Si parla spesso di famiglie allo stadio, bambini felici di frequentare le gradinate “liberate” dagli ultras e stadi adatti a un pubblico da teatro. Più consono al mercato contemporaneo e alle esigenze di uno sport divenuto, almeno su grande scala, uno show business senza anima. Eppure c’è ancora chi crede nello spirito popolare di questo sport e in tutte le sue più nobili sfaccettature. Dal divertimento, all’aggregazione, passando per la solidarietà. E spesso a foraggiare e mettere in risalto questi aspetti sono proprio coloro i quali il sistema calcio vorrebbe estirpare ed eliminare.

Giuseppe Sorrentino è innanzitutto il papà di Gennaro, un bimbo affetto dalla Sindrome CDG, una malattia rara scoperta soltanto quarant’anni fa, che in tutta Italia al momento ha colpito ventitré bambini. Le cure rappresentano un costo esoso, per questo Giuseppe ha deciso di fondare l’associazione “Amici di Genny”, con l’intento di raccogliere fondi per suo figlio, ma anche per tutte le famiglie afflitte da una simile problematica. “Siamo stati dal Papa qualche tempo fa – racconta – e c’erano anche altre famiglie provenienti da ogni città d’Italia. Per alleggerire questa malattia bisogna affrontare spese importanti. Un papà di Genova, ad esempio, mi diceva che una volta al mese doveva andare in Germania e dopo un po’ la Regione Liguria gli ha comunicato che non c’erano più fondi per aiutarlo. Ne ho parlato con un amico e gli ho detto che mi sarebbe piaciuto aiutarlo. Abbiamo la stessa passione per il calcio, e ho pensato che il pallone riesce a riunire molte persone e potenzialmente può lanciare un messaggio importante, soprattutto se di mezzo ci sono tematiche così delicate”.

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Giuseppe è anche un grande tifoso della Paganese e ha passato gran parte della sua vita in curva e al seguito del club azzurrostellato. Sa quanto il mondo dei tifosi sia variegato e sensibile all’argomento. “Sto creando questa associazione – continua – per le famiglie con meno possibilità. E sono voluto partire dalle nostre realtà locali. La prima iniziativa è stata organizzata dalla Curva Nord di Pagani e subito dopo anche i ragazzi di Nocera hanno voluto fare un qualcosa di simile. Penso che un po’ tutti conoscano la storica rivalità che c’è tra Pagani e Nocera (i due paesi sono divisi soltanto da una strada e in passato hanno dato vita a incontri infuocati e pieni di tensione n.d.r.) e mai avrei creduto di tornare al campo della Nocerina per parlare con i tifosi rossoneri, in occasione della manifestazione per Gennaro durante la partita contro il Ciampino. Avevo le lacrime agli occhi. C’erano tanti ragazzi di Pagani – ricorda – che sono stati accompagnati in tribuna con tutti i loro familiari, un’accoglienza spettacolare tanto che persino il Questore di Salerno ha detto: “Un bambino di 19 mesi è riuscito a fare un qualcosa che in novant’anni di calcio a nessuno era riuscito”. Generalmente noi facciamo una maglietta per l’occasione, facendola indossare all’arbitro e ai capitani. I ragazzi della curva nocerina invece hanno confezionato ventidue maglie, per tutti i giocatori e tutto lo stadio ha applaudito e dalla curva si sono levati diversi cori per Gennaro”.

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Non solo allo stadio, Nocera ha portato la raccolta fondi anche in piazza: “Gli ultras molossi organizzano ogni 24 dicembre una raccolta in piazza – dice -. Questa volta hanno raccolto 4.000 Euro e 1.250 li hanno devoluti a mio figlio. Mentre il giorno della Befana i paganesi hanno fatto un brindisi per mio figlio a cui hanno partecipato anche i tifosi dei Molossi; ovviamente questo era un qualcosa di impensabile fino a qualche tempo fa. Mio figlio ha aperto tante porte a livello umano e in ogni stadio dove vado cerco sempre di portare esponenti delle tifoserie rivali, perché il pensiero ultras va oltre la semplice inimicizia calcistica. Inoltre voglio sottolineare come durante la partita col Ciampino ci fossero televisioni, radio e giornali e l’evento fosse stato molto pubblicizzato. Nella gara seguente, che i rossoneri giocavano ad Agropoli, durante e dopo il match c’erano comunque cori per Gennaro. Questo per far capire che non c’è nessuna voglia di apparire, ma soltanto il desiderio di aiutare chi si trova in difficoltà. Nonostante le rivalità e i colori – sottolinea – , che in queste occasioni passano davvero in secondo piano. E proprio sulla chiarezza io voglio fondare questa associazione, infatti voglio che le donazioni avvengano sempre su un conto corrente, in maniera che rimanga tutto tracciato e facilmente riscontrabile”.

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L’importanza di partire dalle realtà delle categorie inferiori e storicamente rivali della Paganese è per Giuseppe fondamentale: “Partire da Nocera non è stato casuale – evidenzia -. Voglio far capire quanto la cosa sia importante. In questi mesi ho cominciato ad avere contatti anche con altre tifoserie del circondario, storicamente “nemiche”, come Cava de’ Tirreni, Castellammare di Stabia, Torre del Greco e Avellino ma anche realtà lontane come Verona e Brescia. L’8 febbraio comunque saremo a Crotone-Juventus; il presidente Vrenna è originario di Pagani e vuole contribuire alla nostra causa”.

Una beneficienza trasversale, che però non vuol muoversi attraverso canali istituzionali o politici: “In prima persona – svela – non ho mai voluto chiamare comuni o sindaci, perché quando ci sono i media spesso questi personaggi indossano il vestito della domenica per farsi belli. Con i ragazzi delle curve invece, che spesso in tasca hanno a malapena i 10 Euro per entrare allo stadio, il segnale è più forte. Basti pensare che ogni città regala una sciarpa. E chi ha frequentato il mondo delle curve sa cosa rappresenta la sciarpa per gli ultras. È uno dei massimi simboli di appartenenza. Certo, ci piacerebbe coinvolgere il Coni e se volessimo arrivare sui campi di Serie A lo faremmo abbastanza facilmente. Tuttavia voglio partire dalle nostre città, che rappresentano il cuore del tifo. Ovviamente la Paganese si è schierata in prima linea e ha fatto anche una maglia originale per Gennaro, ritirando un numero. Stessa cosa hanno fatto Nocerina e Foggia. Peraltro la società pugliese, come il Lecce, ci ha invitato anche per la gara di ritorno mentre il Frosinone ci ha regalato una maglia”.

Un’immagine che si discosta molto da quella retorica spesso fatta passare dai media, solerti a dipingere i ragazzi delle curve come mostri a tre teste. “Dopo la raccolta fondi dei nocerini il 24 dicembre – ricorda Giuseppe – uscirono notizie su La Città (un giornale locale n.d.r.) che narravano di incidenti in piazza. A livello di tifoseria ovviamente abbiamo smentito. Quel giorno a Nocera le strade erano state chiuse per quanta gente c’era, questo per far capire il calore attorno all’iniziativa. Il giornale è stato costretto a chiederci scusa”.

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“Per me è stata molto dura accettare la malattia di mio figlio e tutto questo mi sta aiutando molto – dice -. Da ragazzo che ha giocato a calcio e militato sugli spalti ovviamente quando ti nasce un figlio pensi di portarlo al campo per giocare e poi farlo venire con te sulle gradinate. Il mondo ti cade addosso, ma bisogna essere forti ed avere il coraggio di reagire pensando ad aiutare lui e anche chi prova le stesse difficoltà. Ma i veri guerrieri sono Gennaro e mia moglie Maria Rosaria, una donna che sin dal primo momento ha lottato per tutti e tre. Ogni volta che arrivo sotto a una curva e vedo persone che si commuovo per quello che facciamo mi rendo conto che questa è la strada giusta”.

Chiunque fosse interessato a conoscere l’associazione e le sue iniziative può contattare Giuseppe alla mail Peppesorrentino79@hotmail.it o al profilo Facebook https://www.facebook.com/giuseppe.sorrentino.188?fref=ts

 

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