Vasilis Chadzipanagis è un nome che a quasi la totalità dei lettori non dirà niente, e inizialmente neanche il sottoscritto ne aveva mai sentito parlare, fino a quando, una notte, durante una sconclusionata ricerca su YouTube mi sono imbattuto in un video in cui veniva paragonato questo fantomatico fenomeno greco a Lionel Messi. Aprendo il video, però, non ho visto il classico montaggio ironico in cui vengono messi a confronto i grandi campioni con “fenomeni di provincia” quali Brienza, Cozza, Mascara, bensì era una raccolta di giocate di un autentico talento che si esibiva in numeri pazzeschi: biciclette, veroniche, doppi passi, tunnel, colpi che ho visto fare solamente ai veri fenomeni; come poteva non aver mai calcato grandi palcoscenici un prodigio come questo? Ho voluto approfondire la sua storia.

Tutto inizia negli anni ‘40 quando la famiglia Chadzipanagis, in piena Guerra civile, fugge dalla Grecia, trovando accoglienza, come tra l’altro moltissimi altri compatrioti, a Tashkent, attuale capitale dell’Uzbekistan e all’epoca facente parte dell’URSS. Nel 1954 nasce Vasilis, che cresce con un pallone sotto braccio, i capelli ricci e lunghissimi, e la voglia di sfondare nel grande calcio, di ruolo centrocampista offensivo, veloce e con una tecnica fuori dal comune. A Tashkent predica nel deserto (come nel resto della sua carriera), e viene facilmente notato dagli osservatori della squadra locale il Paxtakor, che vogliono subito metterlo sotto contratto nonostante la giovanissima età. L’unico ostacolo però è la nazionalità, infatti per poter essere tesserato bisogna possedere la cittadinanza sovietica. Vasilis si fa convincere allora ad accettare il tutto pur di poter scendere in campo.

A 17 anni è l’enfant prodige del Paxtakor, viene convocato nella nazionale under-19 dell’URSS per le qualificazioni alle Olimpiadi, segnando al debutto. In poco tempo entra anche nel giro della nazionale maggiore, senza però esordire; il selezionatore dell’epoca, Konstantin Beskov, lo definirà il più grande talento sovietico dietro soltanto a Oleh Blochin, trequartista titolare e pallone d’oro in quella nazionale.

Il futuro di Chadzipanagis sembra già scritto, ma è proprio adesso che la storia cambia.

Nel frattempo in Grecia la Dittatura dei colonnelli è finita e si è stabilmente instaurata la repubblica: il richiamo dalla madrepatria è troppo forte, Vasilis sceglie di tornare.

Beskov lo avverte che, andandosene dall’Unione Sovietica, scomparirebbe automaticamente anche dai radar della nazionale maggiore, ma nulla, la scelta ormai è presa. Per qualche inspiegabile ragione, però, un calciatore di quella caratura tecnica, e con una crescente nomea internazionale, decide di accasarsi all’Iraklis, la terza, mediocre, squadra di Salonicco.

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Se da bambino con le sue capacità predicava nel deserto, figuriamoci all’Iraklis.
La prima stagione, 1975-76, però sembra zittire tutti i critici, perché la squadra di Chadzipanagis arriva in finale di Coppa di Grecia contro l’Olympiakos, e dopo un rocambolesco 4-4 nei 120 minuti (con una sua doppietta) l’Iraklis si aggiudica ai rigori il trofeo. Il primo di una lunga serie, penserebbero in molti, invece non è così, è l’unica competizione vinta da Chadzipanagis in quasi vent’anni di onorata carriera.

Comunque, il fenomeno venuto dall’Unione Sovietica per portare il calcio greco sulla mappa del calcio mondiale(parafrasando Maradona, quello vero), viene convocato in nazionale, quella della sua patria questa volta. Tutto normale, perché è il minimo riconoscimento per un calciatore di quel livello.

Arriva però, come un fulmine a ciel sereno, la ripicca della federazione sovietica, che con un esposto alla FIFA chiede di non permettere a Chadzipanagis di essere convocato con la nazionale greca, in quanto aveva già vestito quella sovietica under-19. La FIFA accetta l’esposto, negando per sempre al Maradona greco, così viene chiamato dalla sua gente, la possibilità di confrontarsi in campo internazionale.

Per lui però iniziano a pervenire offerte allettanti da mezza Europa: Lazio, Stoccarda, Arsenal, Porto, tutti lo vogliono, ma ancora una volta, per qualche assurda ragione, nessuna di queste trattative va a buon fine, e Vasilis rimane all’Iraklis. Le dicerie che spiegherebbero i mancati trasferimenti in club più blasonati sono molte, alcuni dicono che ci fossero clausole nel suo contratto che lo legassero a vita alla squadra di Salonicco, ma l’ipotesi più accreditata è che la dirigenza dell’Iraklis avrebbe rifiutato qualsiasi offerta per paura di scatenare violente reazioni da parte della propria tifoseria.

L’episodio che però ha consacrato, con molto ritardo, il suo nome alla ribalta internazionale avviene nel 1984, nel New Jersey: i New York Cosmos guidati dall’italiano Eddie Firmani, e con in campo Johan Neeskens e Oscar Damiani, organizzano una partita contro una selezione internazionale composta dai vari Beckenbauer, Keegan, Kempes, Pfaff, Shilton, Krol, Magath, e fra i convocati figura anche Vasilis Chadzipanagis, il riconoscimento al talento inespresso di questo grande giocatore, che nel 1999 verrà anche nominato Golden Player come miglior giocatore degli ultimi cinquant’anni dalla federazione calcistica ellade, in occasione dei FIFA Jubilee Awards, perché in fondo, in Grecia, hanno sempre saputo chi fosse il migliore.

 

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