Cava United è un progetto che arriva da Cava de’ Tirreni, un paese di 53.000 abitanti in provincia di Salerno. La sua squadra di calcio è la Cavese, oggi in Serie D ma dalla lunga storia e con una tifoseria calda da sempre (qui un video della Curva Sud Catello Mari datato 2007, qui l’anno scorso a Battipaglia). Il fallimento del 2011 ha però aperto nuovi scenari in città. Ce ne parla Maurizio Alfieri, presidente della società cooperativa sportiva dilettantistica Cava United, un ruolo che però non gli dà più importanza degli altri soci fondatori.

Un anno prima del fallimento, il 2 luglio 2010, la tifoseria si era già aperta al mondo dell’azionariato popolare fondando il supporters’ trust Sogno Cavese. L’incontro del 18 giugno 2010 per evitare il fallimento resterà nella storia della Cavese e della città intera, come si evince dal sito ufficiale ilcalcioedellagente.it, e la cifra di 220.000€ raccolta tra tifosi e imprenditori locali è una somma importante che dimostra il forte attaccamento alla maglia.

Cava de’ Tirreni si rivela una delle realtà più solide nel supporting trust ma, appena un anno dopo la grande assemblea, i dissesti finanziari prendono il sopravvento e la squadra non si iscrive al campionato, o meglio, s’iscrive in Eccellenza acquisendo il titolo sportivo del Vis Sangiorgio. Qui Sogno Cavese si attiva per la campagna abbonamenti, per riempire lo stadio e creare entusiasmo, ma la società rema in direzione opposta, generando i primi dissapori. Una parte di tifosi (e di Sogno Cavese) non vede l’inclusione che si aspettava e decide di chiudere i rapporti. Dopo un 2012 sabbatico, si decide che «il calcio deve tornare ad essere della gente». E’ l’inizio della cooperativa sportiva Cava United, di cui ci parla Maurizio Alfieri.

«Il 10 luglio 2014 fondammo Cava United, cooperativa sportiva dilettantistica che ci permette un modello organizzativo orizzontale ed uno Statuto particolare assieme a Sogno Cavese. Due terzi del direttivo sono soci cooperatori, un terzo sono i soci finanziatori».

Oggi cosa rappresenta il supporters’ trust Sogno Cavese?

«Nel frattempo Sogno Cavese ha cambiato statuto, nel 2012/2013 portando avanti l’ideale del calcio della gente. Prima l’obiettivo era coinvolgere i cittadini per far rinascere la prima squadra, poi ci siamo spostati nel locale con Cava United, ripartendo dalla terza categoria».

Che legame c’è oggi con la Cavese?

«Sia ben chiaro, non vogliamo essere nessuna alternativa alla Cavese, prima squadra della città, né una opposizione. Siamo solo una realtà autonoma che sarebbe anche ben lieta di dare una mano a riformare la Cavese. Siamo ancora tifosi degli Aquilotti ma non ci riconosciamo più in questo calcio moderno. Dopo il fallimento si dovrebbe ripartire da zero, e non comprare altri titoli sportivi».

Quali sono gli obiettivi della società cooperativa Cava United?

«Cava United è un sistema vincente che applica in maniera positiva un nuovo sistema di fare calcio, con decisioni precise del CdA sul modello dell’assemblea partecipata; la cooperativa è contenitore di iniziative dal basso. Siamo in terza categoria ma essere in basso non ci spaventa, il nostro lavoro va oltre la categoria. In più abbiamo riportato sui campi ragazzi che avevano lasciato il calcio, abbiamo istituito il terzo tempo, che non è tipico nel calcio, e promosso diverse attività».

Una di queste è Un defribillatore per Cava United

«Sì, abbiamo lanciato un crowdfunding sulla piattaforma Eppela per uno strumento che ora sarà obbligatorio a bordo campo. Il progetto rende partecipi i donatori, siamo al 40% della campagna dopo dieci giorni di raccolta. Anche questo è azionariato popolare».

Il 5 gennaio c’è stata a Roma l’assemblea dell’azionariato popolare. Che esperienza è stata?

«E’ stata interessante. Noi facciamo parte dei fondatori di Supporters in Campo, e siamo all’interno di un progetto del network europeo Supporters’ Direct, (qui l’articolo sul suo manifesto). All’Assemblea di Roma c’erano diverse realtà, da quelle di quartiere, a quelle legate a movimenti politici sino a quelle come noi che amano il calcio tradizionale, ad esempio C.S. Lebowski e Ideale Bari».

Un suo commento finale…

«Il calcio deve tornare ad essere della gente, noi con Sogno Cavese e Cava United ci stiamo provando. Non possiamo continuare a vedere stadi vuoti, in terza categoria facciamo circa 100 spettatori, numeri che a volte non si vedono anche solo in Promozione. Siamo coscienti di quello che stiamo facendo, e speriamo di poter applicare prima o poi i nostri modelli anche alla Cavese, la squadra della nostra città».

Il lavoro di Maurizio Alfieri e soci guarda avanti, con uno slogan chiaro e tondo: il calcio è della gente.

FOTO: www.fondazionetaras.it

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