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Tennis

Zverev Über Alles: il destino è scritto

Matteo Zanon

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Ripensando alla finale del Master di Roma, potrei definirla con questo detto popolare, ovvero, “Se il buon giorno si vede dal mattino” perché è stato proprio così. Sin dalle prime battute del primo game, dove Djokovic è partito con un doppio fallo e non ha messo in campo una prima palla per tutto il game, si è potuto notare come il campioncino Alexander Zverev fosse l’indiziato numero uno al successo.

Nonostante molti pronosticassero un ritorno alla vittoria del serbo, anche grazie alla semifinale magistrale disputata contro l’altro talento Thiem, il tedesco di origini russe ha dimostrato qualcosa che va al di là della vittoria. Guardandolo durante tutto il match, ha dimostrato una maturità ed una solidità da campione e non certamente da numero 17 al mondo (oggi  è al decimo posto). Con il pugnetto alzato varie volte dopo punti decisivi, ha saputo gestire il match senza farsi prendere dalla frenesia – che spesse volte rapisce i giovani – e nemmeno dalla paura di vincere. Ha condotto senza dare un minimo segnale di cedimento e ha sempre avuto la partita in pugno, nonostante avesse di fronte il numero due del mondo. Con questa vittoria ha certamente consolidato quanto detto ormai da molti: il prossimo numero uno sarà lui. Le qualità e i mezzi li ha tutti. Partendo dal servizio, potente ed efficace, sino al dritto ed il rovescio, colpi che sa gestire e variare a seconda delle circostanze. A differenza di altri talenti che vengono associati a lui come futuri dominatori del tennis mondiale (l’australiano Kyrgios su tutti) ha certamente dimostrato una netta superiorità dal punto di vista mentale, dando spazio a continuità di risultati in un crescendo continuo.

A Parigi, al prossimo Roland Garros, saprà certamente dire la sua, anche se si tratta di un torneo che sfianca e che come lui stesso ha affermato, vede un solo favorito: “Al Roland Garros il favorito è ancora Nadal”. Di sicuro il tedesco dal fisico da giocatore di basket (1.98 per 86 kg), in questo ultimo periodo ha racimolato certezze e conferme dal suo tennis, quello che alla sua età (20 anni) conta veramente: “Vincere a Parigi? Beh prima di questo torneo mi davano zero possibilità di vincere e invece… Comunque ho dimostrato che posso battere i più grandi giocatori nei più grandi tornei”.

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Storie dell'altro mondo

Bjorn Borg, l’uomo di ghiaccio vissuto nell’eccesso

Lorenzo Martini

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Compie oggi 62 anni il fenomeno del Tennis Bjorn Borg. Un uomo di ghiaccio che nascondeva una vita privata fatta di eccessi e sregolatezza. Vi raccontiamo il suo lato più oscuro.

Bjorn Borg. Sport e droga, due mondi che in teoria non dovrebbero avere nulla in comune. Da un lato i valori di competitività,  sportività  e rispetto reciproco, dall’altro offuscamento della ragione, dipendenza, straniamento dalla realtà esterna.  Eppure si sa, gli opposti si attraggono, e i casi di atleti dipendenti da droghe hanno falcidiato qualsiasi disciplina. Il caso di Borg.

Nel calcio l’esempio più illustre non può che essere il Pibe de Oro, che dopo essere risultato positivo alla cocaina nei controlli antidoping decise di fuggire all’estero, nel 1991.  Anche il basket non è da meno: lampante è la vicenda di Robert Swift,  promessa dei SuperSonics che nel 2009, dopo anni di abuso di droga, fu arrestato strafatto in possesso di un vero e proprio arsenale di armi; oppure la triste storia di Lamar Odom, ex stella dei Lakers, ritrovato qualche tempo fa tra la vita e la morte in una camera di un albergo-bordello, a causa di un cocktail di cocaina, alcool e metanfetamina.

Cambiano gli sport, ma la musica non cambia: dall’arresto del centauro Walter Migliorini, colto nell’84 a trasportare quintali di hashish, alla condanna per possesso di cocaina per il pugile Ubaldo Sacchi fino alla squalifica del centometrista John Carlos per uso di droghe.

E anche il tennis non può non esimersi dall’entrare in questa lista tutt’altro che speciale.

Già negli anni ’20 si vociferava che la vincitrice di oltre 20 Slam Suzanne Lenglen facesse uso di un bicchierino di cognac nella pausa tra due set. Poi negli anni ’70 e ’80, con l’arrivo di nuove sostanze stupefacenti vennero sorpresi i vari Yannick NoahVitas Gerulaitis e Mats Wilander, per poi arrivare fino agli anni 2000:  Martina Hingis abbandonò il tennis per essere stata trovata positiva alla cocaina, Richard Gasquet cercò di mascherarne la sua positività giustificandola con un bacio dato ad una ragazza cocainomane, fino alla travagliata storia di Jennifer Capriati, andata in overdose nel 2010 e viva per miracolo.

Ma nel tennis il caso più eclatante è sicuramente quello che riguarda uno dei tennisti più vincenti di sempre, simbolo di un’epoca e idolo di migliaia di tifosi: Bjorn Borg. Proprio così, lo svedese vincitore di Wimbledon per  cinque volte di fila, l’Uomo di Ghiaccio per via del suo carattere, fuori dal campo non seppe resistere alle innumerevoli tentazioni che lo avrebbero portato sulla strada dannata di sesso & droga.

Eppure fino al 1980 Borg era stato il re incontrastato del tennis: benché neppure venticinquenne, aveva già vinto 10 titoli dello Slam e aveva spesso avuto la meglio sui suoi storici rivali, Jimmy Connors e John McEnroe.

Poi, nel 1981, qualcosa sembrò incrinarsi. Dopo aver vinto per la sesta volta l’Open di Francia, in finale a Wimbledon Borg incappò nella dolorosissima sconfitta contro McEnroe, la quale lo segnò profondamente. Nel 1982 decise di giocare solo il torneo di Montecarlo e l’anno successivo tornò in campo in condizioni fisiche pietose, rimediando roboanti sconfitte che lo indussero al ritiro, a soli 26 anni. Qualcosa era decisamente cambiato.

Come si spiega un calo di rendimento così repentino e inaspettato, una parabola discendente così improvvisa per un giocatore che fino a allora sembrava invincibile?

 Un risposta venne data da Loredana Bertè molti anni dopo. La stravagante cantante italiana fu dal 1989 al 1992 la moglie del campione svedese, con cui visse una relazione tanto intensa quanto drammatica. E, benché la Bertè ancora non fosse la compagna di Borg nel 1981, le sue rivelazioni, contenute nel libro intervista “Traslocando – E’ andata così”, scritto con Malcom Pagani e anticipate da Dagospia,  che non hanno avuto ancora la replica dell’interessato, non possono che far riflettere:Per la cocaina lasciò vincere McEnroe in finale a Wimbledon, con grande scorno della madre, che aveva preparato nella madia lo spazio per la sesta coppa”.

Sempre nell’autobiografia, la Bertè aggiunge, inoltre, che nella pausa tra un game e l’altro Borg avrebbe detto che dovevano sbrigarsi a finirla, perché doveva “farsi una striscia”. E’ inutile dire che tali parole destarono grande scalpore ma, nel contempo, sono a tutt’oggi da prendere con le pinze, visto che un personaggio sopra le righe come la Bertè potrebbe aver esagerato nel raccontare . Inoltre, Borg e McEnroe avevano dato vita ad una rivalità senza precedenti e pensare che Borg se ne fosse infischiato in questo modo resta difficile da credere.

Eppure, il cambiamento nello stile di vita del tennista svedese era palese. Il giovane ragazzo che si dedicava a tempo pieno allo sport iniziò ad abbandonare la semplice quotidianità e scoprì i piaceri del sesso, della vita notturna, dello sballo. Nel 1983 divorziò  con la moglie Mariana Simionescu, con cui aveva un figlio, e cominciò a tenersi in contatto con persone poco raccomandabili, che lo avvicinarono sempre di più alle droghe.

Nel 1988 incontrò Loredana Bertè, che aveva già conosciuto nel lontano 1973, quando ancora era la compagna di Adriano Panatta. Ed è la stessa Bertè che raccontò un altro triste episodio sulla dipendenza di Borg dalle droghe, nella sua autobiografia.

E’ il 7 febbraio 1989 e, a detta della cantante italiana, alle 7 di sera suonò il campanello della sua abitazione. Loredana apre la porta e si sarebbe trovata davanti un Bjorn Borg in uno stato pietoso: pallido come un cadavere, emaciato, con gli occhi di fuori. Non ha idea di cosa abbia fatto nelle ore precedenti, entra in casa e si chiude oltre mezz’ora al bagno, per poi uscirne mezz’ora dopo con una scatola di Roipnol in mano. Una scatola vuota.

Dopo poco, avrebbe avuto prima una crisi di pianto, poi iniziò a perdere i sensi, gli occhi cominciarono a roteare, la bava alla bocca. La Bertè ha la prontezza di chiamare un’ambulanza e Borg viene salvato per il rotto della cuffia. La lavanda gastrica sancirà che aveva fatto uso di cocaina, droga e dosi massicce di vari medicinali.

Nonostante la tragedia sfiorata, i due si sposarono nel settembre dello stesso anno, vivendo una vita sopra le righe, piena di eccessi e di spiacevoli figuracce. Come quando, durante un viaggio a Los Angeles, pernottarono in un lussuoso albergo a Beverly Hills e, al momento di saldare il conto, si venne a sapere che Bjorn e la moglie avevano visto lo stesso film pornografico per 24 volte di fila. Questo perché, a detta della Bertè, Borg era talmente strafatto da costringerla a compiere gli stessi identici gesti delle attrici pornografiche finchè non raggiungeva le movenze perfette.

Storie e aneddoti che fanno accapponare la pelle. Se solo si immagina all’incredibile talento di quel tennista biondo, amato e idolatrato da migliaia di fan, non si può non pensare a quanto spreco ci sia stato, a come la sua vita sia stata buttata.

Nel 1992 il matrimonio tra la Bertè e Borg ebbe fine, ma non sappiamo per certo se Borg chiuse i rapporti anche con la droga. Gli scoop dei giornali di gossip sul suo conto diminuirono di anno in anno, il successo e la fama attorno alla sua immagine si ridimensionarono, l’incedere degli anni prese il sopravvento. E, speriamo, anche il buonsenso.

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Giochi di palazzo

Serena Williams e il problema Roland Garros

Lorenzo Martini

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Dopo le emozioni degli Internazionali d’Italia, eccoci pronti a essere catapultati nel secondo Slam dell’anno. Al Roland Garros si prevede bagarre: se in campo maschile Nadal, il favorito per eccellenza, dovrà fare i conti con Zverev, Thiem, Nishikori e Djokovic, nel femminile l’incertezza regna sovrana, con le varie Halep, Svitolina, Kvitova, Wozniacki tutte pronte a darsi battaglia.

E a poche ore dall’inizio sono già iniziate le polemiche. Motivo? Il trattamento riservato dagli organizzatori a Serena Williams. Niente testa di serie per la campionessa americana. Ma andiamo con ordine, facendo un passo indietro.

 Nel gennaio dello scorso anno Serena vince il titolo agli Australian Open, per poi annunciare poche settimane dopo di essere incinta. E così è costretta da numero 1 al mondo ad abbandonare il circuito WTA per molto mesi. A settembre partorisce la splendida Alexis Olimpia Ohanian, dopo diverse complicazioni e un’embolia polmonare che mette a rischio la sua vita. Ora, dopo un lungo periodo di quasi totale inattività, Serena è numero 453 al mondo, ma questo fortunatamente non le impedisce di entrare nel tabellone principale al French Open. Esiste infatti una regola che le permette di iscriversi al torneo col ranking protetto, sfruttando la classifica pre-maternità.

 Il punto è che la Williams, pur avendo accesso al tabellone, non potrà godere di nessuna testa di serie. Il main draw verrà infatti stilato in base all’attuale classifica, senza che la statunitense possa ottenere nessun posto nel seeding. Questo implica che, a discrezione della dea bendata, Serena potrebbe capitare già al primo turno con giocatrici ai vertici, come Muguruza, Halep, Wozniacki.

Una situazione simile era già successa agli Australian Open, tant’è che la Williams aveva poi deciso di non prendere parte al torneo. E anche a Miami si ritrovò al primo turno faccia a faccia con Naomi Osaka, che la settimana prima si era aggiudicata Indian Wells. Non proprio le condizioni migliori per rientrare, motivo per cui forse anche al Roland Garros la stella americana potrebbe dare forfait.

 In questi giorni sono state tante le giocatrici che si sono schierate a favore di Serena. La Halep si è detta favorevole all’istituzione del seeding protetto per chi partorisce, visto che il parto va oltre le dinamiche tennistiche. Sulla stessa linea d’onda la Svitolina, che ha sottolineato come Serena fosse numero 1 al mondo quando si è dovuta fermare e che quindi meriterebbe maggiori garanzie. E anche la Sharapova ha detto la sua: “Mi piacerebbe che le norme cambino. Mettere al mondo un bambino è uno sforzo incredibile per una donna, fisico ed emotivo. Il tennis è uno sport egoista, ma quando un bambino entra nella tua vita le cose cambiano”.

 D’altronde gli organizzatori del French Open non hanno potuto fare granché, ma hanno dovuto applicare ciò che prevede il regolamento. Anche se la WTA ha già dichiarato di voler applicare modifiche in questo senso, magari aggiungendo proprio il seeding protetto per chi si allontana dal circuito per maternità.

Va detto però che esistono motivi anche per non apportare una simile modifica. Anzitutto, fino a pochi anni fa erano le giocatrici stesse a essere dubbiose su una simile protezione alle neomamme. Inoltre, andrebbe concessa la stessa posizione del seeding che si aveva nella classifica pre-parto? Perché in questo caso Serena avrebbe avuto la prima testa di serie, scalzando la Halep, attuale numero 1 al mondo, il che sarebbe apparso comunque strano.

Inoltre, concedere una testa di serie a Serena implicherebbe scartare una giocatrice che nell’ultimo anno si è sudata proprio quella testa di serie. Sarebbe davvero giusto?  L’argomento è ben più intricato di quanto sembri.

Anche se è innegabile che le giocatrici post-maternità meriterebbero maggiori garanzie. In questo caso si parla di Serena, che fortunatamente non ha problemi economici di nessun tipo, ma in molte altre situazioni le tenniste rientranti andrebbero tutelate maggiormente, a differenza di quanto viene fatto.

Per ora non ci resta che aspettare il 2019, l’anno per cui sono previste le modifiche al regolamento. Sperando che questi cambiamenti possano giovare tanto alla Williams quanto a qualsiasi tennista post-maternità.

 

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Tennis

Nel mondo del Giudice di Sedia: “Fatelo per divertimento, non per carriera”

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 Gli Internazionali di Roma sono appena finiti, decretando Rafa Nadal come Campione maschile ed Elina Svitolina, che abbiamo avuto la fortuna di intervistare,  per il torneo femminile. Ma come in ogni partita di Tennis, oltre ai giocatori, un ruolo fondamentale lo svolge il giudice di sedia, l’Umpire nella terminologia internazionale. Per sapere come si diventa e cosa è importante per ricoprire questo ruolo, abbiamo intervistato Claudio Di Mauro, 32 anni di carriera alle spalle e tanto da raccontare.
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Buonasera Claudio, la prima domanda che volevamo porle riguardava l’allenamento di un umpire. Quali sono le metodologie per essere sempre al Top? Quale è la componente che deve essere allenata maggiormente?
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Le cose più importanti da allenare sono sicuramente la concentrazione per lungo tempo e la capacita’ di gestire le proprie emozioni.
Credo sia molto importante essere sempre aggiornati sul regolamento e di conoscere alla perfezione la casistica degli altri incontri per sapere gestire situazioni difficili, senza dimenticare la cosa più difficile che è la parte “grigia” del regolamento ovvero usarlo nel modo appropriato a seconda della situazione del momento.
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Nel tempo il gioco del tennis si è evoluto molto così come la velocità degli scambi, quanto è importante la componente tecnologica per il corretto svolgimento della partita? Come vede l’introduzione di essa anche in altri sport come il Calcio, con il sistema VAR?
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Penso che la componente tecnologica sia sempre più importante a fine di avere sempre meno errori durante le partite, sono pero’ completamente in disaccordo con l’esperimento di abolire completamente la presenza dei giudici di linea, la componente umana rimarrà sempre un fatto importante, come nel calcio dove le decisioni sono sempre prese dagli arbitri siano in campo o davanti al computer.
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Sul campo di gioco, oltre al giudice di sedia, a controllare la regolarità della partita ci sono anche i giudici di linea. Quanto è importante il rapporto di fiducia tra le parti?
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Come dicevo prima, ritengo fondamentale l’apporto dei Giudici di linea. In campo si lavora in Team e nessuna delle due parti lo deve dimenticare.
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Il ruolo dell’arbitro in ogni sport, soprattutto nel calcio, è sempre bersaglio di critiche e controversie durante e dopo la partita. Anche nella storia più o meno recente del tennis ci sono stati scambi molto accesi tra giocatori e giudici. Quali differenze nota con il calcio? Come si gestiscono queste situazioni? Esistono anche nel Tennis i famosi “complottisti”?
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Le controversie Arbitro – Giocatore ci sono e ci saranno sempre in qualsiasi sport, per fortuna, la differenza sta nell’approccio. Ricordo che all’inizio della mia carriera chiesi a Richard Hinks, arbitro australiano tra i più bravi che abbia mai conosciuto, come riusciva a far in modo che i giocatori quando andava sotto la sua sedia infuriati dopo poco tornavano a giocare quasi con il sorriso, e lui mi rispose: “gli parlo con molta calma e tranquillità e gli dico sempre la verità”
Nel Tennis può esistere un rapporto che va’ al di la’ di Giocatore – Arbitro ma è durissima ottenerlo. Io personalmente mi ritengo uno fortunato perchè con molti dei giocatori che arbitravo 20 anni fa è rimasto un buon rapporto di amicizia .
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Per arrivare in alto nel tennis il solo talento non basta, c’è bisogno di sponsor o mecenati in grado di coprire le spese. Ha mai visto un grande talento, che per lei aveva la stoffa del campione, non arrivare per mancanza di tutto questo?
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Il problema denaro esiste come in tutti gli sport fatta forse eccezione del calcio quindi ho potuto vedere tanti talenti non arrivare per la mancanza dei fondi per allenarsi o per girare nei tornei.
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L’ITF ha chiuso l’accordo con SportRadar per 70 milioni di sterline consentendo i risultati in diretta di tutti i tornei sul pianeta. Questo ha altresì aperto la possibilità di scommettere su qualsiasi partita allargando il pericolo Match Fixing. Da giudice esperto, ha mai avuto il sospetto di partite combinate o ritiri per infortuni simulati per scopi fraudolenti?
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Mi rifiuto di credere che un giocatore possa andare in campo con la volontà di perdere per favorire le scommesse illecite.
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Quale è la partita più bella che ha arbitrato durante tutta la sua carriera?
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Partite belle ho avuto la fortuna di arbitrarne tante ma quella che mi è rimasta nel cuore è la finale dei campionati assoluti del 1989 a bologna tra Canè e Camporese, la mia città era la capitale del tennis Italiano. Oltre a questa le molte esibizione che grazie a Sergio Palmieri ho potuto arbitrare con McEnroe, Connors Edberg, Noah, Ivanisevich e tanti altri ancora.
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Infine, cosa ha spinto Claudio Di Mauro a diventare un umpire e come ci si diventa?
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Sono diventato arbitro nel 1985 grazie alla sollecitazione di due cari amici e grandi arbitri italiani, Giuseppe Magli e Gabriele Maldini. Poi una volta entrato nel “giro” mi sono innamorato di questo sport e solo dopo 32 anni nel 2017 ho deciso di non andare più sulla sedia.
Farò solo una unica eccezione il 15 settembre in una esibizione organizzata a Bologna da Mirco Bonetti e Laura Tommasini per ricordare il mio miglior amico Fabio Bonetti che ci ha lasciato poco prima di Natale.
Diventare oggi un arbitro di sedia lo consiglio solo alle persone che lo vogliono fare a scopo di divertimento e posso rivolgersi a qualsiasi Comitato Provinciale della FIT se invece vogliono farne una carriera…lasciate perdere troppa “politica”.
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Claudio Di Mauro è nato a Bologna 11/05/1962 arbitro nazionale dal 1985. Dal 1993, è in possesso della certificazione ITF White Badge come Umpire Referee Chief of Officials. Dal 1994 ottiene la certificazione ATP Black Badge come Chief of Officials. Durante la sua carriera ha arbitrato a qualsiasi livello ITF ATP WTA DAVIS and FED CUP.
 E’ stato Chief of Officials per 15 anni nei tornei Atp e Wta di San Marino Bologna, Palermo e Milano. 
Dal 2011  fa parte della federazione inglese e ha partecipato a 6 Wimbledon, 2 dei quali anche come arbitro di sedia nel torneo Junior e assistent chief nel torneo WTA e ATP di Eastborne.
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