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Sport & Integrazione

Una Nazionale Gay Friendly contro le polemiche Sarri-Mancini

Maria Scopece

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Ieri sera, al termine del match Napoli – Intervalevole per i quarti di finale di Coppa Italia è andata in scena una grottesca zuffa a suon di insulti a sfondo omofobo tra l’allenatore dell’Inter Roberto Mancini e il collega del Napoli Maurizio Sarri. Una scenetta abbastanza tipica per i campi di calcio italiani se non fosse che Mancini, molto commosso, ha non solo chiesto pubbliche scuse a Sarri, reo di avergli  dato del “frocio” e del “finocchio” ma si è anche detto indignato per  la declinazione dispregiativa delle parole di Sarri. Mancini è andato oltre sferrando un vero e proprio atto di accusa nei confronti di episodi di “omofobia guascona” presente nel mondo del calcio italiano che ha pesantemente censurato. Sarri, dal canto suo, ha chiesto scusa aggiungendo che dovesse capitare ancora di insultare un collega gli darà del “democristiano“.

In questa querelle, che arriva proprio mentre il Parlamento si divide sull’introduzione nell’ordinamento italiano di una norma sulle unioni civili, si inserisce l’Associazione GAYCS, emanazione LGBT dell’Associazione Italiana Cultura e Sport. Adriano Bartolucci, Presidente di GAYCS Italia, con una nota ha invitato formalmente i due tecnici a partecipare al match di esordio della Nazionale italiana gay friendly in programma per il 27 febbraio ad Avezzano nel quale sfiderà la Nazionale italiana attori.

Lo scopo della nostra nazionale” – dice Bartolucci – “è quello di superare gli steccati tra gay ed eterosessuali, difatti non chiediamo patenti a chi vorrà indossare la nostra maglia ma solo di saper giocare a calcio e sposare la nostra battaglia per uno sport meno divisivo“. Sui fatti di Coppa Italia, GAYCS ci tornerà domani nel corso della trasmissione “Dalla vostra parte” in onda su Rete 4, nel corso della quale sarà rinnovato l’invito a Sarri e Mancini a partecipare all’iniziativa di febbraio.

Le parole di Sarri rischiano una squalifica che va dai 4 mesi alle 3 giornate, dipenderà dalle norme del NOIF che il giudice Tosel deciderà di applicare, tuttavia secondo le ultime indiscrezioni a riguardo l’allenatore del Napoli dovrebbe cavarsela con 3 giornate di squalifica da scontare, però, nella competizione della Coppa Italia.

Quella tra Sarri e Mancini non è la prima zuffa verbale a sfondo omofobo. Nel 1962 il pugile Emile Griffith, nel corso di un incontro, ammazzò sul ring Benny Paret . All’epoca Griffith era già un pugile esperto e la “nobile arte” ha tra le sue regole quella di fermarsi se l’avversario rischia la vita. Secondo diverse ricostruzioni, a scatenare la rabbia incontrollata di Griffith fu un pesante insulto a sfondo omofobo di cui Paret si rese protagonista un anno prima. Griffith fu il primo pugile gay e nero a vivere la sua omosessualità senza nasconderla troppo in un’America all’epoca ancora razzista. Da quell’incontro Griffith fu sempre accompagnato dalla paura di non riuscire a controllarsi sul ring.

Non sempre omosessualità e sport è stato un binomio tragico, delle volte tragicomico. Si ricordino, per esempio, le parole di Antonio Cassano che dal ritiro dalla nazionale azzurra nel corso degli Europei dei 2012 affermò: “Ci sono froci in nazionale? Sono froci, problemi loro, speriamo che non ci siano veramente in nazionale“. A provocarlo furono le parole di Alessandro Cecchi Paone che in un’intervista al programma radiofonico “La zanzara” aveva contato 2 omosessuali, un bisessuale e tre metrosexual tra le fila degli azzurri.

Ancora prima, nel 2005, Gianni Rivera, ex pallone d’oro rossonero, si era detto stupito di sentir parlare di omosessuali interessati al calcio, “A me sembra difficile pensare che scelgano un gioco così maschio, dai contrasti così decisi“. Stessa linea sposta da Gigi Simoni, ex allenatore di Inter e Napoli: “Forse l’aggressività, la determinazione, la grinta richieste da questo sport non si sposano con le caratteristiche degli omosessuali. Nel calcio femminile, invece ho sentito che il fenomeno è più diffuso”.

Sono solo dello scorso anno, invece, le esternazioni poco garbate del Presidente FIGC Carlo Tavecchio che in una conversazione privata ha affermato “Tenete lontano da me gli omosessuali“. Parole di diverso spessore furono invece quelle dell’allora ct azzurro Cesare Prandelli che aprì al mondo gay senza i distinguo fatti invece da Damiano Tommasi, presidente dell’Associazione Italiana Calciatori, che si sentì di sconsigliare i coming out per non alterare l’armonia dello spogliatoio.  Difatti ad oggi si conta un solo coming out tra i giocatori che hanno militato in Serie AThomas Hitzlsperger, calciatore tedesco con un breve passaggio nella Lazio, pochi mesi dopo aver appeso le scarpette al chiodo ha dichiarato al mondo la sua omosessualità incontrando subito il supporto di Lukas Podolski, attaccante della nazionale campione del mondo.

Sembrano, infine, quasi romantiche le parole fuori dal coro di Sandro Mazzola, ex asso dell’Inter e della Nazionale italiana,Certo che ho conosciuto qualche calciatore omosessuale, ci ho giocato contro. Uno è anche diventato allenatore nel giro delle sue nazionali. Era una cosa risaputa, ricordo che non ci ha turbato: per noi erano avversari come tanti altri. Non c’era nessuna prevenzione, forse eravamo più avanti dei tempi. Mi ricordo solo qualche battuta un po’ goliardica, magari oggi non si fanno neanche più». Magari un giorno non si faranno più.

FOTO: www.gazzettaworld.gazzetta.it

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Altri Sport

Troppi neri in squadra? Un motivo per essere licenziato

Emanuele Sabatino

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Nel mondo al contrario in cui viviamo, uno stimato insegnante e vincente allenatore di Football viene cacciato perché la sua squadra è composta da troppi giocatori neri.

La storia è quella dell’insegnante di storia e coach di football e golf Nick Strom del Camden Catholic High School che ha raccontato come il preside della scuola insieme al board abbiamo deciso ti mandarlo via per “divergenze sulla composizione del corpo studentesco”.

Sin dal primo giorno mi è stato detto dall’amministrazione che non erano felici del rapporto tra studenti bianchi e neri all’interno dell’istituto. E questo, sono sicuro, è stato il motivo fondante la mia esclusione. L’argomento razziale è stato tirato in ballo almeno 20 volte dal 2013, anno in cui mi hanno chiesto di allenare la squadra di football. Quando presentavo la lista dei freshmen, la prima cosa che mi chiedevano leggendo il nome era se era nero o bianco. Ho costruito il programma studentesco in base alle abilità dei ragazzi, al loro carattere e ai loro voti”.

Questo non è però bastato a salvargli il posto di lavoro. Il suo record stagionale alla guida della squadra di football parla di un invidiabile 34-6. Parenti e studenti hanno organizzato una protesta fuori la scuola in suo favore. Il preside Whipkey ha stilato una lista di ragioni per cui Strom è stato mandato via: violazione del vestiario, mancanza di rispetto verso il preside, uscita anticipata dalla lezione per preparasi al corso di Golf, uscita anticipata dalla lezione per parlare con altri coach lasciando i ragazzi liberi di vagare per l’istituto. La sua difesa: “Avevo sempre qualcuno che guardava i ragazzi quando mi andavo a preparare per il golf. I bagni sono chiusi a chiave, quindi i ragazzi non disturbavano nessuno ma andavano dritti in biblioteca a studiare per prepararsi alla lezione successiva”.

Cause futili e pretestuose, comuni a quasi tutti gli insegnanti di questo pianeta, che non fanno altro che alimentare il sospetto che il vero motivo per cui coach Strom sia stato mandato via sia unicamente quello razziale. Nel mondo al contrario, dopotutto, succede anche e soprattutto questo.

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Calcio

Come la Fifa cerca di rifarsi la reputazione…e trattenere gli Sponsor

Emanuele Sabatino

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La Fifa, la massima federazione internazionale calcistica ha un problema di reputazione. Nel 2015 l’allora presidente Sepp Blatter fu accusato e poi condannato per curruzione dopo l’assegnazione del mondiale in corso alla Russia ed il prossimo del 2022 al Qatar. Un duro boomerang pubblico vista la povertà di questi due paesi in fatto di diritti umani.

Come parziale risarcimento delle sue azioni la FIFA ha stabilito una richiesta di un minimo in fatto di diritti umani da parte dei paesi che ospitano e ospiteranno il mondiale, inclusa la zero tolleranza in fatto di discriminazioni basati sull’orientamento sessuale.

Il primo test di questa nuova politica è partito insieme all’inizio del mondiale di Russia 2018, un paese apertamente ostile alle persone LGBT. Con l’arrivo di tantissimi visitatori e tifosi, la Coppa del Mondo dovrebbe essere una festa di sport con l’intento di celebrare l’umanità.

La FIFA aveva il bisogno di mettere in chiaro cosa aspettarsi dalla Russia circa il rispetto delle sue regole durante il torneo e che stabilire una politica di totale concessione dei diritti umani deve essere il primo necessario e vitale step.

Giugno è anche il mese del quinto anniversario della legge “propaganda” e discriminante contro i gay adottata mesi prima i giochi Olimpici di Sochi del 2014. Questa legge penalizza le persone LGBT e crea un clima di tensione nei confronti di quest’ultimi spesso sfociato in episodi di violenza tant’è che molte guide hanno suggerito ai tifosi omosessuali giunti in Russia di non tenersi per mano per non rischiare ripercussioni.

Nel 2017 la Cecenia fu teatro di una bieca e terribile purga anti-gay. Le forze dell’ordine cecene accerchiarono un gruppo di persone sospettate di essere gay e bisessuali che vennero torturate ed alcuni di loro rapiti. Scioccanti le parole del leader militare ceceno Ramzan Kadyrov: “Qui non abbiamo nessun gay. Per la purificazione del nostro sangue, dovessimo trovarne qualcuno, lo prenderemo”.

Invece di prendere una posizione forte, la FIFA ha chiuso un occhio sull’omofobia tant’è che la capitale della Cecenia, Grozny, è stata inserita come uno dei siti di allenamento per il Mondiale.

Il Qatar che ha una legge che punisce le persone gay con una condanna da uno a tre anni di prigione, sarà il nuovo paese ospitante il Mondiale nel 2022. Questa legge anti-gay contrasta ovviamente le regole FIFA che al contrario proibiscono assolutamente ogni forma di discriminazione pena la sospensione e l’espulsione.

La FIFA ha dichiarato che sarà tempestivo il suo intervento qualora venisse verificata la violazione di ogni tipo di diritto umano e la discriminazione di ogni genere anche quella sull’orientamento sessuale. Tra il dire ed il fare però c’è di mezzo il mare.

Ospitare il Mondiale significa anche concedere un po’ della propria sovranità alla FIFA che storicamente ha messo bocca su delle leggi locali come nel caso del Mondiale in Sudafrica dove furono create dozzine di corti istantanee per perseguire i reati commessi durante il torneo o come in Brasile dove venne cambiata la legge che impediva di vendere la birra dentro lo stadio. Questo tipo di pressioni dovrebbero essere usate per cambiare cose molto più importanti come i diritti umani.

La FIFA ha dichiarato pubblicamente, prima dell’inizio del Mondiale, che si sarebbe aspettata dalla Russia un’atmosfera di benvenuto per i tifosi LGBT sottolineando che, in caso di violenze su questi ultimi, il paese sarebbe stato l’unico responsabile. L’intenzione è quella di mandare anche un fortissimo segnale al Qatar prossimo paese organizzatore nel caso non dovesse riformare le sue regole anti-gay. D’altronde quattro anni per farlo sono tempo a sufficienza.

Se la massima federazione calcistica non dovesse riuscire a forzare la sua linea rischierebbe anche di perdere tantissimi sponsor come Coca Cola, Adidas, McDonald’s, Visa ecc. tutte multinazionali che hanno nel loro statuto l’assoluto divieto di ogni tipo di discriminazione e che devono salvaguardare la loro reputazione e che quindi non possono legarsi ad eventi in paesi con idee contrarie. Ad esempio McDonald’s ha già annunciato che per paura dell’immobilismo della FIFA su questo tema nei prossimi Mondiali in Qatar non prenderà parte come sponsor dell’evento.

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Calcio

Quanto è difficile essere LGBT a Russia 2018

Emanuele Sabatino

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Nonostante l’opera di prevenzione della polizia inglese e di quella Russa nell’impedire ai tifosi più esagitati di entrambe le tifoserie di prendere parte al Mondiale di Russia 2018, rimane alto il rischio per il contatto tra le due tifoserie rivali e soprattutto per l’incolumità dei tifosi inglesi appartenenti alla comunità LGBT

Gli hooligans russi, infatti, stanno mandando continue minacce di morte ai tifosi inglesi gay e transgender presenti sul territorio russo. La minacce più diffuse vertono sull’accoltellare i gay e cacciarli dal loro paese.

Alcune minacce sono ritenute così pericolose che l’associazione “Pride in Football” legata ai gruppi LGBT ha dovuto denunciarle alla polizia.

Joe White, leader di questa associazione ha dichiarato: “Ci hanno fatto arrivare il messaggio che qualora dovessero trovarci ci accolteranno a morte”. L’indagine è tutt’ora aperta.

Non è un mistero che la Russia, dal punto di vista dell’orientamento sessuale ma non solo, sia uno dei paesi più intolleranti ed infatti nel 2017 si è posizionata al 48° posto su 49 paesi europei a proposito dei diritti della comunità LGBT. Proprio per questo sui giornali inglesi è stata pubblicata una guida indirizzata ai tifosi inglesi omosessuali sul come comportarsi in Russia onde evitare spiacevoli sorprese ed episodi di violenza.

Questa guida suggerisce di evitare di tenersi la mano o di baciarsi in pubblico, oltre al fatto di non portare e sventolare bandiere arcobaleno. Contrario a questa guida è però Joe White poiché a suo dire questa suggerisce il nascondersi ed invece la comunità LGBT non nasconderà affatto la propria natura.

I rapporti tra i due paesi sono al minimo storico sia a livello di tifoserie dopo che nel 2016, in occasione degli Europei, ci fu quella che venne definita “la battaglia di Marsiglia” con tantissimi feriti da ambo i lati e sia dal punto di vista diplomatico con il caso dell’avvelenamento dell’ufficiale russo Sergei Skripal e di sua figlia Yulia a Salisbury.

La speranza generalizzata è che essendo il Mondiale osservato e sotto gli occhi di tutti sia in un’occasione per promuovere i diritti delle comunità LGBT anche in un paese restio come la Russia ed in scondo luogo un repellente per gli hooligans dal creare episodi di caos e violenza.

Anche se quello che è accaduto prima dell’inizio di Russia 2018 non fa certo ben sperare.

Uno spazio per i tifosi gay e per quelli appartenenti alle minoranze etniche sito a San Pietroburgo durante il Mondiale è stato, infatti, costretto ad essere rilocato all’ultimo minuto.

Il proprietario del palazzo che avrebbe ospitato questo “spazio sicuro” avrebbe comunicato agli organizzatori il suo ritiro da questo evento a pochi giorni dall’inizio del torneo.

Piara Powar, direttore del FARE, network internazionale anti-discriminazione che stava supervisionando il progetto, ha dichiarato in un comunicato che il trasloco forzato è un qualcosa di familiare, un metodo con il quale le autorità cittadine fanno spesso chiudere le attività che non sono conformi alla loro politica, un attacco politico che dimostra ancora una volta la forza del potere conservativo in Russia.

Nonostante questo, anche se in ritardo, l’organizzazione è riuscita a trovare un’altra location sempre all’interno della città ed aprire le porte alla comunità di tifosi LGBT e delle minoranze etniche. Al momento ancora nessuna protesta, minaccia o attacco politico sono giunti né agli organizzatori né alla nuova sede.

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