Il governo di Matteo Renzi ne ha fatto quasi un punto all’interno del suo programma politico. Lui, l’ex sindaco di Firenze ha voluto addirittura essere presente (con tanto di moglie al seguito) a Rio de Janeiro per trascorrere qualche giorno insieme alla delegazione italiana presente alle Olimpiadi. A quanto pare, anche per sponsorizzare da vicino e in prima persona la candidatura di Roma ai Giochi del 2024. Sempre ammesso che riesca a proseguire anche nei prossimi anni (almeno fino alle elezioni del 2018) la sua avventura a palazzo Chigi, Matteo Renzi ha dunque già fatto sapere di essere favorevole alla candidatura di Roma per le Olimpiadi del 2024. Anche se non sarà facile superare lo scoglio di un’amministrazione capitolina guidata dalla sindaca pentastellata Virginia Raggi la quale, al contrario (come tutto il Movimento 5 Stelle), ha fatto invece intendere di nutrire più di qualche dubbio su questa candidatura. Proprio qualche giorno fa dalle colonne del Corriere della Sera, il giornalista Sergio Rizzo chiedeva alla neosindaca di fare chiarezza e dire una volta per tutte se fosse favorevole o meno alla candidatura romana ai Giochi Olimpici. In attesa che la Raggi (che ha annunciato qualche giorno di vacanza) risponda alle domande di Rizzo, e al di la di quelli che sono i soliti balletti della politica, ad altre domande è possibile invece provare a dare una risposta. Per esempio al quesito numero uno che si saranno posti anche gli stessi promotori, cioè coloro i quali stanno spingendo perché Roma presenti la sua candidatura. Ossia cercare di capire una volta per tutte che cosa possano rappresentare le Olimpiadi, da un punto di vista economico, per uno Stato che le organizza: uno spreco di soldi o al contrario un’opportunità da non perdere?A questa stessa domanda hanno provato a dare una risposta gli analisti  della banca svizzera Ubs i quali hanno pubblicato uno studio (ripreso anche da Milano Finanza) all’interno del quale è stata presa in esame la “storia economica” di quelle città che nel corso degli anni hanno ospitato i Giochi Olimpici. Come appunto la stessa Rio de Janeiro, sede ospitante di quest’ultima edizione, alla quale l’organizzazione dei Giochi sarebbe costata oltre 10 miliardi di dollari. Con un impatto sull’economia brasiliana (che anche quest’anno segnerà un calo di oltre il 3%) che gli analisti della banca elvetica hanno però quantificano in uno 0,05%. Un dato, che come scrivono anche quelli di MF, non può certamente soddisfare chi inizialmente pensava che l’organizzazione delle Olimpiadi avrebbe rappresentato un volano per l’intera economia brasiliana. Sempre secondo la banca svizzera, l’impatto sull’occupazione sarà di oltre 120 mila posti di lavoro creati grazie alle Olimpiadi di Rio. Ma anche in questo caso, se il dato viene confrontato con il numero totale di occupati (8,3 milioni) presenti nella sola Rio, l’impatto non supera l’1,5%. Troppo poco, anche in considerazione del fatto, come rilevato dagli analisti di Euler Hermes, che i posti di lavoro generati grazie alle Olimpiadi non saranno permanenti. Dato che la maggior parte di questi, sarebbe infatti stata creata nella fase di costruzione degli impianti ossia nel triennio 2011-14 e adesso invece, che le Olimpiadi si sono disputate, anche il ciclo produttivo ad esse collegato starebbe per questo progressivamente terminando. Insomma, per gli studiosi della banca elvetica, ospitare le Olimpiadi, per uno Stato non sarebbe un affare. Anzi. Sarebbe molto elevato il rischio, come avvenuto in Grecia nel 2004, di appesantire le casse pubbliche, finendo alla fine per peggiorare la situazione economica di un Paese. Nel caso di Roma, la situazione finanziaria di partenza potrebbe rappresentare già di per sé un ostacolo insormontabile. Ossia i 14 miliardi di debito che attualmente pesano sul bilancio capitolino e che sono la prima ragione per la quale, la Raggi (e con essa tutto il M5S), sapendo già che le Olimpiadi avrebbero un costo per le casse (vuote) di Roma Capitale, non sarebbe così affascinata di prendere in considerazione l’idea di una candidatura. Ma d’altronde, nella sua stessa situazione, chi al posto suo potrebbe esserlo. Renzi?

Close