Quante volte siete scesi agli orari più improbabili, shorts e scarponcini, per una corsa al parco sotto casa? Quante altre avete sfidato il freddo, il buio, il caldo, la pigrizia pur di concedervi quella corsetta di un’ora (per i più allenati, ovviamente) che ha il potere di liberare la mente scaricando tensione? Qualcuno lo fa per sport, altri per passione, alcuni per smaltire i chili di troppo accumulati durante le feste. Altri, lo fanno anche per una giusta causa. Siamo nel 2014 e, dopo l’ennesima aggressione violenta da parte di un uomo ai danni di una runner che si allenava sul Naviglio a Milano, l’atleta Jennifer Isella ha un’idea. Lei, 34 anni e vincitrice della 14ma edizione del Campionato italiano di mezza maratona per atleti diabetici, dà vita a Women in Run, running network al femminile che ha lo scopo di combattere la violenza di genere. Come? Correndo. Nel giro di due anni WIR è diventata un’Associazione Sportiva Dilettantistica a tutti gli effetti, una grande famiglia di cui molti fanno ormai parte. “Il branco siamo noi”, gridano le WIR (acronimo di Women In Run) e i WIRangels (gli uomini che le sostengono), ormai virali sul web. I gruppi di allenamento sono aperti a tutti e partecipare è semplice quanto un click. Ogni città che aderisce al progetto delle Women infatti, gestisce l’evento direttamente dal web, con pagine Facebook dedicate che offrono tutte le informazioni necessarie.

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Correre per sentirsi meno braccate, per fare gruppo di fronte ad abusi e violenze (fisiche e psicologiche) di genere che spesso tolgono la vita. È di femminicidio che si parla in quest’ultimo caso: uomini che uccidono le donne, diventate prede dopo essere state amiche, fidanzate, amanti, mogli e madri. Uccise da uomini – alcuni, troppi -, che confondono il possesso con l’amore. Donne uccise perché scomode, perché hanno smesso di amare e poco dopo però, smettono di vivere. Nel 2012 sono state 157 le vittime di femminicidio nel nostro paese. Nel 2013 il numero sale a 179. E poi 152 nel 2014 e 155 lo scorso anno. In media, una vittima ogni due giorni. Ma per chi ce la fa, per chi sopravvive, per chi decide di interrompere la spirale di violenze e botte prese fra le silenziose mura di casa, c’è bisogno di sostegno. A offrirglielo sono i centri antiviolenza che purtroppo sono sempre più in difficoltà. Pochi soldi, zero finanziamenti, e tanta tanta passione: quella degli operatori, medici, psicologi, avvocati che offrono alle donne in fuga un tetto e un supporto legale e sanitario.

L’obiettivo di WIR (in collaborazione con diversi centri antiviolenza italiani e molte Onlus sul territorio) è quello di raccogliere fondi e rafforzare i servizi di supporto per le donne anche attraverso lo sviluppo di nuove metodologie e di interventi mirati. Chi partecipa ai racing events infatti, può fare una libera donazione o acquistare capi e oggetti utili al running direttamente sul posto. Lo scorso anno 7500 persone hanno partecipato all’iniziativa di Women In Run e sono stati raccolti complessivamente 16.000 euro: di questi, 12.000 sono stati destinati al progetto di ActionAid “Nei Panni dell’Altra”, e 4.000 ad Onlus locali che fanno delle violenza sulle donne il loro pane quotidiano. E per il prossimo 24 novembre, giornata internazionale contro la violenza sulle donne, Women In Run sta organizzando incontri in tutta Italia. Per tenere alta l’attenzione, per far sentire la voce di chi non si dà per vinto. Donne, e non solo, che corrono veloci o al passo ma con una forza e una tenacia che non le abbandona mai: correre senza paura, per solidarietà, per non dimenticare, per sollevare il velo di Maya, per far sentire la propria voce. E, soprattutto, per ritrovare l’allegria di stare insieme, correndo, semplicemente.

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