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All’Historic Minardi Day scende in pista la passione

Tommaso Nelli

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All’Historic Minardi Day scende in pista la passione

Riportare in pista la passione e restituire il volante alla protagonista principale delle corse automobilistiche: la gente. Rombano autenticità e amore nell’Historic Minardi Day, la kermesse motoristica ideata da Gian Carlo Minardi, assieme ai fratelli Ferdinando e Giuseppe e al figlio Giovanni, prossima a spegnere i semafori della quarta edizione, che si terrà, come da tradizione, sul circuito di Imola il 27 e il 28 aprile.

Quarantotto ore in riva al Santerno, tra piloti e vetture del passato, che vorranno essere anche un messaggio alle competizioni automobilistiche odierne e in particolare alla loro categoria regina, quella F1 dominata da schemi organizzativi dove impera il business: ritornare a mettere il pubblico al centro della scena. Perché sono le persone, non fa differenza se semplici appassionati o tifosi sfegatati, il carburante di ogni sport e, a maggior ragione, di una disciplina nella quale ci si sfida a oltre 300 km all’ora. Sono loro che – esaltati da un duello a ruote fumanti (Villeneuve-Arnoux, Digione 1979), da quattro sorpassi in un giro sotto il bagnato (Senna, Donington 1993) o da una vittoria dall’undicesima posizione (Alonso, Valencia 2012) – prendono d’assalto i circuiti per entusiasmarsi con altre prodezze dei loro beniamini. E sono sempre le persone, con i loro sacrifici di tempo per le trasferte ed economici per i costi dei biglietti, ad alimentare la prosecuzione di uno spettacolo altrimenti destinato all’estinzione.


Un sentimento che meriterebbe essere ricompensato dal coinvolgimento in quel mondo dove tecnica e coraggio si fondono per un cocktail ad alto tasso adrenalinico. Per un amante della velocità, scambiare due parole con gli attori di questo mondo (piloti, ingegneri, meccanici, direttori sportivi), respirando l’odore del carburante, significa dare completa forma alla propria passione e poter ritornare a casa con un ricordo che lo accompagnerà per sempre. Un’armonia che farebbe felici anche piloti e scuderie, ben consapevoli che proverebbero un piacere molto esiguo se le loro gesta si svolgessero in un autodromo pressoché deserto.

E se sconosciuti per i gran premi di oggi, calore e umanità non lo sono per Giancarlo Minardi, 340 gran premi di F1 dal 1985 al 2005 col suo omonimo e glorioso Team Minardi, che col suo evento permetterà ai fan di essere a contatto con chi ha scritto pagine storiche dell’automobilismo. Nei box dell’“Enzo e Dino Ferrari” si potranno ammirare ben 33 (record dell’Historic Minardi Day) monoposto, fra le quali la Cooper T51 mondiale del 1959 (Jack Brabham), la McLaren MP4/5 B di Senna del 1990 e le creature del padrone di casa, fra le quali spiccherà la M189 autrice del primo doppio arrivo a punti della Minardi in F1 (Silverstone).

A guidarle, l’iberico Sala e Pierluigi Martini, ospiti della rassegna assieme a tante altre glorie del volante. Fra queste, Luca Badoer (storico collaudatore Ferrari), Emanuele Pirro, (vincitore di cinque 24 ore di Le Mans), Alessandro Nannini, uno dei migliori piloti italiani sul bagnato, Riccardo Patrese e Patrick Tambay, rispettivamente trionfatori a Imola nel 1990 (Williams) e nel 1983 (Ferrari). Saranno presenti anche ingegneri come Mauro Forghieri, dt Ferrari dal 1962 al 1971 e dal 1973 al 1984, Aldo Costa, oggi alla Mercedes, e Gabriele Tredozi, entrambi cresciuti in Minardi. Previsti anche costruttori come Enzo Coloni, in F1 dal 1987 al 1991, e dirigenti come Mario Theissen, ex team principal BMW Sauber (2005-2009), e Jo Ramirez, un’esistenza in McLaren.

Nella due giorni ci sarà spazio anche per vedere in pista sia monoposto di F2 e F3, sia vetture appartenenti alle categorie Gran Turismo, Prototipi, Supercar e Hyperc. Menu completo per gli appassionati, che potranno assaporare anche il gusto della competizione perché il circuito vedrà la partenza e l’arrivo de “Il Trofeo del Savio”, gara di regolarità classica valevole per il Trofeo Nazionale Regolarità “ACI Storico” ed il Criterium dell’Appennino della Scuderia Nettuno, che si snoderà lungo le strade della provincia di Ravenna, percorrendo anche una parte del percorso che vide un Enzo Ferrari, allora pilota, conquistare la vittoria nel 1923. Ennesima iniziativa di una rassegna nel nome di quella passione che, come disse proprio il costruttore modenese, non si può capire. Ma si può solo vivere.

Fra le varie identità di Tommaso Nelli, una laurea specialistica in “Editoria e Giornalismo” alla “Sapienza Università di Roma” nel 2010 e giornalista pubblicista dal 2012, anche quella di sportivo. Calciatore maldestro in tenera età, podista amatoriale tutt'oggi, in sette anni come arbitro di calcio ha imparato che la cultura delle regole e del lavoro sono fondamentali anche nel quotidiano. Tolto il fischietto dalla bocca, continua a correre con la penna in mano. Ha fatto dieci chilometri a piedi dentro Roma per un'intervista perché bisogna sempre provare a raggiungere un obiettivo quando si ha almeno una possibilità, ha scritto di un torneo di calcio a 5 universitario come fosse un’Olimpiade perché non si sminuisce ciò che si fa e racconterebbe una maratona olimpica come una corsa fra amici a chi arriva primo perché è insofferente alla retorica e alla ridondanza. Per la Lazio di Maestrelli, l’Olanda di Cruijff, Mennea e Gilles Villeneuve avrebbe voluto nascere quindici anni prima. Il suo più grande difetto? La capacità di sintesi. Il top per un giornalista, no?

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