Daniele Conti è nato solo una volta, ma i tifosi del Cagliari avrebbero voluto clonarlo undici volte. Forse mille. Succede ovunque, quando c’è una bandiera di mezzo: la piazza si innamora di un giocatore al punto da desiderare che tutti si comportino allo stesso modo e facciano di un vincolo lavorativo una filosofia di vita. Non succede nel novanta per cento dei casi, perché Daniele Conti è un’eccezione e Victor Ibarbo rappresenta la normalità. Il termine “mercenario”, estremamente negativo nel mondo del sport, dovrebbe essere sostituito con la parola “professionista”. Ognuno di noi ha ambizioni legittime e la volontà di crescere nel mondo del lavoro da ogni punto di vista: questo è un male? Se si rispetta una piazza calcistica e il patrimonio socioculturale che porta con sé, non lo è. Affatto. Victor Ibarbo non ha mai preso in giro i cagliaritani e l’atteggiamento mostrato da buona parte dei tifosi al momento dell’ufficializzazione del suo ritorno in Sardegna è ingeneroso e poco edificante.

La realtà dei fatti è molto più semplice, seppure prescinda da qualunque logica romantica: mandarlo ancora in prestito oppure cederlo ad una cifra molto bassa sarebbe stato insensato, e il Cagliari ha fatto bene a dargli una nuova occasione.

Il funambolo di Cali ha un contratto in essere fino al 30 giugno 2018 e rappresenta un patrimonio della società sarda. Ibarbo lasciò la Sardegna due anni fa, nel bel mezzo di una stagione disastrosa che si concluse con la retrocessione in B. Si trasferì alla Roma in prestito con diritto di riscatto e la valutazione complessiva si aggirava intorno ai dodici milioni. Per il colombiano sembrava essere arrivato il momento giusto per il grande salto ma, al contrario, quell’operazione rappresentò l’inizio del declino. Ibarbo, condizionato da diversi infortuni e da atteggiamenti spesso poco professionali, non ha più ritrovato una dimensione all’altezza delle enormi potenzialità. Ci ha provato in Premier con la maglia del Watford, in patria con i colombiani dell’Atlético Nacional ed infine in Grecia con il Panathinaikos, ma il risultato è stato sempre lo stesso: nessuno ha creduto in lui fino in fondo e ha investito qualcosa per acquisirne il cartellino. Dopo due stagioni e quattro maglie diverse, Ibarbo si è ritrovato al punto di partenza con una valutazione più che dimezzata, una carriera all’ultima spiaggia all’alba dei 27 anni ed una piazza che digerisce a fatica il suo ritorno per via di un infortunio che molti ritengono non fosse reale. Il colombiano, infatti, saltò gli ultimi sei incontri col Cagliari per colpa di problemi fisici di varia natura, ma scese in campo con la maglia della Roma due giorni dopo l’ufficializzazione del trasferimento nella Capitale. I più scettici, tuttavia, dimenticano che Ibarbo, condizionato da un infortunio al tendine rotuleo del ginocchio destro ed una lesione al gemello mediale del polpaccio destro, giocò solo diciassette minuti della partita “incriminata” con la Fiorentina e rimase poi ai box per quasi due mesi. Essere maliziosi è spesso un bene, ma talvolta si esagera.

Molti tifosi, inoltre, sostengono che Ibarbo non possa essere utile al Cagliari di Rastelli: niente di più sbagliato, soprattutto se si considera la tranquillità con cui potrà affrontare le partite da qui a fine stagione. La salvezza è ad un passo e concedersi una scommessa è lecito. I sardi, dopo aver cercato a lungo di cedere il colombiano, non hanno ricevuto un’offerta congrua e hanno deciso di puntare sul ritorno di Melchiorri e sulla crescita di Giannetti, al quale è stato rinnovato il contratto fino al 2020 prima di essere mandato in prestito allo Spezia. Il Cagliari potrà contare su Borriello, già arrivato in doppia cifra, e sulle invenzioni dei vari Sau, Farias e Joao Pedro: il ritorno del colombiano offrirà una soluzione tattica in più, specie a partita a corso. Il match di domenica scorsa con il Bologna ha evidenziato l’esigenza di avere in rosa un giocatore veloce e imprevedibile anche sulla fascia destra, abile nel creare superiorità numerica e concedere un’alternativa al 4-3-1-2 di base. Ibarbo è il giocatore ideale per prescindere dal trequartista e passare ad un attacco a tre punte, a patto che il colombiano si ritrasformi nel diamante grezzo che aveva incantato Cagliari nei primi quattro anni. Un giocatore indisciplinato sul piano tattico ma esplosivo e decisivo a più riprese, per il quale la Sardegna potrebbe trasformarsi nella terra della resurrezione, dopo esser stata la piazza della consacrazione. Rastelli, a differenza di Zeman, è un tecnico che lascia grande libertà ai giocatori offensivi e ha tutte le caratteristiche per rilanciarlo e regalare alla società un giocatore ritrovato sul quale non potrà probabilmente puntare in futuro, ma che potrebbe cedere ad una cifra superiore ai tre o quattro milioni che avrebbe incassato a gennaio. Victor Ibarbo non sarà mai una bandiera del Cagliari, ma questo quanto conta? Le priorità sono altre e la rosa aveva bisogno di uno come lui per sostituire Giannetti. Sostenerlo sarà fondamentale e i tifosi esulteranno con l’entusiasmo di sempre non appena segnerà il primo gol. Sarà una rete del Cagliari, a prescindere da chi sarà il marcatore. Bentornato, funambolo.

 

 

 

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