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Afghanistan: lo Sport come rinascita da una Guerra mai finita

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Afghanistan: lo Sport come rinascita da una Guerra mai finita

L’annunciato accordo tra Trump e i talebani in Afghanistan sta mettendo di fatto la parola fine a una delle guerre più lunghe intraprese dagli Stati Uniti. Ma dopo quasi venti anni di scontri e soldati morti, la situazione politica è ancora pericolosamente instabile. Il ritiro delle truppe USA potrebbe portare anche alla richiamata dei soldati italiani che si trovano sul territorio di un Paese che deve fare i conti con le distruzioni, il sangue e il dolore. A correre in aiuto di questo popolo è arrivato lo Sport che, soprattutto ai bambini, sta cercando di ridonare quella speranza che sembra ormai perduta.

Uno Skate per rinascere

Nel celebre cartone animatoI Simpson, il simpatico e pestifero Bart adora la tv, fare gli scherzi e andare sullo skateboard. Dalla finzione alla (ben più dura) realtà, quella che si vive in Afghanistan, dove però i bambini hanno trovato il modo di evadere, anche solo per qualche ora, dalle difficoltà quotidiane. Merito di Skateistan, un’organizzazione no profit nata nel 2007 dall’idea di Oliver Percovich, un ragazzo di Melbourne appassionato di skateboard (nel corso della sua vita ha viaggiato in oltre 50 paesi del mondo, portando sempre con sé la tavola). Giunto a Kabul per seguire la sua fidanzata, Oliver si rende conto dell’appeal che lo skate esercita sui ragazzi del posto. Da qui l’idea di fondare una Ong. Il risultato? Oggi Skateistan gestisce due progetti in Afghanistan (a Kabul e a Mazar-i Sharif), coinvolgendo circa 1.200 studenti di età compresa tra i 5 e i 17 anni, alcuni dei quali – letteralmente strappati dalla strada – sono diventati responsabili dei centri e aiutano i nuovi. E ancora, skatepark in Cambogia (Phnom Penh) e Sudafrica (Johannesburg). Dato curioso: complessivamente, oltre il 40% degli alunni sono bambine e ragazze.

Un’ottima iniziativa, che esprime il vero senso di questo sport”, afferma lo skater romano Francesco Plini, classe 1978, appassionato della tavola fin dagli otto anni. “Lo skate è uno sport completo – continua – ed insegna, già da quando si è piccoli, a cadere e a rialzarsi. A farcela da soli, a non arrendersi mai”. Certo, in Italia questo movimento è ancora visto da molti solo appannaggio dei  giovanissimi. “Niente di più sbagliato – riprende lo skater – per andare sulla tavola la carta d’identità non contaMa la curiosità sì, magari anche nell’approcciarsi grazie a film come California skate, Thrashin’ o Lords of Dogtown, veri e propri punti di riferimento”.

Dunque Skateistan rappresenta un approdo sicuro per bambini e bambine, ragazzi e ragazze, con lo sport a rappresentare una sorta di “aggancio”. Le iniziative della Ong  sono tre (tutte rigorosamente gratuite):Skate and create coniuga un’ora di skateboard e un’ora di arti creative; “Back to school” è un programma di apprendimento accelerato dedicato ai bambini che non vanno a scuola ma che possono recuperare i primi tre anni in uno (poi sono aiutati a iscriversi regolarmente); “Youth leadership” dedicato agli studenti più brillanti degli altri corsi. Un’ora di skateboard è la ricompensa per tutti al termine di ogni giornata di studio, insieme alla promessa di un pasto caldo che rappresenta un grande incentivo per le famiglie. Nota a margine: nel 2012 la fotografa Jessica Fulford-Dobson è andata a Kabul per fotografare le bambine vestite in abiti tradizionali ma protette con ginocchiere e caschetto. Scatti che sono convogliati sia una mostra presso la  Saatchi gallery di Londra sia nel volume fotografico dal titolo “Skate girls of Kabul”. Recuperatelo.

Afghan Connection: il Cricket come Speranza

Afghan Connection è un’organizzazione benefica britannica che opera ormai da anni in Afghanistan. Oggi, l’obiettivo primario di questo ente riguarda la facilitazione dell’accesso allo studio per il maggior numero possibile di bambini afghani.

In passato, invece, l’organizzazione si occupava principalmente di fornire ad oltre 72.000 tra bambini e donne afghane, medicinali e vaccini per proteggere le loro vite, fiaccate da anni di scontri e guerre che parevano infinite.

Anche lo sport, però, ha il suo ruolo rilevante all’interno dei progetti di Afghan Connection.

Oltre ad essere riusciti a costruire ben 39 scuole (capaci di ospitare ed educare oggi oltre 50,000 ragazzi) dislocate in tutto il paese, infatti, i membri di Afghan Connection hanno dotato tali impianti di campi da cricket, sport molto popolare nel paese.

Soltanto nel 2012, il progetto di Afghan Connection per fornire campi da cricket alle scuole afghane ha permesso a ben 16.000 bambini di dedicarsi al loro sport preferito. Ma non finisce qui. L’organizzazione, infatti, si è posta l’obiettivo di costruire dieci campi da cricket nuovi ogni anno ed ha addirittura ricevuto in tal senso la promessa di supporto economico da parte del popolare quotidiano inglese The Guardian.

Il merito di tutto questo? Risponde al nome e cognome di Sarah Fane, che ha lavorato come dottoressa in Afghanistan tra il 1987 ed il 2001, in un periodo veramente delicato per il paese asiatico, e nel 2002 ha deciso di dare vita allo straordinario progetto Afghan Connection.

Ho vissuto qui per molto tempo ed ho potuto vivere in prima persona la mancanza di infrastrutture adeguate, di medicine di primo soccorso e, soprattutto, di progetti educativi per i più piccoli. Non potevo rimanere indifferente di fronte a tutto ciò“.

Un Paese dilaniato dalla Guerra, un rinascita lenta e faticosa. Un luogo dove lo Sport, sempre più legato a logiche di business e potere, può ancora fare la differenza.

 

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