“E’ stato uno squalo”.

“Cosa? Cavolo..mi dispiace. Deve essere stato tremendo”.

“Sì, lo è stato. Momenti terribili.”.

Questa la risposta tipica di Zach Hodskins, ragazzone nativo di Lexington, Kentucky, se gli chiedi della sua menomazione. Quell’arto sinistro che si sviluppa soltanto fino al gomito, lasciandolo senza l’avambraccio, e che fa un po’ impressione.

Eppure, dopo quella risposta che ti lascia di sasso, un ghigno compare sulla sua faccia impudente. Ma quale squalo e squalo, con quella malformazione Zach ci è nato, ti sta solo prendendo in giro. Ormai ci ha fatto l’abitudine a vivere senza un braccio, quasi non ci fa caso, al punto da ideare una bugia bella e buona per impressionare gli interlocutori. Un modo come un altro per sembrare più forte, più duro. Un modo per prenderla alla leggera.

Ma Zach non è certo tipo da prendere tutto alla leggera. Al contrario, se si pone degli obiettivi ben precisi è pronto a dare l’anima pur di raggiungerli. E  fin da piccolo lui un obiettivo ce l’ha: giocare a basket, quello sport che più di tutti lo appassiona e lo affascina.

Inseguendo il suo sogno, Zach inizia a giocare a basket fin da bambino, con una grinta e una forza di volontà fuori dall’ordinario. Il supporto della famiglia è molto importante per lui, ma per poter confrontarsi alla pari con gli altri coetanei normodotati non basta, si deve allenare per ore e ore ogni giorno,al punto che al termine di ogni sessione di allenamento il padre è costretto a fasciargli le dita, per evitare che sanguinino a causa dello sforzo eccessivo.

Al liceo, però, tutti i suoi sacrifici vengono ripagati. Iscrittosi all’high school di Milton, in Georgia, riesce a mettere in mostra tutto il suo talento, sbalordendo tutti i suoi avversari, che nel vederlo così, senza l’avambraccio sinistro, all’inizio non possono che sottovalutarlo. Invece lui non solo viaggia a oltre 11 punti di media a partita, ma dimostra una padronanza nel palleggio e nel tiro davvero invidiabili. Nonostante l’assenza della mano sinistra, Zach si dimostra un eccellente passatore, capace di assist no look degni del miglior Rajon Rondo.

Inoltre, sembra incredibile a dirsi, ma l’assenza dell’arto sinistro pare che lo faciliti particolarmente quando è al tiro. Questo perché, a detta degli esperti nel campo, moltissimi giocatori tendono a deconcentrarsi quando tirano proprio a causa del braccio sinistro, che in qualche modo li sbilancia e modifica, impercettibilmente, la parabola del pallone.

Le sue prestazioni sono talmente impressionanti da non passare inosservate agli scout universitari. Questo ragazzone che pur senza un braccio riesce ad esprimere un gioco così brillante risulta davvero sorprendente. Tant’è che nell’estate del  2014 arrivano le chiamate di prestigiose università, tra cui Kentucky e i Florida Gators, due atenei di primissima fascia in NCAA.

Nel valutare l’offerta migliore Zach ha inoltre il piacere di incontrare Billy Donovan, l’allora coach dei Gators. Quello stesso Donovan che adesso allena gli Oklahoma City Thunder, vedendosela con gente come Kevin Durant e Russell Westbrook. Ebbene, in quell’incontro Zach rimane colpito dalla sua sincerità: Donovan non gli promette le stelle, gli spiega che nei Gators non potrà avere moltissimo spazio, visto la presenza nel roster di giocatori dall’enorme potenziale. Ma gli assicura una cosa: verrà trattato al pari di tutti gli altri compagni, senza favoritismi o eccezioni di nessun tipo.

Neanche a dirlo, di lì a poco Zach sottoscrive un contratto coi Florida Gators. Lui, un diciassettenne senza un braccio, in una delle università più forti degli Stati Uniti. La trama perfetta per una favola, se non fosse che a volte la realtà va ben oltre ogni storia immaginaria.

 La stagione 2014-2015 vola via rapidamente, con Zach quasi sempre in panchina a vedere gli altri giocare, ma con la possibilità di allenarsi ad altissimi livelli. Raramente coach Donovan gli concede qualche scampolo, ma lui non si lamenta, sa bene che in squadra c’è gente molto più forte di lui che merita di stare in campo.

L’attesa è lunga, difficile, snervante, ma alla fine arriva la prima vera gioia. E’ il 22 dicembre 2015, Mike White ha preso il posto di coach Donovan in panchina, in campo si affrontano i Florida Gators e Jacksonville. I primi sono in netto vantaggio sui secondi, mancano pochi minuti alla fine della partita, ma ecco che arriva il momento di Zach. E’ la sua occasione, e non se la lascia sfuggire: arriva così, accompagnato dal boato del pubblico in delirio, il suo primo canestro.Un gesto semplice, quello di mandare il pallone in fondo alla retina. Eppure, è in quel gesto che Zach Hodskins entra nella storia di questo sport.

 Posso accettare la sconfitta, tutti falliscono in qualcosa. Ma non posso accettare di rinunciare a provarci”. Una delle frasi più celebri di “His Airness” Michael Jordan. E Zach non ci ha solo provato. C’è riusciuto. 

FOTO: University of Florida

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