Roma non dimentica Stefano Cucchi. Il ragazzo di 31 anni morto il 22 ottobre del 2009 dopo essere stato arrestato per possesso di droga. Oltre un migliaio di persone si sono radunate a Roma per prendere parte  alla seconda edizione del memorial Stefano Cucchi organizzato nel parco degli Acquedotti. Corri con Stefano è stato il motto dell’evento: una gara podistica di circa 6 Km di percorso, con partenza dal punto nel quale Stefano Cucchi venne arrestato il 15 ottobre del 2009. Finita la parte sportiva, l’evento sarebbe dovuto proseguire con una parte più culturale e artistica: una serie di incontri e dibattiti alla presenza di personalità note dello spettacolo, della cultura e della politica. Tra questi avevano confermato la loro presenza il regista Sergio Castellitto, l’attrice Jasmine Trinca e il senatore Luigi Manconi. Ma a causa del maltempo (un violento acquazzone che si è abbattuto quando la gara era già iniziata) la seconda parte del Memorial è stata rimandata al 22 di ottobre. All’evento, organizzato dal Comitato promotore Memorial Stefano Cucchi in collaborazione con la UISP di Roma, hanno aderito anche varie associazioni come “A buon diritto”, “Libera”, “Antigone” e poi organizzazioni come “Emergency” o “Amnesty International”. Nonostante il maltempo la sorella di Stefano, Ilaria (che si batte da anni per la verità sulla morte del fratello), si è mostrata comunque soddisfatta per la presenza massiccia di persone all’evento in memoria del fratello: “ La gente che è qui oggi per ricordare Stefano e ciò che abbiamo vissuto. Siamo qui per continuare a credere che venga finalmente fatta luce sulla morte di mio fratello. Dopo anni, la Procura di Roma parla di “violentissimo pestaggio. Mio fratello è vittima di giustizia. Ma io nella giustizia credo ancora ”. E poi un messaggio a tutti quelli che negli anni sono rimasti vicini alla sua famiglia: “Grazie a chi in questi anni non ci ha mai abbandonato”. La morte di Stefano Cucchi, dopo otto anni, non ha ancora avuto giustizia nelle aule dei tribunali. Nonostante le indagini preliminari abbiano rivelato che a provocare la morte di Stefano siano stati un insieme di fattori tra i quali le percosse subite e lo stato di ipoglicemia in cui sarebbe stato lasciato dai medici che lo presero in cura dopo l’arresto. Questi ultimi (6 in tutto, tra i quali anche il primario dell’Ospedale “Sandro Pertini” di Roma), imputati per abbandono di incapace e falso ideologico, dopo aver ricevuto condanne fino a 2 anni di reclusione nel processo di primo grado in Corte d’Assise, sono stati assolti nel processo di Appello. Mentre gli agenti di Polizia Penitenziaria, imputati per lesioni ed abuso d’autorità sono stati assolti sia nel primo che nel secondo grado di giudizio. Ma nel dicembre 2015 la Corte di Cassazione disponendo il parziale annullamento della sentenza di Appello ha ordinato un nuovo processo per 5 dei 6 medici imputati. Mentre, qualche mese prima (nel mese di settembre) la Procura di Roma aveva aperto un nuovo fascicolo di inchiesta, riguardante i carabinieri presenti nelle caserme dove è avvenuta prima l’identificazione e poi la custodia in camera di sicurezza. I quali, adesso, rischiano di subire il processo per falsa testimonianza e lesioni. Nel frattempo i familiari di Stefano, tra i quali la sorella Ilaria, stanno continuando l’opera di sensibilizzazione dell’opinione pubblica attraverso l’organizzazione di eventi come questo. In attesa che la giustizia, prima o poi, faccia il suo corso. E riveli finalmente la verità sulla morte di suo fratello Stefano.

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