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Tutto il mondo è paese: tra arbitri e sospetti, l’Inghilterra si riscopre polemica

Matteo Luciani

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L’erba del vicino è sempre più verde: un proverbio che gli italiani recitano con la mano sul petto, come se si trattasse dell’inno di Mameli. Per il popolo tricolore, come è ben noto, l’esterofilia è un vero e proprio must. Gli aspetti toccati da tale massima sono i più disparati: dalla politica alla sanità fino ad arrivare al calcio. “Negli altri paesi la moviola neppure esiste” oppure “soltanto in Italia le polemiche non si concludono in concomitanza con il triplice fischio dell’arbitro“; sono solo alcune delle frasi più comuni proposte quando si tratta di esaltare il mondo del pallone che varca i nostri confini.

A ben vedere, tuttavia, il prato di alcuni nostri ‘vicini’ non è molto più rigoglioso del nostro. Secondo i detrattori del calcio di casa nostra, il più grande esempio certificante l’incapacità di accettare i risultati del campo riguarda alcune classifiche, stilate con precisione durante ogni stagione, in cui vengono rivoluzionate le posizioni delle squadre in base a errori o favori arbitrali avvenuti. “Uno scandalo“, si affrettano a gridare tanti soloni appartenenti al mondo dell’informazione sportiva, che spesso accompagnano alla frase di lancio anche l’immancabile “succede solo in Italia“.

E invece no, perché l’inarrivabile civiltà inglese è messa, più o meno (per quanto concerne il football si intende), proprio come noi. Soltanto poche ore fa, infatti, sul portale youaretheref.com, l’ex assistente arbitrale Glenn Turner ha proposto uno studio dettagliato sull’impatto che le decisioni arbitrali hanno avuto in riferimento alla classifica attuale della Premier League. La notizia viene immediatamente rilanciata del The Sun, che definisce lo studio di Turner addirittura shocking, e diventa forte argomento di discussione tra gli amici ‘pallonari’ oltre la Manica.

Le posizioni di diversi club in terra d’Albione, effettivamente, risulterebbero stravolte. Nella Turner table: l’Aston Villa, fanalino di coda e già retrocesso matematicamente da un paio di settimane, avrebbe ancora la possibilità di giocare per la salvezza; il Newcastle di Rafa Benitez sarebbe fuori di almeno un paio di posizioni rispetto alla zona retrocessione attualmente occupata; al vertice, l’eroico Leicester di Claudio Ranieri sarebbe comunque in vetta, tallonato non dal Tottenham di Pochettino bensì dall’eccellente West Ham di Slaven Bilic, che si sarebbe addirittura già assicurato un posto nella prossima Champions League, in luogo del suo effettivo sesto posto a -8 dalla zona per l’Europa che conta; l’Arsenal di Wenger (attualmente quarto) si troverebbe a battagliare, incredibilmente insieme al Manchester City degli sceicchi (terzo), per un posto in Europa League dal momento che sarebbe lo United del tanto vituperato Louis Van Gaal, al netto degli errori arbitrali, a completare il quartetto di testa.

Per quanto riguarda la zona Champions, la classifica reale della Premier League recita: 1)Leicester, 2)Tottenham, 3)Manchester City, 4)Arsenal. Quella virtuale, invece: 1)Leicester, 2)West Ham, 3)Tottenham, 4)Manchester United. Una differenza non da poco, soprattutto in un calcio come quello odierno in cui un piazzamento in Champions League, economicamente, fa tutta la differenza del mondo.

Altro giro, altro falso mito: “in Premier non vengono sollevati dubbi sull’integrità morale delle squadre che non hanno più nulla da chiedere a fine campionato. Lì si gioca sempre fino alla morte“. Una meravigliosa storia, peccato che non corrisponda sempre e matematicamente alla verità.

Accade, infatti, circa 24 ore fa, che il tecnico del Sunderland Sam Allardyce lanci un’accusa piuttosto pesante. La storia è la seguente. Il Sunderland occupa il terz’ultimo posto in classifica ed è invischiato completamente nella lotta per non retrocedere in Championship insieme al Norwich e, soprattutto, agli odiati ‘cugini‘ del Newcastle. Nel prossimo turno, questi ultimi sfideranno il Crystal Palace, quint’ultimo in classifica ma con un margine piuttosto rassicurante sulla ‘zona calda‘.

Il punto della questione, però, è un altro. Il Palace ha raggiunto pochi giorni fa la finale di FA Cup a seguito di uno scontro epico contro il Watford dei Pozzo. ‘Big Sam‘ (come viene soprannominato in patria Allardyce per la sua mole non certo esile), quindi, non crede alla possibilità che i calciatori delle ‘Eagles’ rischino di infortunarsi o dare il fritto per una gara sostanzialmente inutile quando, tra pochi giorni, c’è una finale di vitale importanza da disputare. “Se potessi, scommetterei sulla vittoria del Newcastle sabato prossimo! I calciatori del Palace avranno festeggiato tutta la settimana e si saranno dati all’alcol: come fanno a pensare a una gara per loro inutile, come quella del St. James’ Park, invece della finale contro il Manchester United? Si, ok, potrebbe anche funzionare al contrario, ovvero che scendano in campo rilassati e senza l’ansia del risultato però….però secondo me alla fine vincerà il pensiero ‘ho una finale da giocare, perché non tirare indietro la gamba oggi?“.

Non l’ha toccata proprio piano, per usare il gergo calcistico, ‘Big Sam’; in perfetto stile italico. Perché quando si tratta di polemiche e pallone non c’è stivale che tenga: tutto il mondo è paese.

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6 Commenti

6 Comments

  1. Gpunto

    aprile 30, 2016 at 10:02 pm

    Alcune cose pero’ vanno dette per completezza.
    Gli errori arbitrali (e dei guardalinee) sono parte integrante della partita cosi’ come lo sono gli eventi atmosferici e gli errori dei giocatori in campo.
    E questi errori (un fuorigico che non c’era, un rigore negato o sbagliato, etc.) alcune volte vanno a favore ed altre volte contro.
    In Inghilterra hanno la goal line technology e quindi i goal vengono dati solo quando tutto il pallone ha superato la linea. Questo contribuisce a ridurre l’errore umano ma la tecnologia non potra’ (e non dovra’) mai sostituire in toto gli uomini in campo (calciatori, terna arbitrale, uomini in panchina).
    L’osservazione di Allardyce, mi si permetta, e’ una cavolata enorme perche’ e’ normale che una squadra concentri i propri sforzi sull’obiettivo piu’ prestigioso o meglio raggiungibile.
    Piuttosto Allardyce si faccia un esamino di coscienza sul perche’ la sua squadra -a tre gare dalla fine- sia ad un passo dalla retrocessione e perche’ 2 dei suoi giocatori rischiano il processo per violenza sessuale piuttosto che pensare al Crystal Palace.
    Infine in Inghilterra, finito il week-end calcistico, il calcio scompare dalla TV fino alla settimana successiva. Non c’e’ tutta una schiera di (presunti) giornalisti il cui unico scopo e soffiare sul fuoco in interminabili quanto inutili trasmissioni sul pallone.

  2. giulio 42

    maggio 1, 2016 at 4:27 am

    Ho vissuto 10 anni in Gran Bretagna. Il paragone non si può fare. L’articolo mi sembra quasi neghi l’esistenza del problema polemiche post-partita in Italia. Lassù, in 10 anni, non ho mai memorizzato un nome di un arbitro…. non è questione di esterofilia – che sembra quasi uno slogan dettato da Renzi & co – è un dato di fatto che si può anche misurare con strumenti oggettivi – tipo ore di trasmissione, tipologia delle parole usate e così via. A me sembra che l’articolo pare indicare che l’erba del vicino è messa male e quindi è inutile preoccuparsi del nostro guardino

  3. Maurizio

    maggio 1, 2016 at 8:23 am

    Concordo pienamente con GPUNTO.

  4. Franco

    maggio 1, 2016 at 11:06 am

    Se rivedete la gara Leicester vs West Ham United, potrete valutare quanto l’arbitro Moss abbia favorito la squadra di Bilic a scapito degli 11 di Ranieri, e questo, non per favorire la ex squadra di Di Canio, quando la squadra ebraica di Londra degli Spurs. Due gialli e rosso di conseguenza a Vardy, un rigore inventato per un fallo di Morgan, goal del WHU su una punizione inesistente, rigore palese negato ad Hut ed infine rigore regalato inesistente per il pareggio del Leicester, questo Moss. Successivamente gli Spurs vincevano con goleada il lunedì contro lo Stokes, goleada iniziata su un fallo fischiato a favore di Lamela, si era tuffato, la moviola lo ha evidenziato. Successivamente Lamela si tuffa in area, ma non viene sanzionato come accaduto con Vardy……dovrei supporre che la FA voglia favorire la squadra di Levy? Fortunatamente per le Foxes gli Spurs pareggeranno in casa con l’Albion ed il campionato sembra sia solo nelle mani degli uomini di Ranieri. Tutto questo per dire che in Inghilterra gli arbitri sbagliano, ma non penso che ci sia la corruzione o intenzione palese dei campionati di A e B e serie minori Italiani, da noi tutto si vende ( ed è per questo che non vedo un match di calcio Italiano da decenni, so solo che la Rubentus continua a rubentare) e tutto si compra, anche l’onore, loro sono brits.

  5. Luca

    maggio 2, 2016 at 9:39 am

    Andate a vedere gli arbitri inglesi e non scrivete della vergogna del nostro calcio?in Inghilterra Ranieri con una squadretta vince il campionato in Italia il frosinone viene massacrato da decisioni arbitrali scandalose

  6. Antonio

    maggio 2, 2016 at 3:36 pm

    Apriamo un giornale, ascoltiamo un telegiornale….si ruba negli ospedali a discapito della nostra salute, i consiglieri regionali raccolgono scontrini sui marciapiedi per gonfiare le spese…si truccano le gare di appalto in tutti gli enti…..rubano i politici….ce ne sono oltre un centinaio inquisiti che percepiscono vitalizi e stipendi i più alti del mondo…Si ruba ovunque. Dove ci sono i soldi c’è corruzione! C’è però un’eccezione: IL CALCIO. Nel mondo del calcio, nonostante girino miliardi, non c’è corruzione! Gli arbitri si sono vaccinati contro la corruzione! Ecco perché mentre tutti si lasciano corrompere, come sopra citato, loro, che sono stati vaccinati contro qualunque tipo di corruzione, non si lasciano corrompere. MAI! Così succede che Muntari (5 anni fa) dice che la palla è entrata di ben 60 cm. nella porta della Juve (si vede anche dalla tribuna) ma non è vero, E la Juve ha vinto il campionato! Che anche quest’anno, Torino Juve, è stata arbitrata bene! Il Torino voleva il gol (fuorigioco!!) e l’espulsione di Bonucci…..la Fiorentina anche voleva il gol (fuorigioco!!) ma gli arbitri non ci sono cascati! Perciò la Juve ha vinto entrambe le partite. Gli arbitri sono vaccinati! Non possono sbagliare! Marotta, sbagliando, prima di “Muntari gol” disse: ” La Juve ha bisogno di rispetto!” E fu rispettato! Oggi Marotta dice che alla fine le sviste si compensano e….vince il migliore. Gli arbitri anche se gli vuoi regalare una macchina o gli dici che ti faccio arbitrare i mondiali…o ti dò…rifiutano sempre e….vince sempre il migliore! E retrocede sempre il peggiore! il 2005, purtroppo, furono radiati i vari Moggi, Giraudo, Bettega, De Santis tutti dirigenti o arbitri della Juve…..ma quelli non erano stati vaccinati! Il 2005 Cobolli Gigli disse: “Dateci la serie B e la penalizzazione”! Era il presidente della Juve! ma non era vaccinato! Un ingresso in champion vale 50 milioni, una retrocessione vale ……! Dunque se dico all’arbitro io mi prendo 49 milioni e a te dò 1 milione, l’arbitro, a differenza dei politici, dirigenti ecc. non si lascia corrompere, MAI! Povero De Santis…fu squalificato per sei mesi…..annullò un gol a Cannavaro del Parma……Parma Juve…….disse che aveva fischiato prima del gol…invece fu dimostrato il contrario……Alla juve ci vorrebbero, però anche un po di arbitri “vaccinati” in europa…….R. Madrid, Barcellona, Bayern ecc…vincono molti scudetti…e molte champion…la Juve vince 40 scudetti, 1 champion….anche Milan 7 e Inter 3…con pochi scudetti, hanno vinto tanto!

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Calcio

L’Orlando City e i seggiolini arcobaleno in memoria della strage del Pulse

Gianluca Pirovano

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Il nuovo stadio di Orlando, inaugurato il 24 Febbraio 2017 in tempo per la data della prima gara ufficiale, contro il New York City, del 5 Marzo dello stesso anno, è un piccolo gioiellino da 25mila posti a sedere, interamente dedicato al calcio.

Un impianto che lo scorso anno finì al centro della cronaca per una decisione presa dal Presidente della squadra  che ha emozionato e mostratogrande vicinanza verso la popolazione della città della Florida, squarciata dall’attacco omofobo avvenuto proprio il 12 Giugno del 2017.

La franchigia viola, in MLS dal 2015, ha deciso infatti di colorare 49 seggiolini del nuovo stadio con i colori dell’arcobaleno.

Il motivo? Orlando, come dicevamo, è stata teatro di una delle peggiori stragi nella storia degli Stati Uniti. 49 morti e più di 50 feriti in seguito ad una sparatoria all’interno del Pulse, locale notturno frequentato dalla comunità omosessuale cittadina.

 “Sono posti che saranno visti da tutto lo stadio, proprio dietro le panchine, e questo ci è sembrato un buon modo per ricordare quel giorno” ha raccontato Phil Rawlins, presidente dell’Orlando City.

I seggiolini sono stati posti nella tribuna Ovest, settore 12.

Non una scelta casuale.

“Il settore è il 12 perché la data della strage è il 12 giugno” ha aggiunto Rawlins.

Chiudendo la presentazione dell’iniziativa e ringraziando chi ha reso possibile realizzarla, Phil Rawlins ha ricordato come scelte di questo tipo rafforzino l’immagine del club ed il suo obiettivo di creare una comunità “inclusiva, variegata ed aperta a tutti”.

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Sport & Integrazione

I bambini israeliani e palestinesi giocano insieme

Matteo di Medio

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Il Primo Giugno si festeggia la Giornata Mondiale del Bambino. Per l’occasione vi raccontiamo la bellissima iniziativa in cui, grazie ad un videogame, i giovani palestinesi e israeliani, vittime innocenti di un conflitto senza fine, giocano insieme, scoprendosi e condividendo.

Ormai le tecnologie e i videogame si stanno pian piano togliendo la cattiva reputazione di essere il male assoluto e la rovina dei giovani. Gli Esports sono diventati a tutti gli effetti degli Sport 2.0 con il riconoscimento da parte del Cio come disciplina e si sta tentando addirittura di farla rientrare nel calendario olimpico.

Esistono casi in cui i videogiochi ricoprono un ruolo fondamentale e rompono definitivamente con gli stereotipi della critica che vorrebbe abolire del tutto l’uso di questi nuovi strumenti come elemento di svago.

Riprendendo quanto scritto da Edwin Evans-Thirlwell nel sito Motherboard.com, raccontiamo il progetto portato avanti da Uri Moshol.

Uri Moshol, ex CEO della società di software Incredibuild, nonché ex militare dell’esercito israeliano, sfruttando il grande interesse verso il mondo del gioco digitale da parte delle ultime generazioni, ha realizzato un programma di carattere sociale per contrastare il clima di odio ed intolleranza religiosa sul territorio della Striscia di Gaza tra Israele e Palestina che ora più che mai è tornato ad essere rovente con conseguenze tragiche e sanguinose per tutta la popolazione.

La Games For Peace (G4P), con sede a Tel-Aviv, è un’organizzazione no profit che, attraverso videogames multiplayer ha l’obiettivo di formare ed informare i giovani delle comunità ebraiche e palestinesi, impegnati in partite online, sul tema dell’integrazione e del rispetto della diversità di fede verso quelle persone che fin da piccole vengono educate al disprezzo del diverso.

L’idea di Moshol nasce dopo una partecipazione nel 2013 ad una Conferenza a New York di Games for Change, organizzazione che pone l’attenzione sul ruolo positivo che i giochi possono avere all’interno della società. Uri è rimasto talmente colpito da questa realtà, non essendo un esperto del settore, da voler esportare questa nuova visione dell’universo videoludico anche verso i territori che ha più a cuore come la Palestina e Israele. Con l’aiuto di esperti del settore, ha individuato come la migliore strada da percorrere l’utilizzo di giochi già esistenti, piuttosto che crearne nuovi ad hoc, per combattere il razzismo e gli stereotipi verso culture che tra loro, in alcuni casi, non sono mai venute a contatto, non si sono mai confrontate.

Il motivo principale di utilizzare videogame già conosciuti è stato dettato dall’intento di creare, sin da subito, coinvolgimento ed adesione da parte dei giovani. Proprio per questo, il gioco scelto per il progetto G4P è stato Minecraft. Con milioni di copie vendute, il videogame creato dalla Mojang nella persona del Presidente Markus Persson, poi venduto per la cifra record di 2,5 miliardi di dollari alla Microsoft, ha come obiettivo quello di costruire città ed edifici di vario genere in un mondo virtuale nel quale il giocatore è il protagonista.

Come racconta Moshol, in alcuni casi, attraverso il videogame, molti bambini si mettevano in contatto per la prima volta con il mondo “dall’altra parte”.

Il progetto Games for Peace porta avanti due diverse iniziative: nella prima, la “Play for Peace”, viene chiesto, ad un numero indefinito di giocatori, di collaborare insieme online per costruire la città. Nella prima occasione di incontro virtuale, il 17 gennaio 2014, parteciparono 50 giovani provenienti da Israele, Palestina, Cisgiordania ed Egitto con l’obiettivo di creare la “Città della Pace”. Alla quinta edizione, nel luglio dello stesso anno, bisognava costruire uno stadio di calcio per i Mondiali.

In queste occasioni, così come nelle altre, le reazioni sono state più che positive e confortanti, tolti singoli casi di comportamenti abusivi, come quando un giocatore cominciò a creare svastiche ovunque. La risposta del resto della comunità fu esemplare: tutti insieme si sono adoperati a cancellarle immediatamente.

La seconda iniziativa è la “Play to Talk”, dove ragazzi di due scuole diverse si sfidano nella costruzione di una città, attraverso la cooperazione e la condivisione di informazioni, pur essendo di religioni od estrazione diversa. Al termine della sessione di gioco, vengono organizzati degli incontri reali tra i giocatori così da commentare tutti insieme l’andamento della partita e conoscersi un po’.

Moshol evidenzia come la Games for Peace stia portando a risultati promettenti e l’evidenza di quanto esposto sta nel fatto che molti giocatori sono rimasti in contatto tramite i social network o addirittura attraverso una frequentazione offline.

L’obiettivo finale del CEO è quello di esportare il G4P in tutto il mondo e in tutte quelle zone dove l’intolleranza e la mancanza di integrazione è il pane quotidiano per le giovani generazioni, diffondendo un messaggio universale senza bandiere o ideologie.

Questa volta, mettiamo da parte la facile critica verso i videogiochi, i peggiori nemici di mamme e papà “disperati”, e poniamo l’attenzione, riconoscendone il merito, sul ruolo che, grazie a persone illuminate come Moshol, la tecnologia ludica può avere per superare ostacoli vecchi un’eternità e far conoscere ai propri figli una realtà che gli è sempre stata tenuta nascosta.

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Altri Sport

Bebè e neo-mamme, i benefici dello sport durante la gravidanza

Elisa Mariella

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Siete in dolce attesa e proprio non vi va di rinunciare alla vostra attività sportiva preferita? O state pensando di iniziarne una ma non sapete se può farvi bene oppure no? Non temete, praticare sport durante la gravidanza non può che “migliorare” il periodo di gestazione e perfino il momento del parto. A confermarlo è l’Oms (Organizzazione Mondiale della Sanità): svolgere una costante attività fisica – che sia sollevamento pesi, tapis roulant o una semplice camminata– nei nove mesi d’attesa, migliora non solo la vita della mamma ma anche quella del piccolo. Praticare sport durante il periodo gestazionale permette inoltre di combattere il mal di schiena e il dolore pelvico, aiutando le donne a mantenere un peso corporeo adeguato. Via dunque i vecchi consigli della nonna («sei incinta, devi mangiare per due», no ai chili di troppo) che, in questo caso, non aiutano a condurre una vita sana durante la gravidanza.

Posto che ogni donna è un caso a sé e che il tipo di attività fisica da praticare andrebbe concordata con il proprio ginecologo, recentemente l’Oms ha ricordato che «praticare livelli adeguati di attività fisica è condizione necessaria allo sviluppo di basilari capacità cognitive, motorie e sociali, nonché alla salute dell’apparato osteo-muscolare. I bambini e gli adolescenti passano le loro giornate in modo sempre più inattivo, essendo diminuiti gli spazi e le occasioni per praticare in modo sicuro e attivo gioco, svago e trasporto, e si dedicano sempre di più ad attività ricreative sedentarie». Diventa importante quindi abituare il nascituro allo sport fin dal grembo materno, in modo tale da aiutarlo a svilupparsi in maniera più sana quando poi verrà al mondo. Secondo Gianfranco Beltrami – medico dello sport e docente all’Università di Parma – l’attività fisica regolare svolta per tutta la gravidanza, aiuta a mantenere l’aumento di peso entro i parametri e a prevenire il rischio di diabete gestazionale. Secondo le linee diStrategia per l’attività fisica OMS-2016-2020″ europee infatti, gli adulti dovrebbero praticare almeno 150 minuti a settimana di attività fisica di tipo aerobico a in­tensità moderata, mentre bambini e giovani dovrebbero dedicare all’attività fisica moderata o sostenuta almeno 60 minuti al giorno. 

Per le neo mamme dunque muoversi significa respirare meglio e migliorare nel contempo l’ossigenazione del feto, con benefici sull’attività della placenta e sulla nutrizione dello stesso. Ma non è tutto: nel 2009 gli scandinavi hanno scoperto – a seguito di alcune analisi approfondite su un gruppo di donne in dolce attesa – che mantenere una muscolatura tonica attraverso il fitness o l’aerobica, aiuti a ridurre di almeno trenta minuti la durata del travaglio. Un bel risultato, se si pensa alle infinite ore di “attesa” che molte donne vivono prima di stringere a sé i propri bimbi. Studi a parte, lo sport è da sempre uno dei mezzi più efficaci per scaricare tensione, tonificare il corpo, relazionarsi con gli altri. E allora care mamme, per Natale regalatevi non solo panettoni e cenoni ma un nuovo sport da coltivare insieme a vostro figlio. Sia chiaro però, che venga sempre dopo quello che preferiamo tutte noi dalla notte dei tempi: tormentare i papà!

 

 

 

 

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