Quando si pensa al calcio giovanile ci si lascia sempre trasportare dal solito mito esterofilo con alcuni luoghi comuni: i migliori vivai sono all’estero, all’estero sanno coltivare meglio i loro giovani, e via dicendo. Molte volte però sarebbe necessaria un’analisi più approfondita e serena per capire che anche in Italia ci sono delle società che fanno dei vivai un loro vanto e, in molti casi, il loro e proprio fiore all’occhiello. Atalanta, Empoli, Fiorentina hanno dei settori giovanili più che ottimi che sfornano giovani talenti da lanciare nel calcio professionistico. Oltre a queste, e anche altre che qui non abbiamo elencato, c’è anche e, soprattutto, la Roma che si conferma ogni anno di più il vivaio italiano più importante. Per risultati raggiunti e per numero di giocatori giovani lanciati nel calcio dei grandi, si potrebbe anche parlare di vero e proprio modello Roma.

DOMINIO – Vincendo sul campo dell’Inter la Primavera giallorossa, guidata da Alberto De Rossi, ha raggiunto la Finale di Coppa Italia. La squadra capitolina negli ultimi anni ha dominato in lungo e largo, vincendo lo Scudetto la scorsa stagione e la Supercoppa sul finire del 2016 sempre contro l’Inter all’Olimpico. Anche in Europa i ragazzi di Alberto De Rossi hanno avuto un ottimo percorso riuscendo ad arrivare sempre molto avanti e battendosi con realtà importanti come Chelsea, Ajax, PSG con potenzialità economiche e vivai strutturalmente molto diversi da quelli italiani. La Roma storicamente ha sempre avuto un grande settore giovanile, sempre molto legato al territorio come è dimostrato dai tanti giocatori romani che la squadra capitolina ha avuto tra le sue file: Di Bartolomei, Conti, Rocca, Giannini, Totti, De Rossi, Florenzi e molti altri. Con l’avvento poi della proprietà americana la rotta sembrava essere stata invertita con molti giovani stranieri portati in Italia da Sabatini e Massara. Il grande lavoro però che è stato svolto dalla società e anche da Alberto De Rossi, uno dei principali artefici di questo “modello”, riguarda la capacità di fare un mix di tutto questo. Ragazzi giovani provenienti dall’estero che giocano con ragazzi nati a Roma o comunque italiani. Un mix che si è rivelato vincente sia a livello di risultati che a livello di formazione di nuovi calciatori che ogni hanno vengono lanciati nel calcio professionistico a tutte le latitudini e categorie.

NON SOLO TROFEI – Giudicare però un Settore Giovanile solo dai trofei conquistati è più di quanto sbagliato si possa fare. Il ruolo di un vivaio è quello di forgiare giovani calciatori che possano essere pronti per il calcio dei grandi. Questo ovviamente ha poi un duplice valore per la società detentrice dei cartellini dei giovani giocatori: farli crescere in società e poi portarli in prima squadra, oppure permettere al club di monetizzare attraverso le loro cessioni. La Roma in questo ha dimostrato di essere più che brillante come nel caso di Romagnoli e Bertolacci venduti al Milan a peso d’oro. Il difensore rossonero ha giocato pochi minuti con la maglia giallorossa in prima squadra (segnando anche un gol) mentre Bertolacci mai, eppure alla società hanno fruttato quasi 50 milioni di euro con le loro cessioni. Soldi freschi che hanno permesso alla Roma di fare mercato due estati fa.

Valutare il modello Roma solamente attraverso la capacità di riuscire a ricavare risorse economiche dal proprio vivaio è un esercizio molto limitativo e quantomeno ingeneroso. Si potrebbe parlare di come ogni anno la Roma sforni giocatori da mandare in giro per l’Italia in Serie A, B o in Lega Pro ma il lavoro più importante di un settore giovanile è senz’altro quello della formazione anche a livello personale di ogni giovane calciatore. Il termine formare però non vale solo a livello tecnico ma anche e soprattutto a livello comportamentale. Non a caso gli allenatori delle giovanili vengono chiamati istruttori o educatori, perché il loro ruolo è quello di far crescere il ragazzo quasi a 360°. La Roma in questo sta facendo scuola con un lavoro quotidiano a Trigoria e non solo. Non possiamo non citare il caso di Tumminello nella scorsa stagione: Il promettente attaccante romanista nella semifinale del campionato primavera contro  l’Inter, dopo essere stato espulso per aver preso a pugni la panchina (tra l’altro dopo aver messo a segno una doppietta), perse la testa mimando di colpire l’arbitro con una testata. Un gesto inaccettabile che costò caro a Tumminello che oltre alle  sei giornate di squalifica dovette anche accettare  la decisione da parte della società di non farlo partire per il ritiro estivo di Pinzolo con la prima squadra. Una decisione che è servita da lezione a Tumminello ora sempre più uno dei giocatori più importanti della Primavera romanista. La Roma si conferma una società che per quanto riguarda il settore giovanile e la formazione dei giovani calciatori può essere presa a modello. Un modello che con gli anni si va, via via modificando rimanendo sempre molto legato alla proprie radici e al proprio territorio ma allo stesso tempo aprendosi al mercato “estero” restando sempre vincente e prolifico.

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