Si attendeva la doccia gelata, e la doccia gelata è arrivata. Sabato 16 il Consiglio Federale della Fip ha deliberato di non iscrivere la Virtus Roma in A2 per la prossima stagione, a causa del pagamento in ritardo della prima rata Fip –l’8 luglio, invece che il 7-. Una decisione che ha scosso tutto l’ambiente virtussino, soprattutto a seguito del comunicato della società del 13 luglio, in cui veniva ribadito che la tassa era stata versata entro i tempi previsti e veniva data per certa l’ammissione della squadra per la prossima stagione di A2.

Il presidente Toti stesso si era detto indignato della campagna denigratoria di alcuni organi di stampa, ritenendo prive di fondamento le notizie sulla possibile esclusione della Virtus e sul ritardato pagamento. Eppure, il Consiglio Federale ha deciso così.

Vicenda chiusa? Nemmeno per idea. Infatti, se anche la società romana ha senza dubbio commesso un errore macroscopico, ha comunque ancora qualche carta da giocarsi, per essere nuovamente ammessa in A2. Perché la Virtus ha annunciato ricorso, e le motivazioni su cui si basa sono tutt’altro che inconsistenti.

Sembra infatti che la Fip, in data 11 luglio, si sia accorta di un refuso riguardante i termini di pagamento e abbia modificato solo in quel momento la documentazione.  Secondo quanto ravvisato dal Consiglio Federale stesso, La Fip aveva indicato come ultima data di pagamento non il 7 luglio, bensì il 9- che in realtà era la data ultima per la stagione passata-, per poi modificarla al 7 solo dopo la scadenza.

La Fip avrebbe inoltre cercato di rimediare al “pasticcio” inviando delle mail alle società con cui ribadiva la data corretta. Ma non è chiaro quanto queste mail siano state considerate attendibili rispetto alla documentazione federale, in cui veniva comunicata termini di scadenza sbagliati.

Quindi, se la Virtus ha commesso una grossolana leggerezza, la Fip non è stata da meno. Sono state tante le inesattezze e le imprecisioni, così come a farla da padrone è stata una cattiva comunicazione da ambo le parti.

E ora?

In questi giorni dovrebbe arrivare una nuova decisione da parte del Consiglio Federale con cui si saprà se il ricorso della Virtus è stato accolto oppure no. La società capitolina è fiduciosa, dato che l’errore da parte della Fip è stato palese e ampiamente riconosciuto, e visto anche quanto veniva affermato nella documentazione – poi modificata l’11 luglio- che era stata inviata alle società: “I termini di pagamento sono perentori e non sarà preso in esame alcun ritardo che non sia imputabile esclusivamente ed evidentemente alla Fip”.

Nel caso in cui il ricorso venisse respinto, si allungherebbero i tempi e si aprirebbero nuovi, intricati scenari. La Virtus potrebbe nuovamente fare ricorso presso la Corte Federale di Appello e, se l’esito fosse ancora negativo, potrebbe fare appello ai Tribunali del Coni. E in base alle decisioni prese dal Coni, si rischierebbe di entrare in giudizio anche di fronte al Tar del Lazio e al Consiglio di stato. Una lunghissima ed estenuante trafila di udienze,azioni legali e scontri in aula a suon di scartoffie. Un Ambaradam di processi burocratici che con la palla a spicchi non hanno nulla a che spartire.

 In queste circostanze l’imparzialità e il distacco andrebbero garantire. Si parla di procedimenti penali che non possono essere presi alla leggera. Eppure, in una situazione del genere, non si può non sperare in un esito favorevole per la Virtus Roma. Una società che, al di là del palmares e dell’indiscussa storia alle spalle, rimane uno dei pochi baluardi nell’ambiente cestistico capitolino. Un pilastro su cui si poggiano molte piccole realtà locali, che, nel caso la Virtus fosse estromessa dalla A2, dovrebbero far fronte ad un vuoto incolmabile.

 Un vero peccato per la piazza romana, costituita da una folta schiera di appassionati veraci di questo sport, che ora come ora rischiano di non trovare più una squadra che li rappresenti, con cui possano identificarsi.

Per adesso, non resta che attendere il corso della giustizia. E sperare nella sopravvivenza della storica società virtussina.

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