Se dovessi darmi un voto mi darei un sette mezzo. Stiamo cambiando la città”. Un anno dopo la sua elezione a sindaco di Roma, Virginia Raggi non sembra aver perso la sicurezza che aveva dimostrato in campagna elettorale. Quando il suo volto nuovo e giovane e quegli occhi da perenne ragazzina innocente, avevano convinto la maggioranza dei romani che fosse lei, la scelta giusta per Roma. Dodici mesi dopo, per la Raggi è tempo di primi bilanci o se si preferisce, valutazioni. Bocciata o promossa? Non sembra avere dubbi il deputato Roberto Fico, membro della commissione di Vigilanza della Rai, per il quale la Raggi è da promuovere senza ombra di dubbio e con un voto anche superiore al sette e mezzo (“Le darei molto di più” ha detto Fico). Eppure non sembrano così convinti gli altri deputati Alessandro Di Battista e Luigi Di Maio i quali, racconta il sito della sinistra Left, si starebbero allontanando sempre di più dalla sindaca.

E le ragioni sarebbero presto spiegate: non solo le inchieste per abuso d’ufficio e falso, gli abbandoni di Giunta ( ieri Muraro, Minenna e Berdini oggi a quanto pare Colomban) e un cambiamento neanche percepito (parole di Di Maio) ma anche alcuni gravi errori come quelle nomine le quali, come racconta Di Battista, all’interno del Movimento le sarebbero state sconsigliate. Dunque un carattere testardo quello di Virginia. Lo stesso che le fa ripetere ogni volta di andare sempre avanti, nonostante le critiche, gli attacchi e le polemiche. Un carattere che la Raggi ha sfoggiato in occasione dell’estenuante trattativa sullo stadio della Roma. Un progetto che da croce, sembra essere diventato la delizia dell’amministrazione pentastellata.“Sarà uno stadio fatto bene” è lo spot elettorale della sindaca come se tutto ad un tratto il progetto di Tor Valle fosse diventato il suo cavallo di battaglia. Proprio sullo stadio qualche giorno fa la Raggi ha incassato l’approvazione della delibera da parte dell’aula Giulio Cesare. Impresa non così ardua a dire la verità considerando i numeri (forti) che il Movimento 5 Stelle vanta in consiglio comunale. Comunque, una vittoria da sbandierare agli occhi della maggioranza dei romani di fede romanista. E certamente, anche un modo per allontanare le polemiche seguite alla decisione di rinunciare alla candidatura di Roma alle Olimpiadi del 2024. Una decisione che dal Campidoglio continuano a difendere sostenendo che “era da irresponsabili dire di si alla candidatura che sarebbe stata solo un’occasione per sprecare altro denaro pubblico”. Malgrado invece, secondo alcuni tra i quali il presidente del CONI Giovanni Malagò, la decisione sia stata un vero e proprio “schiaffo” alla città di Roma.

Malagò chi? Non sarà mica la stessa persona che la Raggi ha fatto aspettare per un’ora fuori al Campidoglio mentre lei, se ne rimaneva comodamente attovagliata a mangiare in un ristorante? Già proprio lui. Giovannino, ex pupillo dell’Avvocato Agnelli, presidente del circolo canottiere Aniene, uno degli ambienti più esclusivi della Capitale. Virginia non solo testarda dunque ma anche a quanto pare, snob, fino al limite della buona educazione. La domanda resta sempre la stessa: se lo può permettere? I risultati, almeno per quanto riguarda lo sport,  consiglierebbero una risposta quanto meno cauta. Lei si autopromuove ma non può passare inosservato quanto scritto sul Blogdellestelle tra i 91 punti che sarebbero anche le “vittorie” dell’amministrazione Raggi. L’unica che riguarda lo sport, è la numero 53: “Ultimata la bozza del regolamento degli Impianti Sportivi, in aggiornamento anche il regolamento degli impianti comunali, avviata un’indagine per definire il tariffario e relativi costi delle discipline sportive”. Quanto basta evidentemente, agli occhi di Virginia Raggi, per meritarsi, dopo il primo anno di lavoro, una piena sufficienza.

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