Non c’è solo il cachemire nella vita di Brunello Cucinelli. O almeno, non c’è stato fino a qualche anno fa. Quando il noto imprenditore del settore del lusso era anche il presidente della squadra di calcio di Castel Rigone, suo paese natale, sulle rive del lago Trasimeno. Una di quelle storie di calcio italiano che verrebbero solitamente chiamate “favole” perché sono tanto belle da sembrare praticamente inventate. Apposta per raccontarle ai bambini che al calcio decidono di avvicinarsi. E che purtroppo, come succede nelle favole, o non si realizzano oppure come in questo caso, finiscono troppo presto.

E’ stato così anche per il Castel Rigone di Brunello Cucinelli, fondato nel 1998 e partito dalla Terza Categoria, che è arrivato un quindicennio dopo fino alle serie professionistiche. Grazie alla storica promozione in Lega Pro, ottenuta al termine della stagione 2012-13. E sempre all’insegna di un’idea di calcio che fosse fatta di rispetto per tutti. Per gli avversari come per gli arbitri, a partire dagli spogliatoi che dovevano necessariamente rimanere sempre puliti. “Pretendo rispetto per tutti, il nostro calcio è etica e stile” disse Cucinelli all’indomani dell’esonero dell’allora tecnico Marco Di Loreto nel gennaio del 2014, accusato di non aver rispettato (anche se l’ex tecnico ha sempre respinto le accuse) alcune regole interne. Rispetto che significava dire di no a qualsiasi genere di simulazione oppure ad esultanze troppo esagerate.

O ancora, di frutta e crostata per gli avversari e dulcis in fundo di stadi senza barriere. Proprio così, di tribune senza alcuna divisione. Che non fossero semplicemente, delle siepi. Piante al posto di vetri divisori come invece accade negli stadi tradizionali. Come l’Olimpico di Roma, uno degli impianti più importanti del calcio italiano. Nel quale, l’ex prefetto Gabrielli ha voluto che fossero erette delle barriere all’interno dei settori (le curve) che ospitano i tifosi più caldi. Dalle barriere di Gabrielli alle siepi di Cucinelli, un altro stadio è allora evidentemente possibile. Forse, se anche i tifosi (quelli che Cucinelli una volta chiamò i “genitori ultrà”) fossero educati come quelli del Castel Rigone per i quali l’allora presidente ha voluto che fosse diffuso un particolare codice di educazione.

Tutto questo fino alla fine della stagione 2013-14. Quando il Castel Rigone finì retrocesso dopo aver chiuso la stagione al 17° posto. E allora arrivò la decisione di chiudere i battenti. Il “suo” Castel Rigone, non si sarebbe iscritto al successivo campionato di serie D. Piuttosto avrebbe fatto parte di un altro progetto: un centro sportivo a Solomeo. Stadio, palestra, giardini e parco per bambini. Una scuola internazionale e multietnica di calcio maschile e pallavolo femminile per bambini dai 6 a 12 anni. Da quel giorno sarebbe stata  come “un oratorio laico”.

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