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Calcio

Atalanta-Roma, un’altra chiave di lettura

Lorenzo Contucci

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Se, quindi, la premessa doverosa da fare è che i disordini di Bergamo sono deprecabili (e che senz’altro si deve solidarizzare con chi ne è rimasto vittima), è anche vero che può venire il sospetto che gli stessi siano stati successivamente mediaticamente ingigantiti per precise finalità.

Chi scrive pensa che ad ogni azione debba corrispondere una reazione, purché questa sia proporzionata.

Diversamente argomentando, ben potrebbe essere punito con pene incredibili chiunque commette un qualsiasi reato, a prescindere dalla sua tipologia e dalle circostanze.

Ed allora, la realtà dei fatti di Atalanta/Roma vede un’apertura del settore ospiti – che il sottoscritto condivide atteso che non si deve rinunziare a gestire l’ordine pubblico quanto, semmai, gestirlo – per una partita a rischio vista l’atavica rivalità tra le tifoserie.

Le gestione, tuttavia, è stata eccellente nella prima parte, atteso che tutti i tifosi della Roma sono riusciti ad accedere senza difficoltà e con una corretta organizzazione nel settore ospiti del vetusto e cittadino stadio bergamasco.

Più perplessità desta  il dopo partita, gestito nell’oscurità della sera e ciò in quanto – ad avviso di chi scrive – è stato un errore consentire durante il deflusso dei romanisti la presenza di tifosi atalantini a breve distanza dal parcheggio del settore ospiti, così come è stato un errore lasciare aperto il cancello che separava detto settore dal resto.

In queste situazioni, solitamente i tifosi ospiti vengono fatti defluire nell’antistadio quando di tifosi di casa, in giro, non ce n’è nemmeno l’ombra, ma in questo caso l’uscita è stata fin troppo rapida, con sorpresa di tutti.

Ciò detto in ordine al fatto, che poi si è sviluppato con il lancio di molti lacrimogeni a fronte di disordini di gravità limitata, si è quindi assistito a un clamore mediatico di grande risonanza, condito anche da foto false che riguardavano altri disordini avvenuti in Francia durante manifestazioni politiche.

Cui prodest?

Sicuramente a chi gestisce l’ordine pubblico, che in situazioni mediatiche di questo tipo non avrà difficoltà a riaffermare la correttezza del suo operato, anche quando riguarda situazioni ingiuste come le famose barriere introdotte allo Stadio Olimpico, che nulla hanno a che fare con la gestione dell’ordine pubblico a Bergamo.

Oltre a ciò, si avrà vita facile a disporre misure eccezionali che comprimono i diritti di tutti per i comportamenti tenuti da pochi, secondo la concezione del diritto penale tedesco ante 1945.

E’ infatti evidente, senza perdere la bussola della ragione di fronte alla canea di chi strilla titoli sui giornali, che nel momento in cui si vocifera in ordine al fatto del voler chiudere tutte le trasferte ai tifosi giallorossi, con buona pace della tanto sbandierata tessera del tifoso, si deve respingere alla base il concetto, perché travalica i poteri dello stesso Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive, a meno che non gliene vengano dati di nuovi.

L’ONMS, infatti, non dovrebbe essere una sorta di giudice sportivo delle tifoserie, perché il ruolo che gli ritaglia la legge è quello di valutare i profili di rischio di ogni singola partita ed alzi la mano chi pensa che un’ Atalanta/Roma è rischiosa come un Sassuolo/Roma.

Se, poi, la strada che si intende perseguire è quella del colpirne molti per educarne pochi, ben posso dire che la stessa non è affatto corretta e che rischia di portare ad amare conseguenze anche per la vita civile, visto che i provvedimenti che si adottano per gli stadi, al limite – se non oltre – del costituzionalmente consentito, vengono poi agevolmente esportati anche al di fuori del recinto sportivo, come la storia ha già dimostrato.

Ma quando il popolo se ne accorgerà sarà troppo tardi.

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18 Commenti

18 Comments

  1. Antonio

    novembre 23, 2016 at 12:09 pm

    Articolo fantasioso per non dire altro di un tifoso romanista.
    1) Eccellente nella prima parte ?
    Come no, con la partita sospesa per i fumogeni lanciati dai romanisti, in campo e verso la curva sud atalantina
    2) Gli scontri, pesanti con feriti, sono stati SOLO tra romanisti (razzi,petardi, fumogeni – complimenti ai controlli- e polizia, non con tifosi locali che erano a distanzae non hanno fatto assolutamente nulla.
    3) Questi della roma che vanno in trasferta sono professionisti del caos, come si fa a condividere che sia stata permessa la trasferta a questi ?

    Se succedeva a parti invertite partiva la solita campagna mediatica contro i tifosi dell’atalanta con chiusure di curva e mille provvedimenti. Coi romanisti, invece, naturalmente, tutto molto soft. Bravi.

    • ANDREA

      novembre 23, 2016 at 4:36 pm

      Commento altrettanto fantasioso, per non dire altro, di un tifoso atalantino anti romanista. Bravo!

      • Antonio

        novembre 23, 2016 at 9:44 pm

        Dopo domenica un po’ di anti-romanismo ve lo meritate, non credi ? Scherzo dai non prendertela, però evitate di lanciare bengala sulla gente

        • Giacomo

          novembre 24, 2016 at 3:41 pm

          Con noi provvedimenti soft?! Ma se siamo gli unici in tutta Italia con le barriere allo stadio, non immagini neanche che situazione invivibile sia diventata andare all’Olimpico. Ciò non toglie che i disordini di domenica siano eventi deprecabili, i quali tuttavia sono stati ingigantiti oltremodo.

  2. Matteo

    novembre 23, 2016 at 12:49 pm

    Antonio ma la tua polemica che basi ha?
    1) il termine eccellente si riferisce alla gestione del flusso di tifosi verso il settore ospiti. Parli di partita interrotta ma a me sembra che dopo pochi secondi in cui De Rossi ha richiamato la calma, si sia ripreso a giocare ( in tutto l’interruzione, come la chiami tu, sarà durata un minuto scarso).
    2) non leggo da nessuna parte in questo pezzo che gli scontri siano stati con i tifosi dell’Atalanta. Tra l’altro non c’è nessun fermo per i romanisti coinvolti.
    3) quando parli di professionisti del caos generalizzi in maniera molto superficiale, visto che il settore ospiti era ben nutrito di romanisti ma credo che abbiano partecipato agli scontri solo poche persone. Sarebbe come dire che tutti gli Antonio di Italia non leggono con attenzione alla luce del fatto che tu non l’hai fatto.
    Infine la tua conclusione: parli di misure soft senza probabilmente conoscere la situazione romana. Basta aprire un giornale o guardare in tv ogni tanto anche il TG per scoprire quanto i tifosi romanisti siano considerati male. E, non a caso, le misure delle barriere sono state introdotte solo all’Olimpico.E i provvedimenti sono all’ordine del giorno con multe per cambi posto o striscioni con Alberto Sordi
    Per il resto credo sia lampante come nell’articolo non si avalli nessun comportamento violento ma semplicemente si evidenzia un problema di gestione dell’ordine pubblico, palesemente deficitario.
    Antonio, per favore, la mattina consiglio colazione abbondante per evitare svarioni del genere. Saluti

    • Antonio

      novembre 23, 2016 at 9:42 pm

      caro Matteo, se io forse non conosco non abbastanza la situazione romana, tu proprio ne sai meno di zero di quella di bergamo e delle punizioni severe che puntualmente la tifoseria ha ricevuto negli anni per fatti minori di quelli fatti domenica dai romanisti. Se per voi è normale che debba andare de rossi a placare gli animi, e che vuoi che sia un minuto, e razzi e bengala lanciati sulla gente, complimenti e continuate a tarallucci e vino, per poi accusare pesantemente domenica prossima un’altra tifoseria -non romana- che farà porcate simili.
      Io procedo con la colazione abbondante ma tu fai pure a meno della grappa, prima di mezzogiorno

      • Matteo

        novembre 24, 2016 at 12:43 am

        Io non accuso proprio nessuno, non ho fatto riferimento alla tifoseria atalantina come invece generalizzando hai fatto tu verso i romanisti. De Rossi che placa i tifosi è una scena che si vede in tante situazioni simili e sono certo (pur non avendo cercato, lo ammetto) che qualcosa del genere nella sua lunga carriera l’abbia fatta anche Bellini verso la curva bergamasca. Nessuno ha detto che i tifosi atalantini vengono trattati con i guanti bianchi come invece tu hai detto nei confronti dei romanisti. È vero devo smettere con la grappa prima di mezzogiorno altrimenti corro di nuovo il rischio di essere così confuso da rispondere ad eccezioni superficiali come queste. Ciao grande

  3. cb

    novembre 23, 2016 at 1:45 pm

    uno stato illiberale con comportamenti anticostituzionali tende una trappola bella e buona aprendo alla trasferta di Bergamo, nonostante imponga le barriere allo stadio! azioni di forza eccessive e spropositate, immagini riprese ad arte, giornalisti soloni che pubblicano fake ed i solti lettori aneurizzati che credono a tutto.
    proprio dei bei servitori dello stato alle dipendenze nostre e delle nostre tasche (cosa ben più grave, perchè si tratta di sostentamento di gente che altrimenti chissà se riuscirebbe ad arrivare a fine mese con le proprie forze e capacità personali)

  4. Flash Gordon

    novembre 23, 2016 at 1:59 pm

    Tentare di minimizzare quello che è successo è da pazzi.
    Già nel primo tempo i Romani tiravano bengala e fumogeni in direzione dei tifosi Atalantini,bombe carta agli addetti a bordo campo,tant’è che un bambino raccattapalle è stato sfiorato e portato via in lacrime.
    Questi sono animali e le autorità dovevano vietare la trasferta ma come si sa la Roma è protetta dall’alto e non si può toccare.
    Tentare di dare la colpa ad altri per gli incidenti di Domenica è mettersi al loro livello.
    Io ero allo stadio e ho visto tutto….VERGOGNA!!!

    • Alex A

      novembre 23, 2016 at 4:35 pm

      Secondo me ti hanno raccontato fregnacce, perché da quello che dici dubito che eri presente… la maggior parte dei fumogeni e petardi sono arrivati dalla parte dell’ Atalanta e se non avessero permesso ai bergamaschi di aspettare l’uscita degli ospiti non sarebbe successo niente!!! Circa 200 atalantini hanno cercato il contatto ripetutamente con la tifoseria opposta, avrebbero dovuto far defluire tutti prima di fare uscire gli ospiti. Poi basta con queste fantasie dei tifosi romanisti protetti dall’alto perchè Roma è la capitale… i tifosi giallorossi sono gli unici in italia bersagliati da provvedimenti e multe che ledono la libertà del cittadino!!! Tanto è vero che sono numerosi gli attestati di vicinanza ai tifosi della Roma, non solo dall’ Italia ma anche dall’estero, per i continui soprusi subiti. Il problema vero sono le persone come te, che parlano spinti da invidia e campanilismo da quattro soldi… insieme alla bocca accendi anche il cervello!!!

      • Paolino

        novembre 23, 2016 at 7:31 pm

        Mi auguro che le tue frasi siabobdelle battute..razzi lanciati dai bergamaschi? Dove li hai visti??non sono nemmeno stati lanciati indietro? Tentativigi attacchi de bergamaschi? Dove li hai visti…certo che scrivere falsità vi qualifica come tifoserie..per anni avete alcoltellato tifosi avversari godendo di immunità ora he “subite” repressione vi lamentate?

  5. Giuseppe

    novembre 23, 2016 at 3:15 pm

    Che si utilizzi la strategia della tensione in italia è quasi una routine.
    Poi chiedere alle persone di accendere il cervello è difficile.
    Fumoni, bengala, e botti si tirano in quasi tutti gli stadi d’italia. E’ cronaca degli ultimi giorni di risse in strada con accoltellamenti, risse in strada o nei locali (http://video.repubblica.it/edizione/parma/calcio-parma-padova-incidenti-fuori-dal-tardini/259765/260072), etc.
    Ma non credo che per queste tifoserie si alzino barriere, si impediscano le trasferte, si ghettizzino tuttyi i tifosi come accade a Roma.
    Poi certo per chi è abituato ad essere pecora, tutto quello che fa lo stato è giusto.

  6. LUCA

    novembre 23, 2016 at 6:53 pm

    Mi dispiace che non si è fatta chiarezza su cosa è avvenuto realmente domenica:
    1-I tifosi ospiti sono stati scortati dalla stazione allo stadio con le porte dei bus aperti ed erano pronti ad un qualsiasi attacco della tifoseria atalantina;
    2-Durante l’intervallo ho assistito con i miei bambini ad un gruppo di circa 40 persone che cantavano verso la tifoseria opposta “faccetta nera” e “Duce” a più ripetute e non hanno visto un secondo della partita;
    3-Alla fine 450 agenti e due elicotteri non sono riusciti a tenere ~100 sbandati che volevano caricare i tifosi atalantini;
    4-non dimentichiamoci che queste cavolo di partite servono solo a far pagare gli straordinari alla polizia perché se i Romani stavano a casa non sarebbe successo niente di tutto questo.
    In conclusione una volta avevo 20 anni e certe cose le vivevo e non le capivo ora mi sembra tutto più chiaro e mi rendo conto che è tutto studiato.
    Da tifoso atalantino faccio i complimenti ai ragazzi della curva che non sono cascati nella trappola preparatagli.

  7. Sergio

    novembre 23, 2016 at 7:16 pm

    Tutti contro Roma e i Romani…mastikazzi…v’avemo sempre fatto male è ve lo continueremo a fare…AVE STRONZI

  8. rosario

    novembre 23, 2016 at 7:46 pm

    @alex a le fregnacce le dici tu e tutti quelli ke straparlano senza sapere un kazzo.ERO PRESENTE NEL GRUPPO DEI 200 CHE STAVA FESTEGGIANDO PER LE MAZZATE KE VI ABBIAMO DATO CALCISTICAMENTE PARLANDO.DA GIORNI SI PASSAVA PAROLA KE I ROMANI NON LI AVREMMO CAGATI E COSI E STATO.NESSUNO VI HA ASPETTATO,NESSUNO VI A TIRATO NIENTE. LO SAPETE SE VOGLIAMO KASINO FACCIAMO KASINO. NON VI ABBIAMO CONSIDERATO.PER IL KASINO KE AVETE FATTO,4 LEONI KE APRONO UN CANCELLO E ALL ARRIVO DELLA CELERE FUGA VELOCE PER POI RITORNARE LEONI QUANDO IL CANCELLO ERA CHIUSO. FORZA ATALANTA AVANTI ULTRAS

    • Alex A

      novembre 24, 2016 at 12:17 pm

      Non ho mai detto che ci avete tirato qualcosa… le tue parole confermano le mie, se non vi avessero fatto stare dove non dovevate essere (come succede in tutti gli stadi d’Italia, soprattutto nelle partite considerate a rischio) quei due stupidi non avrebbero fatto niente. Perché in realtà tutto il casino pubblicizzato non è stato altro che la sparata di un paio di persone! Tutti i giornali e televisioni hanno però parlato di guerriglia urbana, del tutto inventata… condendo i servizi con immagini di altre partite e altri incidenti estranei ai tifosi della Roma!!! Un conto è la rivalità tra tifoserie, un altro è il rispetto per chi condivide le stesse passioni ma con colori diversi… ti definisci Ultras, allora dovresti riconoscere quello che ci stanno facendo, perché un domani potrebbe succedere a voi. Cercano di far passare per atti criminosi la bravata di qualche ragazzino… ma la protesta civile di migliaia di persone, che con un abbonamento in tasca (comprato con sacrificio) sono quasi due anni che non entrano allo stadio, non la pubblicizza nessuno. Stanno cercando di uccidere il movimento ultras giallorosso… vi auguro che non vi succeda la stessa cosa, ma stai sicuro che se succedesse trovereste la nostra solidarietà, senza con questo mettere in dubbio la rivalità tra tifoserie che rimarrà sempre.

  9. stefano

    novembre 23, 2016 at 10:30 pm

    Dite quello che volete romanisti. Avete preso 2 pere e ve le potete mettere nel c…… Ahahahahahh

  10. Gianvy

    novembre 24, 2016 at 6:39 am

    Secondo la strategia di “regime” romanista, al quarto giorno (dal danno) viene fuori compatto il fronte “assoluzione”… Entro sabato vedrete che si scoprira’ che non erano romanisti …ma laziali travestiti. Gia’ visto grazie …
    Marco Travaglio, per favore, perche’ non ti occupi tu di “calcio” ? Ci vorrebbe una bella ripulita da questo fradiciume insopportabile

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Calcio

Fasce e lacci arcobaleno, ma il Calcio resta ancora uno sport omofobo

Matteo Luciani

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Il 14 Ottobre 1979 negli Stati Uniti, a Washington, si svolse la prima marcia per i diritti LGBT. A distanza di anni le cose sono migliorate, ma grandi problemi rimangono palesemente. Anche lo Sport soffre le stesse criticità. In particolare il calcio, dove è quasi impossibile mostrarsi per quello che si è.

Novembre 2016: i capitani delle squadre della Premier League indossano fasce color arcobaleno mentre tutti i calciatori scendono in campo con i lacci delle scarpe dello stesso tipo. La ragione? Tutto ciò è parte integrante della campagna anti-omofobia ‘Rainbow Laces’ promossa dall’organizzazione Stonewall.

L’evento viene visto dai media come un grande passo per uno sport spesso ritenuto reticente nei confronti delle comunità LGBT; ma lacci e fasce arcobaleno sono veramente un segno tangibile di progresso nel trasformare il calcio in uno spazio in cui i giocatori LGBT si sentano liberi di esprimere la propria sessualità anche in pubblico?

Francamente, no.

È piuttosto singolare, infatti, che soltanto un ex atleta della Premier League, passato pure in Serie A per una fugace apparizione con la maglia della Lazio, il tedesco Thomas Hitzlsperger, abbia ufficialmente fatto coming out (peraltro, soltanto a carriera conclusa) quando il 2% della popolazione maschile britannica oggi si identifica come gay e si è a conoscenza del fatto che oltre 500 giocatori della Premier League, tra passato e presente, sono omosessuali.

Hitzlsperger affermò, riguardo alla sua dichiarazione pubblica, di essersi ispirato a quanto fatto dal cestista John Amaechi, dal tuffatore Tom Daley, dalla stella gallese di rugby Gareth Thomas e dall’ex calciatore di Leeds United e LA Galaxy Robbie Rogers; il tedesco spiegò pure di sperare che il proprio gesto potesse aiutare altri colleghi a fare lo stesso.

Parole, purtroppo, poco utili se si pensa che addirittura il presidente della FA, Clarke, non certo il primo venuto, ha recentemente dichiarato che sarebbe “impossibile” per un giocatore attuale fare coming out poiché la lega non sarebbe in grado di proteggerlo a sufficienza dagli attacchi esterni di tifosi avversari.

Di certo, il precedente dell’ex attaccante del Norwich City e del Nottingham Forest, Justin Fashanu (peraltro, il primo calciatore di colore ad essere pagato un milione di sterline nel calcio inglese), in tal senso, ha segnato un profondo solco.

Fashanu, uscito allo scoperto nel 1990, decise di porre fine alla sua vita soltanto otto anni dopo a causa degli enormi problemi (lavorativi e non) che il suo coming out gli aveva creato.

Presso il già citato ‘Rainbow Laces Summit’, diversi atleti britannici si sono riuniti per discutere sul modo in cui poter aiutare la comunità LGBT nel mondo dello sport.

Due stelle dell’hockey britannico, Kate e Helen Richardson-Walsh, regolarmente sposate, sono intervenute, così come il rugbista Keegan Hirst.

A quanto pare, soltanto il calcio è rimasto così indietro sull’argomento.

In tal senso, durante il vertice, il presidente Clarke, ha dichiarato che il calcio è “due decenni indietro” rispetto alla possibilità di diventare oggi un posto sereno anche per gli omosessuali.

Clarke ha affermato che sta tentando di parlare con molti calciatori gay del mondo inglese, in merito alla chance di effettuare il coming out, ma che, tuttavia, nessuno si sente veramente tranquillo all’idea.

Mancherà ancora molto, in Inghilterra e non, per rendere anche il calcio uno sport più civile?

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Calcio

Dario Fo: il Premio Nobel che amava il calcio “vecchie maniere”

Matteo di Medio

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Il 13 Ottobre 2016 moriva Dario Fo, uno degli artisti italiani più stimati al mondo. Un uomo che aveva capito come sarebbe finito il nostro calcio e l’aveva detto chiaro e tondo.

Sono passati due anni esatti della morte del premio nobel per la letteratura Dario Fo. Dopo giorni di ricovero all’ospedale Sacco di Milano, l’istrionico drammaturgo salutava il mondo, lasciando una traccia indelebile nel panorama artistico nazionale ed internazionale. Un uomo senza peli sulla lingua, in prima fila nelle battaglie contro i poteri forti. Logiche di potere che nel tempo hanno coinvolto tutti i livelli della società compreso lo sport, in particolare il calcio.

Dario Fo, che in un’intervista aveva dichiarato di aver praticato da dilettante il nuoto di fondo e la corsa di montagna, evidenziò il cambiamento radicale che l’universo sportivo ha vissuto nel corso del tempo, passando da una logica popolare verso una visione solo legata al business e al successo a tutti i costi. Lo sport come specchio di una collettività che stava perdendo la dignità e l’allontanamento dei valori di comunità che il popolo italiano, e non solo, stava vivendo e che, tragicamente, vive quotidianamente. “Quando ero giovane io, accadeva che fare dei viaggi, andare in un’altra città al seguito della tua squadra del cuore era costoso ed un privilegio che si concedeva ai gruppi di supporters ufficiali dell’équipe. Ora ci sono questi “faccendieri” che organizzano trasferte e chiamano chi vogliono loro, approfittando dei soldi che circolano in quantità maggiore nelle casse delle squadre. Questo mutamento radicale di sistema ha provocato la creazione di un clima più acuto, più esacerbato, aggressivo. Lo sport ora è diventato un affare da gestire, come in una lotta tra multinazionali, con conseguente perdita di valori, quelli genuini che nutrivano le discipline. Quello spirito della correttezza sportiva che caratterizzava i tempi miei non c’è più o c’è sempre meno: mi riferisco al motto del “Vinca il migliore”, non un modo di dire puro e semplice, piuttosto un sentire vero, profondo, che albergava nell’animo dei giocatori e degli atleti“. Accuse forti che risultano essere tremendamente profetiche visti i tempi moderni e la direzione che lo sport sta prendendo giorno dopo giorno, anche in tema di demonizzazione a tutti costi dei tifosi:Quando perdi le relazioni con il prossimo, perdi la dignità, la generosità verso il tuo compagno, verso il collega e il “diverso” diventa il tuo principale nemico, da aggredire, da mortificare“.

Forte e diretto come sempre, si scagliò contro il razzismo e i “poveri” del calcio: “I giocatori che vengono dall’Africa nei grandi club italiani sono pagati meno. E’ una guerra di poveri contro i ricchi. Diverso è per il Rugby, uno splendido sport non ancora macchiato dalle grandi logiche del guadagno e del potere. Tutto il contrario del football americano, che vive la sua giornata di gloria con la finale di Super Bowl“. Sempre il business al centro della critica e la guerra contro quei Presidenti di calcio spinti solo da mire affaristiche. Ed è stato proprio il calcio moderno ad allontanarlo dalla passione per il pallone, in particolare per la sua Inter di cui era tifoso: “Ero tifoso dell’Inter di Meazza, ma ho smesso di seguire da vicino questo sport quando sono iniziate le manfrine e lo si usava per fare politica. Certe cose non mi piacciono. Adesso mi appassiono soprattutto per la Nazionale che spero torni ad essere vincente come nel 2006“. Così diceva nel 2014 quando Thohir era a capo della squadra nerazzurra da poco più di un anno. E anche per il magnate indonesiano, l’artista varesino non lesinò bordate che, anche in questo caso, risultarono essere in linea con quanto sarebbe accaduto in tempi non sospetti con il passaggio di proprietà al gruppo cinese Suning: “Pensate che si senta a casa a Milano? Che abbia dentro lo spirito milanese? Oppure credete che sia venuto qua perché considera l’Inter un affare? Purtroppo non c’è più la dimensione greca dello sport, la voglia di confrontarsi che avevano tutte le Polis. Gli anni sono passati e i valori sono diversi“.

Ma non risparmiò neanche il Milan e la città in generale:”Lo sport è lo specchio della società e in questo caso della città. Io fingo di non interessarmene ma in realtà il calcio un po’ lo seguo e non posso non accorgermi che si sono perse la chiarezza, la pulizia e l’esempio che Milano ha dato per anni. Sfoglio i giornali e leggo solo di ‘business’, di ‘progetti’, di giocatori da comprare e vendere come se il mondo del pallone fosse diventato il mercato degli Obej Obej. Prima le due società milanesi non erano così“.

Dedicò anche un libro ad un pugile sinti, raccontando la storia di Johann Trollmann, deportato nei campi di concentramento nazisti.

Un personaggio scomodo che ha sempre detto quello che pensava, giusto o sbagliato che fosse, e che, per quel che concerne lo sport, aveva centrato in pieno le dinamiche che lo stanno lentamente portando al collasso.

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Calcio

Bruno Neri, storia del calciatore partigiano che non si piegò al Fascismo

Simone Nastasi

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Il 12 Ottobre 1910 nasceva a Faenza, Bruno Neri, il calciatore partigiano divenuto simbolo della Resistenza al Regime Fascista. Lo celebriamo raccontando la sua storia e quel gesto che gli valse la gloria eterna.

 

Anche l’Italia ha avuto il suo Carlos Caszely. Il calciatore ribelle che non ha voluto accettare il corso della storia. Che non si è piegato al cambio di potere in atto all’interno del suo Paese, il Cile: fuori la democrazia e dentro la dittatura militare. Che ha sbagliato un calcio di rigore importante o si è fatto espellere in una partita dei Mondiali e soltanto, a quanto pare, per fare uno screzio al tiranno. Beccandosi perciò gli strali del generale Augusto Pinochet.

Molti anni prima di Carlos Caszely c’è stato chi ha voluto anticipare le sue gesta. Ribellandosi al potere governante e diventando un “eroe” popolare, ma non per quanto fatto vedere sul campo, ma fuori. E’ successo in Italia. Ai tempi del fascismo. Quando Bruno Neri vestiva la maglia della Fiorentina. Ancora oggi, lo ricordano come il “calciatore partigiano”. Per via di quella sua militanza antifascista che lo portò, una volta scoppiata la guerra, a decidere di imbracciare perfino le armi.

Ma il gesto che entrerà per sempre negli almanacchi della storia del calcio, accadrà in un giorno del 1931. Quando a Firenze si deve inaugurare il nuovo stadio progettato dall’architetto Pier Luigi Nervi. Un impianto voluto direttamente dal Duce, che infatti sarà progettato a forma di lettera “D”.  Si sarebbe chiamato “Giovanni Berta”, in onore del celebre squadrista fiorentino. Per poi negli anni successivi, diventare dapprima lo “Stadio Comunale” e poi successivamente (come si chiama oggi) “Artemio Franchi”.

La partita inaugurale è prevista il 13 settembre del 1931. Quel giorno è infatti in programma la sfida tra la squadra di casa la Fiorentina e la compagine austriaca dell’Admira Vienna. Sugli spalti gli spettatori presenti sono 12 mila. Lo stadio può contenerne molti di più ma i lavori non sono ancora stati terminati. Prima del fischio di inizio è previsto (come di norma) il saluto alle autorità presenti in tribuna. Per l’occasione, quel giorno, allo stadio “Berta” ci sono anche il podestà fiorentino Della Gherardesca e altri gerarchi fascisti . Quando l’arbitro fischia, i giocatori della Fiorentina sollevano il braccio destro per omaggiare i rappresentanti del regime. Tutti meno che uno. Lui, Bruno Neri il quale sarà l’unico di quella formazione a non rivolgere verso le autorità il consueto “saluto romano” (come fece, allo stesso modo, Matthias Sindelar in occasione di Germania-Austria). Nonostante sia ancora un calciatore,  Bruno Neri è già un convinto antifascista. Il quale, molti anni più tardi, dopo l’armistizio di Cassibile nel 1943, deciderà di arruolarsi nella Resistenza partigiana. Assumendo il ruolo di comandante del Battaglione Ravenna, con il nome di battaglia “Berni”.

La guerra, tuttavia, non gli impedisce di continuare a giocare a pallone. Con la maglia del Faenza, nel 1944, partecipa infatti al campionato Alta Italia. Sarà quello, l’ultimo campionato della sua vita. Morirà infatti, il 10 luglio del 1944 dopo uno scontro a fuoco con i soldati tedeschi avvenuto ad Eremo di Gamogna, sulle montagne dell’Appenino tosco-Romagnolo. Da quel giorno, Bruno Neri detto “Berni” diventerà per tutti il calciatore partigiano.

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