Lo sport è ciclicità per eccellenza. È un ambito che illude intere generazioni di appassionati mostrando atleti in grado di porsi come colonne di valore insuperabile, ma la cui assolutezza viene periodicamente messa in discussione. Negli ultimi anni sono stati soprattutto tre i casi a tenere banco da questo punto di vista: stiamo parlando di Dino Zoff, Scottie Pippen e Pelé.

In Italia tutti conoscono Dino Zoff, il portiere che a 40 anni ha conquistato la Coppa del Mondo nel 1982 in Spagna. Ma non solo. L’unico calciatore italiano ad aver conquistato anche un Europeo, più precisamente sotto la guida di Ferruccio Valcareggi nell’edizione del 1968 in Italia. Ma anche l’atleta che vanta il record di presenze consecutive in Serie A (332) e la più ampia striscia di imbattibilità nella storia delle nazionali di calcio (1134 minuti). Una vita passata alla Juventus, tra le fila della quale il portiere friulano è divenuto capitano e simbolo tra i pali. Almeno fino all’arrivo di Gianluigi Buffon. L’attuale estremo difensore della Vecchia Signora lo ha sostituito nell’immaginario collettivo a suon di record. Eletto dall’organismo specializzato in statistiche sportive IFFHS come miglior portiere del decennio 2000/10, il carrarese a 38 anni difende ancora la porta dei Bianconeri dopo esserne divenuto il giocatore con più minuti disputati in tutte le competizioni ed il più presente in Champions League, nonché il più presente con la Nazionale e convocato in cinque differenti edizioni della Coppa del Mondo, tra il 1998 ed il 2014.

Zoff non ha mai nascosto, si fa per dire, il suo orgoglio riguardo l’esser diventato un’icona per il calcio italiano e per il ruolo che ha ricoperto in carriera. Nonostante alcuni attestati di stima nei confronti del suo erede, spesso il friulano ha rilasciato dichiarazioni che invece farebbero denotare una celata insofferenza nei confronti di quello che è considerato dalla maggior parte degli appassionati come il miglior portiere della storia del calcio. Per esempio, alla vigilia della finale dell’Europeo del 2012 contro la Spagna, l’ex portiere aveva rilasciato un’intervista a La Gazzetta dello Sport nella quale dichiarava: «Ho sempre detto che il Buffon giovane è stato il più forte di tutti i tempi. Per il resto ero invecchiato meglio io. Ora che ha già 34 anni può cominciare a invecchiare davvero bene. E non diciamo altro». Poi, intervistato a La Tribù del Calcio su Mediaset Premium nel 2013, l’ex numero uno azzurro ha fermamente sentenziato: «Non mi offendo certo se qualcuno dice non sono stato io il miglior portiere italiano di tutti i tempi: c’è chi mi ha preferito Maifredi come allenatore, ormai non potrei più offendermi per nulla. Ma a chi sostiene che Buffon è stato un portiere più bravo di me dico di no, il più bravo sono stato io».

In seguito, intervistato dalla radio spagnola Radio4G alla vigilia della semifinale di Champions contro il Real Madrid, Zoff dichiarò: «Tra Buffon e Casillas scelgo Casillas. Per me il migliore è Neuer, ma se devo scegliere tra i due, allora preferisco Iker. Non sarà facile per il Madrid, la Juve è una squadra forte, sebbene non più forte di quella in cui giocavo io». Infine, intervistato da La Gazzetta dello Sport nel 2016 dopo che il suo record di imbattibilità in Serie A è stato superato, ha deciso di essere più pacato nelle dichiarazioni: «È quello che ha avuto più credenziali per superarmi. Statura superiore a tutti: anche a Rossi. Non darei per certo che riuscirà a smettere anche lui a 41 anni, ma fisicamente può farcela: forse è vero che sta meglio adesso di qualche anno fa, ma quelli sono cicli, periodi che non dipendono dall’età».

Meglio i Chicago Bulls di Michael Jordan oppure i Golden State Warriors di Steph Curry? Questa è la domanda che sta impazzando tra tutti gli appassionati di basket NBA durante questa stagione. Se la franchigia di Oakland si è conquistata meritatamente l’Anello nel 2015, durante la Regular Season di quest’anno si è dimostrata autentica dominatrice della palla a spicchi a stelle e strisce. Gli Warriors sono riusciti perfino nell’impresa di superare il leggendario record di 72-10 dei Bulls durante la stagione 1995/96, registrando un folle 73-9 grazie al successo nell’ultima giornata contro i Memphis Grizzlies alla Oracle Arena. Una squadra che sta rivoluzionando il Gioco riuscendo anche a spostarlo un metro più indietro rispetto alla linea dei tre punti, ma che evidentemente non è andata giù a Scottie Pippen. Infatti, se Michael Jordan si è sempre defilato da questa diatriba generazionale incoraggiando segretamente Golden State a conquistare il record, la seconda stella più luminosa di quei Bulls invece non le ha certo mandate a dire agli attuali Warriors. Intervistato a The Dan Patrick Show, l’ex ala piccola ha infatti dichiarato che la sua squadra avrebbe «spazzato via» gli attuali campioni e che lui con la sua difesa sarebbe riuscito a tenere Curry sotto i venti punti. Una volta superato il record, Pippen ha deciso di complimentarsi pubblicamente ma con tanto di “affondo” finale: «Mi emoziona vedere questi Warriors, d’altronde il gioco è cambiato da quando c’eravamo noi sul parquet e ora posso dire di essere uno dei più grandi fan di Golden State. I record sono fatti per essere battuti, non sarebbe bello vedere sempre lo stesso primato senza che nessuno riesca a batterlo. Attenzione, però: vincere la regular season non è la stessa cosa che vincere l’anello».

Da un lato 643 goal in 656 presenze tra le fila del Santos, dall’altro 452 in 528 tra le fila del Barcellona. Da un lato 77 goal in 92 presenze nella Seleção, dall’altro 50 in 103 con la Selección. Per chi non l’avesse ancora capito, si sta parlando di Pelé e di Lionel Messi, rispettivamente uno dei migliori giocatori della storia del calcio (se non il migliore) ed uno dei due migliori giocatori del calcio moderno. Poteva l’icona brasiliana ammettere l’esistenza di un giocatore capace di offuscare la sua lucentezza, peraltro di nazionalità argentina? Intervistato dal quotidiano cileno La Tercera nel 2011, O’Rey aveva dichiarato: «La gente ama fare paragoni e sembra aver già dimenticato Cruijff, Platini o Di Stéfano, che furono decisamente migliori di Messi. Oggi Messi è il miglior giocatore del mondo. In nazionale è un altro giocatore. La differenza è che il Barcellona è una squadra ben attrezzata».

Secondo le parole riportate da Globo Esporte nel 2012, l’ex stella brasiliana avrebbe rilasciato anche la seguente dichiarazione circa il record di goal in un anno solare ristabilito da Messi (91): «Guardate il suo gioco di testa, è sicuramente meno efficace del mio. Non è così completo. Dunque può fare tutto quelle che vuole, per carità, niente è impossibile. Ma deve ancora farlo e io continuerò ad osservarlo». Non solo. Fecero scalpore anche altre sue dichiarazioni su Cristiano Ronaldo e Messi: «Chi è il migliore dei due? Per me il numero uno è Pelé, nessuno ha fatto quello che ha fatto lui. Ha vinto il Mondiale a 17 anni, ha vinto tre coppe del Mondo e ha segnato più di 1.208 gol. Ci sono giocatori che sono stati al top per almeno 10 anni. Penso a Beckenbauer, Platini, Cantona, Bobby Charlton, George Best, poi Maradona, Zico, calciatori che sono stati grandi a lungo, adesso ci sono campioni che dopo uno o due anni spariscono».

Ciò che distingue un’icona dall’altra è la sua epoca di appartenenza. Ci sono sempre stati paragoni e sempre ce ne saranno. Tuttavia, ciò che fa realmente la differenza è la reazione delle due icone paragonate. Difficile trovare attuali campioni autoproclamatisi come i migliori di sempre. Come visto, un po’ meno il contrario.

FOTO: Matteo Calautti

BANNERGSBULLS

Close