Abbiamo intervistato Luca Marelli, ex arbitro di calcio, di professione avvocato. Con lui abbiamo parlato dell’universo delle giacchette nere, delle polemiche, di come cambierà il ruolo con l’introduzione della tecnologia e delle criticità che la comunicazione moderna ha portato nel mondo del pallone.

Da ex arbitro, come è essere direttore di gara? La pressione, le critiche, come è meglio gestirle?

Sembra una domanda banale ma non lo è per nulla. Ovviamente rispondo per me stesso, senza alcuna pretesa di descrivere come si comportino tutti gli arbitri.
Essere arbitri è un’esperienza unica, descriverla è impossibile se non a grandi linee. E’ impossibile perché è impresa improba descrivere le emozioni, la gioia, la felicità, la delusione, tutti sentimenti che si alternano ed accavallano in una “carriera”.
Per quanto mi riguarda, negli anni della CAN C e della CAN ho avuto il supporto di una psicologa che mi seguiva dopo ogni gara, proprio per aiutarmi a scaricare tensioni, critiche e pressioni. E’ una scelta che, se potessi tornare indietro, farei mille volte perché le pressioni rischiano di schiacciare a tal punto da entrare in campo poco sereni, poco sicuri delle proprie capacità e con la paura di sbagliare.
La paura di sbagliare è la peggiore nemica dell’arbitro. Sbagliare è umano, avere paura di sbagliare porta inevitabilmente all’errore.

Chi reputa il miglior arbitro italiano?

In questo momento, a livello assoluto, Orsato e Rocchi sono una spanna superiore a tutti. Orsato sta vivendo una stagione di alto livello ma leggermente inferiore alle precedenti. Rocchi, al contrario, sta forse offrendo le migliori prestazioni della sua carriera. Per il futuro prossimo vedo in grande ascesa Maresca di Napoli e Di Bello di Brindisi (quest’ultimo, però, deve prendere confidenza con il suo talento per evitare di limitarsi sempre e solo al “compitino”).

Un partita che avrebbe voluto arbitrare?

Una qualunque. Oggi, se potessi, arbitrerei anche una partita di giovanissimi provinciali. Il campo, la divisa, l’attività arbitrale mi mancano ogni giorno. Non sono più parte dell’AIA per costrizione di qualche dirigente che ha preferito attaccarmi piuttosto che coinvolgermi tecnicamente ma l’amore per la divisa è e rimane immutata.

Quando guarda le partite, ha ancora la deformazione professionale, giudica il direttore di gara, insomma, vede le partite ‘da arbitro’?

Guardo le partite sempre e solo da arbitro, così come cerco di spiegare gli episodi (giuste o sbagliate che siano le decisioni) sulla base della visione arbitrale e dell’esperienza. Ma non pensare che sia un’eccezione, è la normalità per la gran parte degli arbitri che hanno concluso la propria esperienza di campo. Certo, ci sono delle eccezioni “moviolistiche” ma sono casi particolari, spesso persone che hanno dimenticato l’attività per interessi propri. Se dovessi scendere ad un tale livello, quello sarà il giorno in cui capirò di aver fallito e di aver tradito la divisa. Non accadrà.

Veniamo alla stretta attualità: Juve-Inter. La partita ha fatto molto scalpore. Secondo lei è concepibile che 90 minuti portino a giorni e giorni di polemiche?

No, è una follia.
Ma è una follia alimentata volontariamente dai mass media che, su una gara del genere, possono lucrare per giorni se non per settimane.
Non è certo un caso che, molti giorni prima della gara, abbia espressamente scritto sui social che la gara sarebbe stata inevitabilmente seguita da polemiche per mille motivi: rivalità storica tra le società, stato di forma dei calciatori, ottimo momento di entrambe, precedenti. Anticipo la domanda: no, non per l’arbitro designato. Avrebbero potuto designare chiunque ma non sarebbe cambiato nulla, le polemiche ci sarebbero state.
Purtroppo questo è un malcostume che si è accentuato nel tempo dei social. Prima chiunque poteva dire la sua al bancone del bar davanti ad un bianchino, nella più classica delle definizioni di “Bar Sport”. Oggi il “Bar Sport” si è spostato sui social, luogo di comunicazione di massa ma anche massa comunicativa nel senso che si accavallano migliaia di informazioni. Il problema è che pochi sono in grado di capire quali siano le informazioni fondate e quelle totalmente inventate. Per fare un esempio concreto: c’è ancora gente che parla di “danno procurato”, concetto inventato e mai esistito nel regolamento. Oppure si pensi al “fallo da ultimo uomo”, concetto superato da quasi un decennio.
Insomma, tanti parlano ma pochi sanno di cosa parlino ed è conseguenziale che le polemiche vengano rinfocolate giornalmente da false informazioni e, spesso, da informazioni tendenziosamente declinate secondo l’interesse dell’autore.

Un voto al direttore di gara per la partita?

E’ complesso.
Mediaticamente hanno pesato molto gli episodi dubbi. Da parte mia non sono solito giudicare sulla base degli episodi, una direzione di gara dovrebbe essere giudicata sui 90 minuti e non certo su pochi frames isolati. A mio parere una direzione certamente positiva con qualche sbavatura. Purtroppo le sbavature, a questi livelli, possono essere decisivi.

Come giudica a decisione di Rizzoli di abbandonare la corsa ai mondiali 2018? Può essere in qualche modo collegata con la recente debaclè mediatica?

No, non c’entra nulla.
La decisione di non correre per i Mondiali 2018 è maturata nei mesi precedenti, non certo in 10 minuti dopo una gara. Decisione, peraltro, comunicata giorni prima della gara ed ufficializzata il lunedì successivo. Ecco, diciamo che la tempistica non è stata esattamente il risultato di una programmazione oculata ma la comunicazione è un grave difetto dell’associazione che, negli ultimi anni, è andata peggiorando. La mia idea, ed è idea che ho da anni, è che gli arbitri sarebbero in grado di parlare tranquillamente in pubblico mentre i dirigenti, che parlano spesso, non ne siano affatto capaci.
Parlare ovunque, apparire ovunque, presenziare ovunque non significa saper comunicare. Anzi, spesso è il contrario.

Abbandoniamo il derby d’Italia. Le manca arbitrare?

Ogni giorno.

Un arbitro come vive tutte queste proteste, polemiche, insomma, questo processo mediatico?

Alla fine tende ad abituarsi. E’ come quando si esce di casa la mattina per andare in ufficio, si sa che qualche screzio con qualcuno sarà possibile. Se dovessimo farne una malattia, non saremmo in grado di vivere sereni nemmeno per cinque minuti al giorno.

Esiste sudditanza psicologica?

No, è una colossale sciocchezza inventata dai media.

Come viene gestita la preparazione atletica nell’arco della stagione?

Gli arbitri hanno a disposizione un polo atletico (tradotto: un campo di allenamento) ed un preparatore atletico (pagato dall’associazione). Gli allenamenti sono spesso quattro alla settimana, a cui di aggiungono sedute in palestra per il rafforzamento muscolare (fondamentale per aumentare la forza e la resistenza allo sforzo). Il lavoro della stagione viene impostato a Sportilia in estate con un raduno collegiale di 4/6 giorni, programmato su doppi allenamenti giornalieri e test atletici per individuare le carenze (che possono essere sulla resistenza o sulla velocità o sul recupero). E non si pensi che sia un raduno programmato solo per gli arbitri della massima categoria: in realtà sono centinaia gli arbitri e gli assistenti che ogni anno si ritrovano a Sportilia per l’inizio della stagione. E non tutti sanno che ciò comporta la rinuncia, per tanti anni, delle vacanze estive. Perchè, come per i calciatori, agosto non è il mese del mare e delle serate in discoteca ma il mese degli allenamenti e dei sacrifici.

Cosa ne pensa della tecnologia nell’arbitraggio? In Italia, viste le polemiche che si fa per ogni episodio, è applicabile?

La tecnologia è un passo obbligato. Non tanto per la carenza tecnica degli arbitri (a mio modesto parere una sciocchezza sesquipedale) ma per la normale evoluzione dei mezzi a disposizione. E’ banale affermare che la tecnologia sia sbarcata nello sport da anni tranne nel calcio ma è la pura verità. E’ abbastanza paradossale che la tecnologia fosse utilizzata in tanti sport ma non nella pratica sportiva più diffusa al mondo. Il VAR non eliminerà gli errori perché a giudicare sarà sempre e solo un uomo con un ausilio tecnologico. Ma, certamente, darà la possibilità di assumere decisioni più riflettute e con immagini più chiare di quelle che, spesso, vengono percepite in presa diretta. Basti pensare ai replay: quante volte è stata più chiara un’azione rivista in video? Praticamente sempre.

Ultima domanda un po’ scomoda. Si è mai accorto di una partita combinata?

No. E’ capitato di dirigere gare scontate nel senso che il risultato finale fosse facilmente prevedibile per la situazione di classifica. A fine stagione è normale che squadre senza obiettivi scendano in campo demotivate con l’ovvia conseguenza di perdere nettamente contro avversarie con un obiettivo dipendente da quella gara.

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