Spesso, nel basket come in tanti altri sport, riuscire a primeggiare nella propria disciplina dipende da diversi elementi imprescindibili, in primis dal talento, dai mezzi fisici, dal duro allenamento. Ma non si può non tenere conto di un’altra componente spesso sottovalutata : la genetica. Perché se ci dimenticassimo del fattore genetico, non si spiegherebbe perché mai il basket pulluli di coppie di parenti, soprattutto di fratelli, che giocano nei massimi campionati del mondo. Qualche esempio?

Partendo dall’NBA, la coppia di fratelli più celebre è di marca spagnola: Pau e Marc Gasol. Il primo, seppur in fase calante, ha vinto due titoli NBA in maglia Lakers e ha portato la sua Spagna a vincere qualunque trofeo internazionale; il secondo è attualmente uno dei centri più forte in NBA, nonché leader indiscusso dei Grizzlies. Entrambi hanno una visione di gioco sopra la media, entrambi hanno un’impressionante conoscenza dei fondamentali. Vederli giocare insieme, con la Spagna, è una gioia per gli occhi. Poco da aggiungere: la coppia di fratelli più forte in assoluto.

 Sempre nel ruolo di centro, si fanno rispettare anche i fratelli Tyler e Cody Zeller e i gemelli Brook e Robin Lopez . I primi sono congeniali nei sistemi rispettivamente dei Celtics e degli Hornets: entrambi non hanno grandi potenziali, ma in sistemi di gioco corali sono spesso utili alla causa. Per quanto riguarda i secondi, Brook, All-Star nel 2013, è un difensore con parecchie lacune, ma in fase offensiva può essere letale – non a caso è il primo terminale per i Brooklyn Nets -, mentre Robin, carente in attacco, è invece un difensore solidissimo e funzionale al gioco dei Bulls.

Un’altra celebre coppia di gemelli è quella formata da Marcus e Markieff Morris. Inseparabili fin dalla nascita, i due hanno giocato per anni insieme nei Suns, per poi accasarsi uno ai Pistons, l’altro ai Wizards. A differenza dei gemelli Lopez, però, hanno un gioco piuttosto simile: buoni tiratori, discreti attaccanti, pessimi difensori. E entrambi con un bel caratterino!

Come dimenticarsi invece dei fratelli Curry? Steph, MVP per 2 anni di fila, non ha bisogno di presentazioni. Seth, invece, è sempre vissuto nell’ombra del fenomenale fratello, ma dallo scorso anno ha trovato una maggiore costanza e ora, coi derelitti Mavs, può davvero dimostrare di non essere semplicemente “il fratello di Steph”.

 Un discorso a parte meritano i fratelli Plumlee. Mason gioca a Portland, è il centro titolare ed è un giocatore più che affidabile,soprattutto in fase difensiva. Miles invece parte dalla panchina in quel di Milwaukee e ancora deve trovare una costanza di rendimento. Nulla di anomalo, se non fosse che domenica scorsa ha esordito in NBA anche il terzo fratello, Marshall! Proveniente dal Westchester, in D-League, a causa dell’improvvisa assenza di Noah i Knicks lo hanno fatto scendere in campo contro Atlanta. A fine gara il tabellino recitava  0 punti e un rimbalzo. Ma il buon Marshall ha più di un’attenuante, visto che doveva vedersela con un certo Dwight Howard!

 A volte succede invece che i fratelli in questione non siano allo stesso livello, e si vengono a creare “coppie spaiate”. E’ il caso dei fratelli Antetokounmpo, Dragic e McCollum. Da un lato ci sono Giannis, Goran e CJ, tutt’e tre stelle nello loro rispettive squadre NBA. Dall’altro però ci sono i loro fratelli, molto meno famosi, che giocano su quest’altra sponda dell’Atlantico. Se Zoran Dragic e Thanasis, fratello del Greak Freak, hanno provato in passato l’esperienza a stelle e strisce per poi accasarsi in Europa, Errick McCollum ha fin da subito abbandonato il sogno americano, diventando però un idolo con la maglia del Galatasaray.

 E com’è ovvio che sia, anche in Europa non sono pochi i casi di basket-brothers.  I più famosi sono probabilmente i gemelli Lavrinovic; capisaldi della nazionale lituana, Ksistof e Darjus per anni ha dato spettacolo sul parquet, a volte come compagni di squadra, a volte come avversari. Ora, a 36 anni suonati, i due giganti hanno deciso di tornare a giocare insieme, nel Lietkabelis, nella loro amata Lituania.

 E anche noi, in Italia, possiamo contare sui nostri Alessandro e Stefano Gentile. Il primo, capitano dell’Olimpia Milano, è un giocatore fortissimo nel contesto europeo, che da anni si affaccia al panorama NBA senza però averne mai calcato i parquet. Stefano è invece meno talentuoso, ma ha comunque saputo costruirsi una carriera di tutto rispetto, togliendosi anche qualche soddisfazione con la maglia reggiana.

Ma, riattraversando nuovamente l’Atlantico, come ciliegina finale non possiamo non citare la famiglia Miller. Perché se Reggie Miller è diventato il giocatore pazzesco che è stato, lo deve alla sua famiglia. Reggie era nato con una particolare forma di rachitismo e per i primi quattro anni di vita dovette usare dei sostegni, mentre i suoi fratelli mostravano un’incredibile propensione per lo sport. Infatti, la sorella Tammy era un’ottima pallavolista, il fratello Darrell giocava a baseball – raggiunse la massima lega nazionale -, mentre la sorella Cheryl era all’epoca una promettente cestista , tant’è che in una partita d High School siglò ben 105 punti, nel 1984 divenne medaglia d’oro alle Olimpiadi di Los Angeles e tutt’oggi è considerata una delle più forti giocatrice californiane di sempre. Reggie prese ispirazione proprio da Cheryl, vinse le sue debolezze iniziali e… sappiamo tutti com’è andata a finire. Il tutto, grazie alla forza della “fratellanza”,  nel vero senso della parola.

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