“Magic Box” è tornato. Dopo l’ultima esperienza in Qatar con l’Al-Arabi, conclusa con un deludente ottavo posto finale in classifica e conseguente esonero, Gianfranco Zola prova a riaccendere la propria carriera come allenatore ripartendo da Birmingham e da quell’Inghilterra che lo ha amato tanto da renderlo Sir.

Certo, il palcoscenico non è quello della prestigiosa Premier League in cui per anni il talento di Oliena ha deliziato i tifosi del Chelsea e non solo, ma la Championship rappresenta comunque un’opportunità straordinaria per Zola, che purtroppo fino ad ora non è riuscito a replicare in panchina gli straordinari numeri ottenuti da calciatore.

Il percorso in panchina dell’ex Napoli, Parma e Cagliari inizia nel 2006, quando diventa collaboratore tecnico di Gigi Casiraghi, durante il periodo di quest’ultimo con la nazionale italiana Under 21. Un paio di anni utili a formare colui che, da calciatore, all’ombra del Vesuvio non sfigurò nell’ingrato compito di sostituire Maradona (a patto che esista davvero un possibile sostituto del 10 più forte della storia del calcio) prima di spiccare il volo.

Nell’estate del 2008, Zola viene chiamato a guidare il West Ham. Le porte della Premier si riaprono immediatamente per uno dei più grandi calciatori che abbia mai calcato i campi inglesi. Il compito non è facile; la rosa dei londinesi è modesta, non certo eccellente.

Il tecnico italiano, sorprendentemente, alla fine disputa un campionato di alto profilo e conclude in nona posizione, ad un passo da un clamoroso posto in Europa. Sembra l’inizio di una grande ascesa ed invece resterà, sostanzialmente, un acuto solitario.

L’anno seguente, infatti, Zola ottiene una salvezza sofferta ed i vertici del West Ham decidono di non confermarlo al termine della stagione.

‘Magic Box’, dunque, torna in Italia per un anno e guida la nazionale Under 16. Il 7 luglio del 2012, però, dall’Inghilterra arriva di nuovo una chiamata. Stavolta, a cercare Zola è il Watford del neo-presidente Pozzo. L’obiettivo è chiaro ed ambizioso: riportare le ‘Hornets’ nella massima serie inglese.

L’ex fantasista accetta con entusiasmo e alla fine di una stagione tanto lunga quanto faticosa il sogno della promozione svanisce soltanto nel corso dei playoff. Non si può parlare di fallimento, ma di delusione senz’altro. La famiglia Pozzo, comunque, conferma Zola in panchina e riparte con nuovi ed onerosi investimenti per la stagione seguente.

Stavolta è un fiasco già dal principio e Zola è costretto a dimettersi dopo cinque sconfitte consecutive nel dicembre del 2013.

Passa un anno e a Cagliari chiedono il suo aiuto per raggiungere una salvezza che appare sempre più complicata, dopo un brutto avvio di stagione con Zdenek Zeman in panchina. L’inizio non è dei migliori: sconfitta roboante per 5-0 a Palermo. In tutto, Zola resta a Cagliari per 11 partite con un bilancio fatto di 2 vittorie, 2 pareggi e 7 sconfitte. Giunge un nuovo esonero.

La strada per diventare un grande allenatore si fa sempre più complicata e Gianfranco Zola decide di emigrare in Qatar per sperimentare una nuova cultura ed un nuovo tipo di calcio. I risultati, come accennato, non sono dei migliori e dopo alcuni mesi termina anche l’esperienza esotica.

Il resto è storia dei giorni nostri. Da Birmingham arriva una chiamata: “Abbiamo bisogno di Lei”. Zola non ci pensa su due volte e torna per la terza volta (da allenatore) in Inghilterra. Si tratta, tuttavia, di una scelta rischiosa, come ammesso dallo stesso protagonista. Il motivo? L’esonerato Rowett viene sollevato dall’incarico con una squadra ad un solo punto dalla zona playoff. Tifosi e squadra sono sgomenti ma Zola non ha paura:

Dovrò dimostrare le mie qualità ai tifosi, ma loro dovranno darci una chance. I ragazzi sono rimasti sorpresi da questo cambio e sto cercando di rassicurarli, sono qui per loro e metterò a disposizione tutta la mia esperienza e tutte le mie conoscenze per renderli migliori“.

Nel frattempo, la partenza non è stata delle migliori, con il Birmingham finito ko in casa del Brighton per 2-1.

Il tifo, però, è tutto per la nostra ‘scatola magica’, affinché riesca finalmente a dimostrare pure in panchina l’infinito talento di cui disponeva da calciatore.

 

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