Ripensando alla finale del Master di Roma, potrei definirla con questo detto popolare, ovvero, “Se il buon giorno si vede dal mattino” perché è stato proprio così. Sin dalle prime battute del primo game, dove Djokovic è partito con un doppio fallo e non ha messo in campo una prima palla per tutto il game, si è potuto notare come il campioncino Alexander Zverev fosse l’indiziato numero uno al successo.

Nonostante molti pronosticassero un ritorno alla vittoria del serbo, anche grazie alla semifinale magistrale disputata contro l’altro talento Thiem, il tedesco di origini russe ha dimostrato qualcosa che va al di là della vittoria. Guardandolo durante tutto il match, ha dimostrato una maturità ed una solidità da campione e non certamente da numero 17 al mondo (oggi  è al decimo posto). Con il pugnetto alzato varie volte dopo punti decisivi, ha saputo gestire il match senza farsi prendere dalla frenesia – che spesse volte rapisce i giovani – e nemmeno dalla paura di vincere. Ha condotto senza dare un minimo segnale di cedimento e ha sempre avuto la partita in pugno, nonostante avesse di fronte il numero due del mondo. Con questa vittoria ha certamente consolidato quanto detto ormai da molti: il prossimo numero uno sarà lui. Le qualità e i mezzi li ha tutti. Partendo dal servizio, potente ed efficace, sino al dritto ed il rovescio, colpi che sa gestire e variare a seconda delle circostanze. A differenza di altri talenti che vengono associati a lui come futuri dominatori del tennis mondiale (l’australiano Kyrgios su tutti) ha certamente dimostrato una netta superiorità dal punto di vista mentale, dando spazio a continuità di risultati in un crescendo continuo.

A Parigi, al prossimo Roland Garros, saprà certamente dire la sua, anche se si tratta di un torneo che sfianca e che come lui stesso ha affermato, vede un solo favorito: “Al Roland Garros il favorito è ancora Nadal”. Di sicuro il tedesco dal fisico da giocatore di basket (1.98 per 86 kg), in questo ultimo periodo ha racimolato certezze e conferme dal suo tennis, quello che alla sua età (20 anni) conta veramente: “Vincere a Parigi? Beh prima di questo torneo mi davano zero possibilità di vincere e invece… Comunque ho dimostrato che posso battere i più grandi giocatori nei più grandi tornei”.

Close