Due giorni di gloria per cancellare tre settimane di rimpianti, incertezze e sfortuna. 196 chilometri a cavallo tra due tappe, la terzultima e la penultima del Giro d’Italia, per costruire un’impresa degna d’altri tempi e consegnare una nuova epopea al ciclo narrativo della grande storia della “Corsa Rosa”. Ha avuto contorni epici, la rimonta di Vincenzo Nibali dal quarto posto al successo finale del Giro d’Italia, tanto da non aver molti paragoni nella storia recente delle grandi corse a tappe: il ricordo diretto degli appassionati di ciclismo italiani non può non andare alla straordinaria stagione del 1998, quando Marco Pantani seppe far suoi a breve distanza il Giro d’Italia e il Tour de France dopo aver in entrambi i casi ribaltato le gerarchie della classifica generale con attacchi irresistibili sulle grandi montagne, riuscendo a sbriciolare i margini costruiti dai suoi diretti avversari nel corso di frazioni più favorevoli come quelle a cronometro.

È il trionfo della tenacia, la galoppata rosa di Nibali, che è riuscito a essere più forte del continuo echeggiare di critiche ingenerose nei suoi confronti, delle pressioni e delle aspettative imposte dal ruolo di favorito numero uno del Giro e, soprattutto, dell’immensa tensione emotiva a cui lo aveva sottoposto nelle ultime settimane il dolore per la morte di Rosario Costa, giovane pupillo di Nibali e corridore di una squadra giovanile messinese fatalmente investito durante un allenamento due settimane fa. Le lacrime di Nibali, abbandonatosi a un pianto sfrenato dopo l’arrivo a braccia alzate sul traguardo di Risoul nella giornata di venerdì, dimostrano la grande umanità del fuoriclasse, che proprio nel momento in cui la corsa è tornata sotto il suo razionale controllo ha sfogato l’enorme carico di tensione accumulato nel modo più spontaneo e istintivo possibile. La grande umanità dell’atleta a gara finita è corrisposta dall’imperturbabilità del suo volto durante le due giornate decisive del Giro, che hanno visto Nibali correre da padrone, come nelle giornate migliori del Giro 2013 e del Tour 2014, e sgretolare uno dopo l’altro gli avversari a partire dalla discesa del Colle dell’Agnello di venerdì, a partire dalla quale è iniziata la sua straordinaria rimonta.

A sconvolgere il Giro, nelle due giornate di Risoul e Sant’Anna di Vinadio, hanno ampiamente contribuito anche la compattezza dello squadrone capitanato da Nibali, l’Astana, e la sagacia tattica del suo direttore sportivo, il bresciano Beppe Martinelli, che per la nona volta ha visto un grande giro vinto da un corridore da lui diretto dall’ammiraglia dopo aver impostato nel dettaglio le strategie di preparazione e di supporto agli attacchi di Nibali di venerdì e sabato. La guerra lampo degli uomini con le divise celesti nei confronti delle altre formazioni è stata spietata e trionfante: Martinelli ha realizzato due grandissimi capolavori di strategia esaltando le qualità degli uomini messi a servizio di Nibali nella “Corsa Rosa” ed enfatizzando una volta di più la dimensione di sport di squadra insita nel ciclismo. Determinante in tal senso è risultato l’apporto del marchigiano Michele Scarponi, lanciato all’attacco venerdì sulla montagna più alta del Giro 2016, la Cima Coppi del Colle dell’Agnello, per fungere da pesce pilota per lo “Squalo dello Stretto” nella salita di Risoul, e nuovamente decisivo nella ascesa al Colle della Lombarda di sabato, nel corso della quale ha mulinato in testa al gruppo con i primi della classifica generale per imporre un ritmo insostenibile per le gambe dei principali avversari di Nibali, tra cui lo spagnolo Valverde, l’olandese Kruijswijk e il colombiano in maglia rosa Chaves, in modo tale da rendere vana ogni loro opposizione alla stilettata decisiva del suo capitano, che ha finalizzato il suo strepitoso lavoro nel migliore dei modi. Dopo l’attacco sulla Lombarda, sabato Nibali ha raggiunto l’estone Tanel Kangert, a sua volta all’attacco in quella giornata, che ha potuto spendersi in suo favore e aiutarlo a incrementare il divario nei confronti di Valverde e Chaves, rimasti i più vicini tra i rivali per la vittoria del Giro.

Lo strapotere dimostrato da Nibali nelle ultime due tappe di montagna del Giro d’Italia ha suggellato nella maniera più emozionante un’edizione della corsa tra le più intense e combattute che si ricordino. Nel momento in cui tutti raccontavano della sua destituzione, il re ha fatto di tutto per tornare sul trono, vincendo l’agguerrita resistenza di una concorrenza di altissimo livello, che guardando l’ordine di arrivo finale è confermata dagli esigui margini entro i quali i primi quattro sono stati infine racchiusi. Tra i primi a complimentarsi con Vincenzo Nibali all’arrivo di Sant’Anna di Vinadio di sabato i genitori dello sconfitto di giornata, il colombiano Esteban Chaves, che ha potuto indossare la maglia rosa per una sola giornata dopo esser stato a lungo protagonista e aver entusiasmato negli arrivi in salita delle prime due settimane del Giro, in particolare con la vittoriosa azione di Corvara. La lezione di stile impartita dal semplice gesto dei genitori del “Colibrì” è stata rafforzata dalle parole dello stesso Chaves, che ha visto nel risultato finale del Giro 2016 non una sconfitta ma una conferma delle qualità già dimostrate nella scorsa Vuelta di Spagna, nonché un segnale beneaugurante per una sua futura affermazione al Giro d’Italia. Grandi applausi anche per Valverde e Kruijswijk: l’Embatido, giunto al Giro per la prima volta a trentasei anni, si è ben comportato, riuscendo a gestire bene i passaggi a vuoto e a centrare un podio e una vittoria di tappa, mentre l’olandese è stato a lungo il grande protagonista della “Corsa Rosa”, controllando il giro da padrone per una settimana e indossando per cinque giorni la maglia rosa, ma si è dovuto infine arrendere agli affondi di Nibali e alla sfortunata caduta della discesa del Colle dell’Agnello costatagli una microfrattura ad una costola. Per lui, defraudato della maglia rosa dopo l’arrivo di Risoul, un quarto posto nella classifica generale allo stesso tempo dolce e amaro: in futuro, tuttavia, sentiremo sicuramente parlare di lui.

La consegna a Nibali del Trofeo Senza Fine sigilla l’edizione 2016 del Giro d’Italia, dimostratasi altamente competitiva e animata sin dalle prime battute anche a causa dell’impegnativo percorso disegnato dagli organizzatori, che hanno voluto rendere la corsa sorprendente e continuamente movimentata durante tutto il suo svolgimento. Trionfatore per la seconda volta al Giro e per la quarta volta in un grande giro, ora Nibali punta a confermare il suo stato di forma nei decisivi appuntamenti estivi. Il Tour 2016 vedrà l’Astana schierare ai nastri di partenza tanto Nibali quanto l’astro nascente Fabio Aru, destinati a essere le due punte di lancia della squadra contro gli altri pretendenti al trionfo di Parigi come Chris Froome e Alberto Contador, e subito dopo le Olimpiadi di Rio presenteranno un tracciato disegnato per esaltare le qualità dello “Squalo dello Stretto”. Un palinsesto che rende lecito aspettarsi spettacoli degni di quelli messi in scena nell’ultimo, meraviglioso Giro d’Italia.

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