Fervono i preparativi per la grande festa del 25 Aprile, la data scelta per celebrare una stagione 2016/17 che lascerà il segno per la comunità di Fasano. Promozione in Eccellenza con largo anticipo, trionfo nella finale di Coppa Italia Promozione con 3.000 persone al seguito sul campo neutro di Monopoli, risultati conseguiti, ed è probabilmente la nota più rilevante, nel primo anno sotto la gestione del club da parte di un’associazione di tifosi, Il Fasano siamo Noi.

Dal Gennaio 2016, in contrasto con la precedente dirigenza intenzionata a mollare il club, la base del tifo ha scelto di presentarsi in prima linea per gestire la piccola società della provincia di Brindisi dando vita ad una associazione aperta a supporters e simpatizzanti. Con tanto lavoro e l’impegno di una piazza intera a distanza di un anno e mezzo non sono mancate le soddisfazioni, come anche tutti i problemi in termini organizzative ed economici che sono costrette ad affrontare le società di categoria. Condizioni precarie che sempre con più frequenza hanno favorito e spinto il sorgere di iniziative simili in questi ultimi anni, spesso ultimo argine alla scomparsa dei club, per salvaguardare e rilanciare la realtà di calcio locale. A tal proposito ho portato qualche domanda al gruppo che guida questa interessante realtà per meglio comprendere l’evoluzione di questa stagione e l’impatto nella gestione di un club che ha scelto un percorso alternativo fatto di autofinanziamento, minisponsor e grande partecipazione dell’intera comunità.

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A Gennaio 2016 lanciavate l’associazione “Il Fasano siamo noi” e avete deciso di ‘scendere in campo’ per la vostra società, quale era la situazione e cosa vi ha spinto a fare questo passo?

Tutto quello che ci stiamo ritrovando ad affrontare è una pura casualità portata dalla passione e dall’amore che viviamo per nostra squadra, era un’idea che blaterava nelle nostre teste da tempo, ma quando è iniziato tutto lo abbiamo fatto per necessità, considerando che la vecchia società al primo cenno di contestazione della piazza e alle richieste di lasciare tutto ha abbandonato la nave. Dall’oggi al domani ci siamo ritrovati ad organizzare le trasferte, comprare l’acqua per gli allenamenti e reperire i contatti dei ristoranti. Per fortuna il popolo si è messo a disposizione e quello che sembrava una scommessa è diventata una realtà, con la nascita dell’associazione e di tutte le attività correlate, raggiungendo la finale di Coppa lo scorso anno e programmando quella che poi si è rilevata una stagione da incorniciare.

A poco più di un anno dall’inizio di questa avventura vi aspettavate una stagione così? Sarà grande festa il 25 Aprile…

Sicuramente abbiamo lavorato per tornare a dare un senso e riaccendere gli entusiasmi ormai sopiti di una città martoriata da tante vicissitudini societarie, l’obiettivo principale era vincere il campionato, poi la vittoria della Coppa davanti ad oltre 4000 spettatori è stata la ciliegina sulla torta che ha incoronato il nostro sogno. Il 25 è la festa che racchiude tutto quello che abbiamo vissuto in questa fantastica stagione, per iniziare a voltare pagina è iniziare a costruire il futuro. La speranza è quella di rivedere lo stesso esodo.

I risultati sportivi sicuramente hanno permesso di vivere con entusiasmo una stagione in cui però non sono mancate le difficoltà nella guida del club, quali gli ostacoli più ardui da superare per una realtà come la vostra?

Innanzitutto abbiamo dovuto combattere con le scetticismo della gente, all’inizio nessuno avrebbe pensato che i tifosi – ultras avrebbero risollevato le sorti. È un progetto particolare è innovativo che non ha eguali, ragion per cui all’inizio non è stato facile, col tempo e la forza dei fatti siamo riusciti a dimostrare il contrario.

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Sul campo neutro di Monopoli per la finale della Coppa Italia Promozione in 3.000, ma il seguito è stato sempre rilevante in questa stagione…Quanto ha contato e quali i match più significativi?

La giornata di Monopoli sarà per sempre da incorniciare nei cuori e nelle menti di tutti i presenti, vivere certi sensazioni resteranno emozioni uniche. La nostra piazza è sempre stata passionale e viscerale, anche quando siamo ripartiti dalla seconda categoria abbiamo avuto picchi fino a mille spettatori, ma la finale ha avuto un effetto forse mai avuto. Sicuramente le partite più sentiti e partecipate sono stati i derby col Brindisi (Campionato e coppa) e gli scontri diretti con Ostuni, Tricase e Aradeo arrivando a toccare la media dei 2000 spettatori, che in una categoria come la promozione sono un gran lusso. Ci sono piazze che nemmeno in serie C fanno certi numeri. Ed in un progetto come il nostro, il pubblico è la prima componente fondamentale.

Ora è già tempo di programmare il futuro per il campionato di Eccellenza, quali i progetti per squadra, settore giovanile e stadio?

Stiamo già lavorando per programmare la prossima stagione cercando di capire quali sono gli aspetti da migliorare e cosa è mancato in questa stagione. Le nostre attenzioni si sono sempre basate sul settore giovanile affinché i giovani crescano nel modo giusto e soprattutto tifosi della squadra della propria città, abbiamo già acquistato 2 furgoni 9 posti e 100 kit dati in omaggio al momento dell’iscrizione, adesso le nostre attenzioni si stanno rivolgendo alle strutture e istruttori per continuare a dare un seguito importante. Abbiamo tantissime idee da mettere in pratica, con tempo, pazienza e sacrificio cercheremo di realizzarle tutte, stando attenti a non sbagliare niente.

E per i tifosi? Crescere ed ampliare la base sarà tra le vostre priorità..

Sicuramente, il tifoso è il protagonista principale in questo progetto. Anche in questo caso stiamo vagliando delle proposte per cercare di sfruttare al meglio quest’ondata di entusiasmo che si è riversata su di noi. La speranza è che organi competenti e istituzioni non guastino con le loro logiche repressive quello che stiamo costruendo limitando e vietando i nostri spostamenti. Il tifoso è l’elemento principe in una partita di calcio e bisogna lavorare per riportarlo all’interno di uno stadio e non al di fuori.

La vostra società ha una particolare vocazione verso i temi sociali, quali i progetti che avete portato avanti in questo ambito? Quali sono le iniziative che avete realizzato e quali le soddisfazioni che vi siete tolti fuori dal campo?

In realtà il discorso sociale e della solidarietà è un argomento ormai ben radicato da circa 15 anni. Abbiamo fatto così tante cose che ricordarle tutte è impossibile. Già di per se, dare a tutti i ragazzi della città la possibilità di seguire le nostre attività a prezzi accessibili è un grande segno di solidarietà perché riusciamo a coinvolgere anche quelle famiglie vittime di un disagio. Una delle scene più belle di quest’anno è vedere Giovanni, un ragazzo della nostra terra che costretto a vivere con un tumore osseo ha deciso di combattere la sua personale battaglia ideando una magliettina bianca con il simbolo di un guerriero per cercare di racimolare qualcosa per le sue cure. Bene… Quel giorno tutto lo stadio, in campo e sugli spalti ha indossato la sua maglia. Belle emozioni.

Il sostegno del territorio e la cooperazione tra supporters, club e istituzioni sono vitali per la sostenibilità di una società sportiva. Nel vostro caso dove e in quali soggetti avete trovato appoggio maggiore e dove invece c’è ancora da lavorare?

C’è ancora da lavorare tanto su tanti fronti, se siamo riusciti ad abbattere i pregiudizi e lo scetticismo del popolo, adesso tocca farlo con grossi imprenditori e istituzioni con il quale cercheremo di trovare una sinergia per farli capire quanto possa valere in termini economici e d’immagine per la nostra città tutto il nostro progetto. Il maggiore supporto lo abbiamo avuto dal nostro presidente onorario Franco D’amico, in passato già presidente per una stagione, che fin dall’inizio si è mostrato interessato al nostro progetto e a mosso tutte e sue conoscenze per aiutarci. A lui abbiamo affidato per scelta, tutta la parte tecnica, programmando insieme i costi ma lasciandoli carta bianca sulla rosa e i tecnici, su questo discorso preferiamo restare “tifosi”.

I successi sicuramente richiameranno l’attenzione di qualche imprenditore, quale sarà il vostro approccio con potenziali nuovi investitori?

Le porte sono aperte a tutti coloro si vogliano approcciare a noi, ovviamente le intenzioni devono essere quelle di collaborare per un progetto comune e collettivo senza personalismi. Chi vuole salire sul nostro carro è il benvenuto. Trasparenza, chiarezza e rispetto le uniche cose che chiediamo.

Fasano è un esempio di come l’impegno trasversale della piazza possa sostenere il rilancio di una società, quale messaggio inviereste a chi è impegnato come voi nella gestione di una società o che si trova in situazioni come il vostro club prima del passaggio di proprietà?

Secondo noi questa è l’unica soluzione per mantenere vivo, sano e genuino il gioco del calcio, negli ultimi anni abbiamo assistito ad una speculazione e mercificazione del gioco più amato del mondo. Da gioco lo hanno trasformato in industria, calpestando i diritti del tifoso e peggiorandone le situazioni. Il calcio scommesse, le Pay TV, le squadre di calcio in cambio di un appalto, la repressione, non hanno fatto altro che allontanare il pubblico dagli stadi e farli disinnamorare, il nostro progetto invece così come ampliamente dimostrato volge a fare tutto il contrario. Noi eravamo stanchi di tutto questo e prima che il giocattolo si rompesse definitivamente abbiamo deciso di farci avanti, consigliamo a tutti questa strada facendo però le cose in maniera serie ed oculata. Altrimenti non è la scelta giusta. Il calcio è della gente e la gente deve tornare a riappropiarsene!

 

 

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