Da pochi giorni il nostro collaboratore Ivan Ambrosio, nel suo viaggio attraverso il calcio britannico intitolato London – story of a dream, ha fatto rientro dalla Scozia, dove si è spinto fino ad Inverness, completando la visita di tutti gli impianti scozzesi tra la prima e la seconda serie. Quando gli chiedo una spontanea impressione sullo stadio del Motherwell F.C, Ambrosio mi risponde con toni più che positivi: «bello, grande e accogliente, tra i primi cinque più belli della Scozia». Perché proprio il Motherwell? La squadra della cittadina distante mezz’ora da Glasgow ha una lunga storia nata nel 1886, e nel suo palmarès si conta un titolo scozzese vinto nel lontanissimo 1931-32, e una partecipazione ai preliminari di Champions League ben più recente, 2012-13. Ma c’è di più: nello Stato più nordico del Regno Unito non mancano i progetti partecipativi sempre più consolidati nel panorama britannico, e quello del Motherwell, che è andato ufficialmente in porto nelle ultime settimane, è forse uno dei più interessanti, che permette ai giallo-granata (colori sociali del club) di entrare di diritto nell’orbita dell’universo popolare sul quale costantemente ritorno per ribadire un concetto consolidato ma che è bene ripetere: il calcio senza i tifosi perde la propria anima.

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WELL DONE – Una settimana fa il portale InfoAzionariatoPopolare del nostro Stefano Pagnozzi, annunciava con questo articolo il passaggio ai tifosi del controllo della società Motherwell FC, il compimento di un percorso già formalizzato lo scorso ottobre e cominciato ormai un anno fa, quando fu siglato l’accordo che ha portato alla recente fumata bianca. Il primo passo è stato Memorandum of Understanding siglato tra Les Hutchison, azionista della società, e l’associazione di tifosi The Well Society (qui il sito ufficiale). Le due parti collaborano da tempo, nel 2014 Hutchison intervenne sulle difficoltà finanziarie del club con il supporto di quello che all’inizio era un tradizionale supporters’ trust, pianificando fin da subito una futura cessione del controllo societario ai tifosi. Il collettivo The Well Society ha da poco superato il first milestone (obiettivo) di 2000 membri (che contribuiscono con una media di 10£ al mese), e si è fatto le ossa per farsi trovare pronto di fronte a un’avventura organizzata con costanza e ordine nel corso degli anni, sino a raggiungere un accordo storico per la propria squadra del cuore. Les Hutchison risanò i conti nei 2014 versando 200.000 sterline col contributo dei supporters; due anni dopo, ha deciso di cedere a The Well Society il 76% delle quote della Motherwell per 1 sterlina, con l’impegno di restituzione di 1 milione di sterline, versate in prestito dall’imprenditore per avviare la nuova macchina amministrativa durante il primo anno e mezzo.

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La particolarità è nella forma di rimborso del debito, generato solo dalle cessioni dei giocatori durante le prossime tre stagioni, secondo un piano pluriennale legato al calciomercato. Si apre una vera e propria fase di new governance, non tanto per la tipologia della pratica, comunque in espansione, quanto per la forte sistematizzazione delle operazioni, mantenendo quella che è una struttura imprenditoriale dipendente dalle disponibilità economiche di una proprietà finanziariamente solida, individuando però nei tifosi l’elemento di sostenibilità e autoalimentazione di un interesse e una passione comune chiamata Motherwell. The Well Society sa come muoversi nel panorama del calcio scozzese che ha affrontato un recente momento di relativa difficoltà. Per il nuovo corso alla completa guida del Motherwll, il collettivo ha costruito una precisa struttura organizzativa mirata a dare nuovo respiro alla società giallo-granata, con una governance inclusiva pronta a riorganizzare la gestione del club secondo un organigramma ben definito, schematizzato nell’immagine qui riportata.

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LA STRUTTURA – Il nuovo board è chiamato ad un obiettivo primario: includere l’intera comunità locale per il patrimonio comune giallo-granata, al fine di mantenere la massima serie, provare a sognare in grande come quattro anni fa quando si respirò profumo dell’Europa di lusso. I principali attori decisionali sono il Supervisory Board e l’Exectuive Board, composti rispettivamente da otto e cinque membri, che con diverse mansioni agiscono in sinergia per la gestione finanziaria, sportiva e di marketing del club. Il più allargato Well Society Board si preoccupa anzitutto dello sviluppo e del mantenimento dell’interazione con i tifosi tradizionali e i membri ordinari del supporters trust, e rappresenta un’entità legale separata di cui fanno parte i membri Supervisory ed Executive. Il percorso partecipativo passa dal Well Society Board e tutti i suoi membri. Tutti sanno che il compito non è facile, la sfida è importante, e che gli obiettivi da raggiungere potranno passare anche attraverso qualche imprevisto: «we are open to the possibility of needing to make course-corrections. In the immediate future, it is of paramount importance that we establish, a spirit of trust between all the parties involved and, a workable, flexible transparent organizational model». La governance però è fatta per includere, e a questo punto, in un paese che conta poco più di 30.000 abitanti, servirà davvero il contributo di tutti i tifosi. La squadra oro e granata come un vero patrimonio comune cittadino, attraverso l’organizzazione The Well Society sempre più collaudata anche nel panorama europeo della governance partecipata del calcio da quando, un anno fa, si è unita a SupportDirect Scotland (qui l’annuncio). Dopotutto, l’aiuto che il Presidente di Well Society chiede ai tifosi (nel video sotto) non è così gravoso: 1 sterlina alla settimana, per far parte dell’organizzazione che porta avanti la tua squadra del cuore, con pazienza e attenzione, perché il bilancio in rosso del caso emblematico FC United of Manchester dimostra che il rischio è sempre dietro l’angolo.

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