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Azzardo e piaghe sociali

Anche la Spagna contro la pubblicità del Gioco d’Azzardo. Ma la soluzione è quella giusta?

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Continua il giro di vite del Ministro del Lavoro Luigi di Maio sul settore del Gambling. Dopo il decreto dignità che toglierà alle concessionarie di giochi a premi la possibilità di  poter fare pubblicità in tv, radio, giornali ed internet, ora il suo cacciavite stringe e ruota anche intorno alle sale scommesse ed ai bar abilitati a ricevere scommesse, i cosiddetti “punti gioco”.

Non tutti, ovviamente, ma quelli nelle vicinanze di scuole e ospedali e l’imminente Legge di Bilancio è l’occasione giusta per vedere se questa proposta possa proseguire il suo iter verso la realtà.

PECUNIA NON OLET

“Il denaro non ha odore”. La famosa frase di Vespasiano al figlio Tito che si lamentava della tassa sugli orinatoi imposta dal padre. Mentre da un lato si combatte l’azzardo, dall’altra proprio dallo stesso si incassano moltissimi soldi. Lo Stato Italiano è in disperata, forse utopica, ricerca di fondi per rispettare le promesse elettorali, tipo il reddito di cittadinanza, e per la ricostruzione del ponte di Genova e quindi questi soldi, che sono sempre di più, pari al 54,7% della spesa totale secondo il nuovo rapporto sociale HBG Gaming, sono una manna dal cielo. La dura verità fa male ma limitando il settore del Gambling lo Stato italiano mette, di fatto, meno soldi nelle proprie casse. Non si può negare, però, l’altrettanto reale situazione della Ludopatia, una piaga in continua crescita che non può essere ignorata ma che alla quale è necessario porre un freno. Bisognerà vedere se il freno scelto risulterà efficace come nelle intenzioni.

ANCHE LA SPAGNA:

Anche in Spagna il partito di sinistra, no-global, eco-socialista e socialdemocratico fondato da Pablo Iglesias, “Podemos”, che nelle ultime elezioni ha ottenuto l’8% e cinque parlamentari, si sta battendo per vietare la possibilità ai bookmakers di fare pubblicità. Oltre ai danni alle squadre sportive che perderebbero i soldi delle sponsorizzazioni, il problema più forte è quello legato agli organi di stampa. Se in Spagna venisse imposto il divieto, alcuni giornali, radio, tv e siti internet sarebbero costretti a chiudere in quanto il danno, o se preferite il lucro cessante, ammonterebbe a circa 133 milioni di euro.

PROBLEMA RISOLTO? MACCHE’

Come abbiamo scritto in precedenza intervistando Carmelo Mazza, Amministratore Delegato di Betaland ed Enjoybet, vietare la pubblicità non reca un grande danno al bookmakers perché la gente saprà sempre dove e come scommettere e soprattutto sarà sempre alla ricerca della scarica di adrenalina che l’azzardo dà o il rincorrere perennemente il sogno di poter cambiare vita in meglio da un giorno all’altro.

Il divieto, seppur dalle nobili intenzioni, sembra così assumere più i connotati di un divieto fine a se stesso, superficiale atto solo a nascondere la polvere sotto al tappeto. Così concepito, non aiuta i ludopatici ad uscire dalla loro patologia ma  reca un grosso danno al già morente mondo della pubblicità, soprattutto online, settore in cui il Gambling è diventato quasi l’unico interlocutore dal quale riuscire a ottenere risorse necessarie agli innumerevoli organi di stampa e di informazione che con i soldi delle scommesse fanno andare avanti l’azienda. Senza insegnamento, didattica, cultura e prevenzione, i ludopatici esisteranno per sempre.

UNA SEMPLICE EQUAZIONE CHE SPAVENTA

Ma allora: se lo Stato guadagna tanti soldi dal settore delle scommesse e se questo divieto, per parola di chi lo vive, respira e ci è dentro da anni, non cambierà di tanto le sorti delle gambling companies in termini di fatturato, chi colpisce davvero questo divieto di fare pubblicità? La risposta è semplice e grottesca allo stesso tempo: gli organi di stampa. Coloro che, insieme alle Istituzioni, dovrebbero essere, attraverso un’informazione continua e puntuale, co-artefici della soluzione al problema Ludopatia. Ha tutta l’aria di un cane che si morde la coda.

 

Nato a Roma nel 1990, anno dei Mondiali Italiani, nella culla dovetti subire le urla dei miei genitori per le reti di Schillaci in quelle famose "notti magiche". Giornalista iscritto all'albo, laureando in legge, opinionista televisivo, ho anche un trascorso da cestista. Appassionato di sport a 360º, da sempre la mia più grande passione è la scrittura, ragione per cui ho intrapreso questo mestiere così affascinante. Sono "ossessionato" dalla ricerca della verità, lo studio dei dettagli, l'inchiesta.

1 Commento

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    Stefano

    Settembre 30, 2018 at 7:39 am

    Bell articolo pagato dalle case di gambling. Vi dovreste solo che vergognare a pubblicare un articolo cosí. Anche se forzati da una direzione collusa con le case di gambling esiste una cosa chiamata etica e morale, se la redazione (e tu che pubblichi questo articolo) non ce l avete, cambiate lavoro, ce ne sono tanti nel mondo. È veramente una cosa da vergognarsi.

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