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Wenger out: Arsene e gli allenatori più longevi della storia del calcio

Matteo Luciani

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Dopo 22 anni Arsene Wenger, storico allenatore dell’Arsenal, lascerà a fine stagione la panchina dei Gunners. Una storia fatta di successi ma anche di molte critiche specialmente negli ultimi anni. Già nelle scorse stagioni era stato paventato l’addio del tecnico francese ma questa volta è tutto vero. Una longevità nel club di Londra che lo mette tra gli allenatori che più a lungo hanno guidato una squadra. Ecco gli altri “eterni” della panchina.

Guy Roux (Auxerre 1961–2005)
Una vera e propria istituzione del calcio mondiale. Guy Roux tecnicamente ha allenato per quattro periodi diversi l’Auxerre ma il totale di 53 anni è comunque un dato assolutamente invidiabile. Il tecnico transalpino ha iniziato a giocare nella squadra nel 1952 e ad allenarla ancor prima di appendere gli scarpini al chiodo. Con Roux, i biancazzurri hanno scalato le serie del campionato francese a partire dalla terza, raggiungendo la finale di Coppa di Francia nel 1979, approdando in Ligue 1 nel 1980 e vincendo il titolo nel 1996.

Willie Maley (Celtic 1897–1940)
Maley è stato il primo tecnico riconosciuto del Celtic (fondato dieci anni prima della sua nomina) ed ha vinto non poco: 16 titoli e 14 Coppe di Scozia, con 1.045 successi su 1.614 incontri. In precedenza, aveva anche giocato con i biancoverdi di Glasgow, diventandone l’allenatore a 29 anni e conquistando il titolo alla prima stagione.

Ronnie McFall (Portadown 1986–2016)
Assunto dai nordirlandesi del Portadown a dicembre 1986, McFall ha preso il posto di Sir Alex Ferguson in panchina e vi è rimasto per ben trenta lunghi anni. Ex giocatore del Portadown e allenatore del Glentoran dal 1979 al 1984, ha vinto il primo campionato nel 1990 e conquistato anche la coppa nazionale la stagione successiva. Nel 1995/96 e nel 2001/02 ha nuovamente vinto il titolo nazionale.

Ignacio Quereda (Spagna femminile, 1988–2015)
Ex giocatore in prova al Real Madrid, Quereda è stato scelto dalla Spagna il 1° settembre 1988 ed è rimasto in carica fino a questa settimana. Ha lasciato la panchina dopo aver partecipato al suo primo mondiale, raggiungendo anche le semifinali del Campionato Europeo UEFA femminile 1997 e i quarti nel 2013. Per un breve periodo ha anche allenato le giovanili, vincendo il Campionato Europeo Under 19 UEFA femminile 2004.

Sir Alex Ferguson (Manchester United, 1986–2013)
Sir Alex non ha certo bisogno di presentazioni. In principio, la permanenza di Ferguson a Manchester non sembrava destinata a durare a lungo, nonostante i precedenti successi con l’Aberdeen. Tuttavia, il tecnico ha finito per conquistare 13 titoli in Premier League, scavalcando il Liverpool e mettendo fine a un’attesa di 25 anni, nel 1993. Due Champions League completano la sua straordinaria bacheca.

Juan Santisteban (Spagna giovanile, 1988–2008)
Ex giocatore del Real Madrid negli anni ’50 e ’60, ha guidato le giovanili del club e quindi ha iniziato a lavorare con la Spagna Under 16 del 1988, vincendo i titoli europei di categoria nel 1991, 1997, 1999 e 2001. Dopo la nascita della categoria Under 17, ha vinto il titolo continentale nel 2007 (allenando provvisoriamente l’Under 19 e conquistando un altro titolo europeo) e nel 2008.

Valeriy Lobanovskiy (Dynamo Kyiv 1974–1982, 1984–1990, 1997–2002)
‘Il Colonnello’: un’istituzione del calcio ucraino. Lobanovskiy ha anche allenato Dnipro Dnipropetrovsk, Unione Sovietica, Emirati Arabi, Kuwait e l’Ucraina, ma è sempre stato il simbolo della Dynamo Kiev. Nominato allenatore dalla società nel 1974, ha vinto sette titoli sovietici nei primi due anni, aggiungendo la Coppa delle Coppe e la Supercoppa UEFA nel 1975 e aggiudicandosi in totale 13 campionati. A questi trionfi va aggiunta la Coppa delle Coppe 1986.

Francky Dury (Zultse VV 1990–1993, 1994–2001, SV Zulte Waregem 2001–2010, 2011–)
Anche se il suo periodo più lungo in panchina non è durato più di nove anni, in realtà Dury ha allenato lo stesso club per due decadi. Ingaggiato dallo Zultse nel 1990, ha condotto il club dalle serie regionali al campionato nazionale. Nel 2001, la squadra si è poi fusa con il KSV Waregem, raggiungendo il massimo campionato nel 2004/05. L’anno seguente, Dury ha vinto la Coppa del Belgio, mentre nel 2006/07 ha giocato in Coppa UEFA, arrivando ai sedicesimi. Il tecnico è dunque passato al Gent nel 2010 ma non ha saputo eguagliare i passati successi. Alla fine, è tornato allo Zulte Waregem nel 2011, arrivando secondo in campionato e qualificandosi per la UEFA Champions League.

Vittorio Pozzo (Italy, 1929–48)
Semplicemente l’allenatore più longevo di sempre sulla panchina di una nazionale maggiore europea: il mitico Vittorio Pozzo ha lavorato per l’Italia alle Olimpiadi del 1912 e 1924, prima di diventare Ct della nazionale maggiore nel 1929. Con gli Azzurri ha conquistato la Coppa del Mondo 1934 e 1938.

Mickey Evans (Caersws 1983–2007, 2009–)
Evans ha passato l’intera carriera da calciatore al Wrexham e ha dimostrato grossa fedeltà anche da allenatore. A 36 anni, infatti, è stato nominato giocatore-allenatore dal Caersws e vi è rimasto fino a 60 anni. In quel periodo, Evans ha dominato nella Mid-Wales League, assicurandosi un posto nella Cymru Alliance e diventando uno dei membri fondatori della League of Wales nel 1992. Ha conquistato pure tre Coppe di Lega ed un posto in Coppa UEFA Intertoto nel 2002.


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Koulibaly, una rincorsa lunga una telefonata

Ettore zanca

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C’è chi dice che il treno delle occasioni passa una volta sola. E se non siamo bravi a prenderlo, la nostra vita non avrà la direzione che speravamo. Ogni scelta è un viale alberato o una discarica a seconda della scelta precedente. E invece c’è chi dice che a dispetto di futuro e coniugazioni varie, il nostro destino è segnato e va contro il nostro sbattergli la porta in faccia.

Oddio, il signore qui sotto il destino lo ha proprio sfidato, rischiando che fosse pure permaloso. Più che la porta in faccia, gli ha sbattuto il telefono in faccia.
Quel viso in foto, da ieri lo avete tutti familiare. Kalidou Koulibaly, senegalese, difensore del Napoli di Sarri. Angelo d’ebano sceso dal cielo ad incornare la palla che ha riaperto una stagione. All’ultimo respiro ha trafitto la Juve in casa sua, riaprendo i giochi per lo scudetto e creando paradisi artificiali di prostrazione e gioia orgasmica a seconda della prospettiva.

Ma fermiamo un attimo tutto. Come ci è arrivato Kalidou su quella palla? Su calcio d’angolo, direte voi. No, non dicevo quello, perchè per arrivare lì, il ragazzo è partito da lontano e ha rischiato di non arrivare. La sua rincorsa parte dal 2014. Si trova a casa e riceve una telefonata. Dall’altro lato una voce dice: “pronto, sono Rafa Benitez, allenatore del Napoli, vorrei sapere se sei interessato a venire a giocare da noi”, la risposta è di quelle che lascerebbero interdetto anche un maestro zen: “piantala con questi scherzi, dai vieni a casa che ti aspetto, smettila, non ci casca nessuno”, e Kalidou, sorridendo, mette giù. La voce richiama, riproponendo lo stesso refrain, dice di essere davvero Benitez e di allenare il Napoli, ma niente, nuovamente “smettila dai, non è bello questo scherzo”, e giù la cornetta.

Kalidou era convinto che a chiamarlo fosse un suo amico che gli faceva continuamente scherzi telefonici, aveva chiuso e si era rimesso seduto a guardare la tv. Dopo cinque minuti riceve un messaggio del suo agente: “sta per chiamarti Benitez, deve parlarti, rispondi al telefono”. A quel punto la disperazione, che dura poco per fortuna, perchè Benitez dimostra che “poscia più che la permalosità, potè insistere” parafrasando Dante. E ritelefona. Stavolta Kalidou si scusa quasi in ginocchio e ascolta l’allenatore del Napoli. Ecco da dove arriva tutta la rincorsa per quel gol. Capite bene che dare un colpo di testa dopo questo correre non poteva che essere una sassata. Ma Kalidou è recidivo però.

 

Qualche tempo dopo un magazziniere del Napoli lo avvicina e gli dice: “Kalidou, mi dai una tua maglia? me l’ha chiesta Maradona”, capirai, stavolta è uno scherzo davvero, Kalidou è generoso però, per cui prende la maglia ma ammonisce: “se volevi la mia maglia potevi chiederla senza tante scuse, poi addirittura che la voglia Maradona, dai…”, appunto, dai. Qualche giorno dopo Kalidou riceve un messaggio, contiene una foto. Diego Maradona con la maglia di Koulibaly, Diego gli ha scritto e lo ringrazia per il dono.

Vai a fidarti di chi dice che siamo artefici del nostro destino. Qui il destino è arrivato sfondando la porta e entrando di prepotenza. Più o meno come ha fatto Kalidou dopo una corsa, con quella sassata di testa nella porta bianconera. Veniva da lontano, nonostante tutto.

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JAKO & IoGiocoPulito: Una partnership per riscoprire i valori ed il sogno sportivo

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Un’azienda importante come JAKO ha scelto anche IoGiocoPulito.it come strumento di comunicazione e partner editoriale per riportare sul mercato italiano un rinnovato messaggio che abbia lo scopo di veicolare l’educazione e la cultura sportiva.

Lo Sport, qualsiasi esso sia, e a qualunque livello venga praticato, non è solo questione di allenamento e abnegazione. Nel futuro delle discipline un ruolo sempre più centrale per l’ottenimento delle performance desiderate viene ricoperto dai materiali utilizzati, dalle tecniche di prevenzione, dalle tecniche di educazione e dalle tecnologie e le scienze connesse.

JAKO è un brand di abbigliamento e non possiamo negare che il fattore determinante per una prestazione di alto livello è spesso rappresentato dall’equipaggiamento dell’atleta;  la seconda pelle con cui uno sportivo deve potersi sentire a proprio agio, supportato dall’utilizzo di uno strumento in grado di migliorare il proprio benessere fisico e quindi anche mentale. Jako, società leader nel mercato tedesco (il suo know how d’eccellenza l’ha portata ad essere uno dei marchi più riconosciuti e apprezzati per quel che riguarda lo Sportswear e il Teamwear in Germania) è tutto questo, ma non solo.

Pronta a sbarcare anche nel mercato italiano, ha il grande merito di non voler puntare ad una comunicazione puramente commerciale o di prodotto, ma di voler in primis favorire la diffusione di quegli stessi principi educativi e tecnici che hanno permesso al calcio teutonico di divenire il primo movimento Europeo per quanto riguarda l’innovazione, la cultura e l’educazione allo sport come strumento di crescita.

“Il nostro obiettivo  è quello di poter dare alle scuole calcio, alle realtà associative di altri sport e discipline, strumenti e contenuti con cui informarsi per formare attraverso i giovani e giovanissimi i campioni del futuro dell’Italia”. Matteo Di Medio – Resp. Redazione IoGiocoPulito.

Non è un caso se JAKO è partner tecnico in Bundesliga di squadre del calibro del Bayer Leverkusen, Hannover 96 e Darmstadt le quali hanno scelto i prodotti dell’azienda tedesca per vestire le proprie squadre.  E non è un caso neanche se, grazie alla propria politica educativa, è leader in Germania anche nel Teamwear cioè nella fornitura di abbigliamento tecnico per l’attività sportiva di squadre, scuole e associazioni.

“Per noi di IoGiocoPulito questa è una grande opportunità per potenziare il lavoro che da anni portiamo avanti con dedizione e perseveranza. Con l’obiettivo di essere sempre trasparenti e puntuali sugli argomenti trattati. JAKO ci da oggi l’occasione di riportare ai nostri lettori qualcosa che nel giornalismo sportivo e nella comunicazione sportiva sembra essere perso in un limbo: il sogno di essere campioni, anche se per pochi minuti, compiendo un gesto atletico, un’impresa personale o collettiva. E noi non tradiremo né la loro, né la Vostra fiducia, quella di più di un milione di lettori.”

Giorgio Mottironi – Resp. Marketing & Sales IoGiocoPulito.

JAKO dunque supporterà l’attività giornalistica di IoGiocoPulito al fine di produrre contenuti che possano rappresentare un valore unico per i nostri lettori e che siano in linea con la nostra mission e con la loro. Avremo l’opportunità di lanciare nuove rubriche, portare i nostri giornalisti a contatto con tutte le realtà eccellenti del nostro panorama calcistico ed internazionale (personaggi e squadre), parlare di tecnica, educazione, dunque per dare maggiore consapevolezza ad appassionati, praticanti ed aspiranti professionisti di quale deve essere un cammino di formazione e crescita nel mondo dello SPORT.

 

JAKO è un’azienda altamente tecnologia, e la sua innovazione si riscontra non solo nel prodotto finale ma anche nella gestione dell’azienda e dei processi, oltre che delle proprie risorse. I vantaggi competitivi che ha raggiunto grazie all’uso di robotizzazione di ultima generazione li investe completamente nella sua mission sociale e nel miglioramento del servizio e nel  trattamento di dipendenti e fornitori.

Oltre alla qualità indiscutibile del prodotto, il servizio al top, la profondità dell’assortimento, la disponibilità dei prodotti 365/24, consegna dei prodotti velocissima, e una professionalità di alto livello sono i segni distintivi e il focus del marchio. 300 articoli e 30.00 varianti colore sono una gamma di prodotti in grado di poter soddisfare le esigenze di uomini, donne e bambini che praticano calcio, running, basket, volley, palestra, tennis, oltre a molti prodotti per il tempo libero.

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Giornata Mondiale del Libro: 10+1 opere sul calcio che devi leggere

Canorro

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A partire dal 1996 il 23 aprile si celebra la Giornata Mondiale del Libro, un’occasione per incentivare la lettura e la riscoperta della carta stampata per le nuove generazioni, specie in un periodo come questo in cui il digitale è entrato prepotentemente nelle nostre vita, mettendo da parte l’esperienza di lettura che solo un libro può regalarci.

Ecco Dieci libri dieci (il numero per eccellenza di ogni fantasista che si rispetti) che negli anni sono diventati indispensabili per coloro che vogliono avere una libreria dedicata al calcio.

Partiamo con un evergreen, la biografia di Zlatan Ibrahimovic edita da Rizzoli (396 pagine, 5.90 euro), scritta dal campione svedese con il giornalista David Lagercrantz. “Io, Ibra”, questo il titolo del volume, contiene centinaia di aneddoti legati a luoghi e personaggi da scoprire. Partendo dall’infanzia, Ibrahimovic racconta i suoi numeri fuori e dentro il campo, gioie e follie di una vita sopra le righe. Interessanti, poi, due biografie dedicate ai fuoriclasse simbolo del Barcellona e del Real Madrid: “Pulce, la vita di Lionel Messi” (736 pagine, 17.90 euro) e “CR7” (406 pagine, 19.99 euro), edite da Piemme e scritte entrambe da Guillem Balague, giornalista spagnolo che collabora con varie tv e quotidiani sportivi. Nei libri si esalta il talento dei fuoriclasse, ma anche il loro cuore e una “testa” fuori dal comune.

Per gli appassionati di Premier League, particolarmente sfiziosa è la storia di sir Alex Ferguson narrata nel volume “La mia vita” (Bompiani, 464 pagine, 15 euro); il più grande mister nella storia del calcio inglese – ha allenato giocatori di livello assoluto come Roy Keane, Ryan Giggs, Eric Cantona, Cristiano Ronaldo e David Beckham, solo per citarne alcuni – si racconta per la prima volta. Ed è lo stesso Ferguson a curare la prefazione di “Pep Guardiola, un altro modo di vincere” (Libreria della Sport, 352 pagine, 17.90 euro), la biografia dedicata ad uno degli allenatori più carismatici e vincenti del mondo. Un racconto, anche qui scritto da Balague, che va in profondità nel tratteggiare l’attuale mister del Manchester City. Lo stesso principio di approfondimento (non banale) ha ispirato Carlo Ancelotti che, insieme al giornalista Alessandro Alciato, ha scritto l’autobiografia “Preferisco la coppa” (Rizzoli, 266 pagine, 5.90 euro).

Attenendosi semplicemente ai risultati, Carletto da Reggiolo ha vinto praticamente tutto. Eppure, la sua carriera non è stata sempre in discesa… E ancora, due volumi interessanti su due ex grandi protagonisti della Juventus: “Andrea Pirlo: penso quindi gioco” (Mondadori, 140 pagine, 10 euro) e “Metodo Conte” (Vallardi, 192 pagine, 9.90 euro), entrambi scritti dall’ottimo Alciato.

Se vuoi provarci fallo fino in fondo” (Rizzoli, 272 pagine, 17 euro) è invece il titolo del libro dedicato dal giornalista Malcom Pagani a mister Claudio Ranieri e al suo Leicester. Dai campetti di Testaccio all’incredibile impresa della vittoria nella Premier League, il racconto di un uomo che ha avverato il sogno di Davide contro Golia. Una lunga, intesa storia, come quella scritta a quattro mani da Marco Tardelli e da sua figlia Sara: “Tutto o niente” (Mondadori, 18 euro, 168 pagine). A distanza di oltre trent’anni dall’urlo di Madrid, Tardelli racconta di una passione totalizzante come il primo amore, che nessuna difficoltà è mai riuscita a fermare: il calcio.

Bonus track: l’ultimo consiglio che vogliamo dare riguarda “Johan Cruyff – La mia Rivoluzione”, l’autobiografia del fenomeno olandese che ci spiega la sua visione del calcio, ma soprattutto della vita.

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