Da queste parti lo chiamano Imperatore già da un bel pezzo, e non solo per il nome di battesimo: all’atto finale della regular season di Superlega, l’epiteto si consacra verdetto. È l’atto finale con il quale Giulio Sabbi, nella serata che vede la sua Exprivia Molfetta avere la meglio al tie-break della capolista Lube Civitanova, si laurea best scorer della stagione, al termine di un testa a testa appassionante, a tratti incredibile. Il titolo di miglior realizzatore di A1 torna ad un italiano a cinque anni dall’ultima volta: allora fu Ivan Zaytsev, prima di Celitans e del dominio triennale di Atanasijevic.

Sono 35 i punti contro i primi della classe, con i quali l’opposto di Molfetta fa sua la classifica marcatori (con 564 punti totali), grazie soprattutto a un primo set da 9 punti (nonostante il parziale vada a Civitanova), e a un tie-break pazzesco che, tanto per non farsi mancare niente, gli regala anche il trono degli ace in regular season. A discapito del medesimo malcapitato, Fernando Ramos Hernandez, che con il suo Piacenza in trasferta a Modena giocava nello stesso momento la sua sfida a distanza come best scorer, da favorito.

E dire che sembrava tutto compiuto, solo quattro giorni fa, nel turno infrasettimanale: 28 punti del cubano in casa contro Monza, mentre i soli 9 di Sabbi in trasferta a Trento somigliavano a una sentenza: Hernandez dopo un lunghissimo inseguimento riprendeva e sorpassava in graduatoria l’opposto romano,  passando da un -10 a un +9, con un turno a dir poco improbo per Molfetta e per Sabbi all’orizzonte.

Ma il finale thrilling era ancora da scrivere: 24 punti, tutt’altro che una miseria, per il cubano nel derby emiliano con il Modena, nel 3-1 finale per l’Azimut. Nel frattempo, a Molfetta, tra campo e spalti di un Palapoli elettrico, si facevano i calcoli relativi a quella forbice che si assottigliava, poi tornava a crescere, poi dava di nuovo spazio all’ottimismo. Fino all’ultimo set, quando Modena-Piacenza era conclusa, e il calcolo diventava piuttosto semplice: per il nuovo, incredibile sorpasso e per tornare  padrone della graduatoria di punti realizzati, a Sabbi servivano 6 punti al tie-break. Detta così, una mostruosità. Ma succede che l’opposto dei pugliesi, dopo un quarto set in flessione, è letteralmente letale, con la squadra di Gulinelli che gioca tutta per lui, ed è fenomenale anche in battuta, dove all’ultimo respiro batte Hernandez, anche nella graduatoria degli ace.

Curioso, perché il cubano aveva lasciato in estate proprio il Molfetta per convolare a nozze con il Piacenza, dichiarando apertamente in più occasioni di puntare sia alla palma di miglior realizzatore, che a quella degli ace. Fa suoi entrambi i titoli Sabbi, e li fa suoi a Molfetta. E tutti e due di misura: un punto in più dell’opposto cubano, e un ace in più. Per di più, con quattro set disputati in meno nel corso della regular season rispetto al rivale, a scrivere ancor più in grassetto l’impresa del 27enne azzurro, che già due anni fa, sempre con la maglia biancorossa dell’Exprivia, legò il suo nome alla storia della Superlega. Era la 7a giornata del campionato 2013-2014, Molfetta espugnò al tie-break Verona, e Sabbi mise a referto l’impressionante cifra di 42 punti: resta il record ineguagliato di punteggio realizzato da un atleta in A1 in una singola gara.

Ieri sul campo del Palapoli un capitolo ancora più bello, e più pesante, proprio davanti agli occhi del ct Blengini sulla panchina di Civitanova: un messaggio anche in ottica nazionale, quello di Sabbi, che compie un’impresa che pareva compromessa solo quattro giorni prima. Diventa incredibile realtà, sotto la spinta di un palazzetto unico nella penisola, e dei Fedelissimi biancorossi, che nel corso del tie-break cantavano instancabili Passatela a Giulio: la stessa empatia che, un anno fa, Hernandez non riuscì a creare. Sulla possibilità che anche questo, molto più dei freddi numeri, spieghi il trionfo di Sabbi e non del cubano, c’è più che un sospetto da queste parti. Dove da un bel pezzo chiamano Sabbi l’Imperatore. E non occorre più spiegarne il perché.

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