La Vuelta di Spagna è una corsa a suo modo decisamente sfortunata. Nell’affollato calendario del ciclismo mondiale, essa si disputa in un periodo di transizione, quel finale di estate contrassegnato dall’assenza di classiche di particolari rilievo ma al tempo stesso posizionato a metà del guado tra la conclusione del Tour de France e il gran finale di stagione, rappresentato dai campionati del mondo e dal Giro di Lombardia di fine settembre-inizio ottobre. Nelle ambizioni dei corridori che si preparano, nel periodo autunnale e invernale, ad impostare le loro stagioni agonistiche con l’obiettivo di conquistare una grande corsa a tappe, la Vuelta occupa inevitabilmente una posizione di secondo piano rispetto a Giro e Tour. Questi, oltre a essere depositari di un blasone e di una storia indubbiamente maggiori, sono al tempo stesso collocati in un periodo della stagione tale da rendere ragionevole una preparazione costruita appositamente in loro funzione. Ciò, unitamente alla minore copertura mediatica internazionale del grande giro spagnolo, rende inevitabilmente la Vuelta un vero e proprio terno al lotto: i cacciatori di tappe e i corridori estrosi la includono nei loro programmi con continuità, considerandola il terreno ideale per testare le loro doti in vista delle prove iridate, ma al contempo la maggior parte dei velocisti di prima fascia la disputa molto raramente e la presenza dei grandi “uomini di classifica” non è garantita in partenza. Tuttavia, nei casi in cui numerosi corridori giungano a fine stagione carichi di rimpianti o assetati di rivincita, la Vuelta si rivaluta: la presenza dei big, in tali occasioni, consente di apprezzare appieno una corsa che, per numerose contingenze esterne, troppe volte si vede, come visto, relegata a una dimensione non consona alla sua complessità tattica. Così è stato per l’edizione 2016: l’elevato peso specifico dei nomi al via, unito alla peculiarità del percorso della Vuelta, improntato su un continuo susseguirsi di tappe arcigne con continui saliscendi, numerose ascese inedite e durissimi arrivi in salita, e al comportamento arrembante di varie formazioni ha portato allo sviluppo di una competizione spettacolare, non inferiore in nessun campo né al Giro né al Tour 2016.

Il grande volto della Vuelta 2016 è sicuramente quello di Nairo Quintana: il condor colombiano ha potuto finalmente spiccare il volo, riscattandosi da tutte le critiche rivolte nei suoi confronti da numerosi esperti di ciclismo nelle ultime due stagioni. Nonostante due podi (su tre conquistati in totale) al Tour de France, infatti, Quintana non è mai riuscito, nel biennio 2015-2016, a scalfire la supremazia di Chris Froome e del Team Sky sulla Grande Boucle, e assieme alla sua Movistar è stato accusato di essere un corridore eccessivamente attendista, poco coraggioso e privo di effettive capacità di leadership. Appunti legittime, ma accuse prontamente sfatate alla Vuelta 2016: Quintana ha corso da padrone, riuscendo a tenere abilmente testa allo stesso Froome, giunto in terra spagnola per conquistare la sua seconda grande corsa a tappe della stagione, e a staccare il britannico in diverse occasioni. Proprio lo stesso Froome ha lottato con caparbietà, riuscendo a tenere aperta la corsa fino all’ultimo giorno grazie al successo nell’ultima cronometro, ma alla fine non è riuscito a sopravanzare il rivale colombiano. Assieme ad Alberto Contador, posizionatosi al quarto posto finale a poche settimane dal ritiro al Tour per un infortunio, Quintana ha costruito l’azione più importante della Vuelta nella quindicesima tappa, breve ma micidiale frazione ricca di asperità disputatasi in Aragona, all’inizio della quale i due sono riusciti a inserirsi in una maxi-fuga di oltre 40 corridori e a staccare di oltre 2 minuti Froome e i diretti avversari di classifica.

Parlare di “riscatto” per Nairo Quintana suonerebbe fuori luogo analizzando esclusivamente le statistiche e i dati del suo palmares: vantando un Giro d’Italia conquistato nel 2014 e sei podi complessivi nelle grandi corse a tappe a soli 26 anni, il colombiano si è già ampiamente ritagliato un posto di primo piano nella storia del ciclismo contemporaneo. Tuttavia, questa Vuelta segna la definitiva maturazione di Quintana, incapace di replicare al Tour nel 2015 e nel 2016 le straordinarie prestazioni e i colpi di assoluta classe messi in campo alla “Corsa Rosa” del 2014, da lui conquistata con un memorabile attacco in discesa sullo Stelvio a 60 km dall’arrivo della sedicesima tappa, al termine della quale si ritrovò davanti al connazionale Rigoberto Uran. La Vuelta 2016, dunque, segna il ritorno di un campione che negli ultimi anni aveva ammantato di mediocrità la propria classe, riuscendo in rare occasioni a uscire da una mentalità “conservatrice” e a osare di più di quanto concessogli da un talento naturale, come dimostrano un secondo e un terzo posto al Tour ottenuti correndo letteralmente “di rimessa”. Se Quintana saprà confermarsi sui livelli mostrati in terra spagnola e, soprattutto, se sarà in grado di gestire le pressioni dovute al ruolo di capitano, che in futuro la compresenza di Alejandro Valverde allevierà in maniera sempre più tenue rispetto a oggi, il “Condor” potrà mietere ulteriori successi nel campo delle grandi corse a tappe e mantenere l’impegnativo titolo di icona sportiva della Colombia. Punta di lancia di una talentuosissima generazione di atleti provenienti dal paese sudamericano e cresciuto pedalando sulle Ande, a oltre 3000 metri di quota, Quintana rappresenta il presente e il futuro del ciclismo colombiano: capace di ottime azioni in salita ma al tempo stesso solido a cronometro, combattivo in discesa e decisamente coriaceo, è a tutti gli effetti il prototipo del ciclista del Duemila. Quintana è infatti un atleta sicuramente più moderno e competitivo di numerosi suoi connazionali del passato, grintosissimi scalatori e pessimi passisti, e funge da punto di riferimento per una scuola che negli ultimi anni ha consegnato al ciclismo mondiale atleti del calibro di Rigoberto Uran, Darwin Atapuma ed Esteban Chaves, giunto sul podio della Vuelta alle spalle di Froome e Quintana dopo aver sfiorato, pochi mesi fa, il trionfo al Giro d’Italia.

Ora, dopo aver fatto suo il Giro 2014 e la Vuelta 2016, nella prossima stagione è probabile che Quintana punti a misurarsi nuovamente con il suo obiettivo più grande, la maglia gialla di Parigi; nel frattempo, si spera che questa Vuelta possa aver contribuito ad accrescere il prestigio della corsa e che, di conseguenza, il campione colombiano possa realisticamente mettere in piano per il 2017 la difesa del simbolo del primato, la maglia rossa da leader, ritenendola un obiettivo di primo livello e non un’opportunità per rimediare ad eventuali delusioni alla Grande Boucle.

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