La prima, clamorosa sorpresa della Copa América Centenario è l’imprevedibile successo della nazionale di calcio venezuelana nella seconda partita del Gruppo C ha superato per 1-0 l’Uruguay grande favorito del raggruppamento, condannandolo a una precoce eliminazione in un torneo che vedeva l’Albiceleste ritenuta una seria candidata per la conquista di un trofeo già alzato quindici volte in passato e la Vinotinto vera e propria Cenerentola tra le compagini latinoamericane aderenti alla federazione del Sudamerica, il COMNEBOL. La rete di José Salòmon Rondon ha consentito al Venezuela di bissare il successo inaugurale contro la Giamaica e di riuscire a conquistare, per la prima volta nella sua storia, due vittorie consecutive in un’edizione della Copa América, impresa mai realizzata neanche nel corso della storica edizione del 2011 che vide la Vinotinto concludere al quarto posto, e di rimpinguare il magro bottino di vittorie che contraddistingueva il record della nazionale prima dell’avvio dell’edizione 2016: solamente 5 successi in 58 gare di Copa America prima dei confronti con Giamaica e Uruguay. Le due risicate vittorie per 1-0 hanno spalancato le porte dei quarti di finale a una squadra storicamente connotatasi come l’anello più debole del calcio sudamericano, in quanto oltre ad essere l’unica compagine COMNEBOL a non esser mai riuscita a centrare l’accesso alla fase finale dei Mondiali quella venezuelana è l’unica squadra nazionale rappresentativa di un paese sudamericano in cui il calcio non è ammantato di una sua propria liturgia e, anzi, non risulta nemmeno lo sport preponderante a livello di tifo e attenzione mediatica, risultando in questo campo surclassato dal baseball. Inoltre, il livello sportivo del risultato che sta conseguendo la Vinotinto, che era destinata a contendere al Messico la leadership del girone C nell’ultima partita della prima fase (giocata questa notte, terminata 1 a 1 con i centroamericani primi in virtù della differenza reti), è da ritenersi ancora più maiuscolo se si analizzano nel dettaglio la marcia travagliata di avvicinamento alla competizione vissuta dalla selezione venezuelana e, soprattutto, il dramma in cui sta precipitando in questi giorni il paese a seguito del progressivo disfacimento della Repubblica Bolivariana fondata dal compianto Hugo Chavez.

In linea con le precedenti campagne di qualificazione alla Coppa del Mondo, il Venezuela è partito ad handicap anche nella marcia di avvicinamento ai Mondiali di Russia 2018, trovandosi tuttora all’ultimo posto del girone unico di qualificazione sudamericano con appena un punto racimolato nelle prime sei partite disputate; inoltre, la squadra ha conosciuto negli ultimi mesi del 2015 un vero e proprio ammutinamento contro le modalità di gestione della nazionale operate dalla FVF, la federcalcio venezuelana, e in particolar modo contro i quadri dirigenziali rappresentati dal presidente Laureano Gonzalez e i vertici tecnici guidati dall’ex commissario tecnico Noel Sanvicente, accusati di aver creato un clima di tensioni e maldicenze attorno alla squadra e di pregiudicare il lavoro svolto nel corso dei mesi da giocatori messi in difficoltà dal livello tecnico stesso, in molti casi proibitivo, in cui si ritrovavano a competere. Il boicottaggio di 15 membri della nazionale è scattato nel dicembre 2015 dopo che Gonzalez aveva commentato in malo modo il ritiro temporaneo del difensore Fernando Amorebieta ed è stato conclamato attraverso un’eloquente lettera aperta scritta dai “ribelli” conclusa da una vera e propria sentenza: “La nostra integrità non è negoziabile e il danno provocato dalla federazione può essere riparato solo dalla sostituzione degli attuali dirigenti. Non possiamo continuare a giocare in un ambiente così danneggiato”. Il risultato finale del tiro alla fune ha visto la vittoria dei calciatori venezuelani e il passaggio di testimone alla guida della selezione da Sanvicente all’attuale commissario tecnico, l’ex portiere Rafael Dudamel. Questi ha saputo rasserenare gli animi e trarre il massimo da un gruppo che, per quanto tecnicamente inferiore alle altre compagini sudamericani, ha perlomeno ritrovato compattezza e ha potuto sfruttare i guizzi di alcune individualità dotate di discreto talento, tra cui i due volti noti del campionato italiano Josef Martinez (Torino) e Tomas Rincon (Genoa).

I giorni che hanno visto i più importanti successi della Vinotinto sullo scenario internazionale e portano i giocatori venezuelani ad abbandonarsi a comprensibili esultanze e a giubili insperati nello scenario dei grandi stadi statunitensi sono stati però gli stessi in cui la situazione interna al Venezuela ha raggiunto il massimo livello di tensione, facendo palesare sempre di più la catastrofe verso cui è avviata una nazione che, nel decennio appena passato, è stata il punto di partenza e il faro di una rivoluzione politica progressista che ha finito per contagiare tutto il Sudamerica, sulla scia delle riforme economiche e sociali del governo di Hugo Chavez. La Repubblica Bolivariana nata dalle riforme costituzionali di Chavez si trova oggi nel suo punto di massima difficoltà. Le deficienze dell’amministrazione del presidente Maduro, dimostratosi incapace nei suoi tre anni da presidente del paese di proseguire le riforme impostate dal predecessore defunto nel 2013, sono state amplificate dalla drammatica congiuntura contestuale venutasi a creare negli ultimi mesi. Al crollo dei prezzi del petrolio, rappresentante la principale risorsa economica del paese, si sono aggiunte le tensioni legate al boicottaggio compiuto verso il suo stesso popolo da settori dell’alta finanza e del mondo industriale che da anni portano avanti una guerra economica intestina contro il governo venezuelano e l’offensiva diplomatica e politica a cui il Venezuela è stato sottoposto negli ultimi anni ad opera del Dipartimento di Stato statunitense. Quest’ultimo ha finanziato attivamente gruppi di opposizione rivelatisi in diversi casi semplici coperture per gruppi armati paramilitari, scesi a più riprese in campo per protestare contro il governo e affrontati duramente dalla polizia in scontri che hanno causato decine di morti nel solo 2016. Oggigiorno, la situazione interna in Venezuela è insostenibile: il PIL è in tracollo, i beni di prima necessità scarseggiano, le tensioni sociali continuano a crescere e l’opinione pubblica è polarizzata intorno al referendum di revoca del mandato del presidente Maduro per cui sono già stati raccolti oltre 1,3 milioni di firme.

Mentre una nazione, dunque, prosegue la sua marcia verso il baratro, la sua selezione calcistica fa la storia, raggiunge traguardi raramente gustati in passato e ridà luce a un movimento calcistico in forte affanno. I due volti in antitesi del Venezuela si palesano nei giorni che avrebbero dovuto rappresentare la festa di tutto il continente americano e che invece, per un paese in gravissima difficoltà, non sono altro che le nuove tappe di un insostenibile calvario.

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