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Calcio

US Fasano, un’esaltante stagione di rilancio nel segno della propria comunità

Stefano Pagnozzi

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Fervono i preparativi per la grande festa del 25 Aprile, la data scelta per celebrare una stagione 2016/17 che lascerà il segno per la comunità di Fasano. Promozione in Eccellenza con largo anticipo, trionfo nella finale di Coppa Italia Promozione con 3.000 persone al seguito sul campo neutro di Monopoli, risultati conseguiti, ed è probabilmente la nota più rilevante, nel primo anno sotto la gestione del club da parte di un’associazione di tifosi, Il Fasano siamo Noi.

Dal Gennaio 2016, in contrasto con la precedente dirigenza intenzionata a mollare il club, la base del tifo ha scelto di presentarsi in prima linea per gestire la piccola società della provincia di Brindisi dando vita ad una associazione aperta a supporters e simpatizzanti. Con tanto lavoro e l’impegno di una piazza intera a distanza di un anno e mezzo non sono mancate le soddisfazioni, come anche tutti i problemi in termini organizzative ed economici che sono costrette ad affrontare le società di categoria. Condizioni precarie che sempre con più frequenza hanno favorito e spinto il sorgere di iniziative simili in questi ultimi anni, spesso ultimo argine alla scomparsa dei club, per salvaguardare e rilanciare la realtà di calcio locale. A tal proposito ho portato qualche domanda al gruppo che guida questa interessante realtà per meglio comprendere l’evoluzione di questa stagione e l’impatto nella gestione di un club che ha scelto un percorso alternativo fatto di autofinanziamento, minisponsor e grande partecipazione dell’intera comunità.

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A Gennaio 2016 lanciavate l’associazione “Il Fasano siamo noi” e avete deciso di ‘scendere in campo’ per la vostra società, quale era la situazione e cosa vi ha spinto a fare questo passo?

Tutto quello che ci stiamo ritrovando ad affrontare è una pura casualità portata dalla passione e dall’amore che viviamo per nostra squadra, era un’idea che blaterava nelle nostre teste da tempo, ma quando è iniziato tutto lo abbiamo fatto per necessità, considerando che la vecchia società al primo cenno di contestazione della piazza e alle richieste di lasciare tutto ha abbandonato la nave. Dall’oggi al domani ci siamo ritrovati ad organizzare le trasferte, comprare l’acqua per gli allenamenti e reperire i contatti dei ristoranti. Per fortuna il popolo si è messo a disposizione e quello che sembrava una scommessa è diventata una realtà, con la nascita dell’associazione e di tutte le attività correlate, raggiungendo la finale di Coppa lo scorso anno e programmando quella che poi si è rilevata una stagione da incorniciare.

A poco più di un anno dall’inizio di questa avventura vi aspettavate una stagione così? Sarà grande festa il 25 Aprile…

Sicuramente abbiamo lavorato per tornare a dare un senso e riaccendere gli entusiasmi ormai sopiti di una città martoriata da tante vicissitudini societarie, l’obiettivo principale era vincere il campionato, poi la vittoria della Coppa davanti ad oltre 4000 spettatori è stata la ciliegina sulla torta che ha incoronato il nostro sogno. Il 25 è la festa che racchiude tutto quello che abbiamo vissuto in questa fantastica stagione, per iniziare a voltare pagina è iniziare a costruire il futuro. La speranza è quella di rivedere lo stesso esodo.

I risultati sportivi sicuramente hanno permesso di vivere con entusiasmo una stagione in cui però non sono mancate le difficoltà nella guida del club, quali gli ostacoli più ardui da superare per una realtà come la vostra?

Innanzitutto abbiamo dovuto combattere con le scetticismo della gente, all’inizio nessuno avrebbe pensato che i tifosi – ultras avrebbero risollevato le sorti. È un progetto particolare è innovativo che non ha eguali, ragion per cui all’inizio non è stato facile, col tempo e la forza dei fatti siamo riusciti a dimostrare il contrario.

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Sul campo neutro di Monopoli per la finale della Coppa Italia Promozione in 3.000, ma il seguito è stato sempre rilevante in questa stagione…Quanto ha contato e quali i match più significativi?

La giornata di Monopoli sarà per sempre da incorniciare nei cuori e nelle menti di tutti i presenti, vivere certi sensazioni resteranno emozioni uniche. La nostra piazza è sempre stata passionale e viscerale, anche quando siamo ripartiti dalla seconda categoria abbiamo avuto picchi fino a mille spettatori, ma la finale ha avuto un effetto forse mai avuto. Sicuramente le partite più sentiti e partecipate sono stati i derby col Brindisi (Campionato e coppa) e gli scontri diretti con Ostuni, Tricase e Aradeo arrivando a toccare la media dei 2000 spettatori, che in una categoria come la promozione sono un gran lusso. Ci sono piazze che nemmeno in serie C fanno certi numeri. Ed in un progetto come il nostro, il pubblico è la prima componente fondamentale.

Ora è già tempo di programmare il futuro per il campionato di Eccellenza, quali i progetti per squadra, settore giovanile e stadio?

Stiamo già lavorando per programmare la prossima stagione cercando di capire quali sono gli aspetti da migliorare e cosa è mancato in questa stagione. Le nostre attenzioni si sono sempre basate sul settore giovanile affinché i giovani crescano nel modo giusto e soprattutto tifosi della squadra della propria città, abbiamo già acquistato 2 furgoni 9 posti e 100 kit dati in omaggio al momento dell’iscrizione, adesso le nostre attenzioni si stanno rivolgendo alle strutture e istruttori per continuare a dare un seguito importante. Abbiamo tantissime idee da mettere in pratica, con tempo, pazienza e sacrificio cercheremo di realizzarle tutte, stando attenti a non sbagliare niente.

E per i tifosi? Crescere ed ampliare la base sarà tra le vostre priorità..

Sicuramente, il tifoso è il protagonista principale in questo progetto. Anche in questo caso stiamo vagliando delle proposte per cercare di sfruttare al meglio quest’ondata di entusiasmo che si è riversata su di noi. La speranza è che organi competenti e istituzioni non guastino con le loro logiche repressive quello che stiamo costruendo limitando e vietando i nostri spostamenti. Il tifoso è l’elemento principe in una partita di calcio e bisogna lavorare per riportarlo all’interno di uno stadio e non al di fuori.

La vostra società ha una particolare vocazione verso i temi sociali, quali i progetti che avete portato avanti in questo ambito? Quali sono le iniziative che avete realizzato e quali le soddisfazioni che vi siete tolti fuori dal campo?

In realtà il discorso sociale e della solidarietà è un argomento ormai ben radicato da circa 15 anni. Abbiamo fatto così tante cose che ricordarle tutte è impossibile. Già di per se, dare a tutti i ragazzi della città la possibilità di seguire le nostre attività a prezzi accessibili è un grande segno di solidarietà perché riusciamo a coinvolgere anche quelle famiglie vittime di un disagio. Una delle scene più belle di quest’anno è vedere Giovanni, un ragazzo della nostra terra che costretto a vivere con un tumore osseo ha deciso di combattere la sua personale battaglia ideando una magliettina bianca con il simbolo di un guerriero per cercare di racimolare qualcosa per le sue cure. Bene… Quel giorno tutto lo stadio, in campo e sugli spalti ha indossato la sua maglia. Belle emozioni.

Il sostegno del territorio e la cooperazione tra supporters, club e istituzioni sono vitali per la sostenibilità di una società sportiva. Nel vostro caso dove e in quali soggetti avete trovato appoggio maggiore e dove invece c’è ancora da lavorare?

C’è ancora da lavorare tanto su tanti fronti, se siamo riusciti ad abbattere i pregiudizi e lo scetticismo del popolo, adesso tocca farlo con grossi imprenditori e istituzioni con il quale cercheremo di trovare una sinergia per farli capire quanto possa valere in termini economici e d’immagine per la nostra città tutto il nostro progetto. Il maggiore supporto lo abbiamo avuto dal nostro presidente onorario Franco D’amico, in passato già presidente per una stagione, che fin dall’inizio si è mostrato interessato al nostro progetto e a mosso tutte e sue conoscenze per aiutarci. A lui abbiamo affidato per scelta, tutta la parte tecnica, programmando insieme i costi ma lasciandoli carta bianca sulla rosa e i tecnici, su questo discorso preferiamo restare “tifosi”.

I successi sicuramente richiameranno l’attenzione di qualche imprenditore, quale sarà il vostro approccio con potenziali nuovi investitori?

Le porte sono aperte a tutti coloro si vogliano approcciare a noi, ovviamente le intenzioni devono essere quelle di collaborare per un progetto comune e collettivo senza personalismi. Chi vuole salire sul nostro carro è il benvenuto. Trasparenza, chiarezza e rispetto le uniche cose che chiediamo.

Fasano è un esempio di come l’impegno trasversale della piazza possa sostenere il rilancio di una società, quale messaggio inviereste a chi è impegnato come voi nella gestione di una società o che si trova in situazioni come il vostro club prima del passaggio di proprietà?

Secondo noi questa è l’unica soluzione per mantenere vivo, sano e genuino il gioco del calcio, negli ultimi anni abbiamo assistito ad una speculazione e mercificazione del gioco più amato del mondo. Da gioco lo hanno trasformato in industria, calpestando i diritti del tifoso e peggiorandone le situazioni. Il calcio scommesse, le Pay TV, le squadre di calcio in cambio di un appalto, la repressione, non hanno fatto altro che allontanare il pubblico dagli stadi e farli disinnamorare, il nostro progetto invece così come ampliamente dimostrato volge a fare tutto il contrario. Noi eravamo stanchi di tutto questo e prima che il giocattolo si rompesse definitivamente abbiamo deciso di farci avanti, consigliamo a tutti questa strada facendo però le cose in maniera serie ed oculata. Altrimenti non è la scelta giusta. Il calcio è della gente e la gente deve tornare a riappropiarsene!

 

 

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Koulibaly, una rincorsa lunga una telefonata

Ettore zanca

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C’è chi dice che il treno delle occasioni passa una volta sola. E se non siamo bravi a prenderlo, la nostra vita non avrà la direzione che speravamo. Ogni scelta è un viale alberato o una discarica a seconda della scelta precedente. E invece c’è chi dice che a dispetto di futuro e coniugazioni varie, il nostro destino è segnato e va contro il nostro sbattergli la porta in faccia.

Oddio, il signore qui sotto il destino lo ha proprio sfidato, rischiando che fosse pure permaloso. Più che la porta in faccia, gli ha sbattuto il telefono in faccia.
Quel viso in foto, da ieri lo avete tutti familiare. Kalidou Koulibaly, senegalese, difensore del Napoli di Sarri. Angelo d’ebano sceso dal cielo ad incornare la palla che ha riaperto una stagione. All’ultimo respiro ha trafitto la Juve in casa sua, riaprendo i giochi per lo scudetto e creando paradisi artificiali di prostrazione e gioia orgasmica a seconda della prospettiva.

Ma fermiamo un attimo tutto. Come ci è arrivato Kalidou su quella palla? Su calcio d’angolo, direte voi. No, non dicevo quello, perchè per arrivare lì, il ragazzo è partito da lontano e ha rischiato di non arrivare. La sua rincorsa parte dal 2014. Si trova a casa e riceve una telefonata. Dall’altro lato una voce dice: “pronto, sono Rafa Benitez, allenatore del Napoli, vorrei sapere se sei interessato a venire a giocare da noi”, la risposta è di quelle che lascerebbero interdetto anche un maestro zen: “piantala con questi scherzi, dai vieni a casa che ti aspetto, smettila, non ci casca nessuno”, e Kalidou, sorridendo, mette giù. La voce richiama, riproponendo lo stesso refrain, dice di essere davvero Benitez e di allenare il Napoli, ma niente, nuovamente “smettila dai, non è bello questo scherzo”, e giù la cornetta.

Kalidou era convinto che a chiamarlo fosse un suo amico che gli faceva continuamente scherzi telefonici, aveva chiuso e si era rimesso seduto a guardare la tv. Dopo cinque minuti riceve un messaggio del suo agente: “sta per chiamarti Benitez, deve parlarti, rispondi al telefono”. A quel punto la disperazione, che dura poco per fortuna, perchè Benitez dimostra che “poscia più che la permalosità, potè insistere” parafrasando Dante. E ritelefona. Stavolta Kalidou si scusa quasi in ginocchio e ascolta l’allenatore del Napoli. Ecco da dove arriva tutta la rincorsa per quel gol. Capite bene che dare un colpo di testa dopo questo correre non poteva che essere una sassata. Ma Kalidou è recidivo però.

 

Qualche tempo dopo un magazziniere del Napoli lo avvicina e gli dice: “Kalidou, mi dai una tua maglia? me l’ha chiesta Maradona”, capirai, stavolta è uno scherzo davvero, Kalidou è generoso però, per cui prende la maglia ma ammonisce: “se volevi la mia maglia potevi chiederla senza tante scuse, poi addirittura che la voglia Maradona, dai…”, appunto, dai. Qualche giorno dopo Kalidou riceve un messaggio, contiene una foto. Diego Maradona con la maglia di Koulibaly, Diego gli ha scritto e lo ringrazia per il dono.

Vai a fidarti di chi dice che siamo artefici del nostro destino. Qui il destino è arrivato sfondando la porta e entrando di prepotenza. Più o meno come ha fatto Kalidou dopo una corsa, con quella sassata di testa nella porta bianconera. Veniva da lontano, nonostante tutto.

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JAKO & IoGiocoPulito: Una partnership per riscoprire i valori ed il sogno sportivo

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Un’azienda importante come JAKO ha scelto anche IoGiocoPulito.it come strumento di comunicazione e partner editoriale per riportare sul mercato italiano un rinnovato messaggio che abbia lo scopo di veicolare l’educazione e la cultura sportiva.

Lo Sport, qualsiasi esso sia, e a qualunque livello venga praticato, non è solo questione di allenamento e abnegazione. Nel futuro delle discipline un ruolo sempre più centrale per l’ottenimento delle performance desiderate viene ricoperto dai materiali utilizzati, dalle tecniche di prevenzione, dalle tecniche di educazione e dalle tecnologie e le scienze connesse.

JAKO è un brand di abbigliamento e non possiamo negare che il fattore determinante per una prestazione di alto livello è spesso rappresentato dall’equipaggiamento dell’atleta;  la seconda pelle con cui uno sportivo deve potersi sentire a proprio agio, supportato dall’utilizzo di uno strumento in grado di migliorare il proprio benessere fisico e quindi anche mentale. Jako, società leader nel mercato tedesco (il suo know how d’eccellenza l’ha portata ad essere uno dei marchi più riconosciuti e apprezzati per quel che riguarda lo Sportswear e il Teamwear in Germania) è tutto questo, ma non solo.

Pronta a sbarcare anche nel mercato italiano, ha il grande merito di non voler puntare ad una comunicazione puramente commerciale o di prodotto, ma di voler in primis favorire la diffusione di quegli stessi principi educativi e tecnici che hanno permesso al calcio teutonico di divenire il primo movimento Europeo per quanto riguarda l’innovazione, la cultura e l’educazione allo sport come strumento di crescita.

“Il nostro obiettivo  è quello di poter dare alle scuole calcio, alle realtà associative di altri sport e discipline, strumenti e contenuti con cui informarsi per formare attraverso i giovani e giovanissimi i campioni del futuro dell’Italia”. Matteo Di Medio – Resp. Redazione IoGiocoPulito.

Non è un caso se JAKO è partner tecnico in Bundesliga di squadre del calibro del Bayer Leverkusen, Hannover 96 e Darmstadt le quali hanno scelto i prodotti dell’azienda tedesca per vestire le proprie squadre.  E non è un caso neanche se, grazie alla propria politica educativa, è leader in Germania anche nel Teamwear cioè nella fornitura di abbigliamento tecnico per l’attività sportiva di squadre, scuole e associazioni.

“Per noi di IoGiocoPulito questa è una grande opportunità per potenziare il lavoro che da anni portiamo avanti con dedizione e perseveranza. Con l’obiettivo di essere sempre trasparenti e puntuali sugli argomenti trattati. JAKO ci da oggi l’occasione di riportare ai nostri lettori qualcosa che nel giornalismo sportivo e nella comunicazione sportiva sembra essere perso in un limbo: il sogno di essere campioni, anche se per pochi minuti, compiendo un gesto atletico, un’impresa personale o collettiva. E noi non tradiremo né la loro, né la Vostra fiducia, quella di più di un milione di lettori.”

Giorgio Mottironi – Resp. Marketing & Sales IoGiocoPulito.

JAKO dunque supporterà l’attività giornalistica di IoGiocoPulito al fine di produrre contenuti che possano rappresentare un valore unico per i nostri lettori e che siano in linea con la nostra mission e con la loro. Avremo l’opportunità di lanciare nuove rubriche, portare i nostri giornalisti a contatto con tutte le realtà eccellenti del nostro panorama calcistico ed internazionale (personaggi e squadre), parlare di tecnica, educazione, dunque per dare maggiore consapevolezza ad appassionati, praticanti ed aspiranti professionisti di quale deve essere un cammino di formazione e crescita nel mondo dello SPORT.

 

JAKO è un’azienda altamente tecnologia, e la sua innovazione si riscontra non solo nel prodotto finale ma anche nella gestione dell’azienda e dei processi, oltre che delle proprie risorse. I vantaggi competitivi che ha raggiunto grazie all’uso di robotizzazione di ultima generazione li investe completamente nella sua mission sociale e nel miglioramento del servizio e nel  trattamento di dipendenti e fornitori.

Oltre alla qualità indiscutibile del prodotto, il servizio al top, la profondità dell’assortimento, la disponibilità dei prodotti 365/24, consegna dei prodotti velocissima, e una professionalità di alto livello sono i segni distintivi e il focus del marchio. 300 articoli e 30.00 varianti colore sono una gamma di prodotti in grado di poter soddisfare le esigenze di uomini, donne e bambini che praticano calcio, running, basket, volley, palestra, tennis, oltre a molti prodotti per il tempo libero.

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Giornata Mondiale del Libro: 10+1 opere sul calcio che devi leggere

Canorro

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A partire dal 1996 il 23 aprile si celebra la Giornata Mondiale del Libro, un’occasione per incentivare la lettura e la riscoperta della carta stampata per le nuove generazioni, specie in un periodo come questo in cui il digitale è entrato prepotentemente nelle nostre vita, mettendo da parte l’esperienza di lettura che solo un libro può regalarci.

Ecco Dieci libri dieci (il numero per eccellenza di ogni fantasista che si rispetti) che negli anni sono diventati indispensabili per coloro che vogliono avere una libreria dedicata al calcio.

Partiamo con un evergreen, la biografia di Zlatan Ibrahimovic edita da Rizzoli (396 pagine, 5.90 euro), scritta dal campione svedese con il giornalista David Lagercrantz. “Io, Ibra”, questo il titolo del volume, contiene centinaia di aneddoti legati a luoghi e personaggi da scoprire. Partendo dall’infanzia, Ibrahimovic racconta i suoi numeri fuori e dentro il campo, gioie e follie di una vita sopra le righe. Interessanti, poi, due biografie dedicate ai fuoriclasse simbolo del Barcellona e del Real Madrid: “Pulce, la vita di Lionel Messi” (736 pagine, 17.90 euro) e “CR7” (406 pagine, 19.99 euro), edite da Piemme e scritte entrambe da Guillem Balague, giornalista spagnolo che collabora con varie tv e quotidiani sportivi. Nei libri si esalta il talento dei fuoriclasse, ma anche il loro cuore e una “testa” fuori dal comune.

Per gli appassionati di Premier League, particolarmente sfiziosa è la storia di sir Alex Ferguson narrata nel volume “La mia vita” (Bompiani, 464 pagine, 15 euro); il più grande mister nella storia del calcio inglese – ha allenato giocatori di livello assoluto come Roy Keane, Ryan Giggs, Eric Cantona, Cristiano Ronaldo e David Beckham, solo per citarne alcuni – si racconta per la prima volta. Ed è lo stesso Ferguson a curare la prefazione di “Pep Guardiola, un altro modo di vincere” (Libreria della Sport, 352 pagine, 17.90 euro), la biografia dedicata ad uno degli allenatori più carismatici e vincenti del mondo. Un racconto, anche qui scritto da Balague, che va in profondità nel tratteggiare l’attuale mister del Manchester City. Lo stesso principio di approfondimento (non banale) ha ispirato Carlo Ancelotti che, insieme al giornalista Alessandro Alciato, ha scritto l’autobiografia “Preferisco la coppa” (Rizzoli, 266 pagine, 5.90 euro).

Attenendosi semplicemente ai risultati, Carletto da Reggiolo ha vinto praticamente tutto. Eppure, la sua carriera non è stata sempre in discesa… E ancora, due volumi interessanti su due ex grandi protagonisti della Juventus: “Andrea Pirlo: penso quindi gioco” (Mondadori, 140 pagine, 10 euro) e “Metodo Conte” (Vallardi, 192 pagine, 9.90 euro), entrambi scritti dall’ottimo Alciato.

Se vuoi provarci fallo fino in fondo” (Rizzoli, 272 pagine, 17 euro) è invece il titolo del libro dedicato dal giornalista Malcom Pagani a mister Claudio Ranieri e al suo Leicester. Dai campetti di Testaccio all’incredibile impresa della vittoria nella Premier League, il racconto di un uomo che ha avverato il sogno di Davide contro Golia. Una lunga, intesa storia, come quella scritta a quattro mani da Marco Tardelli e da sua figlia Sara: “Tutto o niente” (Mondadori, 18 euro, 168 pagine). A distanza di oltre trent’anni dall’urlo di Madrid, Tardelli racconta di una passione totalizzante come il primo amore, che nessuna difficoltà è mai riuscita a fermare: il calcio.

Bonus track: l’ultimo consiglio che vogliamo dare riguarda “Johan Cruyff – La mia Rivoluzione”, l’autobiografia del fenomeno olandese che ci spiega la sua visione del calcio, ma soprattutto della vita.

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