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Basket

“Aiutiamoli a casa loro”. Tranquilli, ci pensa la NBA

Emanuele Sabatino

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“Aiutiamoli a casa loro”. Tranquilli, ci pensa la NBA

In un mondo fatto di slogan, motti, luoghi comuni, tweet e frasi da baci(oni) Perugina, una delle frasi più celebri che sentiamo più spesso pronunciare è “Aiutiamoli a casa loro” in riferimento e in lamento degli sbarchi provenienti dall’Africa lungo le nostre coste. 
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E bene, partecipando anche io al festival dei luoghi comuni e proverbi da saggezza popolare, è il caso di dirlo che “tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare”. Mare che però non ha spaventato la NBA che è pronta a lanciare una lega professionistica di pallacanestro in Africa, grazie ad un accordo di partnership con la FIBA, la federazione internazionale di Basket.
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Partirà dal prossimo anno e si chiamerà BasketBall Africa League e sarà composta da dodici squadre lungo tutto il continente tra Angola, Egitto, Kenya, Marocco, Nigeria, Ruanda, Senegal, Sud Africa e Tunisia.
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La NBA ha annunciato che ci sarà un turno di qualificazione alla fine del 2019 e visto che ci sono tantissime squadre di basket in Africa, una lega professionistica le unirà tutte sotto lo stesso ombrello dandogli risorse e visibilità e una grandissima opportunità ai giocatori di essere notati e fare il grande salto oltre oceano.
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Il commissioner della NBA Adam Silver si è detto entusiasta del progetto: “Vogliamo usare il basket come motore economico per creare nuove opportunità nello sport, media e tecnologia in Africa”.
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Anche l’ex presidente degli Stati Uniti Barack Obama, da sempre giocatore e appassionato della palla a spicchi ha espresso il suo parere positivo plaudendo l’iniziativa con un tweet.
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Come al solito lo sport è pioniere di quello che i governi nazionali non riescono o non vogliono fare per altri interessi. Non siamo fessi, la NBA non è un mecenate e tantomeno non fa beneficenza fine a se stessa, poichè spendendo poco ha un bacino pressochè infinito di giocatori e si può costruire una rete scouting in un continente sempre florido dal punto di vista atletico. Non per questo però l’iniziativa perde la sua componente lodevole e anzi va a creare quella che gli americani adorano tanto ovvero la “win win situation” situazione dove a vincere sono tutti quanti.

Nato a Roma nel 1990, anno dei Mondiali Italiani, nella culla dovetti subire le urla dei miei genitori per le reti di Schillaci in quelle famose "notti magiche". Giornalista iscritto all'albo, laureando in legge, opinionista televisivo, ho anche un trascorso da cestista. Appassionato di sport a 360º, da sempre la mia più grande passione è la scrittura, ragione per cui ho intrapreso questo mestiere così affascinante. Sono "ossessionato" dalla ricerca della verità, lo studio dei dettagli, l'inchiesta.

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