterà tale azione? Di sicuro non una squalifica per i giocatori inclusi nella rosa dei Citizens da parte della ADAW (Anti Doping Agency World). Negli sport individuali, infatti, gli atleti stessi sono i responsabili degli aggiornamenti riguardanti i propri dati fisici e, loro sì, possono essere sanzionati con una squalifica fino a due anni qualora non si presentino a tre test anti-doping nel giro di un anno. Negli sport di squadra, invece, è il club in cui milita l’atleta a dover mantenere i funzionari anti-doping sempre aggiornati. La ADAW, tuttavia, non ha nel proprio regolamento alcuna disposizione per le violazioni ascrivibili a squadre piuttosto che al singolo sportivo; questo, dunque, il motivo per cui il City è stato messo sotto inchiesta soltanto in base alle norme della FA, che detiene un codice diverso rispetto alla ADAW.

Andiamo, quindi, nel particolare ad analizzare cosa abbia sbagliato la società con a capo lo sceicco Mansour. A tutti i club appartenenti alla FA è richiesto di informare la federazione entro le dieci di mattina del lunedì riguardo a: i giorni in cui ogni singolo giocatore si allena nel corso della settimana, l’orario di inizio e fine dell’allenamento e il domicilio dei calciatori stessi (oppure l’indirizzo di un luogo dove questi possano trascorrere la giornata e la nottata). Questo aspetto è considerato fondamentale da parte dei funzionari dell’anti-doping del Regno Unito poiché permette loro di sapere quando e dove possano effettuare dei test senza preavviso agli atleti. Il City in tre diverse occasioni ha mancato proprio in questo campo: non ha fornito informazioni precise e dettagliate all’organismo anti-doping che controlla il Regno Unito.

Che cosa succede, allora, quando un club indica un luogo sbagliato riguardante i propri giocatori e gli ufficiali dell’anti-doping si recano ad effettuare il test? Dipende. Se ci sono fino a quattro atleti coinvolti, il club non viene penalizzato. Se accade, invece, con un numero che va da cinque giocatori in su, si mette in moto la macchina amministrativa della FA. Ogni giocatore che non viene trovato dai funzionari potenzialmente può incappare in una pena per non aver dato luoghi ed orari alternativi. Secondo le regole vigenti presso la FA, le tre volte in cui è incorso il City in 12 mesi potrebbero anche condurre ad una squalifica di alcuni calciatori.

Giungiamo ora ai prossimi passi che il club allenato da Guardiola potrà effettuare; innanzitutto, i biancazzurri hanno fino al 19 gennaio per rispondere formalmente alla Football Association, pur non essendo comunque tenuti a contestare il fatto. E’ probabile che verranno addotti errori a livello amministrativo riguardo a tale faccenda da parte della società inglese. Il caso sarà ascoltato da una commissione disciplinare di tre membri, che in Inghilterra si prevede possa multare i Citizens per una cifra pari a 25.000 sterline. Le probabilità di una penalizzazione in termine di punti o di sospensione di giocatori appare, al contrario, assai remota. Nonostante la Commissione Disciplinare abbia una certa libertà di azione, infatti, le linee guida tracciate dalla FA suggeriscono per casi come questo una multa della suddetta cifra.

In tutto ciò, cosa emerge dalle stanze della FA? La federcalcio inglese sottolinea intanto che i suoi funzionari antidoping sono soliti scegliere i giocatori con più probabilità di scendere in campo per effettuare i test, dal momento che testare, ad esempio, il terzo portiere di una squadra viene ovviamente ritenuto molto meno sensato rispetto al farlo con il centravanti titolare. C’è poi da dire che la Premier League rappresenta l’unico caso, a livello di calcio professionistico, in cui i giocatori devono dare avviso della propria ubicazione e possono essere visitati dai funzionari anche a casa.

In buona sostanza, la FA ritiene di essere leader nel mondo del calcio in riferimento alla battaglia contro il doping.

Nonostante ciò, possono essere sollevate alcune falle evidenti nel sistema studiato e portato avanti dalla FA. Ad esempio, la federazione non richiede ai club di fornire informazioni su dove risiedano i giocatori nel periodo di sosta tra una stagione e l’altra, mentre i giocatori hanno solo l’obbligo di fornire un indirizzo in cui risiedono regolarmente durante la notte. Ciò significa che da fine maggio a luglio, i calciatori potrebbero essere in vacanza ed assumere sostanze vietate con possibilità praticamente pari allo zero di essere scoperti.

In conclusione, cosa ne pensano alcuni esperti del settore del caso Manchester City? Il Guardian riporta le parole di Richard Ings, ex capo dell’agenzia anti-doping australiana, che afferma: “c’è un’incoerenza spaventosa quando si tratta di sport di squadra nel codice Wada. Se sei un atleta individuale, il codice Wada è ferreo circa gli obblighi da adempiere e le informazioni. Se non lo fai, sai che sarai punito. Perché gli stessi obblighi non si applicano agli atleti professionisti in alcuni sport di squadra? Non è tanto un problema di FA, ma un problema che sta a monte. La Wada deve fare qualcosa per eliminare questa disparità insensata“.

 

Azzardo e piaghe sociali

Il grande inganno dei Bonus di Benvenuto: quando il “regalo” è utile solo ai Bookmaker

Emanuele Sabatino

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Sono messi in grandissima mostra, scritti grandi e con colori sgargianti, sono i bonus dei bookmakers attui ad invogliarci a iscriverci e puntare sulle loro piattaforme. In piccolo invece, molto in piccolo, talmente in piccolo che ci vuole o un monitor 60 pollici o una lente d’ingrandimento, troviamo scritto in un color grigio tristezza i “termini e condizioni” di questi bonus ed è proprio qui che scopriamo le cose più interessanti.

IL BONUS E LA FORMULA DO UT DES

Iniziamo con l’importo del bonus “fino a 100€ per te”. 100 euro di bonus ma per sbloccarlo ci vogliono altrettanti soldi. Ma questo è solo la punta dell’iceberg. Perché alcuni bookmakers sbloccano il bonus solo dopo aver giocato interamente il versamento iniziale. Quindi verso 100 e devo giocare 100 per avere i 100 di bonus. Non solo perché i problemi veri, la trappola, arriva dopo, una volta che il bonus è stato effettivamente accreditato.

LA TRAPPOLA DEL PRELIEVO CONDIZIONATO

Per prelevare bisogna giocare l’importo versato più quello bonus per un numero di volte prestabilito. Di solito più il bonus è alto e più il numero di volte in cui bisogna scommettere il tutto sale. Si va dalle 3 volte, passando alle 6, fino addirittura alle 8 volte. A questo punto il lettore/scommettitore potrebbe pensare: “Ok, nessun problema, mi gioco tutto su una partita live a 1.01 così sono sicuro che la prendo e dopo il numero di volte stabilito dal bookmaker posso prelevare”. Seeee, ti piacerebbe. I bookmakers sono aziende internazionali e non hanno mica “l’anello al naso e la sveglia al collo”. Se vuoi prelevare devi puntare in singola su una partita con quota minima di 1.5, alcuni bookmakers alzano l’asticella a quota 2. In multipla, invece, almeno una partita deve avere una quota pari o superiore a 1.5. Il vantaggio matematico in singola di un bookmaker italiano si aggira dal 5 al 10%, percentuale che lievita vertiginosamente nel momento che aumentiamo il numero di eventi. Facile quindi capire che giocare versamento + bonus per un numero considerevole di volte a quota minimo 1.5 sia il modo migliore, dal punto di vista matematico, di regalare i soldi alle agenzie di scommesse. Al mondo nessuno regala niente, specialmente i soldi, figuriamoci un’azienda internazionale. Il bonus di benvenuto è quindi una pubblicità, ai limiti dell’inganno e della truffa, atta ad intrappolarci il patrimonio, facendoci credere che quei soldi siano effettivamente nostri, per farcelo perdere piano piano.

LO SCIACALLAGGIO SUI BISOGNI PRIMARI DELLE PERSONE:

E’ come se fosse tutto un grande effetto domino: la crisi, la disoccupazione e la povertà portano alla disperazione, quando si è disperati non ci resta che sperare, e noi speriamo che la bolletta di due euro si tramuti in una vincita di 1000. Il problema è questo non avviene quasi mai e così i bookmakers si arricchiscono sempre di più investendo in altri tipi di giochi “invitanti” ma soprattutto in tanta tanta pubblicità che ormai è ovunque e a tutte le ore, formando un circolo vizioso indistruttibile. D’altronde una volta un saggio disse: “Il bookmaker è un borseggiatore che ti lascia fare tutto da solo”.

 

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Altri Sport

NeuroDoping: se l’Elettroshock è la nuova frontiera delle prestazioni sportive

Matteo di Medio

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Dimenticatevi flebo, siringhe e pasticche. L’ultima trovata per migliorare le prestazioni sportive di un’atleta riguarda direttamente il motore dei nostri movimenti: il cervello. Stimolazione cerebrale o Neurodoping per l’appunto. Una metodologia molto semplice che prende spunto dalla fortunatamente abbandonata pratica dell’elettroshock nei lontani anni ’50. In sintesi, la prassi è molto simile anche se il voltaggio è 500/1000 volte più basso: si posizionano due elettrodi ai lati della scatola cranica e si scarica corrente elettrica con l’intento di cambiare i livelli di eccitabilità dei neuroni da essa colpiti.

A portare all’attenzione questa nuova pratica è stata la partnership siglata lo scorso anno tra la squadra di ciclismo Bahrain Merida, per la quale corre il nostro Vincenzo Nibali, con il gruppo Cidimu dell’Istituto delle Riabilitazioni Riba di Torino. Ugo Riba è il Professore che presiede il gruppo ed è convinto che attraverso questa metodologia sia possibile intervenire sulla fatica ma anche sulla rapidità di esecuzione sportiva e recupero da affaticamento post gara.

La tecnica, nota come stimolazione transcranica a corrente continua (tDcs) era stata pensata per il recupero di alcune lesioni al cervello o al midollo spinale. Oggi, trova applicazione per stimolare quei centri neuronali che, già degli anni ’90, si era pensato fossero i responsabili dell’affaticamento e del movimento muscolare. A sperimentare la tDcs è stata la squadra di sci e snowboard statunitense (Ussa) per quanto riguarda il salto con gli sci e le prestazioni dopo 4 applicazioni per due settimane hanno mostrato un aumento della forza e della coordinazione.  Soprattutto per quel che concerne la fatica, e il ciclismo può essere considerato lo sport che più ne sente l’impatto, la stimolazione andrebbe ad intervenire sulla corteccia motoria che è responsabile di inviare segnali di affaticamento. Aumentando l’eccitabilità di quest’ultima, si ottiene una minore percezione cerebrale di sforzo, consentendo al corpo di ottenere performance atletiche più durature. E come ha detto Samuele Marcora, scienziato dell’Università del Kent al FattoQuotidiano.itoltre al reale impatto della pratica si aggiunge anche l’effetto placebo con risultati ancora più incoraggianti.

La stimolazione transcranica può trovare terreno fertile in molti settori anche non sportivi come i videogiochi dal momento che aumenta la concentrazione e la velocità di reazione. Non a caso l’azienda Halo vende già delle cuffie da collegare allo smartphone per un utilizzo fai-da-te. Le evidenze per adesso analizzate, però, non hanno portato a reali conclusioni definitive e, come dice sempre Marcora, non sempre gli esperimenti hanno dato risultati confortanti e ha anche messo in guardia circa i rischi di un utilizzo continuativo della stimolazione, non essendoci ancora studi conclusivi sugli effetti a lungo termine. E se proprio dovesse essere utilizzato, consiglierebbe un uso solo pre-gara e non in fase di allenamento.

Altro discorso sul quale si dovrà ragionare se tale pratica dovesse prendere definitivamente piede, è relativo al concetto di Doping. Ad oggi la stimolazione transcranica è assolutamente legale ma non è escluso che, agendo sulle performance dell’atleta, possa essere considerato alla stregua dei farmaci proibiti in quanto strumento di alterazione del corretto svolgimento di una gara. Ma al riguardo sembrerebbe difficile riuscire a dimostrare un suo utilizzo prima di una evento sportivo. Senza contare che già vengono assunte alcune sostanze, come la caffeina che in certi dosaggi è permessa, che di fatto influiscono a livello cerebrale.

Ma su questo sarà la Wada a dire l’ultima parola. Nel frattempo teniamoci forte, che il futuro è oggi. E non sembra un granché.

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Altri Sport

Doping e Scommesse, la dura vita “da cani”

Emanuele Sabatino

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Un allenatore è stato accusato di aver drogato il proprio cane con un cocktail di droghe tra cui la metanfetamina a cristalli per farlo correre più veloce. E’ stato arrestato.

Un uomo del Queensland (Australia), Anthony Hess di 44 anni, è stato indagato con 70 accuse di frode e possesso illegale di stupefacenti dove aver volontariamente dopato il suo cane per vincere le corse e approfittare delle quote molto alte.

I detective hanno dichiarato che il suo levriero Bonknocka Lass, è stato dopato principalmente con la metanfetamina in tre diverse gare. La prima, la più clamorosa datata il 2 agosto scorso, vide il levriero vincere la gare agevolmente nonostante la sua quota di partenza fosse addirittura di 44.70.

Secondo le analisi di laboratorio, il cocktail era principalmente a base di metanfetamina mischiato con pseudoefedrina e altri eccitanti. Ross Barnett, commissario dell’integrità per la corsa dei levrieri si è detto ovviamente shockato e ha sospeso immediatamente la licenza all’allenatore. Sospensione che con alta probabilità verrà resa definitiva.

Per ottenere la licenza di allenatore di levrieri bisogna mostrare ad una commissione apposita di essere in forma, avere una buona educazione e soprattutto avere il rispetto delle regole.  Al di là del singolo caso, il problema è sicuramente generale. Doping misto al maltrattamento sugli animali per fare più soldi con le corse. Tutto il marcio dello sport e della competizione in una sola frase. Chissà in altre parti del mondo, dove i controlli sono ancor più blandi e dove fanno scommettere gli “animali” sui combattimenti tra animali fino alla morte, quali sostanze diano ad essi per prendersi un vantaggio. E l’anfetamina, purtroppo, potrebbe essere solo la punta dell’iceberg.

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